lunedì 24 marzo 2014

Homeland – Stagione 3 [Serie TV 2013]

Gli Stati Uniti sono una nazione contraddittoria: da sempre divisa tra la pretesa di essere la più grande e libera che ci sia e la realtà dei fatti che ci mostra uno scendere a compromessi quotidiano per "esportare la democrazia". Difficile raccontare gli Usa "dall'interno", si rischia facilmente di risultare troppo patriottici, schierati, nazionalisti, tesi a mostrare che la ragione sta da una sola parte e tutto il resto del mondo deve adeguarsi a certi suoi standard. Vi è anche d'altra parte il rischio opposto, quello di film e telefilm di denuncia che ci dipingono gli Stati Uniti come una nazione guerrafondaia e priva di scrupoli, che mente su tutto e su tutti. E' difficile quindi raccontare la politica estera di una nazione così senza schierarsi da qualche parte, mascherando la voglia di ergersi a paladini della democrazia, riuscire ad essere efficaci senza risultare troppo enfatici o critici.


Tra i telefilm che negli ultimi anni hanno provato a dire la loro su questo argomento abbiamo lo sfortunato e prematuramente cancellato Rubicon. Homeland per certi versi ne prese l'eredità anche se scelse di concentrarsi su altre dinamiche. Il gioco di spie in questo caso è esplicito, la tensione si viene a creare non dal "non sapere" ma dal chiedersi "come si comporterà quella persona?".

Il protagonista, Nicholas Brody, è un ex marine che è stato prigioniero per 8 anni in Iraq e un giorno fa ritorno a casa. Come si comporterà la sua famiglia al suo ritorno? I suoi superiori lo considereranno un eroe? Quanto quegli 8 anni di prigionia lo hanno traumatizzato? E' ancora quel Brody o è di fatto un altro uomo, eroe o terrorista?
E' su queste domande che il telefilm farà perno durante l'arco della prima stagione e per buona parte della seconda, fino a che punto ci si potrà fidare di lui?
La riuscita di Homeland sta proprio nel mostrarci l'ambiguità, non solo del protagonista, ma di tutti coloro che gli gravitano attorno: la famiglia e gli affetti, fino alla CIA stessa (il personaggio di Carrie Mathison, complice o doppiogiochista?).
Consapevoli che a lungo andare la formula non avrebbe retto, gli ideatori scelgono allora nella terza stagione dapprima di concentrarsi sull'approfondimento dei personaggi nel tentativo di dare più sostanza agli eventi, commettendo di fatto un errore. Le dinamiche della famiglia di Brody ad esempio sono interessanti in quanto a lui collegate, ma da sole (Brody nel primo arco della terza stagione è praticamente assente) risultano inutili se non noiose, di fatto allungano il brodo raccontando cose che ai fini del telefilm appaiono irrilevanti (gli amori e i problemi adolescenziali della figlia, il rapporto tra la moglie e il suo l'amante...). Insomma i primi episodi sono quasi un buco nell'acqua, cercano di raccontare quello che c'è attorno a Brody ma senza la sua presenza il tutto non trasmette nulla.
Molto meglio invece una seconda parte di stagione costruita su una più classica spy story, che se da un lato toglie gran parte dell'ambiguità di cui parlavo all'inizio (si rischia di scivolare nel patriottismo in più di un'occasione, mostrando un concetto di bene e male molto meno sfumato) dall'altra aggiunge una dose di tensione necessaria e salutare ad una serie che sembrava essersi impantanata.

E' insomma necessario ancora una volta mettere in primo piano Brody, mostrarci fin dove sarà disposto a spingersi, se sarà leale, con chi lo sarà. Carrie in quanto protagonista è quindi legata al personaggio dell'ex marine, gli episodi che la mettono in primo piano da sola appaiono ripetitivi e non del tutto efficaci: l'insistere sui suoi disturbi psichici, sulle sue scelte discutibili ma che alla fine si rivelano efficaci.

Una stagione un po' contraddittoria insomma, quasi divisa in due tronconi ben distinti e diversamente efficaci, che si chiude in maniera ancora più contraddittoria: non solo non c'è nessun cliffangher finale (laddove questa era un po' la cifra stilistica precedente) ma anzi gli ultimi 20 minuti sono una "preparazione a quello che potrà essere", sono più che una chiusura di stagione una chiusura di serie. 

Si sceglie di chiudere totalmente con quello che si è visto nelle prime 3 stagioni (a meno di improbabili e francamente ridicole "riesumazioni") facendo presagire che quello che avverrà sarà davvero diverso. Il problema è che non siamo sicuri che questo "diverso" sia qualcosa di davvero interessante e se lo sarà non ci è stato preannunciato nel migliore dei modi.

Se da una parte era ovvio che prima o poi la questione Brody andasse definitivamente chiusa, la vera domanda da porsi ora è: "Ma oltre questo cosa resta di Homeland, cosa è in realtà?"

PRO
- Il consueto gioco di spie
- Alcune puntate avvincenti e piene di tensione

CONTRO
- Prima parte di stagione soporifera
- A volte si tende ad allungare il brodo
- Finale che lascia dei dubbi sul futuro della serie.

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