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venerdì 11 aprile 2025

Prime Target - serie TV (2025)

"A wise man once said
that everything could be explained with mathematics
He had denied
His feminine side
Now where is the wisdom in that?"
(Marillion - This Is the 21st century)

I Marillion, agli albori del secolo in corso, composero un pezzo che suonava come un' accusa ad un mondo che stava diventando sempre più cinico, calcolatore, freddo, privo di emozioni. Un mondo dove tutto può essere spiegato in maniera razionale e può essere calcolato o indicato da un numero o una formula, dove la magia della scoperta o la ricerca della bellezza nelle cose è svanita, dove ogni persona fa qualcosa soltanto per ottenerne in cambio un'altra. Una visione pessimistica e al limiti della distopia ma che conteneva molti spunti tristemente reali e che lo sono diventati a maggior ragione negli anni successivi. È fuori di dubbio infatti che i computer, gli algoritmi, le formule, i codici, siano ormai una componente fondamentale del nostro tempo e governino le nostre vite. Tutto (o quasi tutto) può essere quindi spiegato ed espresso da una formula e chi le conosce è in grado di avere in pugno i destini del mondo intero (alcuni tra l'altro ce l'hanno pure se propongono formule balzane e prive di qualsiasi fondamento, ma questa è un'altra storia assurda dei nostri tempi).
È da questo concetto che prende spunto Prime Target (gioco di parole tra "obiettivo numeri primi" e "obiettivo primario"), una spy Story sui generis, che ha per protagonista un matematico che scopre una formula in grado di distruggere potenzialmente l'intera economia mondiale. È in atto infatti una cospirazione che ha per oggetto i numeri.
 

mercoledì 11 marzo 2020

Altered Carbon - seconda stagione (2020)

Sono un appassionato di cyberpunk, passione ereditata da quella per i racconti e romanzi di Philip Dick. Si tratta di un tipo di fantascienza molto "umana" e che si lega fortemente a tematiche etiche e sociali: l'alienazione, il razzismo, il concetto di umanità, il controllo governativo, l'attendibilità delle notizie e di tutto quello che vediamo e sentiamo... Una fantascienza insomma più "terrena" e per certi versi più angosciante perchè più vicina a noi. Va da se che qualsiasi prodotto appartenente anche lontanamente al filone ha immediatamente il mio interesse (attendo con trepidazione  Cyberpunk 2077). 

domenica 26 gennaio 2020

LIVING WITH YOURSELF - serie tv (2019)

A volte un'idea interessante, da sola, non basta. Recentemente avevamo recensito Russian Doll, serie che partiva da uno spunto non originale ma interessante (il loop temporale) e che col passare delle puntate riusciva a trovare sempre nuove soluzioni, sia visive che narrative. Living With Yourself prova a fare lo stesso. 
Anche in questo caso lo spunto di partenza è di tipo fantastico/fantascientifico (il clone) e anche qui è possibile individuare un progenitore cinematografico ("Mi sdoppio in 4"), per quanto sicuramente meno cult e meno conosciuto. Se però nel primo caso le premesse venivano smentite dallo sviluppo, qui è l'esatto contrario: lo sviluppo è proprio quello che ci si potrebbe aspettare, senza guizzi, senza motivi realmente originali che varino la formula

martedì 22 ottobre 2019

GLOW - Terza stagione (2019)

Quello che mi aveva incuriosito dopo aver visto le primissime puntate di Glow era l'assoluta originalità dello spunto di partenza e la grandissima capacità di far duettare all'interno della stessa serie (e di un singolo episodio di 30 minuti in media) bizzarria e introspezione, risate e riflessione, dramma e intrattenimento. Una serie sul wrestling femminile ambientata negli anni '80 coloratissima, piena di luci al neon e musica ma che non disdegnava uno sguardo più maturo dove i piccoli drammi si mescolavano alla voglia di rivalsa di un gruppo di donne decise a riprendersi la propria vita. Gran parte del merito andava attribuita ad un cast capace di passare dal registro comico a quello più introspettivo con grandissima nonchalance. La seconda stagione ha seguito quel percorso ma ha inserito giustamente ulteriore approfondimento dei personaggi, fino a sfociare però in un cliffhanger finale che lasciava molte incognite, una su tutte:"Dove si andrà a parare adesso?". Si perchè la proposta di spostare Glow a Las Vegas, in un casinò, era bizzarra quanto rischiosa. Avra' "pagato"? 

