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Visualizzazione post con etichetta drammatico. Mostra tutti i post
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sabato 30 maggio 2026

Beef - lo scontro - serie TV - seconda stagione (2026)


Beef - lo scontro non era una serie particolarmente originale o sconvolgente, quanto piuttosto una sfiziosa rappresentazione delle nevrosi e delle incomprensioni della nostra epoca: la storia di un incontro/scontro tra due personalità diversissime ma per certi versi simili. Aveva soprattutto l'intelligenza necessaria per risultare divertente senza scadere mai davvero nella farsa, e anzi mescolava sapientemente umorismo e dramma, aggiungendoci un pizzico di satira sociale sulla lotta di classe tanto cara agli autori coreani (la serie è uno interessante ibrido tra cultura statunitense e quella orientale). 
Un piccolo prodotto insomma, senza grandissime pretese che, soprattutto, era autoconclusivo. Ma si rivelò comunque un successo inatteso per Netflix e sapete come vanno queste cose: poco importa se sei una miniserie che racconta una piccola storia, se fai tante visualizzazioni finisci per diventare una serie antologica o addirittura per creare una qualche sorta di saga. In questo caso ci troviamo nella prima categoria: la seconda stagione di Beef cambia totalmente personaggi, situazioni, storia, ma mantiene (apparentemente) inalterato lo scopo di fondo. Solo che in questo caso invece di lavorare per sottrazione lo fa per accumulo.

sabato 7 marzo 2026

Il Signore delle mosche - miniserie (2026)


Il Signore delle Mosche è indubbiamente uno dei romanzi più discussi del novecento. Non una semplice storia di avventura, quanto più un trattato sulla natura umana, analizzata da un punto di vista cupo e pessimista. Suscitò scalpore all'epoca della sua uscita e continua a farlo anche a distanza di più 70 anni. Il punto non era la violenza in sé, ma come questa (per l'autore) fosse da sempre profondamente radicata in ognuno di noi, perfino in una mente apparentemente innocente come quella di un ragazzino. Resta sopita a causa dell'ambiente nel quale viviamo, delle leggi, del giudizio della società, ma basta togliere questi elementi e lasciare l'uomo da solo, preda solo dei suoi istinti e del bisogno di sopravvivenza e tutto cambia. La "vera natura di ognuno di noi" prende il sopravvento. Una filosofia non condivisibile magari, ma che non manca di inquietare e angosciare. Un tipo di orrore psicologico, che destabilizza. 

Nel corso del tempo diverse sono state le trasposizioni che hanno esaltato questo o quell'aspetto (la fedeltà al romanzo o la violenza spiccata), ma probabilmente non poteva esserci miglior autore di Jack Thorne (Adolescence) per fornirci una versione moderna di questo spaccato sull'adolescenza violenta così crudo.
Il Signore delle mosche (la serie) prende la stessa struttura della pluripremiata serie del 2025 (4 puntate, ognuna dedicata ad un diverso protagonista delle vicende) ma decide di rinunciare alla caratteristica scelta del piano sequenza continuo, pur risultando registicamente molto realistico, a tratti quasi documentaristico. Una trasposizione decisamente fedele, con qualche modifica necessaria.

venerdì 26 settembre 2025

Adolescence - miniserie (2025)

Citata da chiunque e in qualunque contesto (anche per supportare tesi in antitesi tra loro), premiata dal pubblico e premiatissima dalla critica (guardare il trionfo gli ultimi Emmy), ma davvero Adolescence è la serie dell'anno? O è il classico bluff che acquista consensi più grazie al passaparola e ai meme che al contenuto? Cosa la rende così diversa da tutte le altre serie in circolazione? 

venerdì 1 agosto 2025

The Penguin - serie TV (2024)

