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giovedì 29 gennaio 2026

The agency - serie TV - prima stagione (2024-25)


E' diventato sempre più complicato scrivere una serie TV di spionaggio. Viviamo infatti in tempi folli, nei quali gli scenari mondiali mutano con un battito di ciglia ed intere nazioni possono nascere o morire a seconda di come si è svegliato qualche presidente. 
A volte capita che, se hai le informazioni giuste e scegli bene gli informatori, puoi addirittura anticipare certe escalation (vedi il caso Jack Ryan), ma si tratta di casi sporadici, dove la fortuna gioca un ruolo cruciale. 
Il più delle volte concentrarsi su una tematica "attuale" può diventare in molti casi un'arma a doppio taglio, che rischia di rendere obsoleta una serie ancora prima che esca.
Ci sono quindi prodotti che scelgono un approccio diverso, più "intimista" si potrebbe dire, che si concentrano sulle dinamiche interne e sulle persone invece che su trame cervellotiche e realistiche.
E' quello che accade in The Agency, serie statunitense (rifacimento pedissequo della francese Le Bureau) uscita su Paramount +, che si avvale di un cast di prim'ordine (Richard Gere, Michael Fassbender) per raccontarci una storia di agenti "in bilico", sempre sul filo del rasoio, costretti a recitare continuamente una parte. Dove finisce l'uomo/la donna e comincia l'agente? Si può consapevolmente vivere una vita (fittizia) per anni e poi tornare a vivere la vita di prima da un giorno all'altro?

"Quale è il tuo nome in codice? James Stock?



Ci troviamo, lo capiamo subito, di fronte alla classica serie dove "nulla è quello che sembra" e tutti mentono. In questo caso però non accade tanto per fini di trama, magari per costruire colpi di scena ad effetto o risvolti cervellotici. No, anzi, a livello di trama generale The Agency si dimostra una serie molto classica, fin troppo banale e risaputa (sparisce un agente sotto copertura, i "nostri" devono adoperarsi per ritrovarlo prima che finisca in mani sbagliate e tradisca il Paese). E' invece la personalità dei singoli agenti ad essere messa in discussione, le loro motivazioni, la loro fedeltà all'agenzia. 
Prendiamo ad esempio il protagonista principale: Martian è un agente (Fassbender) che per anni ha agito sotto copertura in Africa e ha costruito lì una vita fittizia: un lavoro di facciata e un amore che da un giorno all'altro è costretto ad abbandonare. Ma al cuore non si comanda.
Martian rappresenta al meglio questo dualismo: freddezza e spietatezza che però cedono ogni volta che si trova di fronte ad una questione di cuore. E' ancora un agente affidabile? O la sua vita sotto mentire spoglie lo ha talmente cambiato da renderlo effettivamente una persona diversa? La sua lucidità viene continuamente messa a dura prova, tanto che finisce per commettere una miriade di errori che possono costargli la vita e costarla a tuti coloro che gli sono vicini. 

"Come avranno fatto a trovarmi? Eppure non ho detto a nessuno il mio vero nome, tranne alla mia ragazza appena giunta in Inghilterra e che non vedevo da tempo"



Accade un po' lo stesso, in piccolo, a tutti gli altri agenti della serie che si ritrovano a mentire per mantenere la loro copertura, e ci si chiede fino a che punto riusciranno a resistere, qual è il loro "punto di non ritorno", il loro limite massimo. 
E' qui che la serie gioca le sue carte migliori: l'indagine psicologica che ci porta a chiederci continuamente chi abbiamo di fronte. Probabilmente loro stessi non sanno chi sono davvero, nascosti tra la moltitudine dei loro alias e i loro discorsi indecifrabili. 

Per il resto invece la serie si muove tra il rifacimento molto fedele e qualche clichè di troppo, con una costruzione degli eventi volutamente molto lenta, che aiuta a costruire l'atmosfera e la personalità dei protagonisti ma rende la trama generale (già non molto originale di suo) piuttosto sfilacciata e priva di mordente. 

PRO

- Un cast di prim'ordine 
- La costruzione psicologica dei personaggi 
- I dilemmi morali che offre ai personaggi e allo spettatore

CONTRO

- Trama generale poco originale e un po' sfilacciata
- Ritmo piuttosto lento
- Poco originale (rispetto alla serie che riprende e in generale).

