Questa Juve assomiglia sempre più al suo allenatore. Nel senso che è tutta fuffa e filosofia ma zero fatti. Perde o pareggia, ma lo fa con stile (il suo). 70% di possesso palla, 21 tiri (10 in porta) narrano la storia della più assoluta inconcludenza calcistica. Proprio come le chiacchiere di Spalletti. Uno capace di farsi espellere a fine partita, in protesta contro perdite di tempo e provocazioni del Cagliari, che poi va ai microfoni ad elogiare Mina, non la cantante, ma il re dei provocatori antisportivi della Serie A. Sarà per questo che ha preso Lucumi (suo vice) e l’ha trasformato in Gandhi?
Tra un paio d’anni ci ritroveremo a lottare per la salvezza, ma lo faremo con stile. Questa ormai è la mentalità della squadra e Spalletti l’ha detto esplicitamente: “Da un punto di vista mio, io non mi gioco il risultato della partita stasera, io mi gioco il finir bene una carriera. Ho quasi 70 anni e devo finir bene la carriera, voglio fare bene". Non si gioca il risultato, quindi per lui il bene, di cui parla, non è la vittoria ma… il concorso di Miss Italia?
Siamo estremamente logorroici laddove gli altri aprono bocca solo quando serve. Ci lasciano blaterare inconcludentemente per tutta la partita poi dicono: “ebbasta, che mi fa male la testa!”, segnando al primo tiro in porta. Sempre al primo tiro in porta. Gli anni passano ma la mentalità resta ferrea, si consolida, come l’età del nostro allenatore. Risultati uguali con avversari uguali. Come lo scorso anno a Cagliari; e poco cambia con un punto in più o uno in meno.
Siamo l’arco che tende le frecce dell’avversario. Lo siamo proprio visivamente, con i nostri passaggetti ad arco, da un’ala all’altra, passando per la trequarti. Alla prima palla persa gli avversari scoccano la freccia verso la nostra area, spesso poco difesa. Siamo il Robin Hood che ruba a noi stessi per dare a tutti gli altri.
Giocatori che preferiscono un filtro a un tiro in porta. Che bravo Kolo Muani che ci salva da una sconfitta, ma chi ci salverà da lui? Dopo quell’inguardabile filtro, prende la traversa da due passi. Poi il gigante di Brema, dall’alto dei suoi 300 metri, la porge gentilmente di testa al portiere. Sarà un gigante buono! O sarà che “il calabrese” si è scelto un nuovo ronzino.
Come al solito, i più propositivi sono quelli che vengono lasciati in panchina nel primo tempo. Zhegrova è l’unico a provare il tiro in porta e ad incazzarsi quando non riesce. Gli altri non si strappano minimamente i capelli, dopo i loro errori. L’assist per il pareggio viene invece da Alajbegovic. E poi chiacchiere e ancora chiacchiere. Buoni propositi per un anno che non arriva mai. Da noi è sempre Natale ma mai Capodanno.
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