The Penguin, pur risultando a tutti gli effetti uno spin-off di quel The Batman uscito nel 2022, ha davvero molto poco di "Batmaniano". A differenza di altre serie appartenenti allo stesso universo narrativo, come ad esempio Gotham (che promise di staccarsi del tutto dalla figura del pipistrellone salvo cambiare comunque ben presto idea), la serie TV con protagonista Oswald Cobblepot (qui rinominato semplicemente come Oz Cobb) ha pochi punti di contatto con i fumetti o con le altre opere sul crociato incappucciato. Batman di fatto non viene mai neanche nominato e, se non fosse per due accenni molto sintetici nella prima e nell'ultima puntata, pure il film del quale di fatto è una costola non è propedeutico alla visione e neppure molto collegato. 

sabato 14 giugno 2025

Dope Thief - serie TV (2025)

Ispirato al romanzo di Dennis Tafoya, Dope Thief è una serie crime drama sui generis. I due protagonisti non appartengono infatti alle forze dell'ordine e neppure ai classici narcotrafficanti (anche se uno dei due attori è quel Wagner Moura conosciuto dai più per aver interpretato Escobar in Narcos). Stanno invece in mezzo tra le due fazioni. Si tratta infatti di due delinquentelli, due truffatori che si spacciano per agenti della Dea, che rubano a piccoli spacciatori e criminali locali, cullati dalla convinzione assolutoria di fare comunque qualcosa di positivo. Non utilizzano la violenza, stanno attenti, non si prendono rischi. Ma l'avidità è quasi sempre una cattiva consigliera e la rapina nella casa sbagliata al momento sbagliato innescherà una reazione a catena che li trasformerà da falsi agenti a presunti narcotrafficanti, in mezzo ad una vera e propria guerra nella quale le fazioni diventano sempre più sfumate.

venerdì 5 aprile 2024

A Murder At The End Of The World - Miniserie (2023)

Un omicidio alla fine del mondo. Giá nel titolo è racchiusa in buona parte la sintesi concettuale di questa serie disponibile su Disney Plus. Tralasciando il fatto che l'omicidio di fatto non è uno solo (anche se uno è sicuramente il più importante per le vicende della protagonista) è quel "alla fine del mondo" che riassume al meglio il succo del plot. Fine intesa innanzitutto come mera definizione geografica: la fine del mondo, ovvero in capo al mondo. In Islanda per la precisione. In un lussuoso complesso immerso nella neve e isolato da tutto, nel quale un noto miliardario ha invitato 9 persone (esperte in campi disparati) ad un misterioso meeting. Di cosa si occuperanno? Anche se ci si arriva dopo un po' di tempo è chiaro fin dalla prima puntata che il tema è proprio quello della fine del mondo appunto. Fine stavolta intesa letteralmente, nel senso di apocalisse, estinzione di massa. A causa di cosa? Beh, c'è l'imbarazzo della scelta: riscaldamento globale, virus, guerre mondiali...Come impedire che ciò possa accadere? Che la razza umana si estingua? Ideando e sviluppando assieme dei progetti innovativi, tanto i fondi non sono un problema. Ma prima di impedire l'estinzione globale bisognerebbe innanzitutto impedire la loro di estinzione, nel senso che misteriosamente i partecipanti al meeting cominciano a morire. Ammazzati. Da chi? Forse l'avere tra gli invitati una scrittrice di libri True Crime (in teoria fuori posti in una situazione del genere) non è esattamente una coincidenza, anche perchè a morire per primo è proprio l'ex ragazzo della giovane scrittrice, che da anni non era più in contatto con lei.

mercoledì 21 febbraio 2024

True Detective 4 Night Country (2024)