mercoledì 15 agosto 2018

Gotham - quarta stagione [Serie Tv 2017-18]

Bruno Heller è un maestro nel deludere le aspettative. Lo abbiamo già scritto e lo riscriviamo ancora, siamo costretti: il modo col quale ha gestito la questione John Il Rosso in The Mentalist grida ancora vendetta a distanza di anni. E per questo, perchè conosciamo i nostri polli che stavolta non avevamo abboccato, con Gotham sapevamo già cosa aspettarci. Ahi voglia a dire "la serie non parlerà di Batman ma solo della città e del suo campionario di personaggi grotteschi", perchè volente o nolente Gotham parla delle origini di Batman e lui lo sa: da anni ci regala contentini, ci preannuncia l'arrivo del "cavaliere oscuro", un simbolo di qua, una frase di là. La scorsa stagione si chiudeva in modo da non lasciar dubbi: sarà la stagione di Batman e così sembrava dopo aver visto le prime puntate di questa quarta stagione ma poi...si ritorna come ogni anno alle solite scaramucce senza fine, i soliti voltafaccia, i colpi di scena scontati. E Batman? Ce ne ricordiamo solo nel finale, nel quale col solito cliffhangerone ci viene preannunciata di nuovo la nascita del pipistrellaccio. La prossima sarà però l'ultima stagione e (sebbene la serie riesca comunque a restare su livelli discreti) il colpo di coda (o d'ala) serve assolutamente per non lasciare la serie nel solito limbo del "piede in due scarpe" e poi francamente tornare a ripetere le stesse cose ad ogni stagione comincia a stufarci. Lo studente è bravo ma non si applica insomma, Gotham ha tutto per far bene e a tratti lo fa ma spesso preferisce il "voltafaccismo" classico delle serie "da battaglia", quelle che non vogliono sforzarsi più di tanto di andare oltre il compitino.

martedì 29 maggio 2018

ARENA - DOUBLE VISION (2018)

Sono passati già tre anni dall'album precedente (il discreto The Unquiet Sky) ed ecco che gli Arena rifanno capolino in questi giorni con un nuovo lavoro: Double Vision. Il titolo potrà sembrare già sentito ed in effetti lo è: è lo stesso di un brano pubblicato giusto 20 anni fa all'interno di The Visitor (ma a livello sonoro non ci sono somiglianze così marcate col brano in questione), album che in un certo sensò portò il gruppo verso lidi più "duri" e più commerciali rispetto a quelli degli esordi. Se infatti il gruppo di Mike Pointer, Clive Nolan e soci era nato come "risposta ai Marillion" in un periodo nel quale, orfani di Fish, questi ultimi cercavano un approccio più da "classifica" è altrettanto vero però che gli stessi Arena col passare del tempo appiattivano il loro sound infarcendolo di riff di facile presa e trasformando il loro new prog in un prog metal melodico tutt'altro che originale (laddove invece i Marilllion, al contrario, si riappropriavano di sonorità più cangianti e sfornavano lavori sempre più convincenti). E' proprio a quel The Visitor del 1998 che questo nuovo album vorrebbe ispirarsi (purtroppo non certo nella discutibile copertina) riuscendoci solo in parte, ma regalando comunque ottimi momenti.

