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sabato 4 luglio 2015

Saints Row IV - Deep Silver Volition (2013)

Nata come un semi-clone di GTA con pochi mezzi, la saga di Saints Row ha subito nel corso degli ultimi anni un'evoluzione che l'ha portata sempre più a distaccarsi dal proprio riferimento. Proprio mentre la creatura di Rockstar diventava sempre più complessa, realistica, graficamente eccezionale, Saints Row subiva un'impennata che di fatto ne faceva un videogame molto più insensato, folle, demenziale.
Il picco di questa evoluzione fu Saints Row 3, così sconclusionato e irriverente che in pratica era già ormai un gioco parodia, impossibile spingersi oltre.
Impossibile?

sabato 16 febbraio 2013

Sleeping dogs - Square Enix

(ovvero meno armi e più mazzate)
GTA è un brand ormai famosissimo, che ha fatto la storia dei videogiochi, lo è anche perché ha creato una serie di cloni e di giochi ad esso ispirati, più o meno riusciti. Una delle saghe clone più "decenti" fu True Crime, che ebbe discreta fortuna ai tempi della PS2 per poi finire nel dimenticatoio con l'arrivo della next gen.
All'improvviso però dal nulla (dopo che il progetto True crime: Hong Kong era stato bocciato da Activision) spunta questo Sleeping dogs, in pratica il terzo True Crime con un nome diverso.
Hai fatto bene, Activision, a non credere nel progetto? No, col senno di poi ci hai rimediato una bella dose di prese in giro.
Sleeping dogs assomiglia molto, moltissimo a GTA, inutile girarci intorno: ruba l'auto, vai al punto designato e comincia la missione, vai nei locali, gioca a i minigame, investi i passanti, prendi il taxi ecc.
Ma allora è un clone clonissimo di GTA? No.
Innanzitutto in Sleeping dogs si menano mazzate, le armi le cominci ad usare nella seconda metà del gioco e anche allora il fulcro del gioco e mazzuolare criminali che manco Bud Spencer.  La crescita dell'esperienza che si ottiene risolvendo le missioni si può utilizzare per potenziare il personaggio e anche gli stessi collezionabili servono a qualcosa (ad aumentare l'energia a farci conoscere nuove tecniche di combattimento ecc).
Il gioco poi ha un'altra componente interessante: facendoci impersonare un poliziotto infiltrato si completeranno missioni per la polizia ed altre per la triade, in questo modo accresceremo due barre dell'esperienza che ci forniranno vantaggi di vario tipo.
La storia com'è? E' bella, nulla di nuovo o di originalissimo,  ma si respira più volte un aria da film alla John Woo: prima parte introduttiva, ci si affeziona ai personaggi, poi pian piano una serie di eventi portano ad un'apoteosi finale di violenza e il tutto viene risolto nel sangue. Un crescendo ben congeniato, che aiuta a non perdersi troppo tra le missioni secondarie, che invita anzi a giocare quasi solo quelle (e purtroppo la longevità non è altissima).
Certo magari i sottotitoli fateli più grandi ogni tanto, che sembrano le indicazioni degli effetti collaterali in fondo al foglio dei medicinali.
E' meglio di GTA? No. Per una serie di motivi.
La tanto vituperata grafica non infastidisce, nulla per cui esaltarsi ma manco una schifezza inenarrabile. Lo stesso vale per la longevità: bassina ma che può essere aumentata con le missioni secondarie (piuttosto piatte e noiose però) e gli extra.
I minigiochi non sono interessanti, il karaoke francamente è noioso e troppo facile, così come le lotte tra galli (1 minuto a guardare polli che si menano).
Il taxi c'è pure qui ma è di una inutilità imbarazzante. Per cosa lo si prende un taxi? per arrivare dove vogliamo arrivare in breve tempo. Ecco, qui è il contrario: il taxi non lo trovi, se lo trovi non puoi fischiare per farlo fermare, se ci sali su quello non ti porta dove vuoi andare (ma in un posto "vicino" che il più delle volte è vicino quanto può essere vicino Berlusconi a Travaglio). Dice e allora a che serve? A nulla, fai prima a fartela a piedi correndo.
Un altro problema (non un difetto, anzi dona una bella caratterizzazione al mondo di gioco) è la guida sulla sinistra: nelle prime ore di gioco non riuscirete a trovare la strada e finirete per causare tamponamenti a catena.
Aiuta sicuramente l''idea di posizionare a schermo una freccia che ci indica le svolte (non saremo quindi costretti a guardare continuamente la minimappa)
Un bel gioco insomma, non solo un clone di GTA, vale la pena svegliare i cani che dormono.

martedì 17 agosto 2010

Red dead redemption - Rockstar colpisce ancora (con una colt) Parte 2


John Marston: eroe o anti-eroe?