Abbiamo parlato, recensendo Fargo, di come alcune serie antologiche riescano a restare coerenti e riconoscibilissime pur cambiando completamente contesto, storie ed attori. Ci sono poi altre serie che, pur avendo punti di contatto e allusioni alle stagioni precedenti, possono essere considerate come delle operazioni a se stanti. Basti prendere ad esempio alla "saga" di True Detective. Ad ogni nuova stagione abbiamo letto la classica frase "bella ok, ma non è come la prima stagione?". Ma ne sentivamo davvero il bisogno? Di un'altra stagione copia incollata dalla prima intendo.
Se è vero che i ricordi dei primi episodi restano molto più nitidi di quelli delle stagioni seguenti (e questo qualcosa alla fine vorrà pur dire), è altrettanto vero che Pizzolatto e soci hanno provato a non fossilizzarsi su determinate dinamiche. Parliamoci chiaro, buona parte del fascino della prima stagione derivava molto più dalla bravura e dall'interazione tra due grandissimi attori come Woody Harrelson e Matthew McConaughey che dalla trama, piuttosto classica e poco originale. Va da sé quindi che tentare nuove strade a livello di sceneggiatura e di plot era più che lecito, anzi necessario. Appare quindi paradossale che la stagione più simile alla prima sia questa quarta, stagione nella quale Pizzolatto non è neppure presente, sostituito da Issa Lopez. Ma simile in cosa?

mercoledì 23 agosto 2023

Painkiller - miniserie (2023)


E' evidente che nella sanità americana c'è qualcosa che non va. Fin dai tempi di Sicko, di Michael Moore, sono stati tanti i film o le serie TV che ne hanno messo in discussione la credibilità e i meccanismi distorti. In una nazione dominata dalle lobby e dalla ricerca forsennata del profitto è pressoché scontato che anche il dolore possa diventare uno spunto per fare soldi. Quando una persona è disperata, soffre, non trova vie di uscita tende a fidarsi di personaggi poco raccomandabili (maghi, truffatori, usurai...). Ma a volte capita che questi personaggi discutibili si nascondano dietro persone stimate, credibili (all'apparenza), legittimate dalla legge e dalla loro posizione di potere. Se un farmaco arriva nelle farmacie vuol dire che è sicuro, legale, soprattutto con pochi effetti collaterali. Non sempre, non in certi ambiti.

"Non è forse vero che la vendita del piacere è essa stessa il piacere?"

Painkiller è la storia della famiglia Sackler e in particolare di Richard, il nipote del fondatore della Purdue Pharma. Così come l'ingombrante parente ha in testa una sola idea: il profitto. Per risollevare la sua azienda troverà infatti un modo piuttosto ingegnoso e perverso: sfruttare il dolore delle persone. Assieme ai suoi dipendenti ideerà quindi l'Oxycontin, un antidolorifico "miracoloso" in grado di estirpare qualsiasi forma di dolore, dal più piccolo al più persistente e invalidante. L'effetto collaterale? Crea dipendenza, parecchia dipendenza. Ecco quindi che, grazie ad abili mosse di marketing, una massiccia campagna di "sensibilizzazione", qualche funzionario corrotto, una massa di dipendenti avvenenti e convincenti, quello che dovrebbe essere un oppioide destinato soltanto ai malati terminali finisce invece per essere venduto a tutti. Fa sparire il dolore, giusto? Quindi funziona. E' questo il senso e il meccanismo alla base del piano di Richard. Se poi quelli che ne fanno uso decidono di diventare dei "drogati" è solo colpa loro (questa è anche una delle strategie difensive col quale si difenderà a processo). Fu così che in quegli anni negli Usa ci fu una sorta di epidemia di persone dipendenti dagli oppioidi, con un bilancio di più di 200.000 vittime e un tasso di criminalità aumentato esponenzialmente nello stesso periodo. Tra coloro che si batteranno per mettere in luce le malefatte dei Sackler ci sará Edie Flowers, che scoprirà però ben presto come mettersi contro la Purdue non sará esattamente una passeggiata.

Painkiller è una serie piuttosto ingegnosa, grazie alla scelta di un cast particolare ma di alto profilo (finalmente rivediamo Matthew Broderick in un ruolo di rilievo che ne esalta la bravura), che si avvale di un montaggio serrato, a tratti sopra le righe, puntellato da un costante accompagnamento musicale che regala alla serie un retrogusto da videoclip. Uno stile che abbiamo già visto nel pioniere La Grande Scommessa e che qui viene riproposto in maniera simile ma non pedissequa. I buoni e i cattivi sono ben evidenziati fin da subito e lo svolgimento è piuttosto enfatico, come accade per molti prodotti dello stesso genere. Ma statistiche, dati, i disclaimer e (soprattutto) le introduzioni ad ogni puntata (dove parlano i veri parenti delle vittime) aiutano a riconnetterci con la cruda realtá della vicenda. Per dirla come uno dei motti della Purdue:"chi vuole fuggire dal dolore cerca il piacere", ma se questo piacere finisce per diventare una condanna a morte non c'è più grossa differenza tra un'azienda farmaceutica ed uno spacciatore, cambia solo il conto in banca.