Voto 7

domenica 2 novembre 2025

Slow Horses - serie TV - quinta stagione

Ci sono serie che già dopo una stagione sembrano aver esaurito tutto quello che avevano da dire. Ce ne sono altre invece che potrebbero andare avanti all'infinito. Serie che scelgono di restare immancabilmente sempre fedeli a sé stesse e alla propria formula eppure continuano a non annoiare. Accade ad esempio a Slow Horses, che nel corso delle sue stagioni ha acquisito sempre maggiori consensi, tanto da diventare probabilmente la serie di punta di Apple TV. E anche quelli degli Emmy se ne sono accorti. 

venerdì 11 aprile 2025

Prime Target - serie TV (2025)

"A wise man once said
that everything could be explained with mathematics
He had denied
His feminine side
Now where is the wisdom in that?"
(Marillion - This Is the 21st century)

I Marillion, agli albori del secolo in corso, composero un pezzo che suonava come un' accusa ad un mondo che stava diventando sempre più cinico, calcolatore, freddo, privo di emozioni. Un mondo dove tutto può essere spiegato in maniera razionale e può essere calcolato o indicato da un numero o una formula, dove la magia della scoperta o la ricerca della bellezza nelle cose è svanita, dove ogni persona fa qualcosa soltanto per ottenerne in cambio un'altra. Una visione pessimistica e al limiti della distopia ma che conteneva molti spunti tristemente reali e che lo sono diventati a maggior ragione negli anni successivi. È fuori di dubbio infatti che i computer, gli algoritmi, le formule, i codici, siano ormai una componente fondamentale del nostro tempo e governino le nostre vite. Tutto (o quasi tutto) può essere quindi spiegato ed espresso da una formula e chi le conosce è in grado di avere in pugno i destini del mondo intero (alcuni tra l'altro ce l'hanno pure se propongono formule balzane e prive di qualsiasi fondamento, ma questa è un'altra storia assurda dei nostri tempi).
È da questo concetto che prende spunto Prime Target (gioco di parole tra "obiettivo numeri primi" e "obiettivo primario"), una spy Story sui generis, che ha per protagonista un matematico che scopre una formula in grado di distruggere potenzialmente l'intera economia mondiale. È in atto infatti una cospirazione che ha per oggetto i numeri.
 

sabato 4 maggio 2024

Slow Horses - terza stagione (2023)


Guardare una puntata di Slow Horses è come assistere a combattimenti tra animali, in uno zoo. Ci sono i cani: membri qualificati dell'MI5, che hanno un posto rilevante nei servizi segreti e marcano il territorio con metodi aggressivi e privi di grossi scrupoli. Abbiamo poi conosciuto nelle prime due stagioni i ronzini: un gruppo male assortito di "perdenti", gente messa da parte perchè inaffidabile (causa dipendenze o errori gravi nell'adempimento delle loro funzioni)  o che ha perso il treno per la gloria e sta in disparte, in attesa della grande occasione che non arriva mai. Questo gruppo di reietti è guidato da Jackson Lamb (Lamb= agnello), direttore petomane, dedito al continuo turpiloquio e fan del mobbing sul lavoro. 
A questi si aggiungono come gruppo rilevante in questa stagione le "tigri": una organizzazione privata che proverà a scardinare gli equilibri in gioco. Ogni gruppo insomma è identificato con un calzante nome di animale, e come tale tende a comportarsi, in un continuo alterarsi di scaramucce e baruffe, che aumentano sempre più di livello. 


venerdì 15 luglio 2022

The Terminal List -serie TV (2022)


Cosa accade ad un uomo che torna da una guerra? L'orrore vissuto, i traumi, le azioni violente commesse, i fantasmi dei soldati uccisi sul campo di battaglia... 
Pesi spesso troppo gravosi sulle spalle, che non vanno via quando si dovrebbe tornare alla vita di tutti i giorni. La psiche finisce per esserne compromessa tanto da fare confondere eventi, perdere la bussola, sfociare in una spirale di paranoia che conduce sempre di più verso la follia.
The Terminal List parte da questo spunto e si presenta (almeno all'apparenza) come un thriller spionistico con risvolti psicologici.

domenica 15 maggio 2022

Hanna - Terza Stagione (2021)


Costretta fin dalla tenera età ad una fuga costante, addestrata ad uccidere e mentire, per Hanna non c'è mai stato nemmeno un momento che si possa definire una vita normale. Coloro  che l'anno "creata" e trasformata in un arma vivente, non l'hanno mai permesso. La terza ed ultima stagione non può che essere quindi l'apoteosi di questo suo destino: una corsa contro il tempo e contro il passato che continua a braccarla. Una terza stagione che è anche quella conclusiva e che, proprio come la protagonista, procede costantemente sul filo del rasoio. Veloce, ritmata, senza momenti morti, molto breve (solo 6 puntate, pochine forse per chiudere tutte le questioni). Un atto conclusivo che sceglie di concentrarsi soprattutto  sulla trama principale, chiudendo in fretta le questioni irrisolte.

mercoledì 17 novembre 2021

The Night Manager - serie TV (2016)


