Non c’è cosa peggiore di chi ha ragione ma vorrebbe avere torto. Perché nel tifo quando ti tolgono la passione ti han tolto tutto. Sono molto meglio quelli che trovano ancora la forza di incazzarsi di fronte a questo schifo se paragonati agli altri che han perso persino la voglia di farlo. Nei primi, infatti, c’è ancora fuoco sotto la cenere. Nei secondi la razionalità prende il sopravvento e l’impotenza è un piombo che ti cade addosso.
Rimpiango i giorni di Maifredi, Ferrara o Del Neri. Persino quelli di Pirlo; quando si era ancora poco chiaroveggenti sul futuro e si pensava si sarebbe trattato di un anno sabbatico o due, ma comunque si vinceva una coppa Italia e una Supercoppa. I giorni in cui sapevi che qualcun altro di più influente si sarebbe incazzato, come o forse più di te, e vi avrebbe posto rimedio. Erano gli anni dell’avvocato, del Dottore e poi di suo figlio Andrea. Gli anni in cui un fallimento era una cosa grave. Quei giorni sono lontani e non è solo questione d’età, la mia. Non c’entra nulla il fatto che all’epoca ero più giovane ed appassionato al calcio. Qui non è la solita questione di “ai miei tempi…”. Se il 2006 Elkann accettava la B senza batter ciglio poi arrivava suo cugino a mettere le cose a posto. Ora, i tifosi che han “mandato via” Andrea Agnelli chi han proposto al suo posto? Un beneamato nulla! Quindi almeno loro dovrebbero tacere.
Spogliamoci un attimo della passione ed analizziamo la cosa per bene. La Juve perde contro la Fiorentina la partita più importante della stagione e la cosa che più mi manda ai matti non è tanto la sconfitta in sé quanto il fatto che molti restino increduli. La mediocrità è bastarda perché ti illude e ti truffa. Ad uno scarso non gli dai due soldi, perché sai che non ti puoi fidare. Il mediocre invece ti illude che sia cambiato con qualche vittoria ma poi ti fa il bidone. Ti chiede in prestito 100 euro, tu glieli dai e lui te li ridà con gli interessi, ma quando gliene dai 500 puoi scordarti “Jeans e capitale”. Così qualche vittoria qua e là ha illuso molti, ma non me, ed han fatto passare me come il pessimista della situazione. Ma sarebbe bastato vedere che non è mai migliorato nulla dopo le batoste, anzi è persino peggiorata la situazione. Il pareggio di Verona dell’andata, con scandali arbitrali contro, è diventato il pareggio interno del ritorno, contro una squadra già retrocessa. Peggio è andata con la Fiorentina; e all’andata avevi anche la scusa del rigore solare che a te hanno negato e che invece alla Roma hanno dato contro il Parma. E come ti eri ripreso la speranza di andare in Champions, pareggiando in zona Cesarini proprio contro la Roma (in una partita che sembrava persa) così ti sei giocato alla roulette tutto quello che avevi vinto. Simbolicamente è stata proprio la vittoria finale della Roma a Parma il tiro di dadi che ti ha fottuto. A volte la cabala calcistica fa di tutto per rendere credenti gli atei della stessa.
Ma chi ha un po’ di razionalità in zucca non casca in queste superstizioni. Sa che i venditori di fumo delle TV mentono, sapendo di mentire, quando dopo ogni singola delusione te l’apparecchiano come se fosse la prima. “Come è potuto succedere, arciderbolona!” è il mantra di questa gente, ma non incolpo loro quanto gli ingenui che non han visto il muro e ci si sono andati a schiantare.
“Nel derby crederci fino alla fine” lo poteva dire chi si stava contendendo, punto a punto, la Champions contro compagini che non ti perdonavano nulla. Lo poteva dire chi anche vincendo contro la Fiorentina e il Verona si sarebbe ritrovato sesto. Andava come andava sarebbe stato provarci fino alla fine.
Qui siamo di fronte al delitto perfetto. Non meritiamo la Champions perché l’hai buttata via col Verona e con la Fiorentina (e nomino queste due solo perché sono le ultime cagate, quindi le più decisive). Pareggiare a Roma è stato solo accanimento terapeutico su uno che ti sta chiedendo l’eutanasia con le proprie facoltà mentali lucide e consapevoli. Non meriti di lamentarti in uno dei campionati più scandalosi sotto il profilo arbitrale, sancito da indagini in corso (che molto probabilmente finiranno a tarallucci e vino) in cui forse (e ribadisco forse) in molti ricorderanno solo l’episodio di Kalulu, tra i meno scandalosi subiti in questa stagione perché in tutti gli altri il VAR poteva intervenire a differenza di quello di San Siro. E sarà così perché in realtà quella protesta non riguarda affatto te quanto le velleità di vetta delle altre. Altre che nemmeno meritano di attribuire a quell’episodio la scarsezza di competitività di questa Serie A. Non meriti di lamentartene perché sei causa del tuo male. Nessuno avrebbe potuto scalfirti se fossi stata una qualsiasi altra Juve della storia, degna di essere chiamata tale.
A cosa porterebbe il miracolo di una Champions che l’anno scorso hai acchiappato per i capelli? Se ti va bene l’ennesima eliminazione ai sedicesimi. Sono i dati, quelli incontrovertibili. Perdi i soldi della Champions? Perché in questi due anni che invece te li sei pappati, che uso ne hai fatto? Se resti fuori non ti serviranno gli algoritmi dell’intelligenza artificiale, dovrai essere bravo a fare le nozze con i fichi secchi e forse ci sarà la possibilità che tu capisca che in dirigenza serve alta competenza non Comolli GePeTe (che in francese si legge come “ho scorreggiato”).
Ma soprattutto devi fare una bella potatura dei rami marci, di quelli che “se non c’è la Champions me ne vado”. Sei ancora qui? Pensavo conoscessi la via della porta! Senza fare la vedova di Conte, il nostalgico di Allegri, l’adepto del filosofo Spalletti, il tifoso del capitone Locatelli o dell’allenatore dei portieri Conceicao. In questa squadra sono in discussione pure i muri della Continassa

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