☰
Visualizzazione post con etichetta Grottesco. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Grottesco. Mostra tutti i post

martedì 17 dicembre 2024

Grotesquerie - serie TV (2024)


Ryan Murphy non è certo uno che si tira indietro quando si tratta di sfornare opere controverse. Che si tratti dei media (della critica più nello specifico) o dello spettatore, le sue serie sono spesso al centro delle polemiche (Americano Horror Story o Monster). Lui fa spallucce e tira dritto, anzi si ha la sensazione che si nutra di questo suo essere divisivo, di godere nel riuscire a farsi detestare tanto quanto amare. Grotesquerie si può considerare come l'apoteosi di questo modo di fare: una serie che ha come tematica principale l'odio e la mancanza di empatia nella società nella quale viviamo e che fa di tutto, essa stessa, per farsi detestare dalla spettatore, sfidandolo continuamente a rivedere il suo approccio, ad evadere le sue aspettative, a togliergli continuamente il tappeto da sotto i piedi. Riuscirà a farsi odiare o è proprio grazie alla sua spigolosità che affascinerà? E' questo che sembra chiedersi e chiederci l'autore.
Se dopo i primi episodi credete di trovarvi di fronte al classico thriller poliziesco (con conseguente serial killer misterioso da individuare) è meglio che rivedete le vostre aspettative. Drasticamente. E preparatevi a farlo più volte. 

martedì 1 maggio 2018

American Gods - prima stagione [Serie Tv 2017]

Cercare di descrivere in poche righe cosa è (e di cosa parla) American Gods è impresa piuttosto ardua. E allora partiamo dal titolo: American Gods parla di Dei (americani ci aggiungiamo), abbastanza ovvio. Si ma quali Dei? Tutti. Tutti? Esatto, non si fanno distinzioni tra cattolici, musulmani, pagani, "Dei moderni" molto più terreni, si arriva perfino a scomodare figure del folklore e della superstizione. Tutti gli Dei hanno infatti il loro spazio ed esistono se c'è qualcuno crede in loro. Ecco allora che possono benissimo coesistere pure più di un solo Gesù Cristo, a seconda di come viene idealizzato dalle religioni che lo venerano. E tutti questi Dei stanno in America. Cosa ci stanno a fare? Non si sa bene, ma sostanzialmente si fanno la guerra, una guerra che vede fronteggiarsi due grandi fazioni: quella degli Dei Antichi e quella degli Dei moderni che in qualche modo li hanno soppiantati (idealmente la tv, internet, i telefonini ecc). Se tutto questo vi sembra folle in realtà è una delle poche cose che si possa chiamare "filo conduttore" delle puntate, perchè il resto sarà un misto tra il folle, il, grottesco, il bizzarro, lo splatter, il drammatico...
Tutto in sole 8 puntate che, va bene durano attorno ai 60 minuti ognuna, ma sono decisamente poche per tutto questo minestrone di eventi ed ambizioni. Basteranno?

sabato 28 gennaio 2017

Una serie di sfortunati eventi - Prima stagione [Serie Tv 2017]

Una quindicina di anni fa aveva preso piede la moda del trasporre qualsiasi romanzo di successo in pellicola per il cinema, negli ultimi anni però si sta assistendo ad un altro fenomeno: sono i film ad essere saccheggiati ed adattati per il piccolo schermo. "Una serie di sfortunati eventi" appartiene ad entrambe le categorie. Sono passati infatti 13 anni dal film che adattava per il grande schermo la serie per ragazzi omonima.
A differenza del film, la possibilità di "dilatare" il racconto ha reso possibile maggiore aderenza allo spunto originale di partenza, trasformando di fatto ogni romanzo in una coppia di puntate (divise in "parte 1" e "parte 2") per un totale di 8 puntate che raccontano i primi 4 romanzi.

venerdì 6 febbraio 2015

BIRDMAN - di Alejandro González Iñárritu.

In Birdman, Michael Keaton interpreta un vecchio attore divenuto celebre nel ruolo di un supereroe uomo-uccello... (dove l'ho già sentita questa?) che decide di rimettersi in gioco mettendo in scena, a Broadway, un classicissimo dramma amoroso. In questo progetto investe tutto se stesso (fisicamente ed economicamente) per dimostrare, e dimostrarsi, di essere un grande attore oltre che una celebrità hollywoodiana. Lottando in primis contro se stesso e i propri squilibri mentali. Tormentato da un passato ingombrante e "potente".

venerdì 24 gennaio 2014

THE WOLF OF WALL STREET - Di Martin Scorsese

Sesso, Droga, Rock'n'Roll... e soprattutto denaro, tanto denaro,  in una sceneggiatura dall'alto quantitativo di fuck. Al botteghino il film è segnalato come VM14, perchè stavolta Martin Scorsese "ci  è andato giù pesante", ma sempre nel suo stile. In TWOWS, Martin ci cala nel mondo dei Lupi di Wall Street 80-90, un mondo in cui l'unico imperativo non è solo diventare ricco ad ogni costo, ma farlo nel minor tempo possibile. Menomale che quei troll dei riadattatori di titoli italiani non ci hanno messo lo zampino. Già mi immaginavo un Wall Street, Bunga Bunga o Wall Street, Nani e Ballerine. La locandina d'altronde lo sintetizza efficacemente.