"Sono stato forse io ad inventare la dipendenza? E' un qualcosa che esiste da sempre e sempre esisterà"

Painkiller è insomma a tratti un documentario, a tratti un stilosa commedia su un personaggio discutibile, un thriller legale, un serie drammatica sulla discesa nel baratro delle dipendenze (ottima l'interpretazione in questo senso da parte di Taylor Kitsch). In ogni caso resta un prodotto di denuncia, che mira a sensibilizzare piuttosto che a scioccare, pur nel suo stile peculiare.

PRO
- Un Matthew Broderick mefistofelico
- Il montaggio serrato e incalzante
- Il mescolare vari generi mantenendo sempre comunque in primo piano il suo essere un prodotto di denuncia

CONTRO
- Non tutti i personaggi sono rilevanti
- Un po' di retorica, necessaria comunque in un prodotto del genere.
- I toni enfatici potrebbero dare fastidio a qualcuno, nonostante non siano mai troppo sovrabbondanti.

Voto 8+

lunedì 17 aprile 2023

Shrinking - prima stagione (2023)


E' fuori di dubbio the Ted Lasso sia la serie di punta di Apple TV +, tanto che rappresenta (visto il suo successo) l'immagine stessa del servizio streaming. Per usare un gergo caro ai videogiocatori si potrebbe considerare una vera e propria "killer application": è il motivo per il quale molti si abbonano. Ma se togliamo Jason Sudeikis e compari, cosa resta d'altro? Le serie di pregevole fattura non mancano di certo (Severance su tutte) ma non si può certo dire che il catalogo sia esattamente sconfinato, soprattutto nell'ambito del genere "dramedy". 
A colmare, in piccolissima parte, questa lacuna è arrivata ultimamente sul servizio streaming Shrinking, serie prodotta dagli stessi autori di Ted Lasso. Come ovvio immaginare i punti di contatto tra i due telefilm non mancano, eppure l'accoglienza di pubblico e critica in questo caso è stata molto più "tiepida". Perchè? 

mercoledì 18 gennaio 2023

The Staircase - Miniserie (2022)


Uno dei detti più famosi recita che "le bugie hanno le gambe corte", a simboleggiare che le menzogne hanno vita breve, vengono presto a galla, sono spesso subito smascherate. In realtà ci sono bugie che raccontiamo agli altri o a noi stessi che percorrono un sentiero molto più lungo e duraturo, che si legano ad altre bugie formando un castello di carte sempre più precario, come gradini di una scala che diventa sempre più ripida e lunga, ma noi continuiamo ad aggiungere gradini su gradini per mesi, anni, decenni. Poi uno giorno all'improvviso basta un piccolo passo falso, uno scalino malmesso e ci ci ritroviamo sull'orlo di una rovinosa caduta . E mentre siamo lì che stiamo cadendo nel vuoto in un istante proviamo a riflettere sul percorso che questo nostro mentire a causato, tanto da non riuscire quasi più a distinguere quale fosse in fondo davvero la veritá originaria.
E' su questa riflessione che è costruita questa serie con protagonisti Colin Firth e Toni Collette.

mercoledì 11 maggio 2022

Ozark - quarta stagione (2022)


