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venerdì 21 novembre 2025

Gen V - serie TV - seconda stagione (2025)


Ci mette un po' ad ingranare la marcia la seconda stagione di Gen V. Un po' perchè certe esagerazioni non stupiscono più come all'inizio della serie madre, un po' per cause di forza maggiore, che hanno costretto i creatori a ripensare totalmente lo sviluppo degli eventi.
Rispetto a The Boys, si può dire che Gen V ne è un po' il figlio adolescente ribelle, problematico, immaturo. E' come se avesse bisogno di tempo per capire realmente dove vuole andare in futuro.
L'ibrido tra dramma adolescenziale ed escalation sui supereroi folli e violenti ci restituiva nella prima stagione uno spaccato molto più "ristretto" del mondo creato da Garth Ennis. Un concentrato fatto con le stesse trovate di The Boys, ma anche con minor raggio d'azione a disposizione.

giovedì 11 settembre 2025

Dexter: Resurrection - serie TV (2025)


Recensendo Dexter: Original Sin avevamo accennato al fatto che ormai, da un certo punto di vista, il suo protagonista sembra quasi essere diventato una specie di Michael Myers: un essere soprannaturale guidato costantemente dalla sua sete di sangue che è impossibile sconfiggere. Non più insomma un "semplice" serial killer di serial killer, ma quasi un'icona da slasher movie: una maschera. Gli autori ne sono perfettamente consapevoli: non solo questo ennesimo ritorno del personaggio ha come secondo titolo "Resurrection" (che guarda caso ricorda uno dei tanti seguiti della saga ideata da John Carpenter: Halloween Resurrection) ma Michael Myers viene perfino citato all'interno di uno degli episodi. Ironia per niente velata insomma e che ha per oggetto non solo la natura del personaggio ma pure le dinamiche stesse che da anni si ripetono all'interno del telefilm.

martedì 14 gennaio 2025

Squid Game - seconda stagione (2024)


Chi scrive non ha mai creduto che Squid Game fosse quella serie rivoluzionaria o epocale spacciata da molti dopo il grande successo della prima stagione. E non possedeva neppure tutta questa originalità, non solo in assoluto, ma anche all'interno del produzioni orientali (senza scomodare i vecchi Mai Dire Banzai o Takeshi's Castle che dir si voglia, la saga di Hunger Games, lo stesso Saw, basti pensare al recente Alice in Borderlands: serie giapponese uscita appena un anno prima e per certi versi ben più complessa). Tutte produzioni precedenti e per certi versi più originali.
Allora cosa ha decretato il successo del telefilm coreano, tanto da renderlo icona stessa di Netflix?


"A grande richiesta..."


Innanzitutto una struttura estremamente semplice e alla portata di tutti: i giochi di sopravvivenza sono basilari, addirittura infantili (prendete ad esempio il famoso Un Due Tre...Stella, qui riproposto), facilmente comprensibili da un pubblico orientale quanto occidentale. La trama non è particolarmente complessa e si presta facilmente alla reiterazione di certe dinamiche assimilabili a quelle dei reality (il montepremi finale, le eliminazioni, le alleanze, le rivalità ecc.) che fanno sempre presa su una parte di pubblico (anche se qui gli esiti sono molto più intuibili essendoci un protagonista e dei personaggi più importanti di altri ai fini della trama).In questo caso però abbiamo la componente splatter o comunque sanguinolenta (chi perde in un gioco perde tutto: muore) che (seppur si tratti di finzione) regala maggiore tensione e ansia nello spettatore. Una tensione che regge bene, soprattutto per quanto riguarda i personaggi minori ma che alla lunga in finisce per scemare un po'. E' come confrontare la prima stagione del Grande Fratello a quelle successive. Conosci già la struttura dei giochi, buona parte delle regole, i trucchetti che si inventeranno gli autori, gli errori che inevitabilmente i protagonisti finiranno per commettere. Svanisce insomma l'effetto novità.