Non si può certo dire che le opere di genere spionistico siano famose per la loro originalitá. Anzi se c'è un filone che deve attenersi a determinati canoni, regole autoriali e perfino clichè, questo è proprio quello rappresentato da James Bond e affini. Perchè allora riescono allo stesso tempo ad appassionare così tanto il lettore/spettatore, ad irretirlo con un vortice di emozioni e tensione sempre palpabili? Forse perchè le opere di spionaggio mettono sempre al centro di tutto la psicologia dei propri personaggi, i propri dilemmi interiori, le proprie paure o i desideri di vendetta, i segreti e le debolezze. Ognuno non è mai davvero ciò che dice di essere, qualsiasi dialogo è filtrato da un secondo fine. Non si ha mai insomma la certezza che ciò che vediamo e sentiamo è ciò che realmente pensano quei personaggi o ciò che intendono fare per davvero. Spesso questo artificio ci viene disvelato grazie ad abili colpi di scena che ribaltano la nostra percezione di determinati eventi, altre volte è dato dalla la stessa natura dei protagonisti, che di volta in volta di spacciano per qualcun altro cercando di ingannare un temibile nemico. Tutti o quasi insomma recitano una parte e la riuscita del "piano" sta quasi sempre nell'efficacia con la quale sanno destreggiarsi in questa recita, come fossero degli attori per i quali la mancanza di bravura spesso decreta la propria dipartita.

giovedì 6 agosto 2020

Hanna - Serie TV (2019)


Recensendo The Killing su questo blog avevamo lodato l'interpretazione di Joel Kinnaman e Mireille Einos e avevano pensato che sarebbe stato bello rivederli tornare a recitare assieme, magari in altri contesti, vista la bravura e l'affiatamento (gran parte della riuscita di quel telefilm in buona distanza si doveva a quello) dei due. L'occasione si é presentata con questo Hanna: serie TV di Amazon, tratta dal film omonimo.

Il contesto a tratti e perfino simile a quello: segreti, omicidi, adolescenti problematici, sparatorie. Qui però non siamo nella piovosa Seattle e nemmeno dalle parti del giallo/thriller ma su territori piú tipicamente spionistici: un'adolescente viene cresciuta ed addestrata da un uomo, che la nasconde per proteggerla da un'organizzazione dedita a strani esperimenti. Il prosieguo é intuibile ma non per questo meno interessante.

sabato 29 settembre 2018

Jack Ryan - Stagione 1 [Serie TV 2018]

Cos'hanno in comune i telefilm spionistici (lenti e verbosi, per quanto affascinati) come Homeland o Rubicon con le "americanate" giocattolose di Michael Bay? Nulla vero? Si, parliamo di due tipi di prodotti agli antipodi, per quanto appartenenti alla stessa "arte" visiva (serie tv o cinema ormai stanno sullo stesso livello di accuratezza, ambizione e risorse messe in campo). Ma in fondo in fondo (ma proprio in fondo) qualcosina ce l'hanno in comune: parlano spesso di gente normale che deve fare i conti con minacce provenienti dall'esterno, sconosciute e temibili, spesso capaci di mettere in pericolo l'intero pianeta (terroristi, extraterrestri, asteroidi...). Jack Ryan (o se volete chiamatelo Osca...Tom Clancy's Jack Ryan) ci prova a fondere queste due anime diversissime: da Homeland e affini prende scenari, premesse e alcune scelte di trama e di montaggio e dai secondi prende le scene action, che comunque non sono mai sovrabbondanti e fuori posto (e non è scontato visto che tra i produttori spunta, guarda un po', proprio lui: Michele Baia). Il risultato non è un floppone clamoroso come si potrebbe pensare ma anzi un telefilm equilibrato, che sa quando prendersi i suoi momenti e quando pigiare il piede sull'accelleratore. Puro intrattenimento ma fatto bene, senza momenti eccessivamente meh e anche senza prolissità tipiche dei telefilm di spionaggio. Non un capolavoro ma il suo sporco lavoro lo fa (e scusate il gioco di parole).

giovedì 3 settembre 2015

MISSIONE IMPOSSIBLE: Rogue Nation - Christopher McQuarrie

USA 2015
dum dum du du dum dum du du dum... La musichetta è inconfondibile, anche se difficile da rappresentare onomatopeicamente.

Sono andato ieri a vedere il quinto capitolo di una della saghe più imitate (e ispiratrici) della storia del piccolo e del grande schermo. Stavolta il nostro "vecchio" Tom Hunt (o Ethan Cruise) è chiamato a sgominare Il Sindacato... No non si tratta del passo successivo di Renzi dopo il Job Act, ma del nome di una organizzazione paramilitare britannica, responsabile di una serie di attentati, da sempre considerata quasi come una leggenda metropolitana dalla CIA stessa.

venerdì 19 giugno 2015

Person Of Interest - Stagione 4 [Serie TV 2014-2015]

Proprio come un programma che passa da una versione iniziale e, attraverso degli aggiornamenti, diventa qualcosa di più complesso e rifinito, allo stesso modo Person of Interest di stagione in stagione ha assunto una sua precisa indentità.

