venerdì 22 maggio 2026

The boys - serie TV - quinta stagione (2026)


The boys è stata a suo modo (così come il fumetto da cui è stata tratta) una serie rivoluzionaria e spartiacque. Dopo il boom degli anni 2000 e dei primi anni del decennio seguente, sul finire degli anni '10 i film sui supereroi hanno cominciato a sentire il peso della loro vacuità e inconsistenza: giocattoloni spesso vuoti, privi di sostanza, con pretese ed effetti speciali mastodontici ma spesso poverissimi di idee e fatti con lo stampino. I supereroi belli, buoni e giusti hanno smesso di affascinare per la loro umanità, finendo per assomigliare sempre più a bambocci presuntuosi che si picchiavano tra loro, distruggendo intere città, incuranti delle conseguenze (per poi magari preoccuparsi di una singola vittima "più importante"). Non erano quasi più dei veri "eroi", ma semplicemente dei dispensatori di giustizia, spesso discutibile e decisamente personale.
Se Batman "si salvava" perchè aveva sempre avuto in fondo un'anima da antieroe (un pazzo segnato dal lutto che combatteva il crimine senza mai sottrarsi alla sua ambiguità morale) molti altri supereroi di quegli anni avevano pretese ben più nobili, senza però averne davvero le stimmate. Non erano più un ideale ma somigliavano sempre di più a dei fascistelli con tutine aderenti e mantelli sgargianti. Erano diventati spesso più detestabili dei villain che combattevano, perchè anche quando commettevano atti discutibili pretendevano di essere sempre e comunque nel giusto rispetto a loro ed avevano il potere per impedire che qualcuno potesse metterli in discussione. 
Non aiutavano poi di certo le trame di quei film, che li vedevano impegnati in imprese e dialoghi sempre più magniloquenti quanto autocelebrativi e fini a sé stessi. 
Accuse sempre più fondate da un certo punto in poi. Ma in molti ci avevano visto giusto già molto tempo prima. 


"Non sei nessuno, sei qui solo grazie a me. Anzi sai cosa ti dico? Ora vado dagli sceneggiatori e mi faccio scrivere una puntata dedicata a Supernatural in cui faccio il cazzo che mi pare con i miei amici. E tu muto, non me ne frega niente del tuo scontro finale epico"

Tra questi si può citare ad esempio Alan Moore: il suo Watchmen negli anni '80 fu il primo vero grande manifesto sulla decostruzione della figura del supereroe. Non si trattava di superuomini infallibili, giusti, perfetti. Erano semplicemente persone con grandi capacità, che potevano benissimo essere amorali, se non addirittura totalmente immorali, con tutte le conseguenze del caso. 
Garth Dennis con il suo The Boys (il fumetto) fece un passo ancora più in là, spingendo alle estreme conseguenze questi concetti, trasformando i supereroi in pazzi scatenati, spinti spesso solo dall'avidità, dall'egoismo, dalla voglia di apparire. Non più supereroi quindi, ma semplicemente "super". Gli eroi erano le persone comuni, anch'esse problematiche e discutibili, ma spinte dalla voglia di vivere in un mondo più "umano". 

Quando arrivò la serie tratta da The Boys si inserì appieno in questo scenario di "crisi" del concetto di supereroe cinematografico (non ancora a livello di incassi ma già a livello di percezione). Non poteva esserci momento migliore insomma per un telefilm di quel tipo, non solo per le sue ambizioni di dissacrare il genere ma anche per la sua capacità di interpretare con efficacia il contesto nel quale viviamo. Rispetto al fumetto, infatti, la serie di The Boys era una metafora niente affatto velata della societá di questi anni, una serie profondamente inserita negli anni '20. 

"Osserva figlio mio, un giorno tutto questo sarà...mio, ovviamente"



La parola d'ordine era esagerazione, sarcasmo, voglia di mettere alla berlina l'immaginario supereroistico senza freni inibitori (si tratta probabilmente di uno dei telefilm che ha osato di più dal punto di vista visivo e contenutistico da questo punto di vista), ma anche di raccontare senza peli sulla lingua e con spirito anarchico i nostri tempi. Tempi sempre più folli e assurdi, ad un certo punto quasi indistinguibili da quelli dipinti nell'universo di Ennis. 
Era un po' quello che per certi versi stava accadendo a serie come Black Mirror: da un certo punto in poi non si capiva più se "anticipava" o "seguiva", e le esagerazioni e l'assurdo cominciarono sempre più a sembrare semplicemente una versione parallela di quanto stava giá accadendo nel mondo reale. Inutile citare tutte le similitudini tra eventi di fiction e reali, basti ricordare ad esempio l'uso dei social network, o l'utilizzo sistematico delle fake news come leva sui sentimenti delle persone, la ricerca della polarizzazione come strumento di controllo, fino alla vecchia strategia della religione come oppio dei popoli. Basti guardare l'evoluzione di Patriota nella quarta e quinta stagione: da bamboccio dotato di potere assoluto a presunto nuovo Messia, con tanto di religione fondata in suo nome. Deliri messianici che non sono lontanissimi da quelli che ci giungono in questi mesi da oltreoceano. 
The Boys è insomma stata in un certo senso la serie più coraggiosa di questi ultimi anni: sia dal punto di vista visivo che da quello tematico e filosofico. E nonostante questo ha mantenuto comunque una sua sostanza, grazie ad una trama generale appassionante e ben gestita. 

