The Penguin, pur risultando a tutti gli effetti uno spin-off di quel The Batman uscito nel 2022, ha davvero molto poco di "Batmaniano". A differenza di altre serie appartenenti allo stesso universo narrativo, come ad esempio Gotham (che promise di staccarsi del tutto dalla figura del pipistrellone salvo cambiare comunque ben presto idea), la serie TV con protagonista Oswald Cobblepot (qui rinominato semplicemente come Oz Cobb) ha pochi punti di contatto con i fumetti o con le altre opere sul crociato incappucciato. Batman di fatto non viene mai neanche nominato e, se non fosse per due accenni molto sintetici nella prima e nell'ultima puntata, pure il film del quale di fatto è una costola non è propedeutico alla visione e neppure molto collegato.
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venerdì 1 agosto 2025
The Penguin - serie TV (2024)
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Napoleone Wilson
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The Penguin
lunedì 27 maggio 2024
Sugar - serie TV (2024)
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Napoleone Wilson
Sugar è una serie spiazzante e ambigua, che ama depistare continuamente lo spettatore. In superficie si mostra in un modo ma poi se andiamo a vedere è sempre qualcos'altro. E' un omaggio ad un genere ormai vetusto, al quale appartiene pienamente, ma è modernissimo nelle ambientazioni e nei messaggi che lancia. Ci fa immaginare uno sviluppo e poi all'improvviso diventa una roba totalmente differente, tanto diversa che le recensioni pubblicate dopo il rilascio delle prime puntate sono invecchiate davvero maluccio, quasi descrivessero qualcos'altro (i giudizi si danno solo alla fine). E' una serie, eppure è costantemente imbevuta di citazioni cinematografiche, in un costante rimando a scene di film iconici degli anni 40/50. In più anche la trama sguazza costantemente negli omaggi alla celluloide: sia concettualmente (lo sviluppo, almeno iniziale) che a livello di ambientazioni (le lussuose ville hollywoodiane, così sfarzose e ambite ma piene di segreti e crimini inconfessabili). Sugar insomma è un prodotto immerso nel passato che omaggia e riverisce, eppure è allo stesso tempo un qualcosa di innovativo ed originale, uno strano mostro di Frankenstein che funziona alla grande, a patto che non siate fan della linearità assoluta e che amiate i coup de theatre.
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Sugar
venerdì 20 novembre 2015
PREMONITIONS (Solace) - Alfonso Poyart
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Snake Plissken
Il thriller che non "trilla". Nel senso principale che non ti acchiappa. O forse lo fa, ma poi ti lascia.
Per farla breve (la trama) l'FBI è sulle tracce di questo assassino seriale che la manda ai matti. Non riuscendo a cavarne un ragno dal buco, l'agente speciale Merriwether pensa bene di ricorrere a "risorse alternative". Così chiede aiuto allo psicologo-sensitivo John (Hopkins) Clancy, ritiratosi a vita privata, e misantropa, dopo la morte della figlia... ma anche in età per godersi la pensione. Dopo la riluttanza iniziale - collaudato stereotipo dei film del genere - Clancy accetta di dare una mano. Ben presto si accorgerà che dall'altra parte c'è un "suo simile". Un senso-precognitivo che conosce già tutte le mosse degli investigatori e che, anzi, gioca con loro a farsi inseguire.
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venerdì 21 agosto 2015
True Detective - Stagione 2 [Serie TV 2015]
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Napoleone Wilson
"Tu non sai recitare"
Questa è una delle frasi che la moglie di Frank gli rivolge all'inizio dell'ultima puntata di questa seconda stagione. Pizzolatto deve essere proprio uno col senso dell'umorismo: una delle critiche più feroci a questa seconda stagione da parte degli internauti è proprio (ma tu guarda un po') l'incapacità recitativa di Vince Vaughn, il suo essere un cane come attore e adatto soltanto a parti da commedia.
Poi andiamo ad indagare meglio e scopriamo che le critiche arrivano pure agli altri attori della serie, giudicati inadeguati, inadatti, indegni di una serie di tale "peso" (ehhhh, vabbè che la prima stagione di True Detective è stata ottima, ma non esageriamo). Poi inesorabile arriva la critica massima, quella destinata ad annientare qualsiasi possibile replica: "Questa serie fa schifo perchè non c'è Macconagghiu".
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mercoledì 8 gennaio 2014
AMMAZZAVAMPIRI di Tom Holland (1985) vs FRIGHT NIGHT di Craig Gillespie (2011)
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Snake Plissken
Altro confronto tra un film e il suo Remake che come è ormai congeniale, da un po’ di tempo a questa parte, prende il nome del titolo originale
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venerdì 16 novembre 2012
7 PSICOPATICI (Seven Psychopaths) - Martin McDonagh
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Snake Plissken
Sette psicopatici in cerca d'autore... O meglio, di uno sceneggiatore (Colin Farrell), un irlandese ubriacone col blocco dello scrittore. Lo stesso Verga, rispondendo alle critiche di chi lo accusava di far parte del movimento verista e scrivere storie inverosimili, diceva che la vita non ha bisogno di essere verosimile perchè è vera, con tutte le sue imprevedibilità essa non è calcolabile. Beh, a dire il vero questo film un po' oltre si spinge, ma lo fa' nell'ambito della stessa sceneggiatura. Lo scrittore infatti scrive la storia nell'attimo stesso in cui la vive e a volte sono gli stessi personaggi che l'anticipano raccontandone la trama futura e scegliendone la sceneggiatura, questo lo rende verista nell'universo parallelo del film stesso.
Qualcuno ci ha visto una ispirazione tarantiniana, sarà per la sua cruda violenza che sa di satira grottesca: "il sangue è il loro, il vomito è il suo... sta bene" ma 7 Psicopatici non è solo questo, è la parodia di se stesso e in genere dei cliché’ dei film:
- “mani in alto! - no!
- Ma ho un fucile!
- non mi interessa
- ma non ha alcun senso!
- Peccato!
Che recensisce persino se stesso, rendendo superflue persino le critiche, perchè si critica da solo durante il film stesso… qualche autorevole sito, ad esempio, è caduto nella trappola rimproverandogli il ruolo marginale che in esso hanno le donne, ma il film stesso se lo rimprovera, con una battuta che sa di stilettata a certo film d’azione o di gangster. Un Kill Bill psicopatico dunque, in cui non c’è la minima ombra di vendetta, ma tutto al maschile, pieno zeppo di frasi ad effetto che diventeranno un must nelle citazioni, che ad un occhio meno attento potrà sembrare demenziale ma che non lo è affatto, uno psicopatico conserva infatti una sorta di ragionata lucidità in quello che fa nei confronti di uno schizofrenico.
Un film che contiene altri film, le storie che in esso si raccontano, fantasiose e spassose forse più del film. Richiede una media cultura cinematografica ma per chi come me riuscirà a capire il suo scopo lo apprezzerà davvero tanto, sicuramente destinato alla storia del genere Cult-Pulp. Grande!
Voto 8,5
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domenica 14 ottobre 2012
TOTAL RECALL, Atto di forza - Len Wiseman
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Snake Plissken
L'ho visto ormai qualche giorno fa, per essere la prima sera c'era relativamente poca gente, l'effetto Ted si fa ancora sentire, ma i soliti rompiballe quelli non mancano mai (se ne potrebbe aprire una rubrica dedicata). Stavolta becchiamo uno logorroico, pensate che per tutto il film ha raccontato la trama di "io vi troverò" perchè è uscito il seguito (Taken 2). Questa le supera tutte, ti siedi a vedere un film e parli della trama di un altro, ragazzo mio hai dei problemi seri! Che gli fai a uno così? Se lo mandi al affanculo poi sei costretto a spiegargli la strada. Ma veniamo al film...
Un po’ Uncharted un po’ V per vendetta, il film perde la tipica ironia degli action movie 80-90 e sostituisce Marte (abbandonato proprio nell’anno di Curiosity) con gli antipodi degli Usa, ai quali ci si arriva in poco tempo con un trasporto “rivoluzionario”. Protagonista quindi è la frustrazione causata dalla sovrappopolazione terrestre, l’uomo si è esteso per tutta la superfice terrestre soprassaturandola e producendo obbrobriosi alloggi costruiti gli uni sugli altri come rami intrecciati. Chiaro che in questa situazione nascano i dittatori e le resistenze di turno.
Come accade spesso per tutti i seguiti o remake, i distributori italiani si arrendono (finalmente) al nome originale, e se prima avevamo "io vi troverò" (Taken) ora abbiamo "Taken 2", così Atto di forza-Total Recall subisce una “inversione di gravità” e diviene Total Recall-Atto di forza. Ma cosa rimane del cult con Schwarzenegger? Ben poco, lo si ricorda giusto per una serie di citazioni, sparse qua e la per il film, e per la trama simile. La trama si dipana in maniera frenetica ma lineare in un lungo inseguimento che dura tutto il film. Le domande che il vecchio film si faceva restano a margine della storia, nessuno spazio alla confusione, qui si capisce tutto nell’attimo stesso in cui tutto avviene. Gli attori, più piacioni che mai, si prendono troppo sul serio. Chi ama gli effetti speciali andrà a nozze ma per i fan di Philip Dick e dei film che ne seguono le orme c’è poca carne al fuoco.
Film non del tutto pessimo (per il suo genere ben inteso) che non resterà certo nella storia della cinematografia ma che se poco poco fa buoni incassi il rischio è che tale trovata commerciale produca seguiti ben peggiori. ci si fermi qui e non è successo nulla.
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