Anche in oriente hanno il loro Thanos. E con se ha pure le gemme che gli fanno vedere l'infinito 


Entra qui allora in ballo la componente psicologica. Perchè se è vero che i personaggi della prima stagione e di questa seconda sono piuttosto stereotipati (più che altro per essere più facilmente identificabili, essendo tanti) offrono comunque lo spunto per immedesimarci in alcuni di loro, di empatizzare e quindi di entrare a fare parte in un certo senso della loro cerchia, del loro gruppo. Di tifare per loro.
Anche se il protagonista offre, più che in passato, una sorta di bussola morale e un faro con il quale separare nettamente gli ideali più nobili da quelli più cinici ed individualisti, egli stesso non esiterà, se messo alle strette, ad anteporre la sua "missione" (sgominare l'organizzazione dietro il gioco) al benessere collettivo. Ci vengono insomma continuamente poste le classiche domande "tu cosa faresti se fossi nei loro panni"? "In quale categoria ti immagineresti se partecipassi anche tu?". "Cosa sacrificheresti?". C'è insomma anche una forte componente di indagine sociale.
In fondo la serie stessa nasceva (prima di trasformarsi nel fenomeno globale che conosciamo) come un'analisi spietata sulla società nella quale viviamo e un'invettiva al classismo e al capitalismo che rende i ricchi e potenti in grado di decidere il destino di tutti gli altri, quasi come fosse un gioco. Perchè non renderlo effettivamente un gioco allora?


" Ti sei portato almeno la maglia di lana?"


In questa stagione si cerca insomma di esaltare la componente più psicologica delle vicende, altrimenti legate a meccanismi troppo ripetitivi e reiterati (i giochi in se, come detto, non sono esattamente il massimo della complessità). In questo senso va evidenziato lo spazio infinitamente maggiore dato alle votazioni, che stabiliranno se i partecipanti sceglieranno di continuare o meno a giocare. Se prima infatti ritirarsi significava salvare la pellaccia senza però ottenere nient'altro, in questa seconda stagione se la maggioranza decide di ritirarsi allora tutti (oltre che restare vivi) otterranno proporzionalmente una parte del montepremi rimasto. In apparenza insomma la regola sembrerà meno stringente e più tesa alla collaborazione tra i giocanti, ma in pratica vedremo che alla prova dei fatti non sarà esattamente così. La natura umana è infatti molto complessa e non sempre la decisione più logica è necessariamente la scelta più ovvia. Il contesto, l'appartenenza ad un determinato gruppo, l'isolamento, l'autoconvincimento, la fede cieca in ideali che riteniamo (molte volte a torto) giusti costituiscono fattori che rimescolano totalmente le carte in tavola.

Il focus si sposta qui allora, più che sul gioco in se, sul senso stesso del giocare. Perchè giochiamo d'azzardo o scommettiamo? Le possibilità sono minime ed il gioco è strutturato per farci perdere nella quasi totalità dei casi. E allora perchè, con indole quasi masochistica, incuranti delle conseguenze, molti non riescono a smettere, anche quando hanno raggiunto l'obiettivo prefissato?
Cosa ci spinge a sacrificare il benessere collettivo e a mettere a rischio noi stessi pur di inseguire un obiettivo individualistico quasi irrealizzabile?


"Vuoi trovare l'isola? Qui non ci sono isole. Hai visto troppe puntate di Lost"


Meno riuscita e più prevedibile risulta invece la componente "poliziesca", inizialmente molto presente, ma che col passare delle puntate si fa evanescente e quasi del tutto inutile, nonostante il tentativo di inserire un colpo di scena che alla prova dei fatti risulta però molto telefonato. Lo stesso si può dire della sottotrama che ha per protagonista la ragazza nordcoreana che entra a far parte del gioco dall'altra parte della barricata. Un punto di vista interessante ma non sfruttato al meglio.

La seconda stagione di Squid Game è insomma per certi versi una sorta di "more of the same" dal quale cerca di smarcarsi in modi più o meno riusciti. Il finale di stagione è poi tanto avvincente quanto prevedibilmente "troncato" da un cliffhanger che la rende tipicamente una "stagione di mezzo": meno originale della prima e preparatoria per la terza. Nonostante questo riesce comunque ad intrattenere a a sopperire abbastanza bene alle sue mancanze.

