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lunedì 12 luglio 2021

#euro2020 FINALE (#ITA vs # ING) Another brick in the wall





Ligabue cantava "E ti senti ad una festa per cui non hai l'invito". Questo deve essere stato l'umore in generale della truppa azzurra a questa finale degli europei. La sensazione era che tutto fosse pronto ed apparecchiato per la vittoria degli inglesi e ci si sentiva un po' degli intrusi, come delle mosche che di presentano ad un picnic. Perché oh, stavolta dopo tanto parlare il football era pronto davvero a tornare a casa, ma non c'era manco da discuterne. Il segnali erano chiari: Ceferin che aveva già promesso la coppa al compare BoJo, la partita a Wembley davanti a quasi 60.000 tifosi di casa, la convinzione degli albionici (gente che si era già tatuata la coppa, programmi TV col conto alla rovescia per i festeggiamenti), la sconfitta di Berrettini a Wimbledon poche ore prima...Oscuri presagi. 


Italia-Inghilterra 4-3 (dcr) 


Si arriva alla gara e le sensazioni si fanno ancora piú nefaste: il pubblico che urla, le bandiere inglesi, il frastuono, Beckham che sorride tra la folla, sembra davvero una festa, la loro festa, uno show, tanto che lo "Shaw" inglese in campo comincia già dopo meno di 2 minuti. Manco scendi in campo a momenti e già sei sotto. Cosa potrebbe andare peggio? E' una doccia gelata per gli azzurri, che già piove a dirotto di suo. E allora non ti resta manco il classico "potrebbe sempre piovere".

Gli inglesi in campo sono proprio sicuri, tranquilli, consapevoli e...supponenti. Si perché all'improvviso, forse perché forti del fatto di essere la migliore difesa del torneo, cominciano ad arretrare progressivamente sempre piú. In pratica cominciano a giocare "all'italiana" e hanno buon gioco vista la solita impalpabilità di Immobile (di nome e di fatto per tutti gli europei) ed Insigne (manco un "tiraggir"). L'unico che si sbatte pare essere Chiesa ma l'Italia appare frastornata anche quando ha in mano il pallino, tanto che nel primo tempo gli inglesi si affacciano piú di una volta nella nostra area (per fortuna Sterling é in serata da tuffatore piú che in quella da goleador).
E allora visto come vanno le cose gli inglesi già che ci sono cominciano ad arretrare ancora di piú. Non sarà troppo? Macché, questi blindano il risultato è non ti fanno passare, i gladiatori eroici che riportano a casa il calcio a forza di spallate e spazzate.
Nonostante Chiesa non si dia mai per vinto se non alla sua caviglia, non sembra proprio serata, il loro portiere sventa con sicurezza le poche minacce al loro "muro" invalicabile. 


Wash your mouth 


Ma all'improvviso, dal nulla, al minuto 67' il muro crolla, inglesi salvati prima dal palo su Verratti ma Bonucci ribadisce in rete: 1-1. Non ci si crede, non ci credono manco gli inglesi, tanto che per il resto del secondo tempo continuano a fare catenaccio, forse convinti che pure un pari bastasse a far tornare a casa sto benedetto football. Sono storditi, vivono ormai come in un sogno in balia degli eventi, l'Italia non é capace però di assestare il colpo definitivo. 
Nemmeno i supplementari cambiano il copione, solo la stanchezza degli azzurri sembra risvegliare dal torpore gli inglesi che sul filo di lana provano il sussulto. Stavolta però il muro si chiama Chiellini. Dopo una carriera all'ombra di nomi piú grandi e celebrati é la sua ultima occasione di entrare nella storia con la maglia azzurra e dopo 120 minuti di gioco corre e ringhia come se di anni ne avesse 27 invece che 37.







Si va ai rigori e qui si ricomincia con gli oscuri presagi. Finora, infatti, chi aveva vinto ai rigori aveva sempre perso la gara seguente, sempre ai rigori, chiedere a Svizzera e Spagna. Volete che non capiti a noi stavolta? Ci tocca. E' destino. 
Poi guardi Belotti e perfino Jorginho sbagliare e ti dici "ecco lo sapevo" e invece non sai un bel nulla. Non sai come non lo sapevano gli inglesi, non lo sapeva la cabala, non lo sapeva nessuno. Perché i rigori, i maledetti rigori, sono sempre imprevedibili e allora accade che quelli sbaglino piú di noi e Donnarumma si trasformi in Superman. 
Non ci sono proclami o segni del destino che tengano, la festa del pubblico di casa si trasforma in tragedia, "football is coming Rome". Mai dare per scontate le vittorie o le sconfitte. 

Dopo 53 anni l'Italia torna dunque a vincere gli europei, con una squadra alla quale non avresti dato un euro. Zero campioni, zero fenomeni, un gruppo nato dalle macerie di una nazionale che manco era arrivata a disputare gli scorsi mondiali. E invece un altro muro é stato abbattuto. A volte le imprese accadono  e questa indubbiamente lo é. 


mercoledì 7 luglio 2021

#euro2020 SEMIFINALE 1 (#ITA vs #SPA) Fiesta



La prima semifinale, Italia-Spagna é un classico del calcio europeo e mondiale. Ma questa volta forse aveva una sensazione ancora piú speciale. Una gara dai tanti significati, nella quale l'Italia ha avuto la meglio giocando peggio degli avversari. Rigori stavolta a noi favorevoli e portatori di gioia in tutti gli angoli del Paese. E "Fiesta" sia. 


Italia-Spagna 5-3 (dcr) 


Un segno del destino: Italia-Spagna proprio il giorno dopo la morte della Carrà, simbolo della musica e dello spettacolo in Italia e non...quel non che guarda caso ha a che fare soprattutto con la Spagna, quasi una seconda patria per l'artista scomparsa all'età di 78 anni (ricordata prima del fischio d'inizio con le sue canzoni). La Raffaella nazionale era anche appassionata di calcio e, come noto, tifosa juventina. 
Sembra quindi piú che una coincidenza il fatto che la partita sia stata decisa, guarda un po', da due juventini, uno per parte, quasi come fosse l'ennesimo omaggio. 

