La solitudine é una brutta bestia. Tutti desideriamo essere compresi, apprezzati, sentirci importanti, unici, capaci di lasciare una traccia indelebile nel mondo. Se però un giorno ci accorgiamo che la nostra vita é "vuota", ordinaria, se nessuno si accorge di noi? Se rischiamo di essere solo una formica come tante che passa senza che nessuno la noti, finché un giorno rimane schiacciata? Non stupisce quindi il pullulare di gruppi, sette, associazioni culturali con visioni di fondo apparentemente assurde, illogiche, antistoriche, antiscientifiche. E' uno modo per mostrare al mondo la propria unicità, costi quel che costi, distinguersi dalla massa, dirsi "io ho capito come funziona il mondo e il senso della vita e tutti gli altri no". Un modo per sentirsi importanti, parte di un qualcosa di unico, che in pochi capiscono, é un modo per cercare di trovare realmente noi stessi. Ma chi siamo noi? Siamo poi cosí tanto unici? Dobbiamo arrivare a stravolgere il senso della logica e della realtà pur di dimostrarlo? Dobbiamo affidarci a qualche "santone" di turno che ci indichi il modo di comprendere le leggi che governano il mondo? O forse l'unico vero modo di capire un po' di piu' (capirlo davvero é impossibile a meno che, appartenendo ad uno di questi "gruppi", ve ne illudiate appunto) la vita é confrontarsi con gli altri e cercare di conoscerli veramente, senza pregiudizi.
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mercoledì 29 luglio 2020
Messaggi da Elsewhere - serie TV (2020)
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Napoleone Wilson
La solitudine é una brutta bestia. Tutti desideriamo essere compresi, apprezzati, sentirci importanti, unici, capaci di lasciare una traccia indelebile nel mondo. Se però un giorno ci accorgiamo che la nostra vita é "vuota", ordinaria, se nessuno si accorge di noi? Se rischiamo di essere solo una formica come tante che passa senza che nessuno la noti, finché un giorno rimane schiacciata? Non stupisce quindi il pullulare di gruppi, sette, associazioni culturali con visioni di fondo apparentemente assurde, illogiche, antistoriche, antiscientifiche. E' uno modo per mostrare al mondo la propria unicità, costi quel che costi, distinguersi dalla massa, dirsi "io ho capito come funziona il mondo e il senso della vita e tutti gli altri no". Un modo per sentirsi importanti, parte di un qualcosa di unico, che in pochi capiscono, é un modo per cercare di trovare realmente noi stessi. Ma chi siamo noi? Siamo poi cosí tanto unici? Dobbiamo arrivare a stravolgere il senso della logica e della realtà pur di dimostrarlo? Dobbiamo affidarci a qualche "santone" di turno che ci indichi il modo di comprendere le leggi che governano il mondo? O forse l'unico vero modo di capire un po' di piu' (capirlo davvero é impossibile a meno che, appartenendo ad uno di questi "gruppi", ve ne illudiate appunto) la vita é confrontarsi con gli altri e cercare di conoscerli veramente, senza pregiudizi.
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venerdì 20 aprile 2018
The Walking Dead - ottava stagione [Serie Tv 2017-18]
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Napoleone Wilson
Ottava stagione di The Walking Dead, soliti problemi. Ormai si potrebbero scrivere pensieri sparsi e poi ricopiarli l'anno successivo, funzionerebbero comunque: il succo gira e rigira è sempre lo stesso. Una serie che dopo le prime fortunate stagioni ha sempre più faticato a trovare qualcosa di realmente interessante o "nuovo" da dire, e ok, non è che ti puoi inventare chissà cosa in un mondo post-apocalittico dominato dagli zombie, però replicare ad ogni stagione la stessa trama è un po' eccessivo: Rick e i suoi sono felici e contenti nella loro nuova comunità, all'improvviso la minaccia di un villain che scombussola tutto, Rick e soci accoppano il cattivone e trovano una nuova comunità. Nel mezzo una serie di dialoghi pseudofilosofici e spesso senza senso sul senso della vita. In questa ottava stagione qualcosina però stranamente cambia, per certi versi in meglio, per certi versi in peggio.