Paragonato inizialmente (non a torto: i punti in comune erano fin troppo evidenti) al cultissimo Breaking Bad, Ozark ci ha messo un po' di tempo per riuscire a scrollarsi di dosso l'ingombrante paragone. Soprattutto nel corso della prima stagione era difficile non notare delle similitudini tra la parabola di Marty Byrde e quella di Walter White o nell'incedere lento delle puntate che conduceva a momenti di violenza inattesa, il taglio registico...Tuttavia fin dalle prime puntate evidente allo stesso modo che il materiale era molto buono e che col tempo si poteva costruire una mitologia originale e riconoscibile, a partire ad esempio già dal nome: Ozark infatti non simboleggia solo il nome di una zona geografica ma si tratta di un vero e proprio microcosmo fatto di interessi, alleanze,  segreti, intrighi (soprattutto politici). Come fossero all'interno di una scacchiera i vari personaggi accettano compromessi, pianificano delle mosse, si scambiano i ruoli, giocano d'anticipo. Tutto per raggiungere un fine ultimo, un qualche guadagno, spesso effimero, ma che li faccia sentire importanti, centrali all'interno della comunità. Rispetto a Breaking Bad insomma ci viene mostrato anche la faccia del crimine d'élite, quella che si cela dietro il potere, dietro un bel vestito ed una faccia rispettabile, oltre che quello della classica provincia americana, in uno scontro tra alto e basso: che si tratti di persone dei capelli laccati e della bella presenza o di redneck che parlano in maniera sbiascicata e vivono in una roulotte,  la mente umana quando si tratta di soldi ragiona quasi sempre allo stesso modo.

giovedì 27 gennaio 2022

Midnight Mass - serie TV (2021)


Nel recente passato Mike Flanagan ha dimostrato di saper maneggiare alla perfezione i meccanismi che stanno alla base del genere horror. Non ci riferiamo solamente alle due stagioni di The Haunting, che rileggevano in maniera molto personale ed equilibrata la vetusta tematica della casa infestata ma anche alle sue sortite cinematografiche, fuori e dentro Netflix e nel mondo di Stephen King. Se il ben accolto "Il Gioco di Gerald" recuperava un opera piuttosto oscura del re del terrore, il controverso e ambizioso Doctor Sleep si spingeva molto più in là (per alcuni troppo) finendo per scontentare molti ma centrando ancora una volta perfettamente ciò che è la caratteristica preponderante dei romanzi dello scrittore del Maine: l'atmosfera.

giovedì 25 marzo 2021

Your Honor - serie TV (2020/21)


Saranno pure passati quasi 8 anni, ma ogni volta che vedi Bryan Cranston in un film o in una serie televisiva non puoi fare a meno di associarlo a quel Walter White che rese indimenticabile Breaking Bad. Non solo per lo status di cult in sé ma proprio per la capacità di Cranston di entrare nel personaggio, di appropriarsi di quelle caratteristiche fisiche e personali scolpite a fuoco nell'immaginario collettivo. Insomma il buon Bryan anche a distanza di anni continua ad avere quella la classica faccia da mentitore, da raggiratore, da uomo ordinario e apparentemente onesto che, a causa degli eventi finisce per diventare un criminale doppiogiochista. Eh, guarda un po, é sostanzialmente quello che fa anche in questa serie TV, Your Honor. 

lunedì 22 febbraio 2021

The Undoing - serie TV (2020)


Avete presente quegli studenti, bravi ma svogliati, che si accontentano di portare a casa la pagnotta, di andare sul sicuro, piuttosto che cercare di stupire o di distinguersi dalla massa? Quelli che "ma chi me lo fa fare", che poi va a finire che la professoressa non capisce la troppa originalità e mi appioppa un brutto voto. Quelli che "sono bravo ma mi applico il giusto", senza strafare. I tipi che ti scrivono il compitino e sai che potevano fare di piú ma proprio non avevano voglia di sbattersi piú di tanto. Ecco, in buona sostanza quello studente tipo é "The Undoing" applocato alle serie TV. Ha tutte le cose al posto giusto, laccate, perfettine, ma che se ci pensi a mente fredda ti chiedi "si, va bene, é allora? Tutto qua?". Non si poteva tirare fuori qualcosa di meglio? Si, ma non c'avevamo voglia.

