martedì 19 dicembre 2017

Suburra - prima stagione [Serie Tv 2017]

Tutto sulla chiesa in Africa,
Tutto tutto sull' obiezione,
E le stragi senza nome,
Tutte passano da Roma
Pizze pazze e corruzione
...
Tutto tutto sui veleni
E i segreti del Vaticano,
Tutto tutto sulle elezioni,
Tutto tutto su noi coglioni

(Litfiba - Maudit)

Annunciata in pompa magna come un vero e proprio "evento", Suburra (la prima serie italiana prodotta da Netflix) si è affacciata sui nostri schermi ai primi di ottobre. Si, ma al di là della storicità della cosa (tra l'altro parliamo di esclusiva temporale visto che nel 2018 approderà sulla Rai) com'è veramente questo Suburra? Una specie di Gomorra in salsa romana? Un remake spalmato su più puntate dell'omonimo film - già tratto dall'omonimo romanzo - che tra l'altro non ho visto? Sono sempre in dubbio prima di vedere una qualsiasi produzione italiana di questo tipo, perchè so già che mi imbatterò molto spesso in trovate piuttosto telefonate quando non ridicole, ai soliti momenti morti dove i personaggi si parlano addosso e si gridano addosso non dicendosi nulla, con i soliti attori onnipresenti che sembrano del tutto fuori contesto ma che devono starci per forza, con la solita regia "essenziale" e poco entusiasmante...La prima serie italiana prodotta da Netflix si inserisce insomma nel solito filone italico mafia/chiesa/politica, come se non ci fosse spazio per altri generi o argomenti (quando invece ad esempio i tedeschi con Dark ti vanno a pescare nella fantascienza più esagerata).
Suburra (prequel del film del 2015) diciamo che per fortuna è una serie al di sopra di certi standard ma comunque non al livello di altre serie Netflix, che a tratti sente il peso dei soliti clichè italici ma riesce a risultare godibile nelle sue (numero giusto, non ne avrebbe rette anche solo 2-3 in più) 10 puntate.

"I zingheri de qua, i zingheri de là, oh a Billi Aidors dei poveri, ma co chi te credi de parlà?"

Suburra, quartiere della Roma antica, ha assunto col passare degli anni nel linguaggio comune il significato di malaffare, luogo dove si perpetrano crimini, più in generale un bacino per i disonesti. Di questo la serie ci parla:  lotte fra zingari e malavitosi locali, ragazzi che si ritrovano invischiati nella criminalità, spaccio, prostituzione, politici corrotti, istituzioni ecclesiastiche che vogliono la loro fetta di trafficili illeciti...Molte vicende finiscono per ricordare da vicino quelle di "mafia capitale" e più di una figura sembra simile a quelle che abbiamo visto gli scorsi anni nei tg nazionali.
Qui sta una delle differenze principali tra Suburra e serie affini come Gomorra, ci troviamo di fronte ad qualcosa di più "corale", più esteso, un cancro che affonda le sue radici in ogni luogo della città, che riguarda personaggi diversi appartenenti a ceti sociali diversi o a etnie diverse. Tutto ha insomma un respiro più ampio, smarcandosi dal raccontarci solo la lotta personale di qualche famiglia dedita al malaffare.

A ben vedere forse sono però proprio le parti che riguardano i complotti politici ed ecclesiastici quelle meno efficaci, con la loro lentezza e prevedibilità, a tratti si rischia di scivolare nel classico retrogusto da fiction italiana. Nelle prime puntate soprattutto. Forse in fondo è un po' complice la presenza di attori che siamo abituati a vedere in contesti più "spensierati", che non riescono a conferire drammaticità e tensione a determinati momenti. Forse sono i dialoghi che non esaltano a sufficienza alcuni momenti e rendono il tutto troppo "fictionesco" (il rapporto tra la Monaschi e il marito). Magari sarà la sceneggiatura che se nelle parti più "action" regge alla perfezione ma fatica a coinvolgere quando si tratta di scandagliare più nel profondo. Insomma si nota che qualcosina a tratti non va.

Il buono, il truzzo e il coattino

Per fortuna col passare delle puntate si sceglie però di puntare sempre più sullo strano trio (lo "zingaro" Spadino, il malavitoso Aureliano, e Gabriele, il "bravo ragazzo" che finisce in un giro losco) che risulta decisamente efficace, anche perchè più "rodato" (i primi 2 erano già comparsi nel film). 3 ragazzi diversissimi, provenienti da ambienti diversissimi, che si ritrovano a scontarsi e a collaborare, a mentirsi, a coprirsi a vicenda. Nelle loro 3 vicende si assiste ad una discesa inesorabile nell'abisso ma nessuno dei 3 è un personaggio completamente "nero" o negativo al 100%. Ognuno si destreggia quotidianamente tra conflitti interiori, sensi di colpa, slanci di romanticismo (Il razzista Aureliano che si scopre innamorato di una prostituta "negra" e amico di un rom, lo zingaro, "frocio", Spadino che si ribella ad un ambiente nel quale si sente stritolato, Lele che è combattuto tra il suo essere "figlio di un poliziotto" e il voler scegliere una sua strada). C'è insomma qualche interessante spunto sociale, c'è un certo approfondimento psicologico e la scelta di trattare temi piuttosto controversi che fanno di Suburra un prodotto molto più caleidoscopico rispetto ad altri affini.

In generale in questo contesto la trama, anche se con qualche forzatura di troppo, regge. E' piuttosto semplice ma meglio definita di Gomorra, che spesso finisce per girare su se stesso molto più interessato a perpetrare il suo mito, attraverso l'esaltazione dei suoi personaggi carismatici, piuttosto che a raccontare qualcosa di concreto e appassionante. Ed infatti rispetto alla serie napoletana ci sono meno figure catalizzatrici a parte il succitato trio (Il Samurai non cattura come un Savastano ad esempio), ma tutte sono più funzionali allo scorrere delle vicende.
Per quanto riguarda invece il lato "tecnico" ci troviamo di fronte ad un prodotto non originalissimo ma ben ideato. La fotografia, pur non risultando mai eccessivamente potente, riesce ad esaltare le diverse situazioni dei protagonisti e della storia (i colori caldi tendenti al giallo quando si tratta del contesto degli "zingari" contrapposti a quelli freddi che hanno per protagonisti i politici corrotti e la chiesa), la regia è puntuale e essenziale ma regala qualche buono spunto, si guardi ad esempio alla scelta di cominciare ogni puntata con un "prologo" di pochi minuti per poi passare a raccontarci gli eventi successi un giorno prima.

"Repijamose e cose nostre disci che fa troppo Gomorra?"

In definitiva Suburra è un prodotto riuscito ma con difetti evidenti, difetti che però non minano la buona riuscita del progetto. I 3 protagonisti e la loro vicende risultano sempre appassionanti ed efficaci, molto meno il dipinto di una Roma corrotta e piena di inciuci. Il quadro generale è comunque ben costruito e le 10 puntate rappresentano un'interessante novità nella serialità televisiva italiana. Gomorra è avvertito: c'è spazio anche per altro.

PRO

- Un trio riuscitissimo di personaggi diversi ma simili
- Maggior interesse per tematiche sociali e scomode rispetto a serie affini
- 10 puntate sono un format perfetto

CONTRO

- Molte figure sono meno carismatiche di come dovrebbero essere (Il Samurai)
- Sottobosco Chiesa/Politica meno interessante rispetto al resto
- Qualche clichè puzza di fiction italiana

Voto 7+

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