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giovedì 22 marzo 2018
Ghost Wars - prima stagione [Serie Tv 2018]
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Napoleone Wilson
"Cos'è la morte?". Con questa frase comincia l'ultima creazione di Simon Barry (Continuum). Una domandina alla quale si cerca di rispondere solo fin dall'alba dei tempi. Figuratevi se può riuscirci un semplice telefilm. Ghost Wars (questo il nome della serie) è quindi un telefilm profondo e magari mattonesco sul senso della vita? No, è proprio l'esatto contrario: un prodotto "di genere", ultracitazionista (o ultrabanale, se vedete come scopiazzature e non come omaggi molte delle scene che avrete di fronte) pieno di spunti, alcuni indovinati e altri senza senso. Un bel minestrone composto da sprazzi di thriller-horror-fantascienza messi spesso un po' a casaccio ma che ha quel fascino un po' particolare dei film horror di serie b che andavano tanto in voga negli anni '80. Fa un po' quell'effetto che sta tra il misterioso e il weird, spesso si finisce per chiedersi "ma sta cosa che senso ha?" eppure qualche ideuzza abbastanza originale e intrippante in fondo ce l'ha.
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mercoledì 30 agosto 2017
La Nebbia (The Mist) - Stagione 1 [Serie TV 2017]
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Napoleone Wilson
Si è appena spenta l'eco della delusione per La Torre Nera che ecco spuntare qua da noi, su Netflix, (in America era già uscita a fine giugno su Spike) l'ennesima trasposizione di un opera di Stephen King, The Mist (in Italia "La Nebbia") . Si, proprio quel The mist lì, già trasposto per il grande schermo da Frank Darabont (The Walking Dead ma anche gli ottimi Il Miglio Verde e Le ali della Libertà) nel 2007. Ce n'era proprio bisogno? In fondo dal film sono passati soltanto 10 anni, era davvero così necessario un "aggiornamento"? Se infatti per pellicole come La Torre Nera è quasi d'obbligo un approfondimento (8 libri spalmati in un solo film di 100 minuti sono quasi una beffa) qui invece parliamo in fondo di un racconto di 100 pagine, già riprodotto abbastanza bene e abbastanza fedelmente. Il film anzi si giovava di un finale a sorpresa che ancora oggi lo rende memorabile (amato e criticato proprio per quel "plot twist" agghiacciante e cattivo come pochi). Mettiamoci poi che se peschi da un autore come Stephen King e poi sgarri (ed è molto facile come cosa) la critica ti distrugge letteralmente senza pietà. Purtroppo per questo The Mist è andata proprio così: giudicato da molti come il peggiore telefilm della storia, una "cagata pazzesca" in realtà è soltanto una serie senza anima, mediocre, che non vuole osare laddove potrebbe farlo. C'è di peggio insomma ma c'è anche molto di meglio.
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giovedì 17 agosto 2017
LA TORRE NERA - Nikolaj Arcel
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Snake Plissken
Tirar fuori un film di 95 minuti da una saga di otto romanzi di Stephen King è ne più ne meno come proporre al pubblico cinematografico un teaser trailer dell'intera opera. Sì va ben oltre il concetto di sintesi o riassunto. Tanto che avrei potuto proporre una mini recensione anche io, per parlarne. Giusto per rimanere coerente col la vista dallo spioncino che Arcel ci propone dell'opera di King. Un'opera lunga e complessa che si interfaccia anche con altre sue opere... il "cattivo" ad esempio compare per la prima volta in un romanzo di più di mille pagine (L'ombra dello Scorpione) e ogni libro di King è davvero un mattone in quanto a dimensioni fisiche.
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domenica 16 luglio 2017
Frequency - Stagione 1 [Serie TV 2016-17]
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Napoleone Wilson
C'era un film degli anni 90', anzi precisamente del 2000, sui viaggi nel tempo, anche se non erano veri e propri viaggi fisici (il protagonista riusciva solo ad interagire "a voce" col passato, attraverso una vecchia radio, e per mezzo di essa poteva parlare col padre morto anni prima, riuscendo ad influenzare gli eventi già trascorsi). Frequency si chiamava. Non era un capolavoro ma un film piu' che discreto, che mescolava momenti action ad altri piu' intimisti, dove la fantascienza era solo un mezzo per mostrarci la rinascita di un rapporto padre-figlio che si era interrotto bruscamente prima del tempo.
La particolarità del prodotto era data proprio da questa idea
abbastanza originale: dal presente il figlio puo' cambiare il passato
spiegando al padre gli eventi futuri. Quest'ultimo per modificare gli
eventi era costretto a "fidarsi" delle direttive date pero' da una
persona che ricorda il passato solo come glielo hanno raccontato o solo
per quei pochi frammenti che riesce a ricordare (aveva solo 6 anni)
Se prima tra i due si trattava di uno scontro generazionale, infatti, la radio "magica" permette al padre e al figlio di ripensare agli eventi accaduti come due persone della stessa eta' o quasi, un punto di vista totalmente nuovo.
