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giovedì 9 ottobre 2014

SIN CITY, Una donna per cui uccidere (A Dame to Kill For) - di Frank Miller e Robert Rodriguez

Una lunga attesa durata nove anni che finisce per caricare l'opera di molte aspettative, non del tutto evase... Ma andiamo per ordine.

Torna la "Città del peccato" di Rodriguez e Miller, stavolta orfana di Tarantino. Sempre crudele e ancor più "fumettosa", "un posto in cui entri tenendo gli occhi aperti o non ne esci più", un luogo in cui i concetti di giusto, sbagliato, bene e male si mischiano ma nel quale giustizia e vendetta sono sinonimi. Qui non v'è legge infatti che può fermare il corso di una giusta-vendetta, poiché coloro che la ostacolano "sono tutti colpevoli" (citando Mickey "Marv" Rourke), non di meno quelli che la legge dovrebbero farla rispettare ma che sono schiavi del potere (preso nel termine più generale possibile).

venerdì 6 dicembre 2013

OLD BOY 2003 [VS] OLD BOY 2013 - Park Chan-wook [VS] Spike Lee

Inauguriamo oggi una nuova rubrica che chiameremo "Versus". Contrapporrà la recensione di un film a quella del suo Remake. Il primo ad aprire le danze è un film uscito ieri, Old Boy di Spike Lee, remake del suo omonimo Coreano girato nel 2003 da Park Chan-wook. Ripescando una vecchia recensione, presente sul web, del nostro Napoleone Wilson e affiancandola alla mia di oggi.
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Dipinto da molti come un capolavoro, questo Old Boy l'ho visto con la consapevolezza di dover assistere ad un film complesso, "forte", e che soprattutto richiedeva una certa dose di elasticità mentale.

La visione però sicuramente arricchisce, in un film che ci aiuta anche a cambiare un po' la prospettiva nei confronti del nostro modo di fare cinema (quello occidentale).

Old Boy è un film sulla vendetta, la vendetta nuda e cruda, anche quella che non ha molte ragioni per esistere, anche quella più spietata e dolorosa. Una vendetta che non teme il passare del tempo e ottenebra le menti dei protagonisti fino a diventare unica ragione di vita.

Ad un inizio lento e criptico fa seguito una seconda parte che lascia sbigottiti per quanto sia piena di "eventi" e di sorprese che scompaginano completamente la trama del film.
E' questa la cosa migliore della pellicola: la prima parte non lascia affatto presagire l'escalation alla quale assisteremo in seguito.

I colpi di scena sono assolutamente originali e niente affatto telefonati, anzi il deus ex machina nel finale lascia davvero di sasso e mette angoscia.
Alla fine si rimane quasi disorientati dopo aver visto il tutto, quasi come se ci fosse arrivato un pugno dritto allo stomaco e fossimo ancora incapaci di ragionare e di metabolizzare.

Dovessi dare un voto soltanto al colpo di scena e a quanto sia inaspettato gli darei 10.
Molte le parti violente, siamo dalle parti dello splatter, ben girate anche le scene di lotta, bravi gli attori, ottima la sceneggiatura a scatole cinesi dove alla fine sembra che (quasi) tutto quadri.

Ora le note dolenti.
1)Abituati alla mentalità occidentale, ci sarà difficile giustificare certi eccessi e inverosimiglianze nello sviluppo della trama.
Il film come una storia "mitologica". I tasselli entrano al loro posto, ma si ha la sensazione che il tutto sia troppo enfatizzato e romanzato per essere credibile.
2)In tv scorre la vittoria della Corea sull'Italia ai mondiali 2002 [!:-!]
Un buon film insomma, a mio avviso non un capolavoro assoluto come dipinto da molti, ma è un film che sicuramente va visto e che affascina.
Non entrerà probabilmente tra le mie pellicole preferite in assoluto ma mi ha fatto davvero un'ottima impressione

Voto 8
Probabilmente se fossi orientale il voto sarebbe decisamente più alto.



(a cura di Napoleone Wilson)
Remake hollywoodiano di un cult coreano di dieci anni fa, ricondito e riaggiustato da Spike Lee per i palati occidentali. Old Boy è uno di quei remake che più risentono del fatto di essere un remake. Perché essendo il titolo originale un gioco ben congegnato di colpi di scena, chi ha visto prima quello troverà questo come un lungo spoiler. Oltre ad ottenere una soluzione finale più politicamente corretta.

In una intervista in cui il regista parla del perché della sua scelta, tra le altre cose afferma: «perché agli americani non piace vedere film stranieri coi sottotitoli». Buon per noi allora che abbiamo degli ottimi doppiatori. Dovrebbero iniziare anche loro ad importare un po' di più. Potrebbero magari apprezzare un film con meno filtri di sceneggiatura.

