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domenica 11 ottobre 2026

Silo - terza stagione - sere TV (2026)


La terza stagione di Silo si può definire la stagione delle rivelazioni. Dopo due cicli di puntate molto claustrofobiche e dalle atmosfere opprimenti, la serie qui decide di "aprirsi". Letteralmente. Lo fa sia a livello di contenuti che dal punto di vista delle ambientazioni. E' qui infatti che l'opera tratta dalla trilogia scritta da Hugh Howley sceglie di svelare pian piano le sue carte. Lo fa con un metodo consolidato, che sulle prime avvicina il telefilm pericolosamente alle atmosfere di Fallout (e già prima c'erano diversi punti di contatto): il flashback. Se infatti la situazione all'interno del Silo 18, dopo gli eventi della passata stagione, sembra aver subito una specie di reset (Juliet è il nuovo sindaco, ma ha stranamente perso a memoria), è dall'esterno che giungono le sorprese a livello di trama. Non ci viene più, infatti, mostrato solo quel luogo deserto e inospitale che abbiamo già visto (anche se per brevissimi periodi) nelle puntate precedenti ma l'esterno dei giorni nostri, un mondo ancora lontano (apparentemente) dalla situazione distopica che conosciamo. Come si è arrivati all'Apocalisse? Quando? Chi è il colpevole? Tutte domande che otterranno (sorprendentemente) più o meno delle risposte. Non mi paragonate pure Silo a Lost quindi, per favore.

"Che significa 42? Ti ho chiesto cosa fare con Juliette. Va eliminata oppure no? La dobbiamo ammazzare a 42 anni, la dobbiamo uccidere 42 volte o tra 42 minuti?"


Questa dimensione più "aperta" non solo amplia la mitologia della serie, rivelando nuovi ed importanti retroscena, ma crea anche una "frattura", mostrandoci due linee temporali diverse e due storie (almeno all'inizio) piuttosto distanti a livello spaziale e concettuale, che sembrano continuamente interrompersi tra loro ed interrompere il flusso della narrazione, rallentando le questioni più impellenti. Col passare delle puntate le due linee temporali troveranno un punto di contatto, ma ci si mette un bel po' ad abituarcisi. Non c'è insomma la sensazione di assistere a qualcosa di naturale e inevitabile ma più ad una sorta di lungo spiegone, che per arrivare al dunque toglie spazio a tutto ciò che avevamo lasciato in sospeso durante la stagione precedente. Per fortuna col passare delle puntate tutto comincia ad amalgamarsi meglio e le trame finiscono, in un qualche modo, per convergere, non solo concettualmente ma anche fattivamente.

Tutto ruota attorno alla memoria e al concetto di "narrazione": il potere cerca costantemente di manipolare entrambe queste leve in modo da poter soggiogare le persone e tenerle sotto controllo. Il passato può essere sovrascritto continuamente e la verità può essere sepolta da costrutti. Se non abbiamo memoria del passato non siamo nemmeno in grado di capire da quando e perchè facciamo determinate cose, anche quando ci sembrano naturali o obbligate.

"Non ci posso credere, ma questa è una cosa sconvolgente. Chi ne è informato? Questa scoperta può rivoluzionare tutto: davvero al plurale di chiamano Sili e non Silos?"


I flashback sono ambientati in un futuro (il nostro futuro) non remotissimo, anzi imminente, tanto che tra i personaggi possiamo intravedere riferimenti ad alcune famigerate figure che ben conosciamo: c'è ad esempio un accenno, neanche troppo velato, a tecnocrati come Elon Musk. E poi, ad un certo punto, spunta perfino Peter Gabriel, in un piccolo cameo, apparentemente forzato, ma tutto sommato decisamente coerente: sappiamo quanto il cantante inglese sia affascinato dalle nuove tecnologie e si tuffi a capofitto su qualunque progetto avveniristico. Stavolta però probabilmente ha sbagliato bersaglio (nella finzione). Una comparsata breve, insomma, ma abbastanza divertente e coerente, utile a dare un contesto concettuale e temporale ai flashback.

La serie insomma guadagna indubbiamente molto dal punto di vista della profondità perdendo forse un po' di slancio e di ritmo. A volte è come se Juliette (di fatto la vera protagonista della serie) venga tenuta per lungo tempo in panchina, per poi farla "giocare" solo nei momenti decisivi. Un sacrificio da pagare per cercare di spiegare in maniera approfondita determinati concetti e situazioni, che effettivamente godono di discreta cura. Interessante ad esempio la gestione dei colpi di scena, inseriti in maniera graduale ma senza sacrificare del tutto l'effetto sorpresa. La rivelazione è sempre intuibile ma avviene un attimo prima che si possa dire "si è capito tutto da tempo, dai": la "scoperta" dell'IA da parte della protagonista, il mezzo spoiler sulla voce che utilizza, la rivelazione su chi ci sta dietro. Nulla di originale o imprevedibile, ma sempre costruito rispettando l'intelligenza dello spettatore.

"Me lo sento: questo spettacolo sarà una vera bomba"


La terza stagione di Silo è insomma in un certo senso sia quella della "svolta", dell'ampliamento degli orizzonti, che una stagione evidentemente preparatoria per il gran finale (la quarta stagione, già annunciata, sarà l'ultima). Acquista profondità, prospettiva, visione, ma sacrifica un po' la linearità e i personaggi.

Ad ogni modo Silo si conferma comunque come una delle serie TV  più apprezzabili di un catalogo (quello di Apple TV) che ha fatto della fantascienza il suo fiore all' occhiello.


PRO

- Molti misteri vengono svelati

- La serie acquista maggiore profondità

- Il cameo di Peter Gabriel


CONTRO

- Il ritmo risulta piuttosto spezzettato

- A volte i protagonisti vengono messi troppo da parte 

- Prime puntate un po' troppo "lente"


Voto 8


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