Il protagonista della vicenda è perfettamente delineato, e suo malgrado sarà costretto ad intraprendere un viaggio verso la redenzione, un viaggio pieno di personaggi e situazioni che vanno dal bizzarro al drammatico (nella seconda parte).
John Marston non è un eroe, non il classico paladino fedele alla giustizia, anzi le sue azioni saranno dettate sempre dalla volontà di raggiungere un fine molto personale, ecco quindi che le vicende dei personaggi e le loro battaglie non saranno altro che un mezzo per avere nuove informazioni sul prossimo obiettivo.
Starà inoltre a noi decidere se abbracciare la via della giustizia o della criminalità, con una barra che mostrerà di volta in volta i nostri progressi in una o nell'altra direzione.

John avrà modo di mostrare sia la sua parte più buona nei momenti in cui sarà richiesto il suo aiuto, sia di farci ricordare che il suo background è pur sempre quello di ex-criminale che vuole cambiare vita, insomma non si parla certo di un personaggio senza macchia e senza paura.

John Wayne o Clint Eastwood?

Il genere western si è sempre diviso in due grandi filoni: quello americano contraddistinto dai suoi peronaggi eroici e dai suoi assedi, e quello denominato spaghetti western, dove i personaggi spesso non sono ne buoni ne cattivi, ma tutti approfittatori e dove la giustizai molto spesso è del tutto assente.

Red ded redemption prende alcune caratteristiche dall'uno e altre dall'altro, mantenendo un perfetto bilanciamento: la prima parte è sicuramente più vicina al primo filone, la seconda invece sarà più sbilanciata verso una storia dove nessuno può dirsi davvero un Santo, e dove la fine del vecchio west è ormai alle porte (i personaggi e le loro battaglie lasceranno spazio ad altre: la prima guerra mondiale ad esempio).
Anche la trama nel suo dipanarsi avrà modo di appassionare il videogiocatore, soprattutto la seconda parte sarà ricca di momenti epici e da ricordare.

Insomma Red dead redemption è un gioco che VA giocato, soprattutto epr coloro che amano il genere wester in particolare: la storia narrata è ottima e il divertimento è assicurato, l'ennesimo centro di Rockstar

Voto 9

Red dead redemption - Rockstar colpisce ancora (con una colt) Parte 1



Il Western ed i videogames

Il mondo dei videogiochi negli ultimi anni ha allargato di parecchio il suo raggio d'azione ai generi più disparati: anche grazie alla potenza delle nuove console non è più improbabile trovare videogames che affrontano temi quasi impossibili da trattare in passato.

Il genere western però è sempre stato piuttosto comoplicato da trasporre in versione videoludica: vuoi per la difficoltà di "costruire" la fisica dei cavalli, vuoi per la necessità di dover bilanciare i vari elementi che devono caratterizzare il gioco (sparatorie a cavallo e a piedi, ricreare un ambiente realistico spoglio, ma allo stesso tempo vivo, dare al tutto un atmosfera complicata da replicare con personaggi ed ambienti virtuali).

Ci sono già stati dei tentativi in passato di entrare nel mondo del vecchio west da parte del mondo videoludico: Gun, Call of Juarez, lo stesso Red dead Revolver della Rockstar (primo capitolo della saga, anche se di fatto del tutto slegato dalle vicende del seguito), e in parte ci sono state delle ottime intuizioni, tuttavia i giochi si rivelavano troppo propensi allo sparatutto, quando non decisamente noiosetti e privi d'atmosfera, atmosfera che invece dimostrava di avere un gioco lontanissimo dal genere western, ma con una bellissima rappresentazione del rapporto tra il destriero e del suo "cavaliere": Shadow of the Colossus.
Ecco quindi che Red dead redemption era atteso al varco perchè le aspettative erano altissime.


Varietà e libertà

Red dead redemption è un capolavoro: lo si capisce già dai primi dialoghi, dalla cura con la quale vengono ricreate le situazioni (nelle città o meno) e gli obiettivi (le sottomissioni sono tantissime, ma rispetto a Gta IV sono meglio amalgamate nel contesto, e spesso inserite nella stessa trama), dalle ottime mini-storie riguardanti gli "sconosciuti" che incontreremo nel cammino (più "rifinite rispetto a GTA IV, e più "simpatiche), dall'ottima realizzazione del personaggio principale (magari i personaggi di contorno invece sono molto meno memorabili, in quanto meno approfonditi)...
Ovviamente il gioco resta un free roaming, per questo "non per tutti", vista la sua classica serie di missioni principali alternate ad una massiccia dose di ore perse in giro cercando un obiettivo, o semplicemente godendosi il panorama, mantiene però la classica dispersività dei giochi appartenenti al genere (anche se molto più sfumata rispetto ai giochi precedenti).

