domenica 10 maggio 2026

Lecce 0-1 Juventus – 36ª Serie A 25/26 – vittoria precoce


Segnare il gol più veloce della storia (12 secondi) per fermarsi ancora prima, col solito buffet di gol divorati da fare invidia al pranzo di un matrimonio pugliese; e poi il solito var dello sport, diretto da una coppia d’assi della cinematografia calcistica moderna. Questo è stato in sintesi Lecce-Juventus col risultato finale che non mette affatto la firma né per la Champions né per la Conference.


Vlahovic ci era mancato… in tutti i sensi. Uno dei più grandi mangia-gol della storia della Juve che sembra un fuoriclasse in mezzo a questa squadra di matite di piombo (quelle spuntate e che non puoi temperare). Ancora una volta si era capito fin da subito dove sarebbe andata a parare questa gara. “The writing is on the wall” direbbero gli inglesi. Il miracolo semmai è stato averla vinta, una partita così. Nello sport più prevedibile del mondo tutto va come all’andata, ma dove non possiamo noi ci viene in aiuto il solito Var.


Non fossimo la Juve un occhio i complottisti ce lo butterebbero sicuramente a questa gara, ma come al solito questi ultimi sono molto più impegnati a guardare oltre a quello che hanno sotto il naso. Naturalmente gli unici a storcerlo sono quelli di Tuttosport, che devono portare a casa la pagnotta. Parlo della coppia vincente Colombo-Mariani. Il primo salito alle cronache perché in mezzo al mazzo delle carte che Rocchi distribuiva all’inter, tra gli arbitri graditi al biscione. L’altro meno noto alle masse ma non ai più attenti dei nostri: quel Mariani che in Bologna Juve per due volte graziò il premio nobel per la provocazione Lukumi, non punendolo su una spinta da rigore, perché come ci spiegò Marelli fu fatta “con una mano solo” (sic!) e offrendogli un supplemento di clemenza quando alzò da terra di peso Conceiçao. Questa coppia di “videovarer” ieri si è superata ancora una volta, non solo per averci annullato due gol (il secondo ai limiti del ridicolo) ma anche perché tra le pieghe della gara vede un calcio in faccia a Mckennie (come minimo da gioco pericoloso) e un fallo di mano del Lecce che per sua fortuna avviene poco fuori area. Il tutto sotto gli occhi e il beneplacito del presidente della Lega Serie A. Una conduzione alquanto spietata… nei nostri confronti, ma che non verrà ricordata dalla storia. 


Ma di questo ormai interessa poco anche a noi stessi, sappiamo che gli ultimi 180 minuti rimasti sono tutt’altro che solo due partite di calcio. L’abbiamo ribadito ieri, mentre vedevamo nascere un meme in diretta: quella faccia di Spalletti rivolta alla telecamera, durante la gara, che dice tutto anche senza metterci una “caption” sotto. Si è assistito ad un livello di calcio da Serie B, con la speranza che almeno il Lecce si salvi. Persino Spalletti dice quello che stiamo dicendo da inizio stagione. Questa squadra è un loop infinito di prevedibilità e approssimazione. Una superficialità da far tremare i polsi dalla rabbia più che dalla paura. 

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