Si sa che una rondine non fa primavera, il tempo metereologico di questi giorni ce lo ricorda, ma se è vero che il buongiorno si vede dal mattino, possiamo dire di aver visto il primo sprazzo di concretezza, tra le rovine ancora fumanti della città vecchia. Rovine, beninteso, sulle quali ancora si inciampa, soprattutto nel primo tempo. Non si può togliere ai reduci la paura di una guerra, ma si può lavorare sulla loro psicologia.
Di sicuro qualcuno avrà storto il naso (e anche il muso) nell'assistere al ritorno del corto muso, ma ancor di più alla cessione del possesso palla all'avversario (sacrilegio!) forse per la prima volta da inizio stagione. Come santoni sconfessati ci parleranno di involuzione, seduti ai banchi dell'opposizione. A questi abbiamo già dato troppo credito e i risultati si sono visti. Per questo, da oggi, si dovrà badare solo a quello... al risultato.
La prima cosa che si è notata è stata il tagliare corto con l'inutile traccheggio e tikitakismo, per lo più verso l'indietro. Sono iniziate a nascere le palle in avanti per gli attaccanti. Soprattutto si è iniziato a prendere coscienza del fatto che una partita dura novanta minuti, non un tempo indefinito in cui puoi permetterti di fare assoli di violino lunghi e inconcludenti. Il gol di Yildiz, su assist di "Tudor" ne è stato l'emblema. Prendi questa palla e vai verso la porta. Questa è la condizione principale che deve portare al gol.
Già solo anche aver rimesso al centro dell'equazione i calciatori, può aiutare a superare o aggiustare i loro limiti. Non si può infatti recuperare nessuno esiliandolo in corso d'opera. Come Virgilio con Dante, speriamo che Tudor riesca a traghettarci fuori da questo inferno e lasciarci nelle mani della nostra Beatrice. Se riuscirà a fare questo gliene saremo grati, senza iniziare a farci film di rinnovo se le cose dovessero andare bene. Ma come detto è ancora presto.
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