venerdì 16 novembre 2012

7 PSICOPATICI (Seven Psychopaths) - Martin McDonagh

Sette psicopatici in cerca d'autore... O meglio, di uno sceneggiatore (Colin Farrell), un irlandese ubriacone col blocco dello scrittore. Lo stesso Verga, rispondendo alle critiche di chi lo accusava di far parte del movimento verista e scrivere storie inverosimili, diceva che la vita non ha bisogno di essere verosimile perchè è vera, con tutte le sue imprevedibilità essa non è calcolabile. Beh, a dire il vero questo film un po' oltre si spinge, ma lo fa' nell'ambito della stessa sceneggiatura. Lo scrittore infatti scrive la storia nell'attimo stesso in cui la vive e a volte sono gli stessi personaggi che l'anticipano raccontandone la trama futura e scegliendone la sceneggiatura, questo lo rende verista nell'universo parallelo del film stesso. 

Qualcuno ci ha visto una ispirazione tarantiniana, sarà per la sua cruda violenza che sa di satira grottesca: "il sangue è il loro, il vomito è il suo... sta bene" ma 7 Psicopatici non è solo questo, è la parodia di se stesso e in genere dei cliché’ dei film:
- “mani in alto! 
- no! 
- Ma ho un fucile! 
- non mi interessa
- ma non ha alcun senso!
- Peccato!



Che recensisce persino se stesso, rendendo superflue persino le critiche, perchè si critica da solo durante il film stesso… qualche autorevole sito, ad esempio, è caduto nella trappola rimproverandogli il ruolo marginale che in esso hanno le donne, ma il film stesso se lo rimprovera, con una battuta che sa di stilettata a certo film d’azione o di gangster. Un Kill Bill psicopatico dunque, in cui non c’è la minima ombra di vendetta, ma tutto al maschile, pieno zeppo di frasi ad effetto che diventeranno un must nelle citazioni, che ad un occhio meno attento potrà sembrare demenziale ma che non lo è affatto, uno psicopatico conserva infatti una sorta di ragionata lucidità in quello che fa nei confronti di uno schizofrenico.

Un film che contiene altri film, le storie che in esso si raccontano, fantasiose e spassose forse più del film. Richiede una media cultura cinematografica ma per chi come me riuscirà a capire il suo scopo lo apprezzerà davvero tanto, sicuramente destinato alla storia del genere Cult-Pulp. Grande!

Voto 8,5

mercoledì 17 ottobre 2012

KILLER JOE - William Friedkin

William Friedkin è un regista che spiazza. Sempre. Fin dal capolavoro orrorifico de L'esorcista, passando per il crudo poliziesco metropolitano con Il Braccio violento della legge o al thriller atipico Vivere e morire a Los Angeles il regista statunitense gioca con lo spettatore, lo mette fuori strada e divide.

Eccolo quindi alla soglia degli 80 anni uscirsene con questo Killer Joe, film particolare, crudo, violento e potente come nel suo stile. Stavolta però sceglie la strada del grottesco, si lascia andare ad atmosfere tarantiniane (ma il suo stile è sempre ben presente), in un film molto parlato (l'ispirazione è una pièce teatrale) e soprattutto recitato. Anche la trama è molto sottile, a tratti quasi scompare per lasciare spazio ai protagonisti.

Il cinismo di ogni personaggio è allo stesso modo grottesco, in una escalation di follia ed egoismo che non risparmia nessuno.

Tra tutti si distinguono proprio il Killer che dà il titolo al film, capace con la sua figura di tenere in piedi per gran parte da solo tutta la pellicola (molto bravo McConaughey, peccato che quasi sempre lo si veda in commedie insulse che non ne sfruttano il talento) e di offrire una parte finale da brividi, l'ingenua Dottie (che in realtà è forse a tratti l'unica capace di capire ciò che realmente accade ed accadrà) e in maniera minore il fratello della stessa (forse un po' meno egoista degli altri ma allo stesso modo cinico e stupido) e il padre che si lascia scivolare tutto addosso magari infarcendolo di parolacce ma che se ne resta per tutto il film lì, impassibile.

Killer Joe in definitiva è un thriller che però è allo stesso tempo una commedia, un noir, un film grottesco e una favola nera (il regista l'ha definito "una cenererentola dark" ed effettivamente non ha tutti i torti).

In definitiva Friedkin stupisce ancora con un film imperfetto, violento, grezzo e sporco, un pugno di attori che quasi per tutto il tempo sono sempre nella stessa stanza, una manciata di dialoghi efficacissimi e qualche scena che diventerà cult negli anni a venire (il finale violentissimo o la scena della coscia di pollo).

Un film non per tutti, anzi per pochi a giudicare dai commenti in sala di qualcuno che avrebbe fatto meglio ad andarsi a vedere un action qualsiasi invece di fracassare i cocomeri per tutta la durata lamentandosi di quanto il film (a turno) facesse schifo, fosse stupido, immorale, "il film più brutto che io abbia mai visto".

Voto 7