L’ampia sosta di fine settembre avrà per noi un respiro più ampio. Vincere contro la squadra di Sarri ci porta ad ottobre con meno puzza di mosche morte. All’ex senza ricordi non resta che piangere, per un rigore non ricevuto. Ma il piatto più succulento di polemiche lo offre la girata di spalle della curva, durante il minuto di silenzio per l'interista Mazzola. Se il calcio non cambia, spesso a cambiare sono le opinioni su di esso.
Dopo gli orrori difensivi bianconeri di Reggio Emilia, il nuovo guru Aquilani esce di strada a Monza, alla prima curva. Come molti prima di lui, dopo i voli pindarici torna sulla terra. Dimostrazione del fatto, che spesso chi vince contro di noi dovrebbe innanzitutto ringraziarci e poi (altrettanto giustamente) festeggiare la vittoria. In questa settimana la Juve cambia poche cose, ma tutte decisive. Innanzitutto ci mette più testa. Ce la mettono letteralmente Kolo Muani e Bremer, a ruoli invertiti. Il francese fa il difensore, a Vicario battuto, e salva un gol fatto, contandolo come il gol che non farà. Poi il brasiliano la chiude, sempre di testa, come da sua abitudine, prestato ancora una volta ad un attacco sterile.
Ad aprirla era stato Conceiçao che, nella continua catena di ripetizioni, corsi e ricorsi, che il nostro campionato ci offre, si ripete esattamente un anno dopo il gol di Verona (20/9/2025) quando il suo gol ci valse, però, solo un pareggio. Quella sì, partita dall'arbitraggio scandaloso, altro la trattenutina in area di ieri, sulla quale il rigore ci poteva benissimamente stare. Quello che anche qui resta curioso e il cambio di opinione verso la regia Orsato. Fino ad una settimana fa lodato perché aveva dato mandato ai suoi di fischiare pochi rigori. Che bella era la serie A senza tiri dagli undici metri e i pestoni non puniti neppure dopo i gol (vedere Juve-Milan). Da ieri Orsato, come Aquilani, è un po' meno santo e più peccatore.
Sulle montagne russe dell'opinione pubblica calcistica, la classifica non cambia ma le distanze si accorciano. Sotto il profilo tecnico possiamo parlare di una buona partita, con un attacco ancora da definire. In cui però Kolo Muani offre finalmente una prestazione degna. Nella stagione tutta in divenire sarà meglio trovare una stabilità di opinioni, gioco e risultato, ma nel calcio è sempre più facile a dirsi che a farsi.
Chi invece sembra non venire scalfito dalle opinioni resta Sarri, da sempre considerato un guru, fa lo smemorato sull'anno dello scudetto. Uno scudetto ottenuto con lo scolo che onestamente l'avrebbe meritato di più Pirlo, arrivato troppo tardi. Fatto sta che dopo la Coppa Uefa ottenuta in autogestione con il Chelsea e l'ultimo scudetto Juve, senza tifo e arrivato per inerzia, Sarri abbandona la Lazio e la Lazio è prima in classifica. Mentre Gasperini trasforma la Roma in Atalanta lui sta trasformando l'Atalanta nella Roma. Ma... oh... è pur sempre Sarri, che nessuno lo tocchi!
Che le curve siano una massa informe e ignorante l'ho sempre detto e l'abbiamo visto in tutte le inchieste che si sono susseguite negli anni. La vera domanda è: come si gestiscono? Perché molte volte leggiamo gli elogi del rumore che fanno durante le partite, altre volte le società colluse con le loro malefatte restano impunite. Insomma, come quando c'è una manifestazione di protesta pacifica e due o tre imbecilli si mettono a rompere vetrine e si incolpano, non solo tutti gli altri, ma anche i loro intenti ed idee, ci dicano una volta per tutte come vogliono regolamentarle o governarle queste benedette curve. L'azione di ieri di alcuni tifosi Juventini, nei confronti del minuto di silenzio per Mazzola, è stata tanto inutile quanto annunciata. Naturalmente spesso il moralismo fa rima con "faccio finta che mi indigno" ma poi si va avanti come sempre.
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