Guardando la scena post-credits, dopo l'ultima puntata della seconda stagione di Fallout, sará sicuramente spuntato un sorrisino sul viso ai tanti fan della saga videoludica. Non è la prima e nemmeno l'unica strizzatina d'occhio della serie nei confronti di chi ha giocato i videogames e non sarà probabilmente l'ultima. E' però il segno della cura riposta dagli autori nel maneggiare un brand tanto amato, mostrando di saper attingere alla fonte, dalla quale si stacca totalmente a livello di trama, per raccontare una storia totalmente diversa. Le ambientazioni e l'atmosfera sono comunque fedeli, così come molto simile è la la cifra stilistica: quello strano miscuglio di fantascienza d'annata e umorismo, il suo mantenersi in bilico tra dramma e grottesco, la sua ricerca costante dell'assurdo che però diventa un monito, dipingendoci un futuro poco plausibile (la tecnologia e l'abbigliamento che sanno di vecchissimo) ma vicinissimo a noi. Soprattutto nei tempi folli nei quali viviamo.
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sabato 7 febbraio 2026
Fallout - serie TV - seconda stagione (2025-26)
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Napoleone Wilson
Guardando la scena post-credits, dopo l'ultima puntata della seconda stagione di Fallout, sará sicuramente spuntato un sorrisino sul viso ai tanti fan della saga videoludica. Non è la prima e nemmeno l'unica strizzatina d'occhio della serie nei confronti di chi ha giocato i videogames e non sarà probabilmente l'ultima. E' però il segno della cura riposta dagli autori nel maneggiare un brand tanto amato, mostrando di saper attingere alla fonte, dalla quale si stacca totalmente a livello di trama, per raccontare una storia totalmente diversa. Le ambientazioni e l'atmosfera sono comunque fedeli, così come molto simile è la la cifra stilistica: quello strano miscuglio di fantascienza d'annata e umorismo, il suo mantenersi in bilico tra dramma e grottesco, la sua ricerca costante dell'assurdo che però diventa un monito, dipingendoci un futuro poco plausibile (la tecnologia e l'abbigliamento che sanno di vecchissimo) ma vicinissimo a noi. Soprattutto nei tempi folli nei quali viviamo.
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martedì 4 giugno 2024
Outer Range - seconda stagione (2024)
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Napoleone Wilson
Fantascienza e western. Due generi che raramente (e la cosa non stupisce) sono andati a braccetto. Troppo diversi concettualmente e ideologicamente. Space Cowboys esaltava l'anima più action di entrambi, mescolando trovate trash all'amore per la componente "di genere" dei due. Westworld, al contrario, utilizzava la fantascienza per indagare sull'animo umano e gli infiniti modi delle persone di autodistruggersi, mettendo in discussione un passato violento, riproponendocelo in un contesto moderno.
Outer Range, invece, nella sua prima stagione sceglieva un approccio molto più "essenziale". Western moderno (approccio classico, ambientazione attuale), con tutte le sue caratteristiche distintive, con la fantascienza che si insinuava sottilmente, senza fare rumore. Il fulcro erano questioni molto più "terrene": una guerra tra famiglie rivali che si contendevano degli appezzamenti di terra. Ma cosa conteneva questa terra? Era da lì che partivano una miriade di domande e misteri destinati a trasformare la serie in un qualcosa di molto più filosofico.
Questa seconda stagione cavalca sullo stesso sentiero, ma a briglie sciolte, abbracciando definitivamente la sua componente sci-fi, rinunciando necessariamente ad una sua particolare originalità per riuscire a dipanare (?) i suoi misteri.
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domenica 31 luglio 2022
Outer Range - serie TV (2022)
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Napoleone Wilson
Western e fantascienza sono due generi che non sono mai andati troppo d'accordo, per non dire che stanno letteralmente agli antipodi. Infatti il primo ci narra spesso di un immaginario passatista, polveroso, ancorato alle tradizioni, dove i personaggi sono rudi e si muovono in un contesto dove onore, vendetta, famiglia sono le parole d'ordine. I contesti delle vicende narrate quasi sempre sono limitati: il ranch, la fattoria, il saloon, più in generale la terra, intesa come proprietà da difendere e da proteggere.
La fantascienza invece possiede una visione protesa verso il futuro, all'immaginazione, al cambiamento (non ovviamente necessariamente positivo). Gli uomini diventano qualcos'altro, si evolvono, mutano, si avvicinano sempre più alle macchine e le macchine agli uomini e la tecnologia è un fattore centrale delle vicende. La terra non è il luogo principale delle dispute e delle contese, anzi nemmeno lo è più la Terra (con la T maiuscola) ma l'universo intero e la filosofia e il rapporto con l'ignoto sono quasi sempre una costante (laddove nel vecchio west naturalmente le tematiche erano molto più semplici e appunto "terrene").
Non è un caso quindi che i tentativi di sfornare delle opere ibride, che unissero i due immaginari siano state poche e poche volte riuscite. Il bel Westworld degli anni '70 (la serie "remake" è altra cosa e molto più sbilanciata sulla fantascienza), lo strano e imperfetto Cowboys And Aliens. Poco altro.
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domenica 17 febbraio 2019
RED DEAD REDEMPTION 2 - Redenzione senza compromessi (parte 3)
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Napoleone Wilson
Se nella prima parte di questa "recensione trina" ci siamo occupati della discriminante cambiamento di stile di vita nel completamento di RDR2 e nella seconda abbiamo parlato dell'età, nella terza e ultima parte analizzeremo il concetto di frree roming.
3. Il concetto di free roaming per Rockstar Games
3. Il concetto di free roaming per Rockstar Games
Ricordate i primi vagiti in 3d di Rockstar Games? Un inno al cazzeggio puro: trame sconclusionate, citazioni a pioggia, gameplay raffazzonato, grafica non così al passo con i tempi (GTA Vice City e GTA San Andreas anche all'epoca della loro uscita non erano così strabilianti a vedersi)...
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giovedì 6 ottobre 2016
I MAGNIFICI SETTE - Antoine Fuqua
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Snake Plissken
Avete notato che Ottobre 2016 è un po' come il festival del sequel e del remake? Apri un volantino della multisala e trovi: Ben-Hur, Indipendece day, Bridget Jones, Blair Witch Project, Jason Bourne e appunto questo Magnifici Sette. Così mi accorgo che è da un po' che non vado al cinema e che da molto più tempo non recensico un film. Era giunta quindi l'ora di rispolverare un po' questa sezione. Lo faccio con questo remake di un famoso Western del 1960, che a sua volta si rifaceva al giapponese "I Sette Samurai" di Akira Kurosawa del 1954.
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giovedì 11 febbraio 2016
HATEFUL EIGHT – Quentin Tarantino
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Snake Plissken
Torna Tarantino e dopo "I Magnifici Sette", il cinema ha i suoi "Odiosi Otto"...
anche se in realtà il suo si ispira di più a quei "Dieci piccoli indiani". Otto
come il suo ottavo film ed otto come il numero dei suoi
protagonisti. Tutti "brutti, lerci e cattivi". Ognuno di loro con una storia personale non proprio edificante alle spalle. Ognuno di loro costretto a guardarsi quelle stesse spalle dagli altri sette. Bloccati tutti insieme in una
locanda sperduta nel Wyoming per colpa di una tempesta di neve. E noi sappiamo bene cosa significa rinchiudere in un luogo isolato, i personaggi di un film di Tarantino, con tali premesse.
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sabato 8 novembre 2014
UN MILIONE DI MODI PER MORIRE NEL WEST (A Million Ways to Die in the West) - di Seth McFarlane
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Snake Plissken
Dopo Ted, il creatore dei Griffin (Seth MacFarlane) getta anche l'ultima maschera animata - feticci psicologici utilizzati per poter far battute senza remore e censure - e si tuffa, anche fisicamente parlando, in un film da protagonista con personaggi interamente in carne ed ossa. Per farlo sceglie il tema western, uno dei temi più delicati della cinematografia, perchè cucinato in tutte le sue salse in mezzo secolo di storia del cinema. Ci saranno, allora, un milione di motivi per vedere questo film? Beh, non proprio un milione, ma forse qualcuno, scavando scavando, lo troviamo.
venerdì 18 gennaio 2013
DJANGO UNCHAINED – Quentin Tarantino
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Snake Plissken
Torna Tarantino e lo fa con un omaggio al cinema nostrano, ed in particolare allo Spaghetti Western, genere che ci ha dato tanta notorietà all’estero, con Leone e Morricone, accantonato poi come un vecchio poncho impolverato da una nazione che continua nella sua overdose di Fiction scadente o cinepanettoni. Il film è liberamente ispirato a Django di Sergio Corbucci (1966) con Franco Nero, ma si sviluppa su una sceneggiatura originale ricca delle caratteristiche che sono da anni il marchio distintivo del regista italoamericano.