L'intento è in effetti proprio quello di offrire un qualcosa che suoni simile agli ultimi album ma che in un certo senso suoni anche affine ai primi lavori della band. Questa "doppia visione" è evidente soprattutto nella differenza tra "struttura" del disco e sonorità effettive. Se infatti la prima abbandona i tanti brani di breve durata, abbracciando invece pezzi più lunghi ( solo 7) e addirittura una suite di ben 23 minuti di durata (la più lunga della carriera), dall'altra nel sound non si sente un cambiamento particolarmente incisivo, anzi a tratti le sonorità si fanno persino più pesanti e meno ariose rispetto a quelle dell'album precendente.
La partenza con "Zhivago Wolf" è abbastanza emblematica: inizio con riffone stile prog metal e voce, sviluppo più "classico", con un ritornello "facile" ma indovinato, che nel finale si fa più veloce e incalzante. Pezzo orecchiabile e in pieno stile Arena insomma con qualche sfuriata metal qua e là. Lo stesso inizialmente si potrebbe dire con il secondo pezzo,"The Mirror Lies", che sembra avere una struttura simile ma presente una maggiore varietà: il riffaccione è spezzato da parti acustiche e più delicate e anche il ritornello è orecchiabile ma più articolato. 

"Scars" parte con un intro acustica con chitarra e voce in evidenza per poi rivelarsi una semiballad sferzata comunque nella seconda parte da sonorità più potenti, resta comunque tra i pezzi più canonici dell'album, per quanto piacevole. Di durata simile è la seguente "Paradise of Thieves" ma in questo caso si torna a sonorità più prettamente prog metal che però sembrano sviluppate meglio, così come il crescendo che conduce al ritornello (ancora una volta poco originale ma ben costruito) quasi "pendragoniano" (con un Nolan meno in primo piano) anche grazie ad una chitarra che non si limita ad offire riff ma regala qualche breve assolo molto piacevole.
"Red Eyes" è tra i pezzi più lunghi dell'album e ancora una volta è aperta da un riffone chitarristico stavolta quasi hard rock ma le strofe risultano più ariose e in linea con un pezzo new prog. Nella seconda parte si fanno più presenti le tastiere ma l'andamento del pezzo rimane pressochè invariato. Con un ritornello migliore forse sarebbe stato uno dei pezzi migliori del disco. L'esatto opposto di "Poisoned", unica vera ballata e unico brano "acustico" dell'album: piacevolissima, orecchiabile, con un ritornello di facile presa.

E si arriva  così alla famigerata suite da quasi 23 minuti: "The Legend of Elijah Shade". I primi minuti sono quanto di più Marillioniano (quelli di Fish) possa esserci (ascoltate ad esempio la parte che comincia al quarto minuto): piano, cantato teatrale, chitarre acustiche, saliscendi umorale. Sembra insomma di essere tornati indietro nel tempo anche per il gruppo con sonorità che fanno tanto "Songs form the lion's cage". Al sesto minuto la suite si indurisce ma mantiene sonorità new prog assimilabili a quel citato "The Visitor", per poi dal minuto 14 tornare a spostarsi sui solidi lidi rocciosi e assimilabili a quelli degli altri brani (non prima di una breve digressione di Nolan all'organo). Gli ultimi minuti ci riportano invece a sonorità classiche e lontane nel tempo, con la chiusura epica che rimanda a quelle di Sirens (1996) e Solomon (1995), ma di durata inferiore. Un pezzo a tratti davvero evocativo e ben ideato, forse però poteva durare qualche minuto meno.

Double Vision è insomma come detto un prodotto ambivalente: da un lato si sforza di riproporre una struttura e alcune caratteristiche abbandonate nel corso degli anni dal gruppo, dall'altra parte però questo si scontra con sonorità troppo simili agli ultimi (non eccezionali se paragonati ai primi) album, anzi a tratti enfatizzando ancora di più l'adagiarsi sul riff facilotto che appiattisce i pezzi. 
In definitiva se amate gli Arena ci troverete le consuete sonorità orecchiabili ed epiche, perfino qualche bella sorpresa qua e là, se invece cercate la rinascita sonora del gruppo o il miglior album della loro discografia potreste restare delusi

Voto 7

giovedì 26 aprile 2018

The Strain - quarta stagione [Serie Tv 2017-18]