Il nuovo OB è stato molto criticato e persino stroncato, in rete, a causa della variazione conclusiva. Evitato dunque il pugno nello stomaco che l'originale lasciava sui titoli di coda, a farne le spese è stato però il suo significato più profondo. Lee ha voluto incanalare il film sui binari della soluzione più plausibile, come se vedendo il film originale si fosse chiesto cosa si sarebbe potuto fare per evitare quell'epilogo, in un film già di per se molto disturbante. Ha voluto quindi renderlo più digeribile ai suoi connazionali. e magari anche farci un po' di soldi (anche con la massiccia marchiatura Apple).
Analogia gastronomica che ben ci sta, considerato quanta fatica fa lo stesso protagonista a digerire quel cibo cinese, con cui per vent’anni il suo aguzzino lo nutre. Quasi come se anche lui ci volesse dire quanto lo disturbasse quella mentalità eccessiva, tipica del pensiero orientale più atavico.

Arduo quindi il compito di quelli, come me, a cui il film alla fine non è dispiaciuto. Parafrasando il buon vecchio Bud Spencer in “I due superpiedi quasi piatti”, Preso allo spaccio Hollywoodiano non è che poi sia una ciofeca.

Uno perché Josh Brolin si districa bene nella parte. Due per un paio di scelte di personalizzazione non male. Come il cambio d’accoppiata vendicativa, padre per fratello con Padre per Padre (chi li vede capirà) o ad esempio l’eliminazione dell’articolato artifizio che porta all’innamoramento dei due personaggi. Tre perché in tal modo il valore della versione originale resta intatta e inarrivabile.

 Diciamo che questa è soltanto la sua versione alternativa, quella più fruibile dal grande pubblico (per quando possa essere anche questa molto pulp e cruda).
In fine, insomma, un cinefilo più smaliziato che vedrà prima la versione di Lee avrà di sicuro un’opinione più nobile di quella che ne avrà uno che la vedrà prima l’originale. L’occasionale invece faticherà persino a metabolizzare questa.

Ad ogni modo Spike Lee fuori dal ghetto non è però il genio che tutti apprezzano. La 25a ora è la 25a ora! E vestire Brolin dei panni dell’indagatore non avvicina questo film a quello.

Voto 7

venerdì 8 novembre 2013

MACHETE KILLS – di Robert Rodríguez

In pieno sovraffollamento da Zalone, con la Citta Del Cinema dal parcheggio stracolmo, ho scelto coscientemente di vedere prima Machete Kills. Uno perché così aspetto che sfolli, due perché in fondo credevo che avesse davvero potuto darmi soddisfazione. Avendo già apprezzato (Grindhouse) Planet Terror e lo spin-off che ne è scaturito (Machete) sapevo di andare sul sicuro. 

Machete Kills è un film spassoso e schizzatissimo, uno di quei film che va visto con cognizione di causa, che va capito e anche digerito. Se siete rimasti a Zalone, dunque, evitatelo. Non è un film da grandi incassi, non è da spettatori occasionali ma neppure da snob cinefili. Ma se sai come sintonizzarti sulla sua lunghezza d’onda, stanne certo… Machete è un vero spasso. Si insomma, per farvi un esempio breve e crudo, se sapete come ridere vedendo teste che rotolano, perché avete capito l’assurdità che c’è nella scena, allora avete capito Machete. Tipo kill Bill, per intenderci, ma molto più da ridere.

venerdì 16 novembre 2012

7 PSICOPATICI (Seven Psychopaths) - Martin McDonagh

Sette psicopatici in cerca d'autore... O meglio, di uno sceneggiatore (Colin Farrell), un irlandese ubriacone col blocco dello scrittore. Lo stesso Verga, rispondendo alle critiche di chi lo accusava di far parte del movimento verista e scrivere storie inverosimili, diceva che la vita non ha bisogno di essere verosimile perchè è vera, con tutte le sue imprevedibilità essa non è calcolabile. Beh, a dire il vero questo film un po' oltre si spinge, ma lo fa' nell'ambito della stessa sceneggiatura. Lo scrittore infatti scrive la storia nell'attimo stesso in cui la vive e a volte sono gli stessi personaggi che l'anticipano raccontandone la trama futura e scegliendone la sceneggiatura, questo lo rende verista nell'universo parallelo del film stesso. 

Qualcuno ci ha visto una ispirazione tarantiniana, sarà per la sua cruda violenza che sa di satira grottesca: "il sangue è il loro, il vomito è il suo... sta bene" ma 7 Psicopatici non è solo questo, è la parodia di se stesso e in genere dei cliché’ dei film:
- “mani in alto! 
- no! 
- Ma ho un fucile! 
- non mi interessa
- ma non ha alcun senso!
- Peccato!