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sabato 10 giugno 2017
METAL GEAR SOLID V: THE PHANTOM PAIN - Konami (2015) - L'apoteosi del capolavoro difettoso
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Napoleone Wilson
La saga di Metal Gear Solid e' sempre stata piena di epicità e pretenziosita' (i primi due capitoli su MSX erano dei buoni giochi per l'epoca ma ancora lontani dalla mastodonticità di quello che seguirà). Fin dal primo atto in 3D, arrivato anni fa sulle prime playstation, si definiva come l'opera stealth definitiva, la piu' cinematografica, la piu' stilosa, la piu' contorta a livello di trama. Il suo ideatore, Hideo Kojima, e' sempre stato un fan della scena ad effetto, della citazione (anche grossolana), dell'easter egg piazzato al momento giusto, dell'opulenza videoludica. Metal Gear Solid e' una saga che non si e' mai vergognata di offrire trame sempre in bilico tra il grottesco e il geniale, tra l'assurdo e il poetico, un opera di fantascienza a tutto tondo mascherata dietro epopea guerresca.
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mercoledì 5 aprile 2017
The walking Dead - Stagione 7 [Serie TV 2016-17]
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Napoleone Wilson
The walking dead e' davvero sempre un "passo" avanti rispetto alle altre serie: dopo le "puntate filler" abbiamo la "stagione filler". Una stagione che per tutte le sue puntate risulta preparatoria per...qualcosa che non accade. Ciao, arrivederci all'ottava stagione, che in questa non sapevamo cosa dire.
Dopo il supercliffhangerone nella puntata finale della scorsa serie, che ha tenuto in sospeso il mondo intero (ma anche no), bastardissimo e a tradimento, ci si aspettava una stagione con i fiocchi: truculenta, splatter, violenta, action... no no, un momento. Questo in fondo e' uno show per famiglie, mica Z Nation, che gia' in tanti si erano lamentati di qualche parolaccia di troppo del cattivone Negan, piano con la violenza (verbale e non).
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mercoledì 8 marzo 2017
American Horror Story: Roanoke - Stagione 6 [Serie TV 2016]
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Napoleone Wilson
La casa stregata, il manicomio, le streghe, i freak, l'hotel infestato da fantasmi...Cosa altro possiamo inventarci all'interno del genere horror? Il reality show. Reality? E che c'azzecca con l'horror? Beh, il tipo di horror di Ryan Murphy e' sempre stato piuttosto modaiolo, "stiloso", poco incline al suscitare paura quanto piuttosto inquietudine.
Se le prime due stagioni si erano comunque mantenute su una base piuttosto solida e classica, sia come sviluppo che come trama, e' gia' dalla terza infatti che si comincia a perdere il bandolo della matassa con una "creatura" sempre piu' splatter e fine a se stessa, piuttosto che misteriosa e paurosa. La sostanza sacrificata sull'altare dello stile insomma.
Il Reality dicevamo. E cosa posso costruire di horrorifico con un reality?
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giovedì 7 gennaio 2016
Continuum - Stagione 3 [Serie Tv 2014]
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Napoleone Wilson
Ci sono 2 tipi di film/serie tv sui viaggi nel tempo: quelli che si concentrano sui paradossi, le conseguenze, le questioni morali e quelli che invece sfruttano le varie epoche soltanto come un mezzo per raccontare altro e per parlarci di storie "quotidiane" soltanto con un vago sapore fantascientifico.
Continuum fin dalle prime puntate ha scelto di appartenere alla prima categoria ma ha sempre avuto paura di fare il passo più lungo della gamba, di esporsi, di raccontare qualcosa di troppo poco fruibile, scegliendo invece di spostare tutto sull'azione, sul poliziesco, sulle minacce terroristiche da sventare nell'immediato e quasi mai sulle riflessioni più ad ampio raggio.
Continuum fin dalle prime puntate ha scelto di appartenere alla prima categoria ma ha sempre avuto paura di fare il passo più lungo della gamba, di esporsi, di raccontare qualcosa di troppo poco fruibile, scegliendo invece di spostare tutto sull'azione, sul poliziesco, sulle minacce terroristiche da sventare nell'immediato e quasi mai sulle riflessioni più ad ampio raggio.
