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mercoledì 21 ottobre 2026

Sugar - Serie TV - seconda stagione (2026)

 


La prima stagione di Sugar fu resa memorabile da uno dei colpi di scena più sconvolgenti  degli ultimi anni. Impattante, imprevedibile, angoscioso, totalmente in antitesi con quanto visto nel corso delle puntate precedenti e col genere di riferimento del telefilm fino a quel momento. Quello che era un semplice  neo-noir, con tutti i luoghi comuni del caso (abiti eleganti, femme fatales, fiumi di alcol, disincanto) si trasformava allora in qualcosa di completamente "alieno" e non classificabile, anche perchè "la svolta" avveniva al centro della stagione invece che all'inizio (e anche questa era una mossa a suo modo geniale).

Una metamorfosi che, a ben vedere, non era del tutto campata in aria: da anni Apple TV è, in un certo senso, sinonimo di fantascienza. 

Sugar è Raymond Chandler frullato assieme a Philip Dick. Una serie fredda, gelida, piena di cliché, eppure sorprendente, soprattutto nel modo in cui il protagonista riesce ad approcciarsi con gli altri: empatico, leale, dotato di una sensibilità tipicamente "umana". Caratteristiche che da anni sembrano scomparse o sono sempre più rare tra i membri della nostra specie. 

Forse essere "umani" oggi significa, invece, semplicemente diventare cinici, violenti, opportunisti? Chissà. Magari allora essere alieni (o restare tali), non "assimilarsi", probabilmente potrebbe non essere un male.


"Suonala ancora Sam! Hihihi, Chissà se lo sanno che questa frase non viene mai pronunciata in Casablanca. Ignorantoni" 

A parte il colpo di scena di cui sopra, Sugar era una serie molto "nostalgica": l'amore del protagonista per i film in bianco e nero si riverberava anche all'interno dei dialoghi, delle situazioni, della trama (diciamolo, prevedibilmente...prevedibile). 

Un gioco che può funzionare molto bene per una stagione senza rendere il tutto troppo ripetitivo, ma davvero serviva una seconda stagione? A parere di chi scrive niente affatto, a meno di una svolta clamorosa in grado di ridefinire ancora una volta il telefilm. Impossibile, non ipotizzabile, non con lo stesso impatto, non dopo che il pubblico è ormai "sgamato". Cosa fare allora?

Beh, gli autori hanno scelto una strana via di mezzo. Innanzitutto in questa stagione assistiamo ad un cambio di showrunner, mossa apparentemente silenziosa ma destinata a produrre diversi scossoni. Sam Catlin in passato ha messo lo zampino in serie come Breaking Bad e...si vede.

In questa seconda stagione, che per buona parte risulta una copia carbone della prima ma dal minore impatto, fa capolino, assieme al neo-noir, il crime. Siamo a Los Angeles e non ad Albuquerque, eppure in alcune puntate determinate situazioni, personaggi, svolte di trama puzzano fortemente di Breaking Bad. Sarà anche per la presenza nel cast di Tony Dalton: il suo villain, pur "sbaffato", non può non far venire alla mente Lalo Salamanca. Mettiamoci che pure le ambientazioni a tratti cambiano, ricordando in certe puntate i deserti polverosi e desolati della serie di Vince Gillian. Sia chiaro, nulla di così eccessivo e "snaturante", ma delle differenze si vedono.

"Un detective disilluso, una donna affascinante apparsa all'improvviso... Si, sento di potermi fidare"

Non è chiaro però quanto queste novità rendano la seconda stagione giustificata, perchè tutto sommato se andiamo a mettere tutto assieme, alla fine della fiera, in questi 8 episodi non c'è nulla di così "rivelatorio" o "nuovo": il caso di stagione è tutto sommato prevedibile e pure tutta la sottotrama di Charlotte è evidente dal primo secondo dove voglia andare a parare. E' però anzi, proprio dal prevedibilissimo colpo di scena che la vede protagonista (in pieno cliché dei film noir) nasce poi la parte più interessante della trama della seconda stagione, che vede anche la partecipazione di Mireille Enos in un ruolo tutt'altro che secondario per i destini di Sugar. Si intravede una svolta che potrebbe, ancora una volta, cambiare tutto. Ma è presto per capirlo: quella che sembrava essere una bella miniserie si è probabilmente trasformata nell'ennesima serie sbrodolata, con misteri buttati a caso e stipati nelle ultime puntate di stagione. O forse no. Chi può dirlo? Vedremo. Sugar è una serie aliena come detto, e abbiamo imparato a non fidarci, anche in negativo.


PRO

- Un Colin Farrell magnetico ed efficacissimo 

- Stile a fiumi

- Il finale apre prospettive interessanti


CONTRO

- Clichè (visto anche il genere di riferimento) molto presenti 

- Caso di stagione non interessantissimo

- Molto meno d'impatto rispetto alla prima stagione


Voto 7,5

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