PRO

- Una maggiore componente psicologica e di critica sociale, data anche da alcuni cambiamenti nelle regole
- Seppur semplici e poco originali, le prove risultano comunque appassionanti
- Il gioco nel gioco tra il protagonista e la "talpa"

CONTRO

- Sottotrama poliziesca evanescente, così come quella legata al "numero 11" che dopo inizi promettenti vengono lasciati un po' per strada.
- Ripetitività di dinamiche e situazioni
- Alcuni personaggi hanno poco spessore o sono semplici stereotipi.

Voto 7,5

mercoledì 24 luglio 2024

The Boys - quarta stagione (2024)


Poche serie TV hanno "osato" quanto The Boys nel corso delle sue 4 stagioni. Si può dire che ha subito un'evoluzione simile a quella di GTA in ambito videoludico. Una prima stagione irriverente, divertente, ma anche abbastanza profonda alla quale ne sono seguite via via altre sempre più "eccessive", violente, in una vera e propria escalation di follia senza freni. Ci si chiede fino a che punto si possa alzare l'asticella senza ripetersi. E' questa l'accusa di alcuni detrattori della serie: ok l'esagerazione e le scene ad effetto, ma la trama gira e rigira è sempre la stessa. O no? Non esattamente. O meglio, in parte è vero che il leit motivo è più o meno lo stesso (bisogna sconfiggere Patriota. Come fare? Si cerca un metodo che puntualmente si rivela infruttuoso e si riparte da capo) ma cambiano sia le dinamiche all'interno dei due gruppi (i Boys e i Super) che l'oggetto della "parodia".


"Tutti mi odiano,  manco fossi la Ferragni"


E' difficile restare freschi e originali dopo 3/4/ stagioni e lo è per tutti. Lo è a maggior ragione per un telefilm che si prefigge di dissacrare la societá nella quale viviamo. Un po' perchè l'esagerazione, se reiterata troppo a lungo,  finisce per diventare la regola, un po' perchè col passare del tempo ti accorgi che The Boys non è poi distantissimo dalla realtá. Quella che in origine era una parodia molto sopra le righe, fatta di momenti esagerati ed estremizzati, a ben vedere per la gran parte del tempo è semplicemente diventata lo specchio di quello a cui assistiamo quotidianamente e l'immagine neanche troppo estremizzata dell'America attuale, più nello specifico. I riferimenti a Qanon, gli assurdi complotti su vaccini/immigrazione/aborto, le estremizzazioni delle posizioni politiche, le campagne elettorali costruite sul ricatto o sulla menzogna, gli spettatori pecoroni, gli elettori convinti grazie a campagne di marketing tanto prevedibili quanto efficaci ecc. non sono invenzioni. Ci si ride a volte su, amaramente, consapevoli che dopo aver spento la TV accendendo un tg qualunque assisteremo alla stessa roba, solo filtrata ed edulcorata dietro un finto perbenismo. Non era nemmeno finita la serie (che affronta nello specifico questioni di complotti e attentati legati alla campagna elettorale) che giá il mondo era impegnato a discutere del vero attentato a Donald Trump. Dove finisce la "fantasia" e comincia la realtà?

The Boys quindi non è meno efficace per problematiche interne alla serie stessa ma per fattori esterni: il mondo là fuori. Non fallisce il suo intento, cambia solo i suoi connotati. Non è più una distopia assurda e folle ma una rappresentazione senza filtri degli eccessi e delle derive angoscianti di un mondo senza più regole e morale. 
E' un po', in piccolo, la stessa cosa che è accaduta ad una serie come Black Mirror dopo le sue primissime stagioni. Era impossibile superare una realtà che era andata già oltre. 


"Pecore volanti assassine? Ce le abbiamo"