sabato 30 aprile 2016

MR. Robot - Stagione 1 [Serie TV 2015]

Quando di solito mediaset ci preannuncia l'arrivo di una nuova "serie evento", l'evento e' se riesce a raggiungere la seconda stagione. Chissa' perche' e' sempre molto attirata da prodotti che poi alla fine floppano, o magari semplicemente porta sfiga, chi lo sa. Sta di fatto che raramente ho beccato una serie realmente appassionante. Ma con MR. Robot il biscione non ha badato a spese: battage pubblicitario esagerato, faccioni di MR. Robot ovunque (ti ritrovi Callegari o la Calcagno che sembrano sotto l'effetto di stupefacenti a parlarti di hacker mentre aspetti la partita), marketing virale (Chiellini e altri personaggi famosi che fingono di aver subito un attacco al proprio profilo), insomma roba che voi umani potreste solo immaginarvi (per dirla come un androide famoso).

mercoledì 13 aprile 2016

VELOCE COME IL VENTO - Matteo Rovere

Va bene lo ammetto sono un po' prevenuto verso il cinema italiano, ma devo dire, a mia discolpa, che i miei sentimenti sono ben riposti. Lontano dai suoi anni d'oro, il cinema italiano, ammazzato dalla commercialità della fiction, ha perso in qualità ma soprattutto in inventiva. Non venitemi anche qui a parlare di fatturato, ci son mercati come la Francia e quelli asiatici che ci han superato da un pezzo pur essendo equiparabili al nostro, ma quello che può sopperire alla disparità di budget è senz'altro una buona immaginazione e un'offerta variegata. Il cinema italiano invece si culla sempre sugli stessi generi. Morto il Western con Leone, con l'horror legato agli "anni d'Argento" e con la fantascienza che resta solo fantacinema nelle menti di chi ancora l'aspetta, che ci resta? Una lunga alternanza di drammatici e comici che si assomigliano tutti, sin dalle locandine. Non ci resta che vantarci degli ascolti record dei film di Zalone. Non il massimo.

Se giri a destra va bene, se giri a sinistra va bene, ma non girare se è rettilinio Giulia-san
Ecco che approfittando del cinema days, che si terrà nelle maggiori sale italiane dall'11 al 14 Aprile, ho scelto di puntare 3 euro su questo film dell'esordiente Matteo Rovere e tutto sommato mi è andata bene. D'accordo mi ero cautelato leggendo rumors positivi ma alla fine ne sono rimasto sorpreso lo stesso. Innanzitutto perchè finalmente si varia sui soliti temi e se se ne affronta uno sull'automobilismo... o meglio, attorno all'automobilismo. Non proprio un "Rush italiano", come qualcuno l'ha definito, nè "un film di rally" come l'ha erroneamente presentato il tizio durante lo spot di pre-proiezione. 

VCIV narra le vicende del precoce pilota di "Gran Turismo" Giulia De Martino e del riavvicinamento col fratello maggiore Loris dopo la morte di loro padre. Ancora diciassettenne, senza patente ma già un asso del volante, rimasta sola con l'altro fratello piccolo viene affidata al fratello maggiore dato che sua madre se l'è squagliata già a suo tempo. Loris è un ex campione Rally ormai ridotto allo stato di "Trainspotting" dalla droga, incapace di badare a se stesso figurarsi agli altri, ma che conserva ancora di fuoco sotto la cenere e può sempre tornare utile come "Miyagi sbronzo" per la lotta al titolo della sorella.

quand'è che rifacciamo la scena con te che ti disintossichi?
Premesse per aprire una trama piuttosto prevedibile, e già vista, ma dalle quali ne esce bene anche senza troppe "telefonate". No anzi, già dalla prova d'attore di Accorsi (il vero protagonista del film) si inizia bene. Perfetto nei panni del tossico... non è un'offesa ma un complimento alla sua prova, visto che l'aveva già offerta agli esordi in Radio Freccia. Ottima la sua caratterizzazione.