2018. Anno tristissimo per i fan delle serie tv americane: è infatti l'anno dell'ultima stagione (almeno qua in Italia)  di una delle serie tv più amate, apprezzate, idolatrate, copiate...The Strain.
Sto scherzando naturalmente, a parte sul fatto che quest'anno è andata in onda effettivamente l'ultima stagione di The Strain, serie che sebbene sia opera di Guillermo del Toro (che è pur sempre un premio oscar) e di Chuck Hogan (autore assieme a lui anche del romanzo dal quale è tratta la serie), non si può esattamente definire epocale. E' sempre stata ed è rimasta fino alla fine coerente con se stessa: un prodotto "di genere", col suo fascino e le sue peculiarita ma anche ovviamente con i suoi difetti. Diciamo insomma che la trama non è che abbia mai fatto sfracelli (anzi) e che i personaggi non sono mai stati (a parte Setrakian e Quinlan probabilmente) il carisma fatto persona, per non parlare di personaggi tra i più irritanti mai visti (si, avete capito, proprio lui), però in fondo in fondo ci si era un po' affezionati: questa "caccia al padrone" aveva un suo perchè, questo mondo che da horror si trasforma in apocalittico e poi distopico, questo continuo ondeggiare tra momenti seri ed altri (forse involontariamente) divertenti. Si arriva insomma alla fine del viaggio, un po' a fatica ma anche con qualche momento memorabile.

venerdì 23 febbraio 2018

Everything Sucks! - Prima stagione (2018)

Everything Sucks!, ovvero "La serie tv sugli anni '90". Cosa sarà mai successo negli anni '90? Si, perchè se scegli di fare una serie sugli anni '80 (un po' una moda dell'ultimo lustro, ma pure di più) "ti piace vincere facile": ci piazzi un paio di capelli cotonati, un walkman, qualche pezzo dei Duran Duran (o degli Spandau), shakeri un po', e il risultato è ottenuto. Certo spesso il risultato è soltanto una serie di citazioni fini a  se stesse, ma gli spunti di partenza comunque li hai. Se invece vuoi "recuperare" e immergerti di nuovo negli anni '90 che ti inventi? Tutto si fa più complicato. Per quanto non manchino le "mode", i cultissimi, i look improbabili, le canzoni "simbolo" anche lì, tutto è più "soggettivo", meno soggetto ai clichè, più difficile da replicare. E allora ecco che un conto è citare gli onnipresenti Ritorno al Futuro, Ghostbusters ecc, altro conto è citare (il pur divertente) Ace Ventura (primo film visto da me al cinema da ragazzino tra l'altro). Tutto insomma è meno "epico", più "spento", pure meno trash se vogliamo, molto più "grunge". Ma ormai ci tocca, siamo quasi negli anni '20 e il revival degli anni '90 è destinato sempre di più ad invadere i cinema ed i televisori (anche qua da noi: basti vedere il recente 90' Special, che altri non è che il solito minestrone assortito simil Meteore che di tanto in tanto rispunta sulle nostre tv, naturalmente a tema anni '90). Tutto insomma "fa schifo"? Se lo dicono loro...

sabato 13 gennaio 2018

The End of the F***ing World - Prima stagione (2018)

"Mi chiamo James, ho 17 anni e credo di essere psicopatico". Questo è l'incipit di "The End of the F***ing World". Secco, immediato, essenziale. Dopo i primi minuti - che farebbero pensare ad una specie di Dexter adolescenziale - però il punto di vista viene immediatamente ribaltato: ci imbattiamo in Alyssa, una ragazza insoddisfatta della propria vita, dei propri amici, del mondo sostanzialmente. Sia James che Alyssa sono quindi due ragazzi che sentono di essere fuori posto nel mondo, di essere "diversi". Il primo è alla ricerca della sua prima "preda" perfetta (continua a ripetersi di voler uccidere qualcuno), la seconda cerca qualcuno che sostenga la sua visione del mondo e assecondi il suo desiderio di libertà. I due fuggiranno cacciandosi in guai sempre più grossi, in un viaggio che li cambierà ma non nel mondo che immaginavano, portandoli a ridefinire la loro visione del mondo e a scoprire lati del loro carattere che credevano inaspettati.

venerdì 29 dicembre 2017

Manhunt:Unabomber - prima stagione [Serie Tv 2017]