Passando invece alla trama che riguarda i personaggi nello specifico, in questa stagione assistiamo alla tanto rimandata "conversione" di A-Train. Un personaggio che nel corso delle puntate è cresciuto sempre più più, sempre alla ricerca di una redenzione, rimandata costantemente. E' consapevole che il mondo è arrivato ad un punto di non ritorno ed occorre fare scelte drastiche e difficili. Lo sa bene Billy, costantemente diviso tra la sua parte più "umana" e quella più spietata, pompata a dismisura da un tumore al cervello che gli lascia pochi mesi di vita e un mutamento fisico che lo sta rendendo sempre più simile a quei Super che tanto dice di odiare. 
Il resto dei personaggi sembra viaggiare col pilota automatico, reiterando in buona sostanza le stesse dinamiche delle stagioni passate. Ed è in questo forse che è possibile muovere una critica ad una serie che finisce per essere particolarissima e riconoscibilissima ma probabilmente un po' sempre uguale a se stessa. La spietatezza e la follia di Patriota ad esempio sono un Must ineludibile ma è difficile trovare nuovi spunti oltre questi. E' un po' la ragione per la quale è molto difficile scrivere la trama di un fumetto o un film su Superman. Sei l'uomo più forte al mondo, puoi fare tutto, uccidere tutti, piegare al tuo volere intere nazioni. Come possono avere successo i tuoi avversari? Mettiamoci che in questo caso i suoi avversari sono una banda scalcagnata e male in arnese...
Interessante comunque l'inserimento di Sister Sage, anche se dalla "donna più intelligente del mondo" ci si aspetta qualcosa di più complesso a livello di complotti. 
In generale comunque la caratterizzazione dei personaggi resta sempre su livelli eccellenti, così come il tasso di scene WTF che, al netto della mancanza di freschezza di cui si parlava, restano sempre divertenti o disgustose, a seconda dei casi e dello spettatore. E questo è un aspetto distintivo della serie che si ama o si odia. 


"Non preoccuparti, è tutta scena, sono effetti speciali, quell'uomo a terra senza testa in realtà ha nascosto la testa nel taschin...nella valig..., no in realtá è nato giá così"


Il finale di stagione sembra in ogni caso segnare un punto di svolta, come detto, una di quelle situazioni dalle quali sembra non si potrà tornare indietro. D'altronde, se (come sembra) la prossima sará l'ultima stagione della serie é una cosa abbastanza naturale. Vedremo se la conclusione rispetterà le (ottime) premesse. 

PRO
- Consueta dose di follia e scene WTF
- Alcuni personaggi arrivano ad un punto di svolta decisivo
- Il finale di stagione

CONTRO

- Una certa ripetitività a livello concettuale 
- Alcuni personaggi viaggiano col pilota automatico e si limitano a fare ciò che ci si aspetta che facciano e poco altro
- Il personaggio di Sister Sage, visto il suo potere, poteva essere sfruttato meglio

Voto 8

venerdì 30 settembre 2022

Cyberpunk Edgerunners - miniserie (2022)


Cyberpunk 2077, come noto, si è rivelato un flop clamoroso. Tantopiù clamoroso perchè CD Projekt era stata forse l'unica casa produttrice di videogames a contrastare, con The Witcher 3, l'egemonia di Rockstar nelle produzioni di più grande portata. Un mondo dove altrimenti le grosse produzioni si affidavano a modelli ormai obsoleti e ripetitivi (i numerosi cloni di Assassin 's Creed: tante cose da fare ma in modo estremamente ripetitivo e meccanico) o a mondi giganteschi e sterminati ma piagati da una miriade di bug e problemi tecnici che spesso compromettevano l'esperienza (i vari Fallout o Skyrim di Bethesda). The Witcher 3 invece rappresentava un connubio perfetto tra qualitá e quantità che solo in GTA e Red Dead Redemption erano stati raggiunti, anche se all'interno di un genere videoludico differente.
Cyberpunk 2077 doveva rappresentare insomma solo la consacrazione definitiva ( i DLC di The Witcher 3, lunghissimi e riuscitissimi non lasciavano dubbi: CD Projekt era una sicurezza) e invece...
Tra errori strategici (annunciare un gioco per le morenti generazioni di console quando era evidente che non potesse girarci), tecnici, comunicativi, la shitstorm ha di fatto distrutto tutta la credibilitá della casa produttrice polacca costruita in anni di duro lavoro. E nemmeno 2 anni di costanti patch, pezze, annunci hanno risolto del tutto la situazione. Un peccato, un grandissimo peccato perchè quel mondo, quegli scenari, quello stile avrebbero meritato sorte migliore. Ce lo conferma questo anime, Cyberpunk Edgegunners, ambientato proprio in quell'universo e quella cittá (Night City), che ha contribuito tantissimo a far recuperare a molti il videogame e a ridargli nuova visibilitá.

venerdì 10 giugno 2022

The Boys Presents: Diabolical - serie TV (2022)


Così come è accaduto per Netflix, anche Amazon Prime Video per le sue serie di maggior successo ha cominciato ad adottare un approccio diverso da quello degli esordi: si sono sempre più moltiplicate le serie TV che arrivano "a pezzi" anziché in un'unica soluzione. Un approccio che era stato già utilizzato, ad esempio, a partire dalla seconda stagione di The Boys è stato quello di rilasciare le prime 3 puntate assieme per poi proseguire con un episodio a settimana. Stessa cosa per la stagione seguente.