In fondo Billy Butcher è un tenerone. Ma non fatelo incazzare. 



Era quindi quasi impossibile chiudere la stagione finale in modo roboante e soddisfacente allo stesso tempo, in sole 8 puntate poi. Troppa carne al fuoco per cucinare a puntino tutto ma proprio tutto. I fan si sarebbero lamentati in ogni caso e in fondo è un destino che devono subire quasi tutte le stagioni finali delle serie più amate: non c'è conclusione che non causi polemiche e irritazione. Ma di questi tempi finire e finire in maniera soddisfacente è già un grande traguardo: tra cancellazioni inattese, attori che fanno capricci ed abbandonano la serie rovinando la trama principale, cambi di showrunner che fanno perdere l'identità ad un telefilm ecc. 
Poi certamente è vero: questa stagione finale è indubbiamente sfilacciata, con puntate che sembrano prendersi troppo tempo ed altre che vanno a ritmo forsennato (la puntata finale) affastellando eventi e morti che magari avrebbero meritato maggiore approfondimento. 
Indubbiamente una intera "puntata omaggio" nei confronti di Supernatural (pur riuscendo a solleticare i fan dell'altra serie di successo di Eric Kripke) forse è stata troppo, in un momento nel quale bisognava tirare le fila col rischio (poi puntualmente avvenuto) di risultare troppo affrettati nella puntata finale. 
E' vero anche che molte cose e molti personaggi restano troppo sullo sfondo, approfondite poco e male e inserite senza grande convinzione: i personaggi dello spin-off, Gen V, ad esempio finisco per essere del tutto irrilevanti. Inserti a forza perchè ci era stato promesso che avrebbero avuto grande rilevanza e invece alla fine compaiono come figure di cartone, che manco partecipano attivamente. 
Tante cose qui è li non hanno funzionato a dovere, tutto vero, tutto giusto. 

"Sceneggiatori incompetenti. Licenziateli. Anzi no, li faccio fuori io. Lo scrivo io un finale epico. Altro che Butcher, lo scontro finale lo farò con la mia vera nemesi: Latte Materno. Che nome fantastico. Dolce e crudele. Dolcissimo. Hmmm, comunque il mio scontro finale sarà con lui"



D'altro canto però abbiano avuto il famoso confronto finale, la battaglia che ci aspettavamo (sulle modalità e sulla riuscita scenica ognuno si farà la sua idea), una chiusura abbastanza definitiva per tutti i personaggi principali, una conclusione vera e non la classica puntata finale che sembra quasi l'inizio di una nuova serie con 700 porte aperte per seguiti, spin-off che tanto vanno di moda in questi anni. 

E allora alla fine forse è meglio una chiusura imperfetta, una stagione diseguale piuttosto che un finale perfetto o laccato, tecnicamente impeccabile, rifinito ma uguale a quello di tanti altri prodotti sui supereroi. Con le sue battaglie infinite, i suoi dialoghi chilometrici magniloquenti ma un po' vuoti, con gli ultimi 80 minuti dedicati solo a dare un degno finale ad ogni personaggio ecc. The Boys è sempre stata una serie strafottente e dissacrante e si può dire che ha chiuso in maniera coerente rispetto al suo spirito. 
Una puntata finale di 6 ore, con scene action infinite, effetti speciali super mega uber, scazzottate ad oltranza, probabilmente sarebbe stata più epica ma avrebbe corso anche il rischio di assomigliare pericolosamente a quei film giocattolosi e privi di sostanza di cui sopra. Si, forse meglio così. 

PRO

- Abbiamo il confronto finale che tutti si attendevano 
- La solità capacità di interpretare con spirito dissacrante la società degli anni 20
- L'omaggio a Supernatural avrà fatto piacere ai tanti fan della serie

CONTRO

- Il modo in cui si arriva al finale: troppo affrettato 
- Stagione disuguale: ci sono puntate che si prendono troppo tempo per questioni irrilevanti ed altre che pigiano sull'acceleratore a ritmi forsennati
- I personaggi di Gen V inseriti malvolentieri (ci era stato promesso che sarebbero stati importanti) e senza dargli qualcosa di interessante da dire e fare

Voto alla stagione 7-
Voto alla serie 8,5



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