Il film dura circa due ora, ma non ti pesano affatto perchè non ha punti morti o noiosi. Riesce a mantenere la tensione e l'attenzione per tutta la sua durata senza scadere nel buonismo, dosando al contempo attimi d'emozione a momenti di comicità. Un film che nel il panorama odierno, fortemete Roma-centrico, non poteva non essere ambientato invece nella terra dei motori per eccellenza, cioè nell'Emilia di Imola e dintorni. Con tanto di dialetto, ma giusto un po', per non rischiare di diventare un "la capa gira" emiliano.

Brian Socc'mel Spinner
Belle le scene con le macchine da corsa, con qualche effetto zoom engine in stile Fast and Furious, meno quelle degli inseguimenti tra le vie della città. Troppo sempliciotte e all'apparenza lente all'occhio. All'apparenza, perchè alla fine le macchine correvano, ma in questi casi serve la finzione del cinema per poter dare l'idea di adrenalina. Di solito scene così le velocizzano innaturalmente e se lo fai bene pochi se ne accorgono. Bastava prendere un pò dai polizziotteschi anni 70 ma senza eccedere per rimanere nel realistico.
Qualche fucile di Cechov sparso qua e la è sì prevedibile ma alla fine ben messo, tipo quello che si lega al titolo internazionale del film nonchè al suo finale. Insomma un film godibile che si può vedere anche senza gli sconti del cinema days. Ecco già solo per queste iniziative si capisce che qualcosa si può fare, l'idea di farlo uscire in concomitanza con questo evento potrebbe risultare vincente. Visto che se "ci impegnamo" qualcosa di buono l'iniziamo a fare?

siamo "accorsi" in vostro aiuto

mercoledì 27 gennaio 2016

CREED - Ryan Coogler

Ci sono forse voluti un Golden Globe e una nomination all'Oscar per Sylvester Stallone (attore non protagonista) per farci "credere" in Creed. Gioco di parole più che azzeccato, se penso che in molti (me per primo) appena son venuti a sapere della sua uscita si son detti: "ecco l'ennesima operazione commerciale scadente". Invece ancora una volta siamo di fronte alla dimostrazione che i pregiudizi sono sbagliati. Difficilmente Sly riuscirà a strappare lo zio Oscar dalle mani del Tom Hardy di Revenant, ma come zio acquisito di Creed ha fatto centro.

venerdì 22 gennaio 2016

REVENANT - Alejandro González Inarritu

LA TORMENTOSA DOMANDA

Mai come in questo film la domanda è una sola, un interrogativo che rischia persino di oscurare qualsiasi altro intento (narrativo o artistico) dello stesso. La prima cosa che ti chiedi prima di andare al cinema e anche dopo essere uscito dalla sala. Forse l'unico scopo per il quale molti andranno a vederlo. Ma... alla fine... riuscirà Di Caprio a prendere 'sto benedetto Oscar o no?

domenica 16 agosto 2015

BAD BOYS - Rick Rosenthal (1983) [Summer 80]

"Bad boys running wild
If you don't play along with their games
Bad boys running wild
And you better get out of their way"

Massì, ancora una volta ci vengono in aiuto i fedeli Scorpions per introdurre l'ennesimo salto negli anni '80: stavolta parliamo di Bad Boys.

- Uè, Badddo Boyssse con Will Smitt è degli anni 90' mica degli anni 80'

Ovviamente parliamo di un altro Bad Boys, omonimo, uscito più di una decina di anni prima. 

domenica 9 agosto 2015

LA CASA DEI GIOCHI - David Mamet (1987) [Summer 80]

Giocare d'azzardo e truffare è un po' come indagare la mente di chi ci sta di fronte, capire i modi di fare delle persone, intuire fin dove gli altri sono disposti a spingersi e a rischiare. Come degli psichiatri della delinquenza.
Ma noi? Sappiamo tutto di noi stessi, come facciamo ad essere sicuri che una volta che abbiamo cominciato a giocare sapremo gestire il tutto e non "cambieremo" in meglio o in peggio e non ci faremo prendere la mano?

