Sono tante le versioni del personaggio creato da Arthur Conan Doyle che abbiamo visto sul grande e piccolo schermo. Tra le più note sicuramente ci sono i due film con protagonista Robert Downey Jr., firmate Guy Ritchie. A distanza di quasi 20 anni Il regista britannico torna a rileggere a modo suo le avventure del famoso investigatore, ma stavolta lo fa con una serie televisiva, che non ha punti di contatto con le precedenti opere cinematografiche.
Innanzitutto Young Sherlock (come lascia intuire il titolo) è un prequel, quindi Holmes è ancora un giovane studente che si ritrova, (apparentemente) per caso, invischiato in un complotto.
Pur mostrando già le sue innate capacitá deduttive, mostra comunque ancora una certa ingenuità e scarsa dimestichezza in certe situazioni, cosa che forse farà storcere il naso a qualcuno. Ma tutto sommato può anche starci.
Ciò che però colpisce maggiormente di questa serie è lo stile, tipicamente alla Guy Ritchie, qui ancora più veloce, diretto rispetto ai film. Si potrebbe definire uno Sherlock Holmes molto "rock", sia per la colonna sonora decisamente anacronistica ma perfettamente coerente con lo stile di cui sopra (Black Sabbath, Kasabian tra i tanti), sia per l'evolversi delle vicende. C'è molto più spazio per le sparatorie, gli inseguimenti, i colpi di scena che per le indagini vere e proprie, che saranno comunque molto presenti, come era ovvio che fosse. Il montaggio è quasi sempre molto serrato ed ogni puntata aggiunge qualche nuova variante che rende la serie adatta ad un pubblico molto variegato, anche chi cerca un qualcosa di immediato e divertente.
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| "Mio caro Moriarty, tutto ciò che c'è c'è già, una volta che hai eliminato l'impossibile rendi possibile l'impossibile fino a rendere possibile la realtà" |
La scelta forse più originale della serie però è quella della "spalla" di Holmes. Data la giovane età del protagonista non è ancora presente il fidato Watson, tuttavia un altro personaggio noto a chi conosce le vicende dell'investigatore fungerà da "aiutante" (ma non diteglielo, potrebbe incavolarsi): nientepopodimenochè James Moriarty, colui che in tutti i romanzi e gli adattamenti ha ricoperto il ruolo della sua nemesi. Anch'egli studente, qui ne diventa "amico", svelando soltanto in piccolissima parte (e verso le puntate finali) la sua natura ambigua. Un gioco nel gioco per lo spettatore consiste quindi l'immaginare quale possa essere il motivo che ha portato i due ragazzi a scegliere due strade diametralmente opposte, tanto dal trasformarli in acerrimi nemici.
Il "caso" da risolvere, poi, non è eccessivamente complicato ma non manca di spunti interessanti e qualche colpo di scena indovinato. Diciamo che data l'età del protagonista saranno molto più presenti i suoi parenti e quindi anche loro saranno in un certo senso legati a doppio filo alle vicende. Sherlock si ritroverà ad un certo punto ad indagare su se stesso, sul suo passato, sui suoi ricordi per trovare il bandolo della matassa. Scoprirà che molte volte la memoria fa brutti scherzi e si nutre di associazioni mentali del tutto errate.
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| "Elementare, Moriarty! Elemen...element...no, non mi piace. Credo che questa frase non la userò mai più" |
Young Sherlock è insomma una serie divertente, godibile, adatta un po' a tutti, che ci offre un protagonista (ancora) molto diverso da quello a cui siamo abituati. La trama è funzionale e, pur nella sua semplicità (per gli standard di Sherlock Holmes), regala diversi spunti. Forse non tutti gradiranno uno Sherlock ancora impacciato ma il cast, la colonna sonora e il classico stile di Ritchie offrono comunque un ottimo intrattenimento.
PRO
- Lo stile molto "rock"
- La scelta, piuttosto particolare, di inserire Moriarty in una veste totalmente diversa
- Alcuni colpi di scena indovinati
CONTRO
- Uno Sherlock ancora "insicuro" potrebbe non essere gradito da tutti
- La trama in fondo è molto più semplice di quanto possa sembrare
- Non tutte le puntate sono allo stesso livello.
Voto 7,5
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