Una gara dura, spigolosa, con l'Italia a soffrire perennemente, come e piú della gara contro gli austriaci. In RAI per giorni ci avevano raccontato che la Spagna non si reggeva in piedi, era stanca, dopo 2 supplementari avrebbe sicuramente mollato. E invece sapete che c'é? Che gli spagnoli hanno corso e giocato e di supplementari se ne sono fatti 3, facendo la gara e tenendo palla e l'Italia ha finito in sofferenza, con i crampi e ha benedetto i rigori come una liberazione. E' il calcio, sono le partite secche, sono le semifinali, dove ci si gioca tutto e tutto può succedere: pure che dopo una gara in apnea all'improvviso dal nulla Chiesa segni un goal "aggir" (ormai pare sia copyright di Insigne, Rimedio ci tiene a farci sapere che glielo ha ispirato lui. Meglio tacere),  o che il contestatissimo Morata faccia prima gioire i suoi per poi farli sprofondare nella piú nera disperazione. In pratica, se non fosse entrato, i suoi compagni probabilmente non avrebbero pareggiato, ma allo stesso tempo é proprio lui che li condannerà sbagliando il rigore decisivo. 

Il calcio dà e il calcio toglie, non esiste giustizia, previsione, sicurezza nei propri mezzi che tengano. Non c'é un diritto divino o un fine superiore, vince chi é piú bravo e fortunato in quella singola gara e giocare bene non ti garantisce nulla. A maggior ragione se poi vai ai rigori, quei maledetti rigori, per noi amari quasi sempre (1990/1994/1998/2016 con la piccola, inutile, parentesi fortunata del 2000) e che stavolta invece ci arridono. Succede quindi che Bernardeschi ti tira fuori il rigore perfetto e un Dani Olmo, dopo una gara strepitosa, ne tiri uno imbarazzante. I rigori sono cosí, la Svizzera che fa fuori la Francia ai tiri dal dischetto per poi farsi eliminare, sempre dal dischetto, dalla Spagna, che a sua volta si fa sbattere fuori dal l'Italia, sempre dal dischetto. Pare quasi ci sia uno schema in tutto ciò e invece si tratta soltanto delle follie della casualità 


"Cosa non ti é chiaro Jordi? Red is the new blue, quindi il rosso é l'Italia è il blu la Spagna che anche se é rossa é abbinata al blu, che però poi ridiventa rosso. Capito? E' semplice, in pratica avete perso" 


Destino? Caso? Poco importa. Importa, solo che il tabellino dice che l'Italia é in finale, di nuovo a Wembley e ci troverà molto probabilmente l'Inghilterra (vedremo se sarà cosí) che a quel punto si giocherà la gara piú importante in casa, un fattore sfavorevolissimo per noi. Ma, come sappiamo e come abbiamo visto, nulla é scontato, il football non é matematica, é questo il bello e il brutto del calcio: balli per 90 minuti (o piú) e speri alla fine di aver fatto felici i tuoi fans. Stavolta é andata cosí e siamo sicuri che la Carrà si sarebbe divertita tantissimo. 

sabato 3 luglio 2021

#euro2020 QUARTI DI FINALE 1 (#SVI vs #SPA #BEL vs #ITA) Against all odds



Sono cominciati i quarti ed é stata subito Italia. Gli azzurri hanno fatto un sol boccone anche dei belgi, ancora una volta forse un po' sopravvalutati in questi anni (alla fine ancora una volta resteranno a secco). Non riesce il secondo miracolo "di rigore" alla Svizzera, che stavolta si arrende dal dischetto ad una Spagna come al solito fumosa, precaria, instabile, ma che porta a casa il risultato. Sarà Spagna-Italia dunque in semifinale, speriamo che stavolta finisca meglio dell'ultima volta che ci si scontrò. 


Svizzera-Spagna 2-4 (dcr) 



Dalle mie parti si dice "Una volta viene Natale". A parte il fatto che siamo a luglio e viaggiamo a 40 gradi di media al giorno, per restare all'interno della metafora non tutte le volte ti può riuscire l'impresa, a maggior ragione se questa impresa deve passare per la lotteria dei rigori (che, si sa, hanno una grossa componente di casualità). 
La gara è molto diversa, per emozioni e spettacolo rispetto a quelle che Svizzera e Spagna hanno disputato nel turno precedente, eppure l'andamento, in piccolo, non é poi molto diverso: Spagnoli che vanno avanti, Svizzera che va sotto ma che poi all'improvviso si rialza, inaspettatamente. Piú che lo spirito elvetico ancora una volta appare decisivo però il solito masochismo inaudito degli iberici che non si fanno mancare nulla sotto questo punto di vista. Rigori sbagliati? Celo. Goal mangiati a porta vuota? Celo. Paperazza del portiere su retro passaggio di un compagno? Celo. Difensori che si scontrano tra loro nel tentativo di intervenire sul pallone? Manca. 
Mancava: al 68'  Laporte sbatte contro Pau Torres, Freuler serve Shaqiri, 1-1. Nemmeno il rosso a Freuler a 13 dalla fine sembra scompaginare il piano degli svizzeri: catenaccione, spazzare alla viva il parroco, aspettare i classici goal mangiati  dagli spagnoli (che puntualmente arrivano) e si va allegramente ai rigori. Sommer se la ride pregustando già il bis, pure Petkovic deve aver pensato che la ricetta "ammazza Francia" era ripetibile e manda dal dischetto gli stessi dentici giocatori con la stessa identica sequenza. Peccato che ai rigori non bastino gli stessi ingredienti e la stessa preparazione per cucinare la stessa pietanza. Quello che doveva essere un piatto ricco ed abbondante quindi si trasforma in una frittata. Dai 5 su 5 dal dischetto si passa all' 1 su 4. Favola finita. 
Gli spagnoli cosí, zitti zitti si ritrovano a sorpresa in semifinale. Non ci arrivavano dal 2012, quando poi stravinsero in finale contro l'Italia, Italia anch'essa in semifinale dopo 9 anni. Si ritroveranno contro in un match che non regalerà trofei ma la certezza di essere tornati tra le grandi. 


