Dopo una prima stagione celebratissima e premiata da critica e pubblico (è diventata la serie più vista su Apple +) sono dovuti passare ben 3 anni prima di assistere al seguito di Scissione. Un arco di tempo molto lungo (ma non inedito per una serie di grande portata) che di solito fa rima con "non mi ricordo un caspio di quello che è accaduto finora", soprattutto se parliamo di produzioni molto complesse a livello di sceneggiatura e piene di misteri. Non è questo il caso, perché Scissione risultava geniale non solo nello spunto di partenza, originale e distinguibile immediatamente da qualsiasi prodotto di fantascienza, ma anche nel suo sviluppo. Il concetto di lavoro come unico scopo della vita che ne diventava espressione letterale, per poi abbracciare un mistero più grande che diventava un'analisi esistenziale. I protagonisti poi, tutti caratterizzati benissimo, erano dei microcosmi di emozioni, esplorati nella loro natura ambivalente: il loro "esterno" molto diverso dal loro "interno", speso in modo totalmente radicale (prendiamo Helly ad esempio). Questi 3 anni quindi sono sembrati molti di più a livello di attesa ma hanno intaccato solo in parte l'ottimo ricordo della prima stagione e l'hype per la seconda. Attesa ben ripagata?
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"Hai mai sentito parlare di una setta di eretici chiamati I Sindacati? Si dice siano molto temuti" |
Se la prima stagione poteva essere considerata come quella della "nascita" (gli interni si risvegliavano per la prima volta e scoprivano il loro mondo e le sue bizzarre regole) questa stagione si può assimilare a quella dell'adolescenza e la sua voglia di ribellione. Dopo il colpo di scena della scorsa stagione gli impiegati sono venuti a contatto (anche se per pochissimo tempo) col mondo di fuori e cominciano a farsi seriamente delle domande e a volere di più. E a poco servono le flebili valvole di sfogo offerte dai superiori, come finte gite fuori porta o incontri con i parenti dei loro esterni (Dylan incontrerà la moglie dell'altro Dylan e se ne innamorerà, ma è un amore che non potrà mai avere speranza). Anzi questi momenti contribuiranno ad innescare ulteriormente la voglia di avere di più di una vita solo all'interno dell'azienda. A maggior ragione per il Mark interno, ormai consapevole e determinato a "salvare", assieme all'altro se stesso, sua moglie intrappolata all'interno delle mura lavorative a fare chissà cosa. Scoprirà che la realtá è ancora più agghiacciante di quello che credeva.
La seconda stagione è un lento crescendo, che sembra offrire poco nelle prime puntate per poi ingranare col tempo fino a sfociare in una puntata finale della durata di un film (circa 1 ora e 30) che offre spiegazioni, tensione, azione e sangue, in un susseguirsi di eventi che lasceranno lo spettatore stordito ma soddisfatto, sebbene non sazio, mentre le immagini finali ci regalano echi di Blade Runner. Ed è a quel tipo di fantascienza che guarda Scissione, sostituendo al dualismo tra androide (dalla breve vita) ed essere umano quello tra impiegato (che vive soltanto le ore tra le stanze dell'azienda) ed esterno, che può esprimere sue emozioni più compiutamente. In entrambi i casi i primi sono una frazione dei secondi, una sua "sottocategoria" che non vuole più essere tale e lotta per appropriarsi di ciò che è normale per i primi. Ad un certo punto il Mark esterno, riferendosi ala sua controparte, definirá la vita del secondo un "inferno". Il primo gli risponderà che non è così, non concettualmente, quella che per l'altro è una prigione per lui è l'unica vita che ha, non un luogo di punizione ma di conoscenza e crescita, seppur consapevole della natura fittizia della stessa. Ancora una volta concettualmente siamo dalle stesse parti dell'opera di Dick.
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"Pure sfruttamento del lavoro minorile? Bene" |
Dal punto di vista tecnico poi (quello recitativo è come di consueto eccellente) siamo su livelli altissimi. Basti citare il lungo piano sequenza della corsa di Mark ad inizio stagione (che rievoca un po' la sigla, molto surrealista) o il finale claustrofobico, tra luci rosse d'allarme, luci bianche al neon e l'incubo di Mark e Gemma che fuggono scambiandosi continuamente di coscienza. Ben Stiller si conferma bravissimo, inaspettatamente, e capace di guizzi memorabili.
Tra consueti momenti bizzarri (la stanza delle capre, la banda da fanfara), misticismo, esistenzialismo, fantascienza alla Philip Dick, ancora una volta Scissione sorprende ma lo fa con concretezza. E basta con questo paragonare qualsiasi serie di fantascