Quello che a noi rimane di questa partita, oltre ai tre punti, non è certo la coreografia iniziale dedicata ai fratelli Koopmeiners (roba loro), ma il thriller difensivo finale che sa di notte di Halloween ritardata. Ennesima dimostrazione della scarsa capacità di gestire gare ed energie di questa squadra. Graziati dalla bandierina, stavano buttando ai tulipani 87 minuti di doppio vantaggio e di gestione, per gli orrendi, sporchi, ultimi 3+4+3 minuti (tra finale, recupero e recupero del recupero). Quella che poteva essere una tranquilla vittoria al gusto di dentifricio, termina col solito tiro di dadi.
Inutile che poi Spalletti ci venga a parlare di quanto sia stata snobbata la goleada contro il NEC a 7 punti in classifica, perché l’Europa League è questa e il NEC non ha 7 punti in Champions. Questa è una competizione fatta di squadrette al nostro (attuale) livello e altre più scarse. Questa AZ non è certo il Real Madrid che ci ha presentato lui, di certo più forte dei loro connazionali, ma una provinciale europea. Poi logico che, attualmente, noi siamo ai livelli di questi e questi, in relazione a noi, diventano forti. Ecco perché questa competizione è difficile, perché il nostro livello è basso. Come basso è il livello dei suoi arbitri, senza che ci sia bisogno di episodi particolari per valutarli. Insomma, questa dimensione è cucita addosso alle nostre carenze.
Partendo dal finale e andando a ritroso come i gamberi: L'atteggiamento di Kelly, che la prima volta sbaglia il contenimento difensivo ma gli va bene, perché la palla finisce fuori, mentre sulla seconda la palla non esce e da quella azione nasce il gol… questi sono i continui tiri di dadi di cui parlo. La prima volta Marocchi (in studio SKY) giudica addirittura esagerata l’arrabbiatura di Spalletti, arrabbiatura che era un preludio alla zuppa successiva. Come ha detto? Meglio decidere e sbagliare che non decidere affatto.
La cosa snervante del suo gioco però, oltre al suo filosofeggiare, è il fatto che con 250 giocatori avanti, deve comunque salire in attacco gente come Gatti (grande partita la sua) per poi lasciare il fianco a facili contropiede a difesa sguarnita. Sul 2-0 il contropiede lo devi fare tu, non loro. Il che non significa mettersi tutti davanti alla propria porta, ma cercare un equilibrio. Poi, per carità, la Juve subisce nei minuti finali, quando ormai si era arroccata in difesa. Ma si era arroccata in difesa proprio perché non ne aveva più, avendo gestito male le proprie energie, sperperandole. Perché restare indietro vuol dire subire, ma andare avanti tutti e sempre, per poi scappare all’indietro al contropiede degli avversari, è una pessima gestione delle energie.
Poi potete celebrare tutte le vittorie che volete, i goal di Koopmeiners e di Kolo Muani, come le eccezioni di questa Uefa League, senza aver bisogno di pensare che domani piova, perché tanto siamo già in novembre. Per carità, logico che si gioisca per una vittoria e per la classifica, cosa che ad esempio il Milan non può fare. In questo abbiamo saputo meglio adattarci alla B d’Europa in confronto all’altra nobile decaduta. Perché se qualcuno pensava che la casa fosse troppo bassa deve prima riconsiderare la statura dei suoi abitanti.
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