"Dopo Manhunter e Mindhunt ecco a voi Manhunt". Come presentazione non è proprio il massimo. Diciamo che quando si tratta di serial killer o affini non è che come titoli ci sia il massimo dell'originalità (in questo caso però il titolo di produzione era un più efficace "Manifesto"). In questo caso più che di serial killer si potrebbe parlare però di terrorista (un bombarolo) ma le affinità con la serie di David Fincher, uscita qualche mese fa, ci sono sicuramente. A cominciare da un protagonista ossessionato dal voler acchiappare un assassino con metodi non convenzionali, tanto dal volersi inventare un vero e proprio nuovo metodo di indagine. Qui però ci spostiamo dagli anni 70' agli anni 90', anche se sembra che la mentalità chiusa e poco incline a nuovi sistemi di investigazione sia la stessa. Ma chi è questo bombarolo? Come da titolo si tratta del famigerato Unabomber, quello americano (non quello ribattezzato allo stesso modo in Italia, anche se non c'entrava una mazza a cominciare dal significato del nome utilizzato originalmente), colpevole di aver ucciso 3 persone e averne ferite altre 23 con pacchi bomba, nel corso di 18 anni.

lunedì 21 agosto 2017

The Defenders - Stagione 1 [Serie TV 2017]

E alla fine il tanto atteso crossover arrivò. Dal 18 agosto è infatti disponibile su Netflix la serie televisiva che riunisce i 4 supereroi televisivi Marvel (Daredevil, Jessica Jones, Luke Cage e Iron Fist) tutti assieme per combattere il crimine. Uno si aspetterebbe che questo The Defenders sia un po' la somma di tutte 4 le singole serie televisive, un Frankenstein iperpomposo da 30 e più puntate, con una trama che riprende tutti i filoni visti in precedenza e mette in mostra il triplo degli effetti speciali. Beh, non è così, The Defenders è piuttosto ordinaria e meno ambiziosa di quanto ci si aspetterebbe, a cominciare dal numero di puntate (8, contro le 13 delle singole serie) e da una trama confusa e piuttosto esile, per finire con un budget a disposizione non così astronomico. Un fiasco? No, piuttosto una serie canonica, che intrattiene, ma ci si aspettava di più.

giovedì 3 agosto 2017

SPIDERMAN HOMECOMING - Jon Watts

Torna (e ritorna) al cinema il re dei reboot della Marvel Studios, ma la prima inquadratura del film è tutta per "Batman"... o meglio, per Michael Keaton, che nel ruolo da Villan si rifà, però, più al suo Birdman. Ma andiamo per ordine.

Abbiamo ormai perso il conto di quanti Spiderman abbiamo dovuto "rivedere" e "rivivere". Come uno scrittore che scrive qualcosa, poi strappa il foglio e ricomincia, e che periodicamente lo rifà, Spiderman ritorna a raccontarci la sua storia. In fondo, però, è sempre stato questo il suo destino, quello dell'eterno-giovane uomo ragno: col passare degli anni i suoi interpreti crescono, diventano uomini ma lui deve restare un ragazzo, così si deve cambiare. Come un computer con poca RAM che bisogna riavviare ogni volta che questa "cresce" troppo. Ogni volta uno Spiderman diverso a secondo del filtro applicato su di esso dalla personalità e dalle idee del suo regista (che naturalmente cambia assieme a lui). Così si è passati dallo Spiderman romantico di Raimi a quello più malinconico e dark di Webb (versione che non mi è dispiaciuta). Ognuna di queste versioni è sembrata cogliere un adolescente diverso, con un carattere differente e uno stile proprio, sottolineando le turbe esistenziali della fase pre-adulta.

martedì 18 luglio 2017

Gotham - terza stagione [Serie Tv 2016-17]