Belgio-Italia 1-2


Quello di Conte di 5 anni fa ci era stato raccontato come un mezzo miracolo e in parte lo era. Arrivare ai quarti, uscendo solo ai rigori contro gli allora campioni del mondo, appariva come un'impresa epocale per una nazionale che veniva dalle macerie della post sbronza del 2006 (con la "piacevolmente dolorosa" parentesi della finale del 2012). A maggior ragione lo appariva vedendo quello che era arrivato dopo: il ciclo (s)Sventura e la vergognosa mancata qualificazione ai mondiali del 2018. Si ripartiva dal nulla insomma, sia come risultati che come base (molto modesta). Cosa poteva mai fare in una competizione importante una nazionale imbottita di buoni giocatori (ma non fenomeni) e mestieranti? Beh, c'é questa cosa delle nazionali, che spesso vanno al di là dei singoli, che se riescono a compattarsi e a fare gruppo in un torneo di breve durata possono sorprendere e se tutto gira, ma proprio tutto, nel verso giusto ti fanno l'impresa epocale (si, pensavo alla Grecia, ma non solo). Ecco perché pure un'Italia senza campioni ed arrivata in sordina alla competizione continentale poteva mettere paura al Belgio n.1 del ranking Fifa, squadra con campioni ma che nei momenti clou tende ad evaporare, la classica squadra "bella ma che non balla". E poi c'era quel precedente agli scorsi europei: certo erano i gironi ma l'approccio poteva essere lo stesso. E infatti...
Dopo Wembley, contro tutte le previsioni, anche la trasferta di Monaco porta bene agli azzurri. Eh si, in caso qualcuno se lo fosse chiesto si chiama (guarda un po') ancora Allianz Arena: nonostante Lollobrigida parli di fantomatico  "nuovo nome" si tratta semplicemente del classico caso di denominazione diversa causa Uefa/Fifa che non riconoscono il nome commerciale di uno stadio. Poi ci si chiede perché non ci mancherà la Coppa, Italia made in RAI. 


" Belgioooo, Oh, ti raggiro"


Tornando a parlare della gara in se, l'Italia non ha meravigliato, fatto cose eccezionali, fatto sbrilluccicare gli occhi. Ha fatto l'Italia, quella dei bei tempi, che sa far tenere palla agli avversari quando c'é da badare al sodo, che sa pungere all'occorrenza (Barella, Insigne) e ringhiare quando c'é da tenere botta (Giorgione mannaggia, se tu avessi 4/5/6 anni in meno quanto ci sarebbe ancora da divertirsi). Il Belgio invece è apparso evanescente, appesantito come un Lukaku stoppato puntualmente dalla difesa, azzurra, privo di idee come un De Bruyne ancora convalescente e svagato, lento come una difesa che nei momenti importanti mostra tutte le sue falle. Non é un caso che il migliore dei belgi sia stato il diciannovenne Doku, a tratti imprendibile (ne sa qualcosa Di Lorenzo che con la sua mano malandrina per fermarlo poteva riaprire la gara). Vittoria insomma meritata anche nella sofferenza, quando questa porta al risultato é positiva. Non lo è purtroppo quando é letterale: buona guarigione a Spinazzola, sarà dura su quella fascia senza di lui. 
Sarà semifinale dunque, non ci si crede, ma ora che si é in ballo bisogna ballare senza timore di cadere. 


lunedì 21 giugno 2021

#euro2020 GIORNATA 10 (#ITA vs #WAL #SVI vs #TUR) Three steps to heaven





Nella decima giornata degli Europei si é chiuso il gruppo A, con l'Italia che ha fatto 3 su 3, con la bellezza di 7 goal segnati e 0 subiti (30 risultati utili consecutivi). Girone stravinto. Il Galles, pur sconfitto, é arrivato secondo grazie alla differenza reti. Svizzera nel limbo. 



Italia-Galles 1-0


Biscottare o non biscottare? Questo era il dilemma. Prendersi il primo posto a braccetto con i gallesi, pareggiando, o rischiare comunque, visto che tanto eravamo già qualificati? C'é comunque il fatto che l'Italia si presenta alla gara facendo ampio turnover, con in campo i 3 brasiliani, Belotti, Pessina, Chiesa e soprattutto "proprio lui" (detto alla Piccinini) il sempre temibile (per la squadra in cui gioca) Bernardeschi. 
I primi minuti sono scialbi, i gallesi badano a difendere e lasciano pochi spazi, poche emozioni, ma l'Italia nei minuti finali del primo tempo aumenta la pressione, crea come al suo solito e passa: calcio di punizione tagliato tirato da Verratti, Pessina si fa trovare pronto in area e la butta dentro. 1-0. Il primo tempo si chiude cosí. 


"All'Inter non ci vengo, come te lo devo far capire, non c'avete una lira. Se mi tiri un'altra bottiglietta in Barella ti ci faccio finire io"

La ripresa, se possibile, offre ancora meno emozioni se non un palo di (non ci si crede) Bernardeschi su punizione. Poco dopo lo stesso Bernardeschi subisce un'entrataccia di Ampadu che viene espulso. 
Da quel momento i gallesi (complice il risultato dell'altra gara del girone) badano solo a mantenere il minimo svantaggio, l'Italia non si affanna piú di tanto, anzi ne approfitta per fare 3000 sostituzioni (c'é spazio nel finale pure per Sirigu) come fosse un'amichevole estiva. 
Finisce cosí, la partita meno entusiasmante degli azzurri finora ma che serve a prendersi il primo posto nel girone. Sotto a chi tocca (Ucraina o Austria). 



Svizzera-Turchia 3-1


C'é qualcuno che l'ha vista? Interessava a qualcuno? Diciamo che non era esattamente la partita piú attesa di giornata e le gare erano solo 2.
Turchi che ancora una volta perdono sonoramente. Forse la peggior squadra vista finora agli europei, mai, assolutamente mai in lizza per un pur inutile terzo posto. Pensate che qualche "esteta" del calcio televisivo lì dava pure per  favoriti del girone. E invece si consolano con un unico goal fatto in 3 partite dove in compenso ne hanno subiti ben 8
Alla Svizzera, per ora, non va molto meglio, serviva una goleada, non é arrivata, a nulla é servita la grande prestazione di Shaqiri e le tante  occasioni create. Restano quindi nel limbo delle terze in attesa di capire il loro destino, che non é piu nelle loro mani. Forrest Gump diceva che "la vita é come una scatola di cioccolatini, non sai mai cosa ti capita". Diciamo che per gli svizzeri questa scatola potrebbe essere piena di prelibatezze oppure già svuotata da qualcun altro che gli ha lasciato solo la confezione. 

giovedì 17 giugno 2021

#euro2020 GIORNATA 6 (#RUS vs #FIN #WAL vs #TUR #ITA vs #SVI) Livin' la Vida Loca



La sesta giornata é stata quella del ritorno in campo dell'Italia, che ancora una volta ha stupito tutti, battendo 3-0 anche la Svizzera. Gloria anche per il Galles e la Russia.