E’ la storia di una lotta per la libertà, quella di Django (Jamie foxx) schiavo del sud liberato dal cacciatore di taglie tedesco King Schultz (Christoph Waltz), in cerca della moglie Brunhilda (Kerry Washington) comprata dal negriero Kalvin Candie (Leonardio Di Caprio) per la sua candie land, metafora razzista appunto della terra del candore bianco.
Django Unchained è un meraviglioso esercizio di stile ricco di citazioni e commistioni di generi, in grado ad esempio di inserire nella fantastica colonna sonora elementi antichi e moderni senza risultare fuori luogo. Gli omaggi si sprecano, come al solito, da Leone a Kubrick, dal cammeo di Franco Nero (a cui Django pretende di spiegare che nella pronuncia del nome la D è muta) a quello del regista stesso (come è ormai consuetudine), fino alla mitica sigla originale di Trinità, di Franco Micalizzi.
L’interpretazione dei personaggi è poi da incorniciare, da Di Caprio (sempre più snobbato dai pregiudizi dell’Accademy) a Samuel L. Jackson, da Jamie Foxx al sempre più fantastico Christoph Waltz.
E pensare che c’è gente (critici compresi) che va a vedere i film di Tarantino muovendogli sempre le stesse critiche, come se non ne avesse mai visto nessuno. A partire da chi lo giudica troppo violento, come Will Smith che ne ha rifiutato il ruolo di protagonista o Spike Lee che toppa alla grande considerandolo razzista senza nemmeno averlo visto (paradosso) quando invece è tutto il contrario. Come se la schiavitù non lo fosse stata e tutti i neri schiavizzati fossero stati trattati come quelli visti in Via Col Vento. Lo stesso Tarantino definisce la schiavitù in America alla stregua dell’olocausto (l’ha letta questa Spike?) e ne ridicolizza le credenze, come nella scena in cui impacciati membri del KKK, capeggiati da Don Jonson, disquisiscono sull’efficacia dei cappucci e della fattura dei suoi buchi. La violenza nei film di Tarantino è talmente grottesca da risultare persino esilarante, ma non per questo priva del significato che vuol trasmettere. Oppure le critiche che ho letto su Sorrisi&Canzoni, che lo definisce troppo prolisso, ma vogliamo scherzare? I dialoghi sono da sempre stati il sale delle sue sceneggiature, la componete fondamentale dei suoi film, il suo tratto distintivo, mai tanto funzionali in questo film.
Un film che, sia per durata che per tematiche, si avvicina più a Bastardi senza Gloria che alle opere precedenti più immediate e concentrate, forse non è al livello di questi (posso anche concedervelo) ma è da non perdere, non solo se si è ammiratori di Quentin Tarantino ma anche se si è amanti del Cinema con la C maiuscola.
E se proprio non vi piace “lo sapete di chi siete figli voi…”.
voto 8.5
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martedì 17 agosto 2010
Red dead redemption - Rockstar colpisce ancora (con una colt) Parte 2
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Napoleone Wilson
John Marston: eroe o anti-eroe?
Il protagonista della vicenda è perfettamente delineato, e suo malgrado sarà costretto ad intraprendere un viaggio verso la redenzione, un viaggio pieno di personaggi e situazioni che vanno dal bizzarro al drammatico (nella seconda parte).
John Marston non è un eroe, non il classico paladino fedele alla giustizia, anzi le sue azioni saranno dettate sempre dalla volontà di raggiungere un fine molto personale, ecco quindi che le vicende dei personaggi e le loro battaglie non saranno altro che un mezzo per avere nuove informazioni sul prossimo obiettivo.
Starà inoltre a noi decidere se abbracciare la via della giustizia o della criminalità, con una barra che mostrerà di volta in volta i nostri progressi in una o nell'altra direzione.
John avrà modo di mostrare sia la sua parte più buona nei momenti in cui sarà richiesto il suo aiuto, sia di farci ricordare che il suo background è pur sempre quello di ex-criminale che vuole cambiare vita, insomma non si parla certo di un personaggio senza macchia e senza paura.
John Wayne o Clint Eastwood?
Il genere western si è sempre diviso in due grandi filoni: quello americano contraddistinto dai suoi peronaggi eroici e dai suoi assedi, e quello denominato spaghetti western, dove i personaggi spesso non sono ne buoni ne cattivi, ma tutti approfittatori e dove la giustizai molto spesso è del tutto assente.
Red ded redemption prende alcune caratteristiche dall'uno e altre dall'altro, mantenendo un perfetto bilanciamento: la prima parte è sicuramente più vicina al primo filone, la seconda invece sarà più sbilanciata verso una storia dove nessuno può dirsi davvero un Santo, e dove la fine del vecchio west è ormai alle porte (i personaggi e le loro battaglie lasceranno spazio ad altre: la prima guerra mondiale ad esempio).
Anche la trama nel suo dipanarsi avrà modo di appassionare il videogiocatore, soprattutto la seconda parte sarà ricca di momenti epici e da ricordare.
Insomma Red dead redemption è un gioco che VA giocato, soprattutto epr coloro che amano il genere wester in particolare: la storia narrata è ottima e il divertimento è assicurato, l'ennesimo centro di Rockstar
Voto 9
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Red dead redemption - Rockstar colpisce ancora (con una colt) Parte 1
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Napoleone Wilson
Il Western ed i videogames
Il mondo dei videogiochi negli ultimi anni ha allargato di parecchio il suo raggio d'azione ai generi più disparati: anche grazie alla potenza delle nuove console non è più improbabile trovare videogames che affrontano temi quasi impossibili da trattare in passato.
Il genere western però è sempre stato piuttosto comoplicato da trasporre in versione videoludica: vuoi per la difficoltà di "costruire" la fisica dei cavalli, vuoi per la necessità di dover bilanciare i vari elementi che devono caratterizzare il gioco (sparatorie a cavallo e a piedi, ricreare un ambiente realistico spoglio, ma allo stesso tempo vivo, dare al tutto un atmosfera complicata da replicare con personaggi ed ambienti virtuali).
Ci sono già stati dei tentativi in passato di entrare nel mondo del vecchio west da parte del mondo videoludico: Gun, Call of Juarez, lo stesso Red dead Revolver della Rockstar (primo capitolo della saga, anche se di fatto del tutto slegato dalle vicende del seguito), e in parte ci sono state delle ottime intuizioni, tuttavia i giochi si rivelavano troppo propensi allo sparatutto, quando non decisamente noiosetti e privi d'atmosfera, atmosfera che invece dimostrava di avere un gioco lontanissimo dal genere western, ma con una bellissima rappresentazione del rapporto tra il destriero e del suo "cavaliere": Shadow of the Colossus.
Ecco quindi che Red dead redemption era atteso al varco perchè le aspettative erano altissime.
Varietà e libertà
Red dead redemption è un capolavoro: lo si capisce già dai primi dialoghi, dalla cura con la quale vengono ricreate le situazioni (nelle città o meno) e gli obiettivi (le sottomissioni sono tantissime, ma rispetto a Gta IV sono meglio amalgamate nel contesto, e spesso inserite nella stessa trama), dalle ottime mini-storie riguardanti gli "sconosciuti" che incontreremo nel cammino (più "rifinite rispetto a GTA IV, e più "simpatiche), dall'ottima realizzazione del personaggio principale (magari i personaggi di contorno invece sono molto meno memorabili, in quanto meno approfonditi)...
Ovviamente il gioco resta un free roaming, per questo "non per tutti", vista la sua classica serie di missioni principali alternate ad una massiccia dose di ore perse in giro cercando un obiettivo, o semplicemente godendosi il panorama, mantiene però la classica dispersività dei giochi appartenenti al genere (anche se molto più sfumata rispetto ai giochi precedenti).
La principale difficoltà da superare era conciliare la vastità del territorio (addirittura superiore a quella di San Andreas), con la necessità di non annoiare il giocatore con viaggi infiniti a cavallo (visto che, come per GTA si è costretti a vagare in lungo e in largo per la mappa di gioco, ma con "mezzi" decisamente più lenti), e il rimedio è decisamente riuscito: diligenze sparse nelle varie cittadine, o se proprio non vogliamo perdere tempo c'è sempre un opzione per essere trasportati immeditamente nel posto che desideriamo grazie ad un provvidenzile accampamento (che ci permetterà anche di salvare).
Inoltre anche nel bel mezzo del deserto potremmo trovare compagnia: animali assetati di sangue ci inseguiranno senza tregua (quando non saremo noi stessi ad andarli a cercare per stanarli), o potremo incontrare degli sconosciuti che attiveranno le sottomissioni, o ancoraaltri epronaggi in cerca del nostro aiuto (non sempre però si riveleranno santarellini).
Insomma la varietà e la vastità non sarà sinonimo di noia (a parte alcuni casi), ma ci darà modo si avere sempre qualcosa da fare in ogni momento.
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