Bruno Heller non è mai stato uno di cui fidarsi particolarmente. Già dai tempi di The Mentalist si giocò malissimo la carta "John il Rosso" rilasciando dichiarazioni che poi venivano smentite totalmente nel telefilm tanto da arrivare poi ad una sorta di giochino "è lui o non è lui?" che finì con lo scontentare tutti i fan una volta rivelata l'identità del killer.
Quando si trattò di pubblicizzare Gotham disse che la serie non era basata su Batman ma sulla città e quello che gli gravita intorno. Una serie su una città? Che è, un documentario? Ovviamente Gotham non è una città come tutte le altre, è il prototipo della città corrotta e marcia, luogo di nascita di alcuni tra i principali villain dei fumetti (nonchè nemici del pipistrellaccio). 
Se la prima stagione quindi si concentrava effettivamente più sulla città e la seconda invece introduceva praticamente tutti i villain, questa terza ripesca quelli persi per strada (alcuni potevate lasciarli pure stare in pace) e conduce Bruce Wayne verso la sua maturazione e il suo cambiamento definitivo.

venerdì 16 giugno 2017

WONDER WOMAN - Patty Jenkins


Il film è mio e lo gestisco io...

Parafrasando il famoso motto del femminismo, voglio quest'oggi parlarvi di questo film, girato da una donna, su una super-eroina dei fumetti. La "donna che non deve chiedere mai", forte, cazzuta e che non ha bisogno degli uomini... ma che non li ritiene, sotto sotto, del tutto inutili. Sto parlando di Wonder Woman, che molti come me han conosciuto con la serie televisiva degli anni 70/80. Osannata in patria, questa trasposizione cinematografica di Patty Jenkins, da noi ha trovato quanto meno pareri controversi... ma andiamo con ordine.

mercoledì 14 giugno 2017

OUTCAST - Stagione 2 [Serie TV 2017]

Dopo una prima stagione con buoni spunti ma troppo "introduttiva", Outcast era chiamata ad un salto di qualità, soprattutto dal punto di vista della narrazione e della "ciccia": una serie affascinante ma che ha faticato non poco a farsi amare.
Forse i clichè erano troppo invadenti o la natura stessa del telefilm (in fondo si parla di invasori e possessioni) non si prestavano esattamente a dipingere qualcosa di originale o innovativo, fatto sta che nelle sue prime dieci puntate aveva regalato buone speranze e belle atmosfere ma non tantissimo altro.
In questa seconda stagione fortunatamente ci sono maggiori rivelazioni e la trama offre sicuramente piu  soddisfazioni. Se prima infatti Sidney era un personaggio sfuggente, il classico cattivo che è onnipresente e onnipotente, in questa sicuramente gode di un approfondimento maggiore e si rivela un personaggio più sfaccettato. Non è semplicemente il leader dei "cattivoni" ma soltanto un tassello di un piano più grande, solo uno degli attori in campo che cercano di ottenere i propri scopi.

lunedì 12 giugno 2017

MR ROBOT - Stagione 2 [Serie TV 2016]

Lo avevamo detto già in tempi non sospetti: mentre tutti si inginocchiavano, si prostravano, osannavano MR ROBOT come la serie piu' innovativa, intrigante, misteriosa, entusiamante, la serie piu' + di tutte insomma, noi invece vedendola avevamo leggermente storto il naso e non perche' non fosse una serie ben confezionata, anzi MR ROBOT era la serie ben confezionata per eccellenza: fotografia, musiche, recitazione, battage pubblicitario, tutto cotto a puntino per intrigare lo spettatore, esaltarlo. Ma al di la' della patina da serie tv strabiliante e originale in realta' mascherava un'incapacita' di emozionare e di raccontare qualcosa di appassionante e "concreto".
La lotta alle multinazionali ed il racconto di questi giovani hacker era in fondo molto molto esile, i presunti "misteri" legati alla personalita' del protagonista erano banali e telefonatissimi, quest'aria da Fight Club misto a Watch Dogs era interessante e potenzialmente pieno di possibilita' ma ci si limitava ad un telefilm piu' videoclipparo che intrippante.

