La prima stagione di Sugar fu resa memorabile da uno dei colpi di scena più sconvolgenti degli ultimi anni. Impattante, imprevedibile, angoscioso, totalmente in antitesi con quanto visto nel corso delle puntate precedenti e col genere di riferimento del telefilm fino a quel momento. Quello che era un semplice neo-noir, con tutti i luoghi comuni del caso (abiti eleganti, femme fatales, fiumi di alcol, disincanto) si trasformava allora in qualcosa di completamente "alieno" e non classificabile, anche perchè "la svolta" avveniva al centro della stagione invece che all'inizio (e anche questa era una mossa a suo modo geniale).
Una metamorfosi che, a ben vedere, non era del tutto campata in aria: da anni Apple TV è, in un certo senso, sinonimo di fantascienza.
Sugar è Raymond Chandler frullato assieme a Philip Dick. Una serie fredda, gelida, piena di cliché, eppure sorprendente, soprattutto nel modo in cui il protagonista riesce ad approcciarsi con gli altri: empatico, leale, dotato di una sensibilità tipicamente "umana". Caratteristiche che da anni sembrano scomparse o sono sempre più rare tra i membri della nostra specie.
Forse essere "umani" oggi significa, invece, semplicemente diventare cinici, violenti, opportunisti? Chissà. Magari allora essere alieni (o restare tali), non "assimilarsi", probabilmente potrebbe non essere un male.