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martedì 10 febbraio 2015
SNOWPIERCER - Joon Ho Bong [recuperafilm]
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Snake Plissken
Recuperiamo oggi un film controverso, uscito nel febbraio 2014, che ha incassato una
miseria al botteghino ma ha ricevuto il plauso della critica (o almeno
di gran parte di essa) ponendoci in contro tendenza, nel
senso che a noi non ha convinto appieno. Non tanto per l'audace
intenzione di raccontare un mondo post-apocalittico in maniera
originale, che si differenzi dalle tante opere dello stesso genere viste
negli anni, quanto nello sviluppo finale dell'idea.
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sabato 8 novembre 2014
UN MILIONE DI MODI PER MORIRE NEL WEST (A Million Ways to Die in the West) - di Seth McFarlane
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Snake Plissken
Dopo Ted, il creatore dei Griffin (Seth MacFarlane) getta anche l'ultima maschera animata - feticci psicologici utilizzati per poter far battute senza remore e censure - e si tuffa, anche fisicamente parlando, in un film da protagonista con personaggi interamente in carne ed ossa. Per farlo sceglie il tema western, uno dei temi più delicati della cinematografia, perchè cucinato in tutte le sue salse in mezzo secolo di storia del cinema. Ci saranno, allora, un milione di motivi per vedere questo film? Beh, non proprio un milione, ma forse qualcuno, scavando scavando, lo troviamo.
mercoledì 26 marzo 2014
AMICI COME NOI - di Enrico Lando
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Snake Plissken
Nel recensire questo film un po' rischio di essere di parte, dato che sono ormai anni che seguo questo duo comico, di miei "concittadini", tanto da ispirarmi ad una loro vecchia gag per dare un titolo a questo blog. Un duo che ha avuto modo di scalare tutti i gradini della gavetta prima di approdare sul grande schermo.
Sin dagli esordi con le candid camera su Telefoggia (Occhio di Bue) hanno mostrato un talento comico naturale ed innato. Loro principale caratteristica quella cosiddetta "faccia da schiaffi", che li ha portati a diventare un vero e proprio cult in tutta la provincia. Fino a sbarcare, per gradi, sulla regionale Telenorba (U-Tub) e sulle nazionali Rai2 (Base Luna) e Italia1 (Iene). Una popolarità che da queste parti non si vedeva dai tempi di Toti & Tata (al secolo Emilio Solfrizzi, Antonio Stornaiolo con la regia di Gennaro Nunziate).
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venerdì 7 marzo 2014
CARRIE (Lo Sguardo Di Satana) di Brian De Palma [VS] LO SGUARDO DI SATANA (Carrie) di Kimberly Peirce
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Snake Plissken
Il nuovo sottogenere dei remake non risparmia questa pellicola di Brian De palma del 1976, divenuta cult del genere thriller horror.



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venerdì 7 giugno 2013
UNA NOTTE DA LEONI 3 (The Hangover 3) - Todd Phillips
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Napoleone Wilson
Ci sono saghe più o meno importanti, più o meno riuscite, più o meno divertenti. Di solito quando si sceglie di fare un sequel il motivo principale è il profitto più che la voglia di esplorare a fondo l'universo creato con il primo film, soprattutto se si tratta del genere commedia.
Una notte da leoni riscosse a sorpresa un enorme successo qualche anno fa, ciò non solo è imputabile al fatto che uscì in sordina e in un periodo di magra, ma anche all'ottima scelta del cast (un trio vario e ben affiatato) e a qualche idea che lo rendeva diverso dal solito filmetto comico.
L'idea maggiormente azzeccata fu quella di un addio al celibato nel quale i protagonisti si sballano (principalmente a loro insaputa) e poi il giorno dopo, del tutto ignari di quanto fatto la notte precedente si ritrovano in situazioni assurde in cerca di un modo per rimediare e ricordare.
Lo spunto quindi, per quanto non originalissimo o esaltante, era un ottimo modo per permettere al film di trasformarsi in una specie di caccia al tesoro esagerata e folle.
L'idea maggiormente azzeccata fu quella di un addio al celibato nel quale i protagonisti si sballano (principalmente a loro insaputa) e poi il giorno dopo, del tutto ignari di quanto fatto la notte precedente si ritrovano in situazioni assurde in cerca di un modo per rimediare e ricordare.
Lo spunto quindi, per quanto non originalissimo o esaltante, era un ottimo modo per permettere al film di trasformarsi in una specie di caccia al tesoro esagerata e folle.
Il sequel si rivelò un film abbastanza divertente, ma probabilmente lo era perché si limitava a riprendere in toto la trama e le situazioni del primo e ripeterle pedissequamente con qualche limatura qua e là.