Finita la seconda stagione di MR Robot sul web si sono scatenate le critiche e gli insulti, le lamentele, la disperazione, perche' "la seconda stagione e' bruttissima, fa schifo". Per argomentare questa "sentenza" non si è fatto altro che affermare le stesse cose che erano evidenti gia' nella prima stagione, ma che nella testa di molti hanno reso quello che era il telefilm più bello della storia  una specie di serie tv di serie z.  Non era il caso invece di ridimensionare a posteriori la prima stagione piuttosto?

mercoledì 24 maggio 2017

Galahad - Quiet Storms (2017)

I Galahad sono un gruppo strano. Appartenenti al neo prog, non hanno fatto parte però della "prima ondata", quella più famosa e che vide la fortuna di gruppi come Marillion, Iq, Pallas e Pendragon. Arrivati più tardi, come gli Arena, non avevano però come loro la forza di musicisti navigati e provenienti da esperienze di successo. Il nome del gruppo non era il massimo dell'originalità e i primi album risultavano derivativi e pieni di scimmiottamenti ai Marillion. Pure il cantante Stuart Nicholson era tutto meno che appariscente e la produzione dei primi album era particolarmente pessima. Una ciofeca di gruppo insomma? No.

sabato 14 gennaio 2017

Travelers - Prima stagione [Serie Tv 2016]

Oggi parliamo di una serie canadese di fantascienza nella quale un gruppo di viaggiatori, provenienti da un futuro apocalittico e distopico, cerca di impedire la catastrofe agendo nel presente, un presente ancora "sereno" e inconsapevole. No, non stiamo parlando di Continuum, anche se in effetti incipit e alcune "scelte" della serie stessa fanno poco per non rimarcare questa somiglianza. Alla prima puntata non a caso compaiono sullo schermo due facce già note a coloro che hanno seguito la serie di Simon Barry, ma sto Brad Wright (creatore della serie) è solo un un copione, tra l'altro un copione di serie tv quasi discrete ma non eccezionali? No, le cose non stanno proprio così: nonostante le apparenze questo Travelers presenta diverse caratteristiche distintive che ne fanno un prodotto interessante e con una propria identità, a cominciare dalla sua premessa. I viaggiatori infatti non viaggiano materialmente dal futuro al presente ma lo fa solo la loro coscienza: si sostituiscono al loro "ospite" solo nel momento in cui questi "tirano le cuoia".

lunedì 31 ottobre 2016

MORTE A 33 GIRI - Charles Martin Smith. (Speciale Halloween - puntata 6)

Gli anni 80': l'unica epoca nella quale potevi permetterti di girare film scalcinati, raffazzonati, con effetti speciali, costumi e tagli di capelli discutibili, trame banali e riuscire comunque a sfornare qualcosa di gustoso. 
In molti film si respira tanta approssimazione quanta genuinita', a volte una singola idea bastava e avanzava per sfornare 90 minuti (massimo) di fuochi d'artificio, senza paura di cadere nel trash o nel ridicolo, spinti solo dalla voglia di raccontare una storia anche con mezzi limitatissimi. A volte bastava poco, un po' di sfrontatezza ed uno spunto affascinante e si poteva raccontare perfino qualcosa di lontanissimo dalla realtà.
L'ultimo film del nostro "speciale Halloween", Morte a 33 giri (Trick or Treat in lingua originale) , appartiene proprio a questo tipo di cinema: una pellicola piena di difetti, appunto, eppure tremendamente affascinante e pieno di chicche. Un cultissimo insomma.

lunedì 24 ottobre 2016

IL RITORNO DEI MORTI VIVENTI - Dan O'Bannon (Speciale Halloween - puntata 3)

Se nelle prime due puntate del nostro "speciale Halloween" abbiamo recensito due esponenti "moderni" dell'horror, in questa terza recensione parliamo invece di un cult (più di America che in Italia) degli anni '80, un classico dell'horror zombesco: Il ritorno dei morti viventi
Se infatti Pontypool cercava, dopo anni e anni di film sulla stessa tematica, di offrire qualcosa di diverso e originale (riuscendo praticamente solo in quello), con "Il ritorno dei morti viventi" siamo agli albori del filone, o per meglio dire siamo nell'epoca d'oro, film sugli zombie ce ne erano già stati (su tutti quelli di Romero), ma eravamo ancora in un momento nel quale si esplorava, senza paura di scadere nel trash, all'interno di un mercato non ancora saturo (i "vaganti" erano stati ormai in un certo senso sdoganati ma, tolti gli eponenti maggiori, per il resto si parlava sempre di film destinati ad un pubblico particolare e non ancora alla grande massa).