Se quindi la serie principale è appena giunta sui nostri schermi ci vorrà un po' prima di vedere il finale della terza stagione. Nell' attesa però si può recuperare (se non lo avete già fatto) un interessante spin-off/antipasto pubblicato qualche mese fa: Diabolical. Si tratta in pratica di una serie antologica di animazione che vede alternarsi stili e registi diversi che hanno un solo filo conduttore: il mondo "antisupereroistico" creato da Garth Ennis. Inutile dire che l'idea sembra perfettamente sensata visto che di fatto The Boys è una serie tratta da un fumetto: l'animazione non può che essere quindi la sua naturale prosecuzione.

domenica 13 ottobre 2019

Z NATION - Quinta e ultima stagione (2019)

Ma che è sta roba? Questa è stata la mia reazione dopo aver visto solo i primissimi secondi dell'ultima stagione di Z Nation. No, non per il telefilm, che pur caciarone, trash, con recitazioni non da oscar resta fedele e a se stesso, ma per il doppiaggio. Fuori sincrono col labiale, con voci totalmente diverse da quelle precedenti, doppiatori che in fondo manco ci credono più di tanto e recitano spesso senza enfasi (piuttosto normale se li scegli per doppiare l'ultima stagione di una serie che di stagioni ne aveva avute altre 4). Insomma in buona sostanza ho passato le prime puntate ad abituarmici piuttosto che a godermi il telefilm e la visione in parte ne è stata compromessa. Dice " allora guardatelo in inglese con sottotitoli". Discorso lungo e complesso, che ha poco senso fare qui, resta il fatto che la scelta si può dire quantomeno discutibile. Lo è a maggior ragione perchè l'ultima stagione dovrebbe essere quella che chiude il cerchio, che mette un punto su determinate situazioni e personaggi. Lo è perchè l'ultima stagione di Z Nation è quella più "seria". 
Tranquilli, non pensate ai discorsi chilometricamente nonsense e alla noia di quell'altra serie con gli zombie, quella molto più famosa, qui per "serio" dovete pensare a "qualcosa che fa riflettere".

domenica 22 luglio 2018

Santa Clarita Diet - seconda stagione [Serie Tv 2018]

La dieta "drastica" a base di carne umana propinataci quasi un anno e mezzo fa da Netflix si rivelò efficace: di facile attuazione, di breve durata, con spunti frizzanti. Alla fine restava solo qualche chiletto in eccesso da smaltire (trama orizzontale troppo esile e parte "adolescenziale" poco interessante) ma tutto sommato si rivelò qualcosa che meritava sicuramente una riproposizione. A distanza di circa un anno (la seconda stagione è uscita a fine marzo) è arrivata quindi la seconda stagione di Santa Clarita Diet. Il risultato? All'altezza di quello di un anno fa, anzi perfino superiore: la serie non solo assume una sua maggiore coerenza ma riesce a limare quei difetti che le impedivano di aspirare a diventare un cult. 

giovedì 3 maggio 2018

Ash vs Evil Dead - terza stagione [Serie Tv 2018]

