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giovedì 26 marzo 2015

Fargo – Stagione 1 [Serie TV 2014]

L'ultima moda della serialità televisiva è rappresentata dal ripescaggio di film famosi riadattati per il formato televisivo, abbiamo così serie che prendono solo lo spunto da pellicole ormai storiche o che ne costituiscono un prequel o uno spin-off, quando non un rifacimento vero e proprio.
Devo dire che non sono un grosso fan di questo tipo di operazioni: alcuni film sono ormai incastonati nella storia della cinematografia, sono pensati espressamente per esaurire la loro narrazione nell'arco di 2 ore, massimo 3, spesso hanno il loro clou in scene fortemente d'impatto, che perdono la loro forza annegate in un'infinità di puntate che potrebbero rivelarsi soltanto allungabrodo.

venerdì 19 dicembre 2014

LO HOBBIT, La battaglia delle cinque armate - Peter Jackson [doppia recensione]

Scendono i titoli di coda sulla trasposizione cinematografica del mondo di Tolkien (pare che per ora di Silmarillion non se ne parli proprio). Sei film che ci hanno appassionato, commosso e divertito come non mai, da tredici anni ad oggi e che rimarranno di sicuro in eredità ai futuri cinefili, che si abbia o meno letto i libri. Per l'occasione sfoggiamo oggi una doppia recensione di snake e napoleone... buona lettura

venerdì 13 dicembre 2013

LO HOBBIT (La desolazione di Smaug) – di Peter Jackson [doppia recensione]

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di Napoleone Wilson
di Snake Plissken
Il secondo capitolo della "nuova" trilogia di Jackson era attesa da tutti al varco, è sicuramente il film più rischioso in assoluto di tutta l'esalogia e quello sul quale sarebbe piombato il compito più gravoso in assoluto: non far rimpiangere la magnificenza della prima trilogia, cercare di tenere fede al libro e non scontentare i fan (già infastiditi per l'allungamento del brodo in merito alla trama) e dare la spinta decisiva a tutta l'operazione dopo un primo film si interessante ma comuque sia introduttivo.
Se "Un viaggio inaspettato" soffriva di necessarie lungaggini e di alcune scene fuori posto ma in sostanza restava abbastanza fedele allo spunto di partenza, in questo caso Jackson intinge il film di riferimenti a Appendici e Racconti incompiuti, allunga di qua e di là, inventa personaggi di sana pianta.
Il tentativo di regalarci un film ancora più dark ed epico a volte si scontra troppo nettamente con la natura da fiaba del racconto originario, ecco quindi che personaggi come l'elfo Tauriel e la sua "cotta" per il nano risultano posticce, troppo staccate dal resto, sovrapposte. Se in un film come Il signore degli Anelli tutto risultava coerente (L'amore tra Aragorn e Arwen) qui invece non appassiona, non coinvolge, non trasmette carica "drammatica". La stessa cosa si può dire ad esempio delle scene che hanno per protagonista Legolas, risultano staccate dal resto e, per quando alcune scene siano decisamente godibili, il suo surf (ormai marchio di fabbrica del personaggio reinventato dal regista) rischia di far naufragare il tutto.
