Sono i guai a seguire Reacher o è piuttosto lui ad andarseli a cercare? Questa quarta stagione sembra fornirci subito una risposta: più probabilmente è la seconda delle due. Ancora una volta, infatti, ritrovandosi a vagare in giro per gli Stati Uniti, si imbatterà ben presto in un complotto, apparentemente per caso. Stavolta gli basterà soltanto prendere la metro e notare una persona con un atteggiamento molto strano: una donna in difficoltà? Una terrorista? Inutile dire che il nostro testosteronico protagonista cercherà di fare subito qualcosa, salvo assistere impotente al suicidio della donna. Il senso di colpa (è un omone ma con un gran cuore) lo porterà quindi a cercare di capire cosa l'ha spinta ad un gesto del genere e, ovviamente, scoprirà che dietro ci sono la CIA, i militari, i politici, i terroristi ecc.
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| "Stia calma signora, non si agiti, solo solo un onesto cittadino qualunque che vuole controllare se le sue cuffie sono un dispositivo in grado di attutire il suono e non farlo sentire agli altri" |
Il meccanismo sembra quindi decisamente rodato, simile a quelli visti nelle stagioni passate: un evento scatenante apparentemente di piccola entità ma che si rivelerà qualcosa di ben più complesso. Stavolta le cose si fanno un po' più "politiche": tra terroristi, decisioni controverse da parte dei politici statunitensi, sicurezza nazionale gestita in maniera ben poco ortodossa, c'è spazio per qualche riflessione interessante sulle conseguenze di determinate azioni e su questioni etiche piuttosto interessanti. Nulla di troppo complesso, ovvio, Reacher è una serie action caciarona e, anzi, sembra soffrire in questa stagione proprio di una certa "ingarbugliatezza"quando la trama prova a prendersi più spazio del necessario
Reacher resta, in ogni caso, una serie puramente action, ed è in quei frangenti che dà il suo meglio. Legata ad un modo di fare spettacolo decisamente old style: apprezzabile per quel gusto un po' "vintage" all'action, col protagonista che spesso sembra quasi immortale e dotato di superpoteri, decisamente irrealistico, ma supportato bene dalla fisicità autoironica di Alan Ritchson, che in quei frangenti non si prende mai troppo sul serio. Vengono in mente certe evoluzioni (qui decisamente più violente e piene di sangue) alla Bud Spencer, che fanno scattare un mezzo sorriso in più occasioni.
Eroe indistruttibile e con una sua moralità inscalfibile (ha abbandonato l'esercito perchè insofferente all'autorità e a chi gli dà ordini), ma anche scherzoso, autoironico, non privo di un passato doloroso. Un eroe come quelli di una volta insomma, ma aggiornato quanto basta per non risultare ridicolo per i tempi attuali.
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| "Io non sono come te, non sono coraggioso, prova a metterti nei miei panni, ci staresti strettissimo" |
Più pericolante invece si fa la parte più action, quando infarcisce la conclusione di determinate sequenze con deus ex machina leggermente stucchevoli (uno dei buoni sta per morire, ma appena un secondo prima che accada compare, praticamente dal nulla, un altro dei buoni a salvarlo: scene classiche, molto classiche, che possono andar bene una o due volte ma che utilizzate quasi sempre finiscono per indispettire un po').
Reacher è insomma una serie che si regge totalmente sulle (ingombranti) spalle del protagonista. Quando si affida totalmente alla sua fisicità, al suo lasciarsi scivolare tutto addosso, alla sua autoironia, al suo senso dell'intuito (muscoloso ma anche, a suo modo geniale) funziona decisamente. Anche i comprimari (Christopher Marquette, Sydelle Noel, Kevin Weisman) non se la cavano male, e offrono un ottimo contraltare rispetto al protagonista, grazie alle loro personalità, molto diverse rispetto a lui, ma in grado di integrarsi alla perfezione col suo senso di giustizia.
Meno bene invece gli antagonisti di stagione: non perchè gli attori non si impegnino a dovere (si segnala, a proposito, una rediviva Anggun) anzi, ma è la trama che non offre loro particolari margini di manovra rispetto ai classici villain "di genere" poco caratterizzati.
Reacher insomma, anche in questa quarta stagione si conferma una serie valida, gradevole, piuttosto solida. Fila via liscia senza annoiare anche se probabilmente anche senza lasciare moltissimo dopo la visione. Ma è parte della sua cifra stilistica, va bene così, al netto di qualche dinamica che comincia a mostrare un po' la corda.
PRO
- La fisicità e l'autoironia del protagonista lo rendono un personaggio carismatico
- Le parti più spiccatamente action, qui a tratti perfino splatter
- Un vago accenno ad una maggiore profondità delle tematiche affrontate
CONTRO
- Quando tenta di irrobustire la sua trama diventa un po' ingarbugliata come stagione
- Troppi deus ex machina e cliché, anche per una serie di questo tipo
- Villain un po' troppo..."basici"
Voto 7




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