La casa dei giochi, esordio alla regia di David Mamet è un film che appunto "gioca": inserisce delle pedine, costruisce le loro personalità, si diverte a mescolare le carte e alla fine nei minuti finali spiazza. No, non nella trama in se (piuttosto canonica e quasi prevedibile) ma nel modo col quale mette lo spettatore di fronte a personalità diverse da quelle che ci aspettavamo.
Di film alla Ocean's Eleven o Confidence ne abbiamo visti tanti in tempi recenti, film dove tutti tradiscono tutti, nulla è come sembra, i colpi di scena sono ad ogni angolo e il tutto alla fine si trasforma in una caccia allo stupore dello spettatore (spesso esagerando fino a risultare poco credibili).

La casa dei giochi appartiene a questo filone di film basati sulla truffa e anch'esso presenta dei colpi di scena, tuttavia questo non è il suo interesse primario. E' allo stesso tempo un'analisi sulla psicologia umana, sul confine tra azzardo e "punto di non ritorno", su chi siamo davvero, su quanto le nostre debolezze ci tradiranno in un momento di pericolo.

Si chiama il gioco della fiducia. Perchè? Perchè tu mi dai la tua fiducia? No, perchè ti do la mia
La protagonista del film è una psichiatra di successo, sicura di se, diventata scrittrice famosissima e che non si nega mai ai suoi "fan". Vive per il lavoro e non si concede nessuno svago, nessun momento di relax, nessuna vacanza. Ma lo stress finisce per farle perdere colpi (lapsus, insicurezze, vuoti di memoria) e farle mettere in discussione l'efficacia del suo lavoro e dei suoi metodi.
Un giorno a causa del suo stesso lavoro si ritroverà quasi per caso a conoscere un truffatore incallito e se ne innamorerà, lo seguirà, anche alla ricerca di un'esperienza che potrà servirle per il suo lavoro o un futuro libro (quale occasione migliore per studiare la mente umana di un gioco di inganni?). Un momento di svago per ricaricarsi, un esperienza che la cambi in meglio.

Se vuoi giocare però devi stare al gioco e soprattutto non temere le conseguenze. Ma se queste conseguenze non sono meramente pecuniarie (se sei molto ricco non è un problema insormontabile perdere dei soldi) ma "personali"? La truffa perfetta non sta nel farti fesso per poterti rubare dei soldi ma nel rubarti la vita, le certezze, le ambizioni. Se c'è una sola cosa nella quale sei bravo e ad un certo punto vieni raggirato proprio in quell'ambito? Quali possono essere le conseguenze?
La protagonista (e non solo) comincerà a mettere in gioco non i suoi soldi ma le sue sicurezze, la sua capacità di capire gli altri, la sua stessa natura. Se perde?

Non puoi ingannare una persona che non sta prestando attenzione
La bellezza di un film come questo non sta nell'originalità o nella capacità di stupire, ma nei dialoghi: certosini, pieni di "indizi" (dopo aver visto il finale certe frasi acquistano un senso maggiore), raffinati, quasi da film noir. La casa dei giochi è un film anni 80' che è meno anni 80' possibile (il look però miei cari quello no, non immaginavate che visto dopo quasi 30 anni tradisse alla grande l'epoca storica), basta guardare la locandina.
Tutto funziona grazie agli scambi di battute dei protagonisti, sono il motore trainante del tutto, anche quando la trama ci conduce verso percorsi noti ci sarà una frase che metterà in chiaro meglio determinati tasselli (facendoci sembrare determinate situazioni meno assurde di quanto possano sembrare).
Non è un caso che il film sia l'esordio cinematografico di uno sceneggiatore.

Capolavoro? No di certo. Siamo dalle parti dell'esercizio di stile, un bell'esercizio di stile però

Invecchiamento: 2/5 (se non fosse per il look...)
Fattore cult: 3,5/5
Divertimento: 3,5/5
Visionarietà: 3/5
Premonizioni: 2/5
Fascino Vintage: 2,5/5
Gioca a fare il cult...ci riesce?
Voto definitivo: 3,5/5