La principale difficoltà da superare era conciliare la vastità del territorio (addirittura superiore a quella di San Andreas), con la necessità di non annoiare il giocatore con viaggi infiniti a cavallo (visto che, come per GTA si è costretti a vagare in lungo e in largo per la mappa di gioco, ma con "mezzi" decisamente più lenti), e il rimedio è decisamente riuscito: diligenze sparse nelle varie cittadine, o se proprio non vogliamo perdere tempo c'è sempre un opzione per essere trasportati immeditamente nel posto che desideriamo grazie ad un provvidenzile accampamento (che ci permetterà anche di salvare).
Inoltre anche nel bel mezzo del deserto potremmo trovare compagnia: animali assetati di sangue ci inseguiranno senza tregua (quando non saremo noi stessi ad andarli a cercare per stanarli), o potremo incontrare degli sconosciuti che attiveranno le sottomissioni, o ancoraaltri epronaggi in cerca del nostro aiuto (non sempre però si riveleranno santarellini).

Insomma la varietà e la vastità non sarà sinonimo di noia (a parte alcuni casi), ma ci darà modo si avere sempre qualcosa da fare in ogni momento.

lunedì 3 agosto 2009

Mettiamoci in gioco, terza puntata – Grand Theft Auto: San Andreas

Una delle saghe videoludiche più controverse, forse la più controversa in assoluto, anche tra i videogamers: un gioco scadente che fa della violenza esplicita e della "trasgressione" il suo forte, o un gioco profondo e pieno di sfaccettature, che attraversa tutti i generi e li riscrive? Difficile dare un giudizio oggettivo, le vendite però e i voti delle riviste specializzate parlano chiaro, e confermano che San Andreas è un qualcosa che non si può ignorare.
Il mio primo approccio fu dubbioso: anch'io credevo che il gioco fosse così considerato per via delle polemiche che si trascinava dietro e per via della possibilità di fare cose che nella vita reale non faremmo mai. In realtà Gta bisogna giocarlo per capirlo, non è affatto un gioco semplice da capire a fondo, e gustandone le mille sfaccettature si arriverà ad amarlo. Il primo gioco della saga che acquistai fu Vice city, e mi colpì subito: il solo girovagare con macchine lussuose ascoltando meravigliosa musica eighties mi prese delle ore intere, quando poi scoprii la bellezza della trama, delle citazioni, la possibilità di fare quasi tutto, il carisma di un personaggio come Tommy Vercetti allora ne divenni un fan.
San Andreas rispetto a Vice city è molto più grande, si possono fare molte più cose, c'è anche una spruzzatina di rpg (giochi di ruolo) a completare la mole immensa di generi che attraversa, ne è insomma una versione evoluta, magari meno affascinante, ma assolutamente da provare.
In teoria è un videogame infinito: anche dopo la fine della trama principale, probabilmente avremo ancora centinaia di altre cose da fare, segreti da scoprire, posti da visitare, insomma difficilmente lo metteremo in un angolo con la voglia di non riprenderlo mai più.
San Andreas è un gioco che non eccelle in nessun genere che attraversa (non è il migliore action game, ne il miglior rpg, non è nemmeno un grandissimo gioco di guida), la sua grandiosità è data dall'insieme: la libertà, la vastità dell'ambientazione, l'atmosfera, i dialoghi, la colonna sonora.
In buona sostanza si potrebbe dire che più che un gioco è un "esperienza ludica", che molti hanno cercato di emulare (i vari True Crime, The Getaway, Just Cause), ma che nessuno è riuscito a riprodurre a comando (anche se giochi come Mafia, Scarface, o Mercenari sono delle varianti abbastanza riuscite).
Quanto alle presunte polemiche per la violenza gratuita, come ho detto chi ha "vissuto" il gioco ha capito che molte delle accuse sono del tutto infondate: volete ammazzare qualcuno nel gioco? Provateci, verrete subito braccati dalla polizia. Una rapina? Non senza una probabile fuga perchè la polizia ci sta alle calcagna.
E' facile comprendere quindi che determinate azioni corrispondono a delle conseguenze, così nella vita, come nel gioco.
In conclusione, un gioco in tutti i sensi "Immenso".