Non c'è cosa peggiore per una serie tv che essere "cancellata" a pochi episodi dalla fine di una stagione. Gli autori sono lì  che si inventano il cliffhangerone che lasci tutti con l'acquolina in bocca in vista della stagione successiva (o a volte ne immaginano uno esagerato e shock per cercare di "salvare la baracca") e sbam: gli chiudono la porta in faccia. In questo modo spesso non solo si gettano alle ortiche delle premesse interessanti per il futuro (se il cliffhanger non è così invadente) ma pure l'intera serie (se si lascia tutto in sospeso)  mollando gli spettatori con quella vaga sensazione...di esserselo preso in quel posto.
In pratica il telefilm resta in un certo senso "monco", perdendo anche quell'interesse che potrebbe avere per chi lo deve recuperare "a posteriori", pensiamo ad esempio a serie, certo non esaltanti, ma comunque "incomplete", come The Event, The Whispers, The Mist (si, iniziano quasi tutte con "The")...Una sola stagione e senza un vero finale.
Quanto detto sopra si puo' applicare (purtroppo) per certi versi alla terza e (ahinoi) ultima stagione di Ash vs Evil Dead, chiusa come un fulmine a ciel sereno a pochi passi dal tranguardo (a questo punto finale). Una stagione inferiore probabilmente alle prime due ma con piu' di una scena memorabile, che evidentemente non ha riscosso (a livello di ascolti) quanto previsto.

giovedì 22 marzo 2018

Ghost Wars - prima stagione [Serie Tv 2018]

"Cos'è la morte?". Con questa frase comincia l'ultima creazione di Simon Barry (Continuum). Una domandina alla quale si cerca di rispondere solo fin dall'alba dei tempi. Figuratevi se può riuscirci un semplice telefilm. Ghost Wars (questo il nome della serie) è quindi un telefilm profondo e magari mattonesco sul senso della vita? No, è proprio l'esatto contrario: un prodotto "di genere", ultracitazionista (o ultrabanale, se vedete come scopiazzature e non come omaggi molte delle scene che avrete di fronte) pieno di spunti, alcuni indovinati e altri senza senso. Un bel minestrone composto da sprazzi di thriller-horror-fantascienza messi spesso un po' a casaccio ma che ha quel fascino un po' particolare dei film horror di serie b che andavano tanto in voga negli anni '80. Fa un po' quell'effetto che sta tra il misterioso e il weird, spesso si finisce per chiedersi "ma sta cosa che senso ha?" eppure qualche ideuzza abbastanza originale e intrippante in fondo ce l'ha.

sabato 4 febbraio 2017

Santa Clarita Diet - Prima Stagione [Serie Tv 2017]




Un'altro telefilm sugli zombie? Non proprio: la nuova serie Netflix con Drew Barrymore e Timothy Olyphant e' piu' uno strano ibrido tra Dexter e Aiutami Hope. Si, perche' qui si mescolano splatter e omicidi a stilemi tipici della sit com americana. 
Santa Clarita Diet nei suoi 10 episodi (dalla durata piuttosto ristretta: 30 minuti circa)  offre un piatto piuttosto ben cucinato anche se non privo di qualche difetto.

venerdì 16 dicembre 2016

Ash vs Evil Dead - Seconda Stagione [Serie Tv 2016]

Sempre piu' irriverente, sempre piu' splatter, sempre piu' violenta, Ash vs Evil Dead come prevedibile con la sua seconda stagione rincara la dose. Costretto suo malgrado a tornare in campo Ash, armato di motosega e battute di dubbio gusto, dovra' fronteggiare un temibile nemico: Baal. Il cattivone e' in grado di assumere diverse sembianze ed entrare nella testa delle persone, per fortuna ai fidi Pablo e Kelly si unira' Ruby (qui passata dalla parte dei buoni) a dare man forte al nostro eroe. Il destino della sua cittadina e del mondo intero sarà nelle sue man...nella sua mano

- Volevo solo salvare il mondo, essere un eroe come te
- Maddai non sarai mai come me, io non sono un immigrato"

mercoledì 8 giugno 2016

Ash VS Evil Dead - Stagione 1 (2015-16)

Avete presente quando guardi una serie TV e mentre la guardi ti chiedi: "ma è già finita?" Succede di solito con quelle che ti sono piaciute di più, ne vorresti ancora, ma devi purtroppo aspettare la seconda stagione. A me è successo con Ash vs Evil Dead. 
Basta leggere il titolo per capire cosa ci si trova davanti, se non lo avete capito allora non avete mai visto un horror, perché La Casa (titolisti italiani, maledetti voi, non solo avete trovato un titolo che non c'azzecca nulla, al massimo "La baita", ma avete dato modo a registucoli di serie z di costruirci su quintalate di seguiti apocrifi) è uno dei pilastri dell'horror "classico".