Russia-Finlandia 1-0


Gara da dentro o fuori per la Russia contro la modesta Finlandia in quel di San Pietroburgo. Vittoria arrivata non senza qualche patema (una rete annullata ai finnici e un finale sofferto). Ci ha pensato l'atalantino Miranchuk, e la parola mira non è solo parte del suo cognome ma anche del suo bagaglio tecnico vista la traiettoria magica disegnata dal pallone. Non é il primo Atalantino a segnare in una competizione del genere. Lo fece già ormai 31 anni fa...no, non lo dico, brutti ricordi.
Russi che tornano prepotentemente in corsa nel girone, sperano di partecipare al tavolo europeo ancora a lungo, almeno piú a lungo di Putin a quello del G7



Galles -Turchia 2-0


La domanda che attanagliava mezzo stivale era "ma l'Italia dell'esordio era uno squadrone o era la Turchia ad essere troppo scarsa?". Fino alle 21 della giornata di ieri la risposta appariva piú scontata delle battutacce da osteria della RAI sulla Juve. Turchi davvero imbarazzanti pure contro i gallesi, che belli trionfi hanno fatto piuttosto i galletti davanti al pubblico ostile, dominando per 90 minuti e piú. Cosí modesti Calhanoglu e soci che ad un certo punto vedendo Ramsey segnare (I vip scaramantici si tocchino) e correre come un ragazzino con zero infortuni nelle gambe credevamo di avere le visioni mistiche come nel film di Fantozzi. Sopra la traversa, ben sopra, però non é comparso San Pietro ma ci é andato il pallone scagliato da Bale sul rigore del possibile 2-0, che però arriverà comunque nel finale.
Galles che a questo punto si giocherà addirittura il primato del girone contro la lanciatissima Italia nell'ultima gara del girone.


Italia-Svizzera 3-0


Era attesa, al varco l'Italia, dopo la vittoria contro la Turchia infatti già il giornalismo italico era pronto a giurare che gli azzurri erano la squadra piú forte di tutte e il sogno, per ora, può continuare. Partita gestita benissimo, con poca sofferenza e tante occasioni. Molto ben preparata, senza patemi, e molto poco "Loca" (vista l'impalpabilità degli svizzeri), se non per l'exploit del giocatore del Sassuolo, per lui si partita da ricordare a lungo. Un goal facile facile dopo una bella combinazione con Berardi e un vero e proprio cioccolatino (Svizzero? No, Novi) a suggellare la doppietta personale. Dove andrà, chi lo comprerà? Sappiamo solo che il Sassuolo si sfrega già le mani e non per igienizzarle. 

Il prossimo torneo europeo dove sfidarvi sceglietelo voi, dai, non è un problema, magari vi facciamo partire già in vantaggio...ma stavolta senza televoto. 


Al tabellino si aggiunge pure Immobile, che segna un goal bello e difficile dopo averne sbagliati 300 facilissimi (si, magari Sommer poteva fare molto meglio ma il tiro era ben indirizzato visti i suoi standard, dai) Consuetudine insomma, cosí come gli infortuni muscolari di Chiellini. 
Italia che quindi é la prima squadra ad accedere agli ottavi di questo europeo (non credevamo sinceramente con tale facilità). Ora sotto col Galles. 


sabato 12 giugno 2021

#euro2020 GIORNATA 1 #ItaliaTurchia - Achilles last stand




E alla fine sono iniziati gli europei piú attesi della storia (in senso temporale: 5 anni): quelli di Euro 2020. 2020? Eh già, quante possibilità c'erano che decidessero di inventarsi un torneo itinerante proprio nell'anno in cui é scoppiata una pandemia globale? Prossime allo zero appunto. Magari avranno portato sfiga, chi lo sa. C'é che ad un anno di distanza e con qualche contagiato in meno ci si ripresenta con stadi semivuoti, nazioni ancora in balia della marea, squadre con alcuni giocatori positivi...Ma hey, lo spettacolo deve andare avanti, é per il popolo che deve poter sognare, mica per la pecunia (come amano ripetere Uefa e Fifa da quando hanno deciso di organizzare i prossimi mondiali in Qatar). Quindi eccoci qui, ancora una volta a guardare "lo spettacolo piú bello del mondo" e a commentarlo a modo nostro.


Italia - Turchia 3-0


Alla prima giornata siamo partiti subito col botto, la prima gara in assoluto é stata infatti proprio quella dell'Italia e il botto c'é stato: un netto 3-0 alla Turchia, rimasta quasi tutta la gara assopita nella propria area di rigore, come Erdogan sul sofà. Nessun caso diplomatico stavolta.

Il tempo di sentire l'inno della competizione (i ben informati ci fanno sapere che quei copioni di Bono e The Edge avrebbero plagiato nientepopodimenoché i Pinguini Tattici Nucleari, cosí, per entrare subito in clima da campanilismo sfrenato) e si parte.

Come da consuetudine italica poi, si sa, il pensiero principale fin dal fischio d'inizio sono gli episodi arbitrali, con Rimedio che ad ogni occasione per gli azzurri chiede un rigore ("eh, l'ancata c'é", "eh, ma il braccio é molto aderente al corpo ma c'é", "eh, il turco soffia sul viso dell'azzurro, lieve ma il soffio c'é"). A forza di gridare al lupo al lupo a fine primo tempo un rigore netto effettivamente c'é ma il risultato é che l'arbitro non ci crede. L'intera nazione all'unisono sbraita: "Ma perché, ma com'é, Makkelié". E cosí finisce il primo tempo e si va tutti a "pvendeve un tè caldo" (pure a giugno, con 3000 gradi).

Ma la strenua resistenza dei guerrieri turchi non ci mette poi molto a terminare (chiamarlo gioco il loro é un'offesa alla parola: 90 minuti di respinte fuori dalla loro area), il secondo tempo é a senso unico, pur nell'incapacità dei nostri di segnare. Ci pensa allora Demiral: stufo del gioco penoso della sua squadra si fa venire il mal di pancia...per il pallone che crossato a 3000 all'ora che gli rimbalza sull'addome prima di finire nella sua porta. Se non altro ha ravvivato la gara. 
La serata é infatti di quelle giuste, quelle nelle quali perfino Immobile e Insigne partecipano alla festa iscrivendo il loro nome sul tabellino, prima di esultare con un bel "Porcaputtena", che pare fosse ispirato direttamente dal mister in persona. Non Mancini ovviamente ma Oronzo Canà.