Che recensisce persino se stesso, rendendo superflue persino le critiche, perchè si critica da solo durante il film stesso… qualche autorevole sito, ad esempio, è caduto nella trappola rimproverandogli il ruolo marginale che in esso hanno le donne, ma il film stesso se lo rimprovera, con una battuta che sa di stilettata a certo film d’azione o di gangster. Un Kill Bill psicopatico dunque, in cui non c’è la minima ombra di vendetta, ma tutto al maschile, pieno zeppo di frasi ad effetto che diventeranno un must nelle citazioni, che ad un occhio meno attento potrà sembrare demenziale ma che non lo è affatto, uno psicopatico conserva infatti una sorta di ragionata lucidità in quello che fa nei confronti di uno schizofrenico.

Un film che contiene altri film, le storie che in esso si raccontano, fantasiose e spassose forse più del film. Richiede una media cultura cinematografica ma per chi come me riuscirà a capire il suo scopo lo apprezzerà davvero tanto, sicuramente destinato alla storia del genere Cult-Pulp. Grande!

Voto 8,5

venerdì 9 ottobre 2009

BASTARDI SENZA GLORIA (Inglorious Basterd) – Quentin Tarantino

Due donne si fermano di fronte alla locandina del film all’esterno della multisala, leggendo il titolo una di queste chiede all’altra di che si tratta, e la risposta è: “quest? un film violeint” (in slang dialettale). Lungi da me l’intento di voler giudicare le persone in questione decontestualizzando tale frase, ma quelle parole ascoltate di sfuggita mi han fatto pensare questo: per vedere certi film bisogna gettarsi alle spalle ogni tipo di pregiudizio.

Chiunque leggendo una scarna trama potrebbe aspettarsi una versione Pulp della seconda guerra mondiale in stile kill Bill, ed infatti era ciò che io stesso mi aspettavo. Si insomma, la storia di un manipolo di ebrei chiamati bastardi che va in giro uccidendo nazisti e collezionando i loro scalpi, e un regista come Tarantino… pensate al mix che ne può venir fuori. Il risultato invece è tutt’altro che scontato anche se pregno delle caratteristiche che hanno reso celebre il regista italoamericano.

Ogni buon regista che si rispetti ha dovuto prima o poi cimentarsi con la rappresentazione cinematografica della guerra, ed ognuno di questi l’ha fatto secondo la propria visione del mondo e secondo la propria idea. In Bastardi senza gloria Tarantino, per sua stessa ammissione, rende omaggio a molti di loro, saccheggiando western, fiaba e cinema di casa nostra, ma il punto di vista risultante rimane come sempre originale oltre che geniale.

La storia viaggia sempre sui binari paralleli della verosimiglianza e della fantasia, passando dal drammatico, al grottesco, al comico nel giro di poche sequenze. Ad accentuare il pathos delle scene c’è poi questa colonna sonora western che cresce dentro di te col presagirsi di un evento spiacevole, che nel contempo ti spaventa e ti sostiene dandoti coraggio. Solo Tarantino poteva legare, all’epoca in questione, elementi tanto anacronistici come una canzone di Bowie e un Brad Pitt che imita palesemente il padrino. Nel film vi è una sorta di vendetta ebrea in cui i ruoli si scambiano, I suoi Nazisti sono tanto comici quasi macchiettistici, con un Hitler che è Chaplin e più di Chaplin del Grande Dittatore, con un magnifico Christoph Waltz (premiato a Cannes) nei ruolo di un colonnello (Hans Landa) che sembra uscito da un cartone animato, tanto è crudele e grottesco ne contempo. Mentre i sui ebrei sono agli antipodi di quel clichè che li vuole soccombenti e assoggettati in toto ai loro persecutori. Nel film questi ultimi sono invece spietati e lucidi, coscienti del fatto che nessuna pietà può essere concessa a coloro che, a parti invertite, non te la concederebbero.

ATTENZIONE. LA PARTE SEGUENTE CONTIENE RIVELAZIONI CIRCA IL FINALE DEL FILM…
Il finale è forse la parte migliore del film. Come topi i nazisti sono chiusi nel cinema che brucia e vengono sterminati sotto i colpi dei mitra. La scena senz’altro più ad effetto è quella in cui, al termine della proiezione nazista, sullo schermo appare il volto della ragazza ebrea che ride mentre il telone prende fuoco, il proiettore continua a girare e il volto continua a ridere nel fumo che resta, in perfetto stile horror. Nella scena finale Brad Pitt marchiando Landa con la svastica sulla fronde dice: Credo che questo sia il mio capolavoro, ed è facile immaginare che le parole fossero quelle di Tarantino.

Voto 8,5