Per foruna Jackson non è un novellino, il suo lavoro lo sa fare e da quella che in altri casi è una pecca riesce anche a trarre fuori alcune cose che arricchiscono invece che destabilizzare.
Attingendo a piene mani da altre fonti (le già citate Appendici) arricchisce i personaggi, gioca molto di più sulle assonanze tra  "Il signore degli anelli" e "Lo hobbit" (cosa che ovviamente Tolkien non fece avendo scritto prima l'avventura di Bilbo).
Si prenda ad esempio un personaggio come Bard, nel romanzo si personaggio "principale" (soprattutto nella parte finale) ma non caratterizzato in maniera perfetta, in questo caso invece si dona alla sua figura tutto uno sfondo e un contesto più approfondito.
Insomma nella prima parte del film c'è questo continuo scontro tra ottime reinterpretazioni del racconto originario e aggiunge che risultano fuori luogo, in un'alternanza tra momenti epici e pieni d'azione ed altri un po' più introspettivi che funzionano molto meno (non essendoci nella favola di Tolkien).
Quando il film entra nel vivo però il tutto viene spazzato via, dalle ali del terribile drago Smaug. Non c'è più tempo per l'introspezione, per le lungaggini, il tutto arriva al culmine e non potrebbe essere più riuscito. Effetti speciali magnifici, un incontro/scontro con il villain della saga che è una delle cose migliori partorite da Jackson fin dal Signore degli Anelli.
Se nel primo film avevamo un andamente simile, il tutto si concludeva con il ritorno di un personaggio a noi "caro", Gollum, che però nell'economia di questa seconda saga è pur sempre un personaggio secondario, una digressione, un qualcosa che Jackson trasformava da "semplice antagonista" (per Tolkien all'epoca Gollum valeva quanto un nemico un po' più particolare, un personaggio misterioso, ma non fondamentale) a personaggio catalizzate.
Smaug invece è il male, è lui la minaccia che rende possibile tutta l'operazione e si vede. Gli ultimi 40 minuti sono una goduria per gli occhi e per le orecchie, ci si dimentica del tutto delle lungaggini e della trama piuttosto esile, il Drago si appropria del film e ne diventa simbolo, regalandoci uno dei "cattivi" meglio riusciti degli ultimi anni.
Gli effetti speciali in questo caso "esplodono" e Jackson ci regala delle finezze che ne confermano il talento. Se infatti la fuga con i barili o le scene con i ragni sono girate magnificamente, tutta la parte dedicata allo "sputafuoco" regala momenti di Patos fino ad allora mai raggiunti.