Una notte da leoni 3 sceglie coraggiosamente di chiudere la saga in modo totalmente diverso. Sia lo spunto di partenza (Nessun dopo sbornia) che l'intreccio sono molto differenti da quelli precedenti: qui non si va alla ricerca della memoria perduta ma si viaggia attraverso l'America in compagnia di un personaggio sopra le righe che mette nei pasticci gli altri. Un classico road movie insomma, alla Parto col Folle, dove l'ilarità scaturisce dalle battute (non sempre azzeccate) più che dalle situazioni.
Se nei film precedenti i 3 protagonisti erano tutti sullo stesso piano, qui tutto è incentrato su Alan e sulle doti comiche del sempre bravo Zack Galifianakis, laddove soltanto Ken Jeon riesce a tenergli testa, gli altri appaiono in secondo piano, messi in disparte.
Se nei film precedenti i 3 protagonisti erano tutti sullo stesso piano, qui tutto è incentrato su Alan e sulle doti comiche del sempre bravo Zack Galifianakis, laddove soltanto Ken Jeon riesce a tenergli testa, gli altri appaiono in secondo piano, messi in disparte.
Ecco che quindi soltanto la scena dopo i titoli di coda torna ad avere l'essenza di quelli che erano i film precedenti: incredulità, follia e confusione e a conti fatti vale tutto il film.
Un film a tratti divertente ma molto più "ordinario" e "classico". Forse si poteva chiudere la saga in modo diverso.
Voto 6-
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giovedì 13 settembre 2012
THE BOURNE LEGACY - Tony Gilroy
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Snake Plissken
Un brutto DLC di Bourne Ultimatum… Gli esperti videogiocatori avranno già compreso cosa intendo, gli altri avranno cliccato sul link per capirlo. Confezionato solo per i fan più sfegatati della saga di Jason Bourne, questa pura trovata commerciale, sfrutta appieno l’ombra lasciata dai suoi predecessori tanto che, per non far dimenticare allo spettatore che film sta vedendo, continua a citarlo continuamente nelle notizie alla tv, in una sorta di storia parallela che mentre la guardi pensi: “Ah, Jason! Lui si che intanto si diverte!” Già perchè la storia è così fiacca che è al limite del sonnacchioso, tanto da trasformare il vecchio detto “puoi scappare ma non puoi nasconderti” in un “puoi nasconderti ma non puoi scappare”. Per due interminabili ore si susseguono solo i lunghi dialoghi degli agenti della CIA che mirano a stanare i fuggitivi, da un lato, e cosa fare per nascondersi, dall’altro, intervallati qua e la da scene d’azione. La musica di tensione non si fa scappare nulla, neppure quando il protagonista guarda semplicemente una mappa. Ogni frase, ogni parola sembrano più pericolose di ogni azione… Già perchè “Ahó! Noi c’avemo Edward Norton!” e lo dobbiamo sfoggiare in giro.
Sia chiaro, non è che a me non piacciano i film meno azione e più spionaggio (in tv sono tra quelli che ha molto apprezzato Rubicon) ma non mi puoi per un intero film parlare di stupidaggini morali e spionistiche, al limite della fantascienza, finalizzate non a sovvertire il sistema che Jason, nelle news alla tv, sta combattendo ma a raggiungere un luogo in cui avere un virus che stabilizza la malattia del personaggio, non so se mi spiego. Ho capito che il film l’ha girato lo sceneggiatore degli altri Bourne e quindi prediligi le scene parlate, ma se giri un film d’azione usi i dialoghi per spezzare la tensione e non la tensione per spezzare i dialoghi. A meno che non ti chiami Tarantino.
Finalmente come per magia qualcosa alla fine si rianima, rinasce. Scopiazzando due e tre scene di inseguimento del vecchio Bourne inizia la caccia all’uomo finale condita dal boss del videogame di turno… ecco, visto che era semplice? Magari se il Nemesis lo inserivi prima, e magari lo rendevi più ostico di sta ciofeca di inseguitore, si che ci divertivamo.
Vabbè, non è che mi aspettassi tanto da questo film ma sicuramente si poteva fare qualcosina in più. Il discorso è sempre quello, quando qualcosa finisce, finisce! Inutile continuare a riesumare personaggi solo per denaro. Alcuni gli danno un 6,5 altri si spingono troppo fuori con critiche ed elogi. Io gli do un 6- di incoraggiamento al regista, per il seguito che di sicuro si sarà e che a sto’ punto non so se vedrò.
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