sabato 7 marzo 2026

Il Signore delle mosche - miniserie (2026)


Il Signore delle Mosche è indubbiamente uno dei romanzi più discussi del novecento. Non una semplice storia di avventura, quanto più un trattato sulla natura umana, analizzata da un punto di vista cupo e pessimista. Suscitò scalpore all'epoca della sua uscita e continua a farlo anche a distanza di più 70 anni. Il punto non era la violenza in sé, ma come questa (per l'autore) fosse da sempre profondamente radicata in ognuno di noi, perfino in una mente apparentemente innocente come quella di un ragazzino. Resta sopita a causa dell'ambiente nel quale viviamo, delle leggi, del giudizio della società, ma basta togliere questi elementi e lasciare l'uomo da solo, preda solo dei suoi istinti e del bisogno di sopravvivenza e tutto cambia. La "vera natura di ognuno di noi" prende il sopravvento. Una filosofia non condivisibile magari, ma che non manca di inquietare e angosciare. Un tipo di orrore psicologico, che destabilizza. 

Nel corso del tempo diverse sono state le trasposizioni che hanno esaltato questo o quell'aspetto (la fedeltà al romanzo o la violenza spiccata), ma probabilmente non poteva esserci miglior autore di Jack Thorne (Adolescence) per fornirci una versione moderna di questo spaccato sull'adolescenza violenta così crudo.
Il Signore delle mosche (la serie) prende la stessa struttura della pluripremiata serie del 2025 (4 puntate, ognuna dedicata ad un diverso protagonista delle vicende) ma decide di rinunciare alla caratteristica scelta del piano sequenza continuo, pur risultando registicamente molto realistico, a tratti quasi documentaristico. Una trasposizione decisamente fedele, con qualche modifica necessaria.


Delitti in Paradiso 



La trama è apparentemente semplice, come sappiamo: un aereo con a bordo una scolaresca si schianta su un'isola deserta. Gli unici sopravvissuti saranno i ragazzini che, ritrovatisi senza la guida degli adulti, senza cibo, senza la possibilità di tornare alla vita civile, dovranno imparare a cavarsela da soli per poter sopravvivere. Questi semplici ragazzini, soli e spaventati, si trasformeranno, col passare del tempo, in veri e propri selvaggi con istinti animaleschi. Se, infatti, inizialmente proveranno a cercare di trovare assieme una soluzione, a inventarsi del regole, a istituire un capo che faccia rispettare una qualche forma di giustizia, la mancanza di cibo e la mancanza di un tessuto sociale in grado di offrirgli dei paletti morali li farà scivolare in una spirale di violenza.

L'uomo per William Golding è intrinsecamente cattivo. Il male secondo lui fa parte della nostra stessa natura, è parte di noi fin dalla nascita. Un "peccato originale". Non a caso la storia ha per protagonisti dei ragazzini occidentali: nessuno quindi è esentato, non importa l'età o la provenienza. Anche dei ragazzini che vivono in un ambiente civilizzato, se privati di un contesto sociale che nasconde sotto il tappeto le loro vere pulsioni, tornano alla loro condizione naturale e animalesca. La frase iconica con cui si cita spesso lo scrittore d'altronde recita "L’uomo produce il male come le api producono il miele". Le guerre quindi e i totalitarismi sarebbero ineludibili e continueranno a tornare ancora e ancora (e vedendo dove sta andando il mondo in questi anni verrebbe da dire che non gli si può certo dare torto). 

"Qui nessuno potrà salvarti dal body shaming"




Se quindi all'interno della storia non mancano personaggi "positivi" (Nicholas, Ralph), che cercano di darsi delle norme da rispettare, di arrivare sempre ad una mediazione, ad un compromesso, di far "ragionare" gli altri, finiranno per restare inevitabilmente stritolati dalla massa inferocita. I loro "ideali" verranno sopraffatti dalla paura del gruppo, dalla costante ricerca del conflitto per risolvere qualunque questione. 

Il ritmo della serie non è mai elevato, soprattutto nelle primissime fasi, in modo da costruire una sorta di escalation psicologica che porti lo spettatore a non chiedersi ad un certo punto "ma come ci sono arrivati?", quanto piuttosto ad assistere ad un lento crescendo che risulti si agghiacciante, ma quasi "naturale". Tra flashback, immagini tribali, sfocature, la regia enfatizza i momenti più destabilizzanti, donando potenza alle sequenze più forti dal punto di vista psicologico.

L'orrore. L'orrore


In definitiva una serie non facile da approcciare, come non lo era il libro, non per la sua complessità ma per il suo essere interamente costruita su una teoria. Tutto è finalizzato a fare riflettere su determinati concetti, va da sé che ne viene sacrificata a tratti la scorrevolezza tipica dei classici prodotti televisivi. Il Signore delle mosche sostanzialmente conserva l'inquietudine del romanzo, offrendoci un quadro crudo, desolante, che mette in dubbio tutte le nostre certezze sulla società. 

PRO

- E' abbastanza fedele al romanzo originale e ne conserva la filosofia di fondo e gli spunti di riflessione. 
- Il crescendo che conduce all'escalation finale 
- I piccoli attori tutto sommato se la cavano bene in un ruolo non certo facile

CONTRO

- Ritmo (volutamente) lento 
- Qualche piccolo margine di "positività" assente nel romanzo. 
- Gli effetti speciali non fenomenali.

Voto 8



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