Il finale ci lascia di sasso, increduli e stupidi, qualcuno si lamenta, ne vorremmo di più, ci toccherà aspettare mentre quell'ultima minacciosa frase continua a risuonare nelle nostre orecchie.
C'è un vecchio stregone vicino al botteghino, con una folta e lunga barba bianca, una tunica color giallo pergamena e un bastone intagliato dal legno di chissà quale remoto bosco. Ti guarda fisso mentre ti avvicini, allunga la sua mano per porgerti qualcosa, una pergamena o solo un foglio di carta... o forse è solo un tizio vestito da stregone, mandato lì per pubblicizzare un locale per n.e.r.d. Lo Hobbit è anche questo.
Torna la saga Fantasy partorita dalla geniale mente di J.R.R. Tolkien. Torna la storia di Bilbo, l'hobbit della contea e dei suoi amici nani, partiti "un anno fa" per un fantastico viaggio attraverso le terre selvagge, per riconquistare un antico e inestimabile tesoro, sorvegliato da un drago. Tornano le schiere di fan che il mondo ha generato, i n.e.r.d. e i giochi di ruolo. Torna la stessa curiosità di un anno fà: riuscirà Peter Jackson a riprodurre al meglio tale universo? Saprà gestire la passione di ognuno di noi senza rovinare l'incanto? Mai come questa volta la domanda calzava a pennello, perché dalle anteprime già si annunciava come il film che avrebbe più diviso i puristi, poiché quello meno fedele alla storia. Ed in verità, in parte lo è stato.
D'altronde, come più volte detto, era inevitabile non trasformare un libro singolo, in tre film (lunghi circa tre ore l'uno) senza allungare un po' il brodo. Diciamo che questo è il capitolo in cui, il regista neozelandese, ha voluto più mettere un'impronta personale, cosa che ad esempio non si era vista (più di tanto) né nel primo capitolo, né nella trilogia sul Signore Degli Anelli, là dove, avendo più materiale su cui lavorare, ha dovuto addirittura omettere qualcosina. Peter doveva dunque entrare per forza coi piedi nella trappola e sperare di non scontentarne molti. Ci sarà riuscito? A mio parere se le cavata più che bene.
Avevamo lasciato Bilbo, Gandalf e i sui amici nani sulla montagna delle aquile, con lo sguardo verso la montagna solitaria, alla vista così vicina e piccola eppure così lontana e grande. Nelle sue immense caverne, scavate nella roccia dall'abile piccone nanico, ricoperto dall'oro dei nani, dorme il mastodontico drago Smaug. Anche se son passati ormai molti anni dall'ultima volta che li ha aperti, pare che non debba tenere i suoi occhi chiusi ancora per molto. Per potere affrontare il drago i nostri amici dovranno però superare pericoli non meno spaventosi, fino a giungere appunto nella desolazione che si estende ai sui piedi.
Conosceremo personaggi fondamentali per la storia ed in particolare si vedrà come l'essere un prequel (a differenza del libro) influenzerà anche il risalto che verrà dato al potere dell'anello. Vedremo come gli elfi non siano poi i santi che conosciamo, intravedremo il loro lato oscuro. Capiremo quanto i nani siano "attaccati alla lira" e quanto gli uomini al potere. Oltre ad avere scene inedite ed aggiunte, in confronto a quanto presente sul libro.
Già, la parte aggiunta, guarda caso anche la parte più stonata del film. Un'interferenza di segnale su una sinfonia da capolavoro. Non è che poi, anche se fosse stata sviluppata meglio, non avrebbe fatto lo stesso storcere un po' di nasi della old school. Il regista infatti ha fatto ciò che era più ovvio fare, in una storia in cui non ve n'era traccia. Allora ti dici: ecco perché tra i nani ve ne è uno più belloccio degli altri, ora ho capito! Sto parlando della classica storia d'amore. Una sorta di Montecchi e Capuleti sui generis. Per carità nulla in contrario coi matrimoni multietnici, ma più che altro con lo sviluppo dell'elemento, che appare un po' appiccicato e frettoloso.
Comunque sia il danno pare minimo, perché il resto merita e parecchio. Fino all'incontro col drago, il momento più epico e spettacolare. Con dettagli incredibilmente realistici e un'azione mai vista, grazie al grande numero di frame utilizzati. 
La desolazione di Smaug è un crescendo visionario, più movimentato e maestoso del precedente un viaggio inaspettato, che tiene incollato alla poltrona dall'inizio alla fine senza veri momenti morti. Jackson ha trasformato il libro in un opera cinematografica pura, in cui la magnificenza delle immagini visive fa chiudere un occhio sulla parte più ammiccante e commercialotta, parte inevitabile in un film che voglia attirare un grosso quantitativo di gente.






