Penso che dopo questa bisognerebbe chiedere scusa a La Penna. La decisione arbitrale più scandalosa della stagione è stata appena superata dalla lestofanza europea degli uomini di Ceferin, questa sì palesemente in malafede. La Penna paga il fatto di essere un incompetente. La sua topica ha fatto il giro del mondo, ma questo signore l’ha superato in destrezza, perché è andato persino a rivedere tutto al VAR per dare rosso diretto, su un fallo che non era nemmeno da giallo. Ma la cosa che dà più fastidio non è nemmeno quella, quanto la tiepida indignazione dei media e dei nostri, anestetizzati da una prestazione eroica, che (mi dispiace dirlo) stringi stringi, resta inutile e che, al di là delle solite chiacchiere retoriche, non produrrà nulla di nuovo.
Di queste storie ne abbiamo viste tante, di cambiamenti sempre troppo pochi. Di chiacchiere invece ne abbiamo a bizzeffe; tante da riempire lo Stadium; tutte ripetute e riscaldate come minestre avanzate. Dopo inter-Juve avremmo dovuto spaccare il mondo. Poi dopo il Lecce. Poi dopo Cagliari. Poi dopo l’Atalanta e la Lazio. Prestazioni inutili, gettate via dall’assenza di attacco e dirigenza. La Juve fenice che rinasce ma che viene subito ribruciata. Come la barba di Homer Simpson, che tagli e poi ti ricresce. Potete scommetterci che sarà così anche dopo questa.
Questa è una squadra che ad ogni partita parte con due handicap. Uno è l’arbitro, ma l’altro siamo noi; sono i nostri limiti. Dopo la gara d’andata ci siamo regalati un illusione, cadendo proprio quando avevamo scalato la montagna. Ma il problema è proprio la montagna eretta all’andata. Avremmo potuto anche farcela, ma i sicari di Ceferin hanno accoppato Kelly e aggiunto un’altra vetta a quella che già c’era. Ma dove non ci ha pensato Ceferin ci abbiamo pensato noi, con le nostre occasioni fallite. Ci ha pensato Adzic, che avete incensato proprio per quel gol contro l’inter, che doveva portate noi e lui sui tetti. Ci hanno pensato Thuram e Zhegrova. Mi dispiace per loro, che saranno seriamente rammaricati e distrutti, ma paghiamo i loro errori. Questo sport è crudele ma ancora più crudele è l’illusione che questi uomini continuano a darci. Nella buona e nella cattiva fede. Dopo ognuna di queste partite ne siamo usciti cornuti e mazziati. Ci siamo illusi di essere nella ragione ma abbiamo continuato a prenderle da arbitri e noi stessi.
Il calcio resta dunque la solita farsa. La solita chiacchiera da bar, fatta da gente che ormai si diverte a guardare uno sport che tende sempre più alla WWE, con partite decise da chi non le gioca. Quale altro sport al mondo penalizza così tanto i suoi atleti? Neppure quelli in cui un giudice dà un voto e decide il vincitore. Uno sport in cui il cane morde sempre gli straccioni. Per questo il prossimo anno il martedì, il mercoledì e il giovedì voglio vedere Netflix. Le sue sono storie più imprevedibili di questo pallone che rotola sempre allo stesso modo.

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