La Juve vince su un campo difficile, dove molte son cadute. Lo fa con immeritata sofferenza finale, dato che ancora una volta le annullano un gol assurdo. Una decisione figlia dei peccati originali di uno sport che è sempre più un far west, in cui le vere regole sono quelle non scritte e sono queste stesse regole che influenzano gare e stagioni. Naturalmente, laddove non ci pensa l’arbitro ci mettiamo lo zampino noi. Anzi, spesso è proprio lo zampino (finale) quello che ci manca. Col nostro solito, lauto, banchetto sotto porta, ricolmo di gol mangiati, lasciamo aperte partite che dovrebbero essere già chiuse da un pezzo. Anche stavolta tutto sembrava dovesse finire con la solita beffa finale, a cui tanto siamo abituati dopo queste gare dominate ma non chiuse, invece, per nostra fortuna, stavolta abbiamo beccato l’eccezione alla regola che ci siamo costruiti contro.
Non è la denuncia di un complottista qualsiasi, la mia, e nemmeno il lamento di chi perde, dato che alla fine abbiamo vinto. Ma quel gol annullato ancora una volta è fuori da ogni logica, non tanto per l’evento in sé, quanto per la sua spiegazione che ne viene data. Koop fa un movimento che influenza il portiere!? Ma se si fosse fermato avrebbe influenzato il gol, altro che il portiere! Perché sarebbe passato da fuorigioco passivo ad attivo. Quindi come fai a dirmi che è un movimento non ammesso? Portiere che invece vede partire la palla e la sua visuale non viene ostruita in alcun modo da Koop.
Siamo poi l’unica squadra al mondo a cui annullano un gol senza che la squadra avversaria protesti per farlo annullare. Non è la prima volta che accade. L’unica reazione di portiere e squadra avversaria, subito il gol incriminato, è stata quella della disperazione; non della protesta. Meno male che un gol l’avevamo già fatto con Boga, al suo terzo centro in stagione in poche partite. Figuratevi se, una volta che Conceiçao va in goal, dopo tutti quelli che si mangia, non dovevano annullarglielo.
Questa, poi, è stata la settimana in cui la regione Lombardia premia Bastoni perché dopo quella clamorosa simulazione condita da esultanza antisportiva, si è scusato (poverino). Pensa te! Questo è il paese in cui se sbagli ma ti scusi ti premiano, ma se subisci il torto ti squalificano senza possibilità di grazia, come Kalulu. Grazia che viene assegnata solo a certi giocatori con certe maglie, come quella che indossava Lukaku quando invece prese un giallo a norma di regolamento, foss’anche preso per reazione. Ma d’altronde siamo della stessa nazione di quello che ha inventato un premio per la pace per poterlo dare a Trump.
Marelli si arrampica sugli specchi per giustificare la decisione arbitrale, dicendo che “le regole scritte sono la base ma poi ci sono regole non scritte che vanno a formare tutta la giurisprudenza calcistica” (sic). Cioè ammette, palesemente, che le regole non scritte sono le vere regole del calcio e che queste cambiano, non solo di domenica in domenica ma di partita in partita. Il calcio è l’unico sport al mondo ad essere deciso da regole non scritte. Tanto più che, poi ci spiega, a questa interpretazione si è arrivati dopo il goal assegnato al Milan, quello sì con fuorigioco per movimento influente, che ha fatto cambiare le carte in tavola a Rocchi. Quale altro gioco al mondo inizia con certe regole e mano mano queste cambiano mentre si sta giocando? Solo nei giochi di prestigio

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