"Ma quale previsione, il cibo italiano mi piace di piú"


E' presto però per esultare, é solo la prima gara, l'avversario era modesto e poi la vittoria era già in saccoccia da ieri, dopo il pronostico del gatto Achille, roba che il polpo Paul scansate.
Comunque nel frattempo almeno per qualche giorno l'Italia pallonara sarà unita, anche grazie all'arbitro, immediatamente paragonato sul web al "nuovo Byron Moreno", cosí, per non perdere le vecchie abitudini. 

martedì 19 dicembre 2017

Suburra - prima stagione [Serie Tv 2017]

Tutto sulla chiesa in Africa,
Tutto tutto sull' obiezione,
E le stragi senza nome,
Tutte passano da Roma
Pizze pazze e corruzione
...
Tutto tutto sui veleni
E i segreti del Vaticano,
Tutto tutto sulle elezioni,
Tutto tutto su noi coglioni

(Litfiba - Maudit)

Annunciata in pompa magna come un vero e proprio "evento", Suburra (la prima serie italiana prodotta da Netflix) si è affacciata sui nostri schermi ai primi di ottobre. Si, ma al di là della storicità della cosa (tra l'altro parliamo di esclusiva temporale visto che nel 2018 approderà sulla Rai) com'è veramente questo Suburra? Una specie di Gomorra in salsa romana? Un remake spalmato su più puntate dell'omonimo film - già tratto dall'omonimo romanzo - che tra l'altro non ho visto? Sono sempre in dubbio prima di vedere una qualsiasi produzione italiana di questo tipo, perchè so già che mi imbatterò molto spesso in trovate piuttosto telefonate quando non ridicole, ai soliti momenti morti dove i personaggi si parlano addosso e si gridano addosso non dicendosi nulla, con i soliti attori onnipresenti che sembrano del tutto fuori contesto ma che devono starci per forza, con la solita regia "essenziale" e poco entusiasmante...La prima serie italiana prodotta da Netflix si inserisce insomma nel solito filone italico mafia/chiesa/politica, come se non ci fosse spazio per altri generi o argomenti (quando invece ad esempio i tedeschi con Dark ti vanno a pescare nella fantascienza più esagerata).
Suburra (prequel del film del 2015) diciamo che per fortuna è una serie al di sopra di certi standard ma comunque non al livello di altre serie Netflix, che a tratti sente il peso dei soliti clichè italici ma riesce a risultare godibile nelle sue (numero giusto, non ne avrebbe rette anche solo 2-3 in più) 10 puntate.

mercoledì 15 novembre 2017

I 5 motivi per cui l'Italia non è andata ai mondiali



Se ne sono dette tante, a caldo molti hanno straparlato, delirato, c'è perfino chi è arrivato a dire che la colpa per la mancata qualificazione dell'Italia al mondiale è da attribuire ad Allegri (si, sembra impossibile ma qualcuno lo ha detto davvero). A freddo si possono tentare di fare delle analisi un po' più sensate che comprendano vari fattori. Ecco quelli che sono per noi i 5 motivi per cui si è arrivati a quella che può essere definita una vera apocalisse per il movimento calcistico italiano.

 

1) Ci si è cullati sugli allori

Nel 2006 (solo 11 anni fa, sembra un eternità) abbiamo vinto il mondiale. La reazione? Giubilo, trenini, pullman scoperti, feste in piazza, Circo Massimo, nani, ballerine...Ma poi? Passata l'euforia qualcuno deve essersi chiesto "e adesso che si fa?" Che si fa? Nulla, siamo i più forti no? E così mentre una Juve ridotta in macerie provava a rialzarsi il resto dell'Italia pallonara si cullava sugli allori sicura che finalmente il calcio italiano era risorto e che tutti i problemi erano risolti. Invece mentre la Juve faticosamente si rialzava le altre e le istituzioni calcistiche, che partivano da una base importante, sceglievano di cullarsi sugli allori: zero investimenti sui giovani, zero investimenti sulle strutture, squadre costruite con giocatori fortissimi ma senza futuro data la carta d'identità. Il risultato? Nel 2010 una squadra Italiana vinceva la champions con una formazione titolare senza un italiano che fosse uno e nello stesso anno l'Italia (costretta a far giocare giocatorini di squadre in crisi o minori, tanto siamo forti lo stesso, siamo campioni del mondo) veniva sbattuta fuori ai mondiali in un girone composto da Paraguay, Slovacchia e Nuova Zelanda. Che sarà mai, solo un incidente di percorso, e infatti nel 2014 si replica, stavolta la corazzata che ci sbatte fuori ai gironi si chiama Costa Rica. Non poteva che andare sempre peggio e infatti...

 

 2) Allenatore inadeguato

La situazione era critica ma un barlume di speranza inattesa l'aveva portata Antonio Conte. Una squadra simile a questa 2 anni fa andava in Francia e batteva Spagna, Belgio, Svezia (facile all'epoca, ad oggi mi sa mica tanto) e costringeva ai rigori i campioni del mondo. Vista la rosa e le basi di partenza un vero e proprio miracolo. Molti si disperarono (col senno di poi avranno realizzato che quei quarti di finale furono una spendida eccezione e non un risultato pessimo) molti altri già intravedevano la rinascita della "fenice italica". Purtroppo però Conte è un allenatore umorale, che ti può abbandonare dall'oggi al domani (fece così già quando allenava la Juve) e tu un piano b lo devi sempre avere. Ovviamente non ce lo avevano. Tavecchio e company si saranno guardati in faccia impauriti:

- E ora chi chiamiamo? 
- Ho letto sui giornali che Ventura fa un modulo e un gioco simile a Conte, perchè non chiamare lui?
- Ma ha quasi 70 anni, nella sua carriera il massimo che ha allenato è il Torino
- Si, ma mettiamogli un guru di fianco che gli faccia da badante, che ne dite di Lippi?
- Perfetto
- Lippi non può venire per problemi burocratici, si cambia idea?
- Assolutamente no, chi se ne frega, Ventura mandiamolo all'avventura


Inutile dire che la traversata di Ventura si è rivelata un totale disastro. Moduli e giocatori cambiati ad ogni partita, calciatori schierati fuori ruolo, oriundi che si fanno debuttare nella partita più importante degli ultimi 60 anni (provarli prima no?), giovani interessanti del tutto snobbati (Caldara), zero idee di gioco...Non ha funzionato nulla, nulla, e non poteva essere altrimenti: una specie di "clone" (ma quando mai?) anziano di Conte senza attributi e senza badante cosa poteva portarti?

