giovedì 14 maggio 2026

Man on Fire - serie TV (2026)


Si sentiva davvero il bisogno di un remake di Man on Fire? 
Il film di di Tony Scott in fondo è uscito poco più di 20 anni fa ed era anch'esso un remake (di un film italo-francese degli anni 80).
Si sentiva davvero il bisogno poi di farne una serie? Parliamo di una storia molto asciutta, veloce, lineare. Una storia di redenzione e "vendetta", non una spy story con 3000 colpi di scena. I due film infatti erano molto simili nell'impianto. 
E invece....
Man on Fire (la serie) parte dallo stesso spunto dei film, ma poi prende la tangente inerpicandosi su sentieri problematici e privi di mordente, privilegiando l'azione e la svonclusionatezza all'introspezione e alla caratterizzazione che stavano alla base delle due opere a cui si ispira (e al romanzo di A.J. Quinnell). Il problema principale non è che Abdul-Mateen II e Billie Boullet non sono all'altezza di Denzel Washington e Dakota Fanning, quanto piuttosto la scelta di diluire ed annacquare la storia, aggiungendo personaggi e situazioni, col risultato di trasformare il tutto nell'ennesima serie fracassona e piena di esagerazioni. Con buona pace del lato più emotivo ed emozionante, che aveva fatto la fortuna del film con Denzel Washington. 

"Fai uno sforzo, è importante che tu ricordi. Prova a visualizzare: cosa faceva Denzel Washington nel film a questo punto?"


La premessa è molto simile: John Creasy è un ex militare traumatizzato da una missione fallita, che lo ha segnato tanto dal farlo diventare un uomo sull'orlo del baratro e pronto a farla finita. Proprio in quel momento però l'amico Paul Rayburn lo assolda per una missione, apparentemente semplice per uno come lui. Le cose però non solo non andranno per il verso giusto, ma prenderanno conseguenze tragiche quando Creasy si ritroverá a difendere la giovane Poe, unica superstite della sua famiglia e testimone di un attentato. 

Già dalle prime battute si sceglie quindi di mescolare alla rinfusa le carte in tavola: John Creasy non si ritrova a fare prima da "baby sitter" e poi a cercare di ritrovare una bambina rapita dalla malavita. Qui dovrà invece scortare e fare fuggire dal Paese un'adolescente braccata da terroristi e politici corrotti. Cambia quindi l'età della co-protagonista (qui più adulta e più sicura di sé) ma cambia pure tutta l'impalcatura sulla quale si reggeva il film: non si tratta più della storia di un legame nato nella tragedia (vorrebbe esserlo ma finisce per diventare altro) ma di un action spionistico. Aumentano quindi i personaggi, aumentano le scene action, aumentano i colpi di scena e le tamarrate ma diminuisce il lato più emotivo che era invece alla base della visione del film del 2002. 

Qui sta il primo grande paradosso della serie: funziona di più quando resta aderente alla fonte e meno (e accade molto più spesso) quando cerca di distaccarsene. Perchè lo fa in modo talmente fracassone e poco ponderato che finisce per indispettire. I colpi di scena sono telefonatissimi e perfino anticipati da chilometri di distanza, eppure pretendono comunque di avere un impatto. La parte action diventa sempre più ingombrante e piena di buchi di sceneggiatura: dall'irruzione in una prigione, al falso heist movie, al confronto finale. Tutti messi in pratica nel modo più generico e implausibile possibile. E' come se si aggiungessero elementi su elementi senza però sapere bene cosa farci. In pratica più la serie cerca di evitare il confronto con il film più lo enfatizza e lo rende inevitabile. 

"Mi chiamo Creasy non Crazy. Non sono pazzo, non sono pazzooooo". Un uomo costantemente sull'orlo di una Creasy di nervi



Non si può dire che Abdul-Mateen II e Billie Boullet non ci provino. Anzi, sono tra le note liete di questo remake, ma la struttura della serie fa di tutto per farli interagire il meno possibile, per tenerli lontani, per evadere dal lato più emozionale delle vicende, tanto che alla fine sembrano non interessarsene più manco loro, visto che ormai il tutto è stato diluito e frammentato all'inverosimile. 
Qui sta il secondo grande paradosso della serie: più cerca di espandere, arricchire, aggiungere e più diventa sterile, priva di mordente, banale, perdendo la profondità che doveva essere il fulcro del progetto e che era il fulcro del film di Tony Scott.

In definitiva Man on Fire è un pessimo remake ma una serie tutto sommato abbastanza sufficiente se presa come storia a se. Riesce solo a sprazzi ad evocare l'impatto della fonte a cui attinge, finendo per snaturarsi proprio quando prova a trovare una sua identità. Se cercate una versione aggiornata potete farne a meno, il film del 2002 va ancora benissimo da sé, non è invecchiato in maniera irreparabile. Se invece cercate una serie fracassona, banale e stravista ma comunque in grado di intrattenere (e magari non conoscete il film) potete pure dargli un'occhiata. Tanto più che la serie finisce con il classico finale aperto verso una seconda (decisamente superflua) stagione. Si può ancora fare peggio. 

PRO

- Intrattiene. Abbastanza
- I due attori protagonisti tutto sommato non sfigurano troppo se confrontati con quelli del film del 2002
- Prova a dire qualcosa di nuovo

CONTRO

- Annacquatissima: aggiunge personaggi e situazioni ma non sa bene cosa farci
- Molte scene d'azione superflue e piene di situazioni poco plausibili, che finiscono per togliere spazio al lato più introspettivo della storia
- Colpi di scena telefonatissimi e costruiti male. 

Voto 6


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