La versione 4.0 della creatura di Jonathan Nolan non è più un poliziesco procedurale ma ormai ha molto più a che fare con la fantascienza e lo spionaggio: tra macchinazioni governative, possibili attentati, sicurezza nazionale...

sabato 28 giugno 2014

Person Of Interest - Stagione 3 [Serie TV 2014]

Dopo la fine di Lost gli attori principali cercarono una nuova strada che li riportsse agli onori della cronaca televisiva, spesso con risultati discutibili: prendiamo lo strombazzatissimo Alcatraz. Oltre ad avere tra i suoi protagonisti principali "l'ingombrante" Jorge Garcia (e un attore di razza come Sam Neill) la serie era prodotta da J.J. Abrams e parlava di un isola misteriosa nella quale accadevano cose strane.

Che bello, hurrà, il nuovo Lost! (che poi Lost lo sappiamo tutti come è finito, è vabbe, pazienza) Una serie fantastica che scriverà la storia dei serial televisivi, o almeno è quello che ci raccontava Mediaset.

lunedì 24 marzo 2014

Homeland – Stagione 3 [Serie TV 2013]

Gli Stati Uniti sono una nazione contraddittoria: da sempre divisa tra la pretesa di essere la più grande e libera che ci sia e la realtà dei fatti che ci mostra uno scendere a compromessi quotidiano per "esportare la democrazia". Difficile raccontare gli Usa "dall'interno", si rischia facilmente di risultare troppo patriottici, schierati, nazionalisti, tesi a mostrare che la ragione sta da una sola parte e tutto il resto del mondo deve adeguarsi a certi suoi standard. Vi è anche d'altra parte il rischio opposto, quello di film e telefilm di denuncia che ci dipingono gli Stati Uniti come una nazione guerrafondaia e priva di scrupoli, che mente su tutto e su tutti. E' difficile quindi raccontare la politica estera di una nazione così senza schierarsi da qualche parte, mascherando la voglia di ergersi a paladini della democrazia, riuscire ad essere efficaci senza risultare troppo enfatici o critici.

giovedì 31 gennaio 2013

FIVE FINGERS (2006) - di Laurence Malkin [recuperafilm]

Per la rubrica Il recuperafilm vi propongo le mie impressioni su un film del 2006 Five Fingers - Gioco mortale di Laurence Malkin ovvero, dobbiamo mettere sempre il titolino italiano in più, altrimenti uno non sa che cavolo significa Five fingers o non lo sa pronunciare, che noi siamo italiani mica ammerigani.

Ci sono film non certo sensazionali ma che quello che fanno lo fanno bene e alla fine ti lasciano con quel retrogusto apperò. Five fingers è un film apperò: pochi attori, pochi mezzi (girato quasi tutto in interni), trama interessante ma non originalissima eppure...

C'è il belloccio della situazione con una bella ragazza, che deve andare in un posto rischioso per fini umanitari, la saluta come se fosse l'ultima volta che la vede mentre si incontra con il collega che lo dovrà accompagnare sul posto. Lì viene rapito e di fatto comincia il film. Insomma Un inizio niente di che, in una trama niente di che, con attori niente di che.

Il rapitore però è Laurence Fishburne e allora pensi apperò, c'è un attore decente e bravo e mentre continui a pensarlo il film scorre via come un duello tra l'anonimo belloccio e Fishburne (che non vuole soldi ma altro), un duello dove sorprendentemente con i dialoghi si costruisce una discreta tensione. Il biondino vacilla e perde pezzi (letteralmente) mentre Morpheus non si capisce cosa cavolo voglia da lui, continuando a torturarlo.

Poi quando la tensione comincia a diminuire e il film potrebbe cominciare a stancare ecco che c'è un discreto colpo di scena che conclude il film, un colpo di scena apperò, quei colpi di scena non sorprendentissimi e nemmeno telefonatissimi, che quando arrivano dici "beh, non è poi così spiazzante ma mi piace che il film sia finito così". Certo il modo con il quale si arriva alla conclusione del film non è che ti sconfinfera tanto (non copiare) però la conclusione mi è piaciuta.

Il film insomma porta a casa la pagnotta, forse lo fa in maniera non troppo onesta ma riesce a fare abbastanza bene quello che fa pur potendo aspirare a molto di più.
5 dita? Ma no dai, facciamo almeno 7.

Voto 7,5