voto 9

venerdì 14 dicembre 2012

LO HOBBIT, UN VIAGGIO INASPETTATO - Peter Jackson (Recensione A Cura Di Snake Plissken)


Quando 10 anni fa Peter Jackson portava nelle sale di tutto il mondo Il Signore Degli Anelli per milioni di fan fu un evento epocale. Chi per anni aveva amato Tolkien, giocato agli innumerevoli giochi di ruolo che aveva ispirato, partecipato alle comunità e alle discussioni sul tema, si trovava di fronte alla rappresentazione cinematografica di questo intero mondo. Un opera talmente mastodontica e fantasiosa, ricca di figure mitologiche e oniriche e scene di azione che mai prima di allora si credeva possibile si potesse rappresentare su grande schermo. Il film fu un successo, rinpinguò la schiera degli appassionati, portandoli fuori dalla nicchia che si erano ritagliati, fece conoscere l'universo di Tolkien alle nuove generazioni e spinse molti, dei quali non l'avevano già fatto, a leggere i libri della trilogia. 

Ieri usciva Lo Hobbit e per chi come me, oltre ad aver letto i libri prima di sapere che ci sarebbe mai stato un film, ha iniziato proprio da questo libro, aveva un'aspettativa addirittura maggiore di quella di dieci anni fa. I rischi erano tanti, il parto problematico di una produzione affidata prima a Guillermo Del Toro (Il Labitinto del Fauno) e poi la ripresa delle redini da parte Jackson, davano il sentore che si trattasse di una patata bollente. Il ripetersi di un capolavoro è a volte molto difficile se non impossibile e la gente inevitabilmente ti giudica in base a quello che hai già fatto. La prima critica è stata sulla durata, a qualcuno è parso infatti una furba operazione commerciale creare una nuova trilogia su una storia che nasce da un libro singolo, così come l'inserimento di alcuni camei di personaggi della Saga (come Frodo) che ne' Lo Hobbit non comparivano affatto. Ce n'era poi una trasversale, che riguardava più l'Italia ed era la morte del doppiatore di Galdalf. Questo Gandalf-Proietti un po' spiazza all'inizio, sia per l'affetto che tutti avevamo verso quel famoso "Tu non puoi passare!", sia perchè una voce tanto conosciuta rischia di apparire un elemento quasi disneyano, ma che la professionalità dell'attore lo fa presto dimenticare, uno che di doppiaggi ne ha già fatti e di famosi.

Capita allora che si inizi a guardare il film con un pizzico di scetticismo, e difatti lo stesso stenta a decollare, come ancora intorpidito o forse influenzato dalla tranquilla figura del suo personaggio, Bilbo Baggins della Contea, uno che di avventure non vuole proprio sentirne parlare, ne andrebbe della sua onorabilità, ma che in fondo scalpita per poter dare un senso o una svolta alla sua pallida vita. O forse si tratta della materialità di questa "storia di nani", tipi atti a badare più alle cose concrete e soprattutto molto speculativi, come la riconquista un antico tesoro strappatogli via da un Drago, simbolo di "chi troppo vuole nulla stringe" e dell'avidità che li ha portati a perdere tutto. Nel Signore Degli Anelli, ad esempio, il tratto caratteristico della storia era la bramosia dell'uomo verso l'Anello e quindi verso il potere, una bramosia che idealmente crea il demone Sauron, i nani invece bramano la ricchezza più che il potere, un desiderio apolitico che genera (altrettanto allegoricamente parlando) il drago Smaug, un mostro senza padroni che si accasa con chi gli conviene.

Non mancano gli elementi da musical, come è naturale che fosse, visto i tanti canti presenti nella storia, ma la scena in cui il film decolla, il momento in cui dici "eccolo!" è l'epica battaglia dei giganti di pietra, una delle scene che più nel libro hanno stuzzicato la mia fantasia. Da li in poi è un crescendo, una rappresentazione che ho trovato davvero all'altezza del suo predecessore, anche se forse tuttavia ne rimane una spanna sotto, inevitabilmente. Lo Hobbit è davvero bello, denso e spettacolare, come ci aveva già abituati Jackson, e abbastanza fedele. Racchiude tutti gli elementi caratteristici del racconto di Tolkien, integrato qua e la da elementi esterni che risultano una sorta di licenza cinematografica, come ad esempio l'inserimento di elementi che troviamo solo nel Silmarillion. Si forse tra questa c'è ne una anche una discutibile (in parte) che è già stata ribettezzata da qualcuno, in codice anti-spoiler, "Babbo Natale", d'altronde come ho già detto trasformare un libro singolo in una trilogia comporterà "l'allugare il brodo", ma se ci si mantiene su questi canoni ci si può stare. Imperdibile (manco a dirlo) la mitica scena degli indovinelli nell'oscurità, quando Bilbo incotra Gollum e trova l'Anello. Se avete già visto gli altri non potete perderlo, così come consiglio ai molti che non hanno letto i libri di leggerli, perchè è da li che tutto nasce ed è li che si sente il cuore pulsante della terra di mezzo. Magari un Ken Follett di meno non vi fa male se lo sostituite con un  intero tolkeniano.

E dire che dal punto di vista tecnologico dieci anni possono dare un grande vantaggio, cosa che si nota soprattutto nella scelta dei 48 frame in luogo dei 24, cosa che personalmente ho apprezzato per la fluidità delle scene di guerra e di lotta, ma che secondo alcun'altri causa un po' di mal di testa col 3D... ah beh, problemi di chi lo sceglie, io mi sono visto il mio bel 2D molto più poetico. Riusciremo ad attendere un anno per il secondo?