 

 3) Zero talenti

"Colpa degli stranieri" è la frase più gettonata. Ma all'estero gli stranieri non ce li hanno? La Germania ha costruito le sue vittorie con le naturalizzazioni (la Francia manco la citiamo). La realtà invece è che in Italia non nascono più veri talenti e neanche ci si prova a farli nascere (che va bene, non è che puoi fabbricarli in provetta ma almeno tentare non costa nulla). Se la generazione nata nei '70 ci ha portato autentici fenomeni ed icone del calcio italico (Buffon, Pirlo, Cannavaro, Del Piero, Inzaghi, Totti, Barone...no lui no, comecazzhafatto Barone a vincere i mondiali? Boh), quella degli anni '80 non è stata altrettanto fortunata pur sfornando buoni giocatori (Bonucci, Chiellini, De Rossi). Gli anni '90? Ad oggi un disastro. Hai voglia a dire che Belotti vale 100 milioni, o che Insigne è il nuovo Messi, o che Immobile è il nuovo Luca Toni o che Bernardeschi basta che giochi di più ed è il nuovo Ronaldo. Se te lo dici da solo ci fai ben poco. In realtà si parla di buoni giocatori, giocatori che nel mercato attuale drogato dai prezzi arrivi pure a pagare 40/50 milioni (i 100 di Belotti manco nei sogni più sfrenati di Cairo) ma che ne valgono forse la metà. I Del Piero, i Totti giocavano nelle loro squadre già a 21/22 anni ed erano già delle star, Buffon a 20 anni era già un pilastro, ora abbiamo i Berardi che si perdono nei meandri della provincia, i Gagliardini che arrivati in una big si nascondono, i Bernardeschi che faticano a trovare spazio...Ad oggi insomma il futuro appare tutt'altro che roseo.



 4) Immobilismo

Si dice che la colpa di questo disastro sia delle big perchè non fanno giocare i giovani. Vero, in piccola parte però. In realtà le istituzioni non riescono ad apportare nuove riforme perchè osteggiati soprattutto delle piccole squadre:

- Vogliamo fare il campionato a 18 squadre per dare più pepe e imprevedibilità al campionato?
- No, poi, come faccio a salvarmi? Già così ho difficoltà
- Vogliamo fare le squadre b per incentivare la scoperta di nuovi talenti?
- No, poi io devo giocare pure in serie b con Juve-Milan-Inter che mi tolgono spazio? No.


Ed ecco quindi che gli uomini delle istituzioni (già inadeguate di loro) per paura di non mantenere il loro comodo posto in poltrona cercano di accontentare un po' tutti e di mantenere uno status quo che ha impoverito il calcio italiano. Le nuove idee vengono subito scartate, i progetti non si vedono, ma nel frattempo si pensa alla grande "innovazione" del VAR. I soliti italiani insomma: si pensa a come eliminare le polemiche, alle scaramucce, agli arbitri, nel frattempo laddove si dovrebbe intervenire davvero si dorme.



5) Istituzioni calcistiche "vecchie" e incapaci di rinnovarsi

Di Tavecchio si è parlato tanto: delle sue gaffes, delle sue frasi sconvenienti, delle sue squalifiche, cacciarlo magari? No, perchè Tavecchio come detto sopra mantiene lo status quo e aiuta squadre in difficoltà a vivacchiare. Se quindi in passato qualcuno ha provato a cambiare le cose (Juventus e Roma) ora ci ha perfino rinunciato del tutto. Restiamo insomma ancora legati a certe figure del nostro calcio che sanno di vecchio, che guardano al calcio con concetti ormai sorpassati, che non vogliono o non possono cambiare le cose.
Servono insomma le cannonate per smuovere certi ambiti? Evidentemente si, e forse neanche quelle (vedremo se la cannonata di lunedì servirà)

martedì 7 marzo 2017

OMICIDIO ALL'ITALIANA - Maccio Capatonda

Scappa, stanno arrivando i giornalisti ad arrestarci...

Se con Italiano Medio, Maccio Capatonda esordiva sul grande schermo trasformando in un vero film i suoi finti trailer demenziali e tracciando solo un solco di satira nel costume italico, con Omicidio All'Italiana, l'ideatore de La Febbra, di Padre Maronno e Mobbasta (di mai dire golliana memoria) ci va giù pesante. Ad essere presa di mira stavolta è la TV della cronaca nera, diventato a sua volta Gossip nero, con tutto quello che ha prodotto nella cultura popolare italiana. Un vero e proprio circo mediatico che assomiglia a quei circhi che giravano i paesi con i loro mostri e fenomeni da baraccone.

sabato 18 giugno 2016

#euro2016 GIORNATA 8 #ItaliaSvezia 1-0 (#CZE vs #CRO #ESP vs #TUR) - Coccinelle Azzurre

Nell'ottava giornata il ritorno in campo degli azzurri, la consueta follia croata e la passeggiata di salute della Spagna.

Italia-Svezia 1-0

Dopo l'inattesa vittoria contro i belgi tornava in campo l'Italia, pronta a smentire subito chi l'aveva elogiata solo 4 giorni prima. La Svezia doveva vincere invece a tutti i costi e, in mancanza di rosee prospettive sul campo, già nel prepartita si lasciava andare a commenti carini del tipo "Chiellini è un maiale", "L'Italia è scorretta" e cose così, in simpatia. Nel prepartita Barzagli scorge e salva una coccinella sul prato (in un giorno che aveva rotto col passato) e mentre gli svedesoni gli ridono dietro (Italiani femminucce) lui pensa che "in fondo si dice che porti fortuna", ci servirà visto che oggi è venerdì 17.

mercoledì 13 aprile 2016

VELOCE COME IL VENTO - Matteo Rovere

Va bene lo ammetto sono un po' prevenuto verso il cinema italiano, ma devo dire, a mia discolpa, che i miei sentimenti sono ben riposti. Lontano dai suoi anni d'oro, il cinema italiano, ammazzato dalla commercialità della fiction, ha perso in qualità ma soprattutto in inventiva. Non venitemi anche qui a parlare di fatturato, ci son mercati come la Francia e quelli asiatici che ci han superato da un pezzo pur essendo equiparabili al nostro, ma quello che può sopperire alla disparità di budget è senz'altro una buona immaginazione e un'offerta variegata. Il cinema italiano invece si culla sempre sugli stessi generi. Morto il Western con Leone, con l'horror legato agli "anni d'Argento" e con la fantascienza che resta solo fantacinema nelle menti di chi ancora l'aspetta, che ci resta? Una lunga alternanza di drammatici e comici che si assomigliano tutti, sin dalle locandine. Non ci resta che vantarci degli ascolti record dei film di Zalone. Non il massimo.

