lunedì 20 maggio 2019

#SERIEA1819 37> #JuventusAtalanta 1-1 - Allegria


Perdere ieri, nel giorno della festa, sarebbe stato troppo. Anche quando per noi non cambiava una virgola ma poteva significare l'estromissione dalla prossima Champions di una di quelle tifoserie che più ci han tifato contro quest'anno. Di certo la maggioranza degli juventini speravano in una vittoria della Dea. Come Fonzie quando deve chiedere scusa, personalmente non sono mai riuscito a tifare contro la mia squadra, e anche ieri non mi andava di perdere (anzi se avessimo segnato il gol della vittoria una parte di me avrebbe esultato come sempre). Invece diciamo che questo punto accontenta un po' tutti: permette all'Atalanta di avere un minimo vantaggio sul proprio destino e permette al Milan di rimanere in vita. E sappiamo bene quanto mantenere in vita certe cose sia un pericoloso fucile di Checov.



D'altronde questo campionato ha dimostrato che ognuno deve essere padrone del proprio destino e meritare il conseguimento dei propri obbiettivi sul campo. Ce l'ha ricordato la Roma, 
la cui vittoria poteva davvero rischiare di sbattere fuori entrambe le milanesi in un solo colpo ma che, in fregio al favore fattogli la scorsa settimana all'olimpico, va a pareggiare col Sassuolo, rimanendo ormai appesa a calcoli matematici fatti con la calcolatrice scientifica. Ce l'ha ribadito la stessa inter, che prende quattro scoppole da un Napoli ormai in vacanza, ma anche lui desideroso di non sfigurare nell'ultima gara interna. Insomma, care nostre avversarie, al di là del vostro odio nei nostri confronti ancora una volta abbiamo dimostrato di essere magnanimi con tutte voi, anche se davvero non lo meritavate affatto.

L'Atalanta stessa, stanca e delusa dalla sconfitta in finale di Coppa Italia, non merivata più di questo punto. Dopo il gol solo difesa, con la Juve che schierava una formazione ultra offensiva e li costringeva nella loro metà campo. Rocchi è il solito protagonista. Quello che in una sala silenziosa fa in modo di attirare l’attenzione su di se con un rutto. Tipo come quando con la juve praticamente in area atalantina fischia la fine del primo tempo senza far concludere l'azione. Gasperini invece trova sempre il modo di lamentarsi per qualcosa e fa persino perdere la pazienza ad Allegri che tutto pensava tranne che dover mandarlo a quel paese, li accanto ad abbaiare continuamente come un cane in piena notte. E pensare che ci sono juventini che lo vorrebbero sulla prossima panchina bianconera. Roba da rilanciare sin da adesso una un bel #GasperiniOUT, lasciato lì a prendere polvere dal 2011.

Alla presenza di ospiti passati (Buffon e Llorente), presenti e futuri (Ramsey), con la partecipazione straordinaria delle nostra ragazze (che potranno raccontare di essere scese in campo a festeggiare con una patch in più degli uomini sulla nuova maglia) si è tenuta quindi la tradizionale festa. Quella che da otto anni a questa parte (da quando cioè questo bambino è nato) lo Juventus Stadium vive, con annessa coppa scudetto alzata al cielo dal capitano. La prima per Chiellini, che ormai rimane l'unico che ne potrà alzare nove, visto che ieri assieme all'addio del mister c'è stato anche quello di Barzagli. Un ragazzo arrivato in punta di piedi, in un affare tipo mercatino dell'usato alle fiere di paese, ma entrato nel cuore di tutti con eleganza e umiltà. Mai un lamento, mai uno screzio con i compagni, mai una parola fuori posto nelle interviste. Ha dato il suo contributo quando poteva (e che potenziale è stato!) e si è accomodato in panchina quando non era il caso. Salutato persino dalla curva ospite. Un esempio.

Le lacrime di Barzaglione si mischiano a quelle del mister, che ci lascia dopo cinque anni di trionfi ponendo fine alla guerra civile social tra gli AllegriOUT e gli AllegriIN. Un divorzio consensuale, giusto sia andata così. Quando un rapporto del genere si incrina è giusto tagliagliarlo, cercano di rimanere in buoni rapporti, invece di avere un caso Conte 2.0 ad inizio stagione. La conferenza stampa di addio, tenutasi sabato alla presenza di giornalisti e calciatori, è un ulteriore esempio di stile Juve. In un mondo in cui gli allenatori vengono cacciati a calci dall'oggi al domani, non potevamo congedarci da uno degli allenatori più vincenti della storia bianconera in modo diverso a questo. Come io stesso avevo detto, giusto che Max lasci ma senza dagli del cagon e della capra.

Anche perchè non è affatto finita qui il famoso mal di pancia del tifoso. Speriamo solo di non beccare Mihajlovic ma un po' qualsasi allenatore che verrà, oltre a passare per le forche di chi ne avrebbe voluto uno diverso, dovrà comunque dimostrare di essere da Juve ma soprattutto vincere. Dimostrando non solo di essere migliore di chi va via ma anche di chi l'ha preceduto. E se il cruccio è sempre e solo la coppa dalle grandi orecchie, i suoi predecessori non è che abbiano in vent'anni fatto meglio del livornese.

Ma voglio chiudere col la metafora della serata, Spinazzola: al suo primo scudetto ma con già sulle spalle il numero 37.

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