LO HOBBIT (un viaggio inaspettato) - Peter Jackson (recensione a cura di Napoleone Wilson)


Dopo l'exploit del Signore degli Anelli, Peter Jackson annunciò immediatamente di voler mettere mano ad un altro romanzo di Tolkien: Lo Hobbit.
La mia reazione all'annuncio fu di esaltazione, perchè avevo letto e riletto molte volte quel racconto di sole 300 pagine e ogni volta  ne ero rimasto affascinato, se non tanto quanto la Trilogia dell' Anello sicuramente non molto di meno.
Il film però come si sa ha avuto un parto travagliato: tra cambiamenti di registi e rinvii fino all'annuncio di voler dividere il racconto prima in 2 parti e poi addirittura in 3 parti.

Leviamoci il dente: la divisione in 3 parti del Signore degli Anelli ci stava tutta ed era pienamente coerente con lo spirito del libro, il voler dividere lo Hobbit in 3 film è una mossa soprattutto economica, perchè mi sta bene che non tutto potesse starci su un film ma 3 sono evidentemente troppi.

Per fortuna il nostro Jackson sa fare il suo mestiere e incredibilmente riesce ad essere piuttosto fedele allo spunto di partenza, aggiungendo qua e là per dare maggiore epicità al tutto (a volte facendosi prendere decisamente la mano: Radagast e la sua slitta di conigli, alla "vigilia" di Natale, è un qualcosa che oltre ad essere decontestualizzato fa storcere decisamente il naso per il suo sapore leggermente trash) e per legare questa nuova trilogia a quella vecchia.
Non disturba quindi più di tanto rivedere Frodo o Galadriel, sono personaggi che non si inseriscono insensatamente nel film ma aiutano a contestualizzare certi avvenimenti che per forza di cose nel racconto originale erano del tutto slegati dal Signore degli Anelli.

L'inizio del film è abbastanza fedele ma stranamente non tanto avvincente quanto lo era stato quello de La Compagnia dell'Anello, certo anche lì il tutto era molto introduttivo, ma vuoi per l'effetto sorpresa, vuoi per la maggiore epicità del romanzo orginale, non c'era nulla che sembrasse allungato, noioso o banale. Nella prima parte de Lo Hobbit invece assistiamo a scene decisamente riuscite ed altre molto meno (la già citata slitta e la parte a Gran Burrone), che sembrano relegare il film a un simpatico racconto e nulla più, a tratti pure un po' noiosetto, non riuscendo a trasmettere la stessa magia della storia narrata nel libro.

Per fortuna all'improssivo il film comincia a carburare: oltre a cominciare ad interessare sotto il profilo della trama mette in mostra anche la magnificienza degli effetti speciali (fino ad allora non così esaltanti: la solita slitta, e tre): la scena dei giganti di pietra è quanto di più grandioso ed esaltante si potrebbe immaginare, degnissimo della trilogia dell'anello, con degli effetti speciali goduriosi ed una resa eccellente.
Da lì in poi è tutto strepitoso: l'incontro con Gollum (credevo che Jackson con la storia degli indovinelli avrebbe toppato e invece fa centro, è tutto credibile e affascinante così come nel libro), la battaglia finale ottimamente coreografata, fino alla discesa delle aquile che dipingono il cielo di maestosità e all'ovvio cliffhanger finale (l'ultimo fotogramma "dell'occhio" bello e significativo).

Insomma questo Lo hobbit lo attendevo al varco, me lo aspettavo piuttosto malriuscito (viste le già citate vicessitudini che ha attraversato), lo trovo all'inizio interessante ma non magico, a tratti nosiosetto e poi mi "sboccia" in una seconda parte che definire stupenda è un eufemismo (è esattamente quello che potrebbe chiedere un fan devoto del romanzo originale).

Una piccola chiusura sul cast: perfetto (così come lo era d'altronde quello del Signore degli Anelli), soprattutto un Martin Freeman perfettamente calato nel ruolo di Bilbo.

Buona la prima insomma, qualche tiro fuori bersaglio e poi una sequenza di 10 consecutivi da far impallidire.

Voto 8,5.