Se giri a destra va bene, se giri a sinistra va bene, ma non girare se è rettilinio Giulia-san
Ecco che approfittando del cinema days, che si terrà nelle maggiori sale italiane dall'11 al 14 Aprile, ho scelto di puntare 3 euro su questo film dell'esordiente Matteo Rovere e tutto sommato mi è andata bene. D'accordo mi ero cautelato leggendo rumors positivi ma alla fine ne sono rimasto sorpreso lo stesso. Innanzitutto perchè finalmente si varia sui soliti temi e se se ne affronta uno sull'automobilismo... o meglio, attorno all'automobilismo. Non proprio un "Rush italiano", come qualcuno l'ha definito, nè "un film di rally" come l'ha erroneamente presentato il tizio durante lo spot di pre-proiezione. 

VCIV narra le vicende del precoce pilota di "Gran Turismo" Giulia De Martino e del riavvicinamento col fratello maggiore Loris dopo la morte di loro padre. Ancora diciassettenne, senza patente ma già un asso del volante, rimasta sola con l'altro fratello piccolo viene affidata al fratello maggiore dato che sua madre se l'è squagliata già a suo tempo. Loris è un ex campione Rally ormai ridotto allo stato di "Trainspotting" dalla droga, incapace di badare a se stesso figurarsi agli altri, ma che conserva ancora di fuoco sotto la cenere e può sempre tornare utile come "Miyagi sbronzo" per la lotta al titolo della sorella.

quand'è che rifacciamo la scena con te che ti disintossichi?
Premesse per aprire una trama piuttosto prevedibile, e già vista, ma dalle quali ne esce bene anche senza troppe "telefonate". No anzi, già dalla prova d'attore di Accorsi (il vero protagonista del film) si inizia bene. Perfetto nei panni del tossico... non è un'offesa ma un complimento alla sua prova, visto che l'aveva già offerta agli esordi in Radio Freccia. Ottima la sua caratterizzazione.

Il film dura circa due ora, ma non ti pesano affatto perchè non ha punti morti o noiosi. Riesce a mantenere la tensione e l'attenzione per tutta la sua durata senza scadere nel buonismo, dosando al contempo attimi d'emozione a momenti di comicità. Un film che nel il panorama odierno, fortemete Roma-centrico, non poteva non essere ambientato invece nella terra dei motori per eccellenza, cioè nell'Emilia di Imola e dintorni. Con tanto di dialetto, ma giusto un po', per non rischiare di diventare un "la capa gira" emiliano.

Brian Socc'mel Spinner
Belle le scene con le macchine da corsa, con qualche effetto zoom engine in stile Fast and Furious, meno quelle degli inseguimenti tra le vie della città. Troppo sempliciotte e all'apparenza lente all'occhio. All'apparenza, perchè alla fine le macchine correvano, ma in questi casi serve la finzione del cinema per poter dare l'idea di adrenalina. Di solito scene così le velocizzano innaturalmente e se lo fai bene pochi se ne accorgono. Bastava prendere un pò dai polizziotteschi anni 70 ma senza eccedere per rimanere nel realistico.
Qualche fucile di Cechov sparso qua e la è sì prevedibile ma alla fine ben messo, tipo quello che si lega al titolo internazionale del film nonchè al suo finale. Insomma un film godibile che si può vedere anche senza gli sconti del cinema days. Ecco già solo per queste iniziative si capisce che qualcosa si può fare, l'idea di farlo uscire in concomitanza con questo evento potrebbe risultare vincente. Visto che se "ci impegnamo" qualcosa di buono l'iniziamo a fare?

siamo "accorsi" in vostro aiuto

mercoledì 26 marzo 2014

AMICI COME NOI - di Enrico Lando

Nel recensire questo film un po' rischio di essere di parte, dato che sono ormai anni che seguo questo duo comico, di miei "concittadini", tanto da ispirarmi ad una loro vecchia gag per dare un titolo a questo blog. Un duo che ha avuto modo di scalare tutti i gradini della gavetta prima di approdare sul grande schermo. 

Sin dagli esordi con le candid camera su Telefoggia (Occhio di Bue) hanno mostrato un talento comico naturale ed innato. Loro principale caratteristica quella cosiddetta "faccia da schiaffi", che li ha portati a diventare un vero e proprio cult in tutta la provincia. Fino a sbarcare, per gradi, sulla regionale Telenorba (U-Tub) e sulle nazionali Rai2 (Base Luna) e Italia1 (Iene). Una popolarità che da queste parti non si vedeva dai tempi di Toti & Tata (al secolo Emilio Solfrizzi, Antonio Stornaiolo con la regia di Gennaro Nunziate).

giovedì 6 marzo 2014

LA GRANDE BELLEZZA - di Paolo Sorrentino

Vincitore dell'Oscar 2014 come miglior film straniero, resta in realtà uno dei film più controversi nella storia della cinematografia italiana, dividendo in modo trasversale pubblico e critica. Andato in onda in Prima TV assoluta su Canale 5, due sere dopo la premiazione di Hollywood, grazie al fatto di essere stato prodotto da Medusa (gruppo Berlusconi), è diventato il fenomeno mediatico del momento.

Inghiottito dalla moderna sindrome, da me battezzata come "sindrome della Gialappa's", ne è uscito con le ossa rotte in "tempo reale" sui social network, ma ha dovuto essere già elogiato o sbeffeggiato milioni di volte prima sulla stessa rete, da gente che ha applicato la severa legge del "sentito dire". Un noto blog satirico in merito ha scritto: "ha rotto i coglioni prima ancora di essere visto". Il risultato finale delle analisi non ha potuto che uscirne influenzato. Forse persino questa.

venerdì 22 novembre 2013

SOLE A CATINELLE - di Gennaro Nunziante

Checco Zalone è Checco Zalone, non ci sono vie di mezzo, prendere o lasciare. La sua comicità ormai è un marchio ben consolidato: elogio dell'ignoranza dell'italiano (e in particolar modo pugliese) dei nostri tempi, che proprio in quanto ignorante può permettersi un campionario di battutacce a sfondo razzista e politically “scorrect” (per il pubblico italiano).

Questo tipo di comicità e queste battute se fossero pronunciate da qualsiasi altro comico molto meno "intelligente" (si, a differenza di Checco, Luca Medici sa perfettamente quello che fa, ed è pure molto furbo) risulterebbero becere e patetiche, Checco invece riesce a rendere, grazie alla sua "ingenuità", tutto perdonabile.

venerdì 21 dicembre 2012

TUTTO TUTTO NIENTE NIENTE – Giulio Manfredonia

Se Orwell fosse vissuto ai nostri giorni si sarebbe accorto che la fantapolitica è più comica di quello che pensava. Oggigiorno i politici e i governanti non sono proprio quei grigi calcolatori senza cuore e senza sorriso, come ipotizzava il noto scrittore, ma sono più comici dei satiri che li scherniscono, tanto che ormai questi ultimi faticano quasi a tenere il loro passo.

Il nuovo film di Antonio Albanese, si presenta come la naturale continuazione di Qualunquemente ma a differenza di questo è un film demenziale, che perde la crudezza del suo predecessore il quale era più un film drammatico mascherato da comico. Stavolta Albanese si fa in tre, ripescando il personaggio di Frengo Stoppato (il celebre foggiano di Mai dire gol) affiancandolo fisicamente nelle riprese alla new entry Adolfo Favaretto (razzista, secessionista che vuole annettersi all'Austria) e naturalmente a Cetto Laqualunque.

Tutti e tre passano, in pieno stile italico, letteralmente dalla galera al parlamento ma potete star sicuri che incontreranno gente peggiore di loro. Il film, come già detto, è volutamente caricaturale ma non per questo meno vero della tragicomica realtà, prendiamo ad esempio il parlamento rappresentato come uno stadio con tanto di curve in cui i protagonisti non sono quelli che scendono in campo (il governo) ma coloro che urlano sbraitano e tifano sulle curve… ditemi se non succede questo anche nel vero parlamento. Il regista da’ ai suoi politici una forte caratterizzazione da antica Roma, volendo così fare un parallelismo con la degradazione morale già vissuta all’epoca. Riuscito in tal senso il cammeo muto di Paolo Villaggio (qui uno dei membri del governo), direttamente dal suo Fantozzi ripesca la scena di quando si ingozzava nella clinica per dimagrire e ne fa un personaggio a se stante che ben rappresenta l’ingordigia della politica moderna.

Un film che tratta (o cerca di farlo) anche la spinosa questione dell’ingerenza della Chiesa nella vita politica. La madre di Frengo Stoppato (Lunetta Savino) non si accontenta di far entrare il figlio in parlamento ma vuole addirittura farlo beatificare da vivo, per far questo cercano di “oleare il sistema vaticano” ed è qui che la stilettata di Albanese si insinua nella teologia più spinta. Una ragazza madre che partorisce un figlio grazie ad una sorta di inseminazione artificiale ante litteram, cresciuto da un uomo che non è suo padre… “non la definirei proprio famiglia tradizionale”.

Adolfo Favaretto invece è un imprenditore del nord che recluta gli extra comunitari per fare la secessione, incaricandosi lui stesso di traghettarli nel bel paese, simbolo di un nord razzista e retrogrado che considera la forza lavoro come una macchina atta a ricevere ordini ma che va spenta a lavoro finito.

Cetto invece mantiene anche qui la sua aurea drammatica, molto più impegnato in un percorso personale che nella contesa politica che lo vede del tutto indifferente, figura per lo più prestata a questo film che esula dalla storia stessa come un politico assenteista che non si presenta neppure alle votazioni. E’ il compromesso per tenergli la bocca chiusa sui fattacci del sottosegretario ma anche il compromesso per continuare l’opera già iniziata con Qualunquemente. Il personaggio che più nel fil fa ridere davvero.

Queste tre fiere dantesche aiutano a confezionare un buon film, spassoso e pungente, da non perdere per chi ha già visto Qualunquemente ma da non paragonare con il precedente, che resta comunque il migliore dei due.

domenica 16 novembre 2008

L'ALDILA - Lucio Fulci (1981) [recuperafilm]

Un film più unico che raro nel panorama horror nostrano: imperfetto ma importantissimo: ultracitato negli anni e vero e proprio film feticcio per registi come Quentin Tarantino e John Carpenter.
Purtroppo il guaio dei film di Fulci (e di tutto l'horror italico) è l'assenza di una sceneggiatura all'altezza o di dialoghi interessanti (Dario Argento però ha fatto sicuramente di peggio). Il tutto non viene compensato nemmeno da attori che superino la sufficienza, ma che in fondo non sono poi così pessimi se confrontati a quelli degli altri film dello stesso genere. Il resto però è da manuale, a cominciare dalla regia: splendida, piena di "scene " molto ben girate e di preziosismi. Anche le musiche sono coinvolgenti ed azzeccate, con vaghi accenni al prog (il sempre bravo Fabio Frizzi, fratello del più noto Fabrizio), e sempre molto incalzanti.

Se Argento è considerato un maestro per via di un certo tipo di horror che vira al giallo, con qualche scena ad effetto, Fulci è senza dubbio il maestro dello splatter italiano. I suoi film non sono per tutti, ma hanno il coraggio di osare, di spingersi in là (l'aldilà), di indugiare in modo quasi compiaciuto in scene raccapriccianti.

Eppure il film non è mero esibizionismo dell'orrido, anzi si avvale di una fotografia magnifica e di una tensione sempre palpabile. Il finale poi è inusuale e metafisico (pittorico si può dire): raro trovare un finale così catastrofico e "senza speranza" nel cinema italiano.

A mio avviso è un film che meritava maggior credito (all'estero è molto più conosciuto che in Italia) data la sua importanza per l'horror degli anni 80'. Un regista Fulci più di nicchia rispetto al pluriosannato Argento (almeno agli inizi), ma che a mio avviso ha "osato" di più, anche deragliando più e più volte. Un regista che almeno nella sua fase "horror" si è distinto dal resto della massa, forse anche per questo non capito da tutti.

In definitiva un film con molte pecche, non per tutti, particolarmente "forte", ma in definitiva parecchio più affascinante e angoscioso di film come Profondo Rosso.

Una curiosità: il gruppo svedese Europe su ispirazione del film compose la magnifica "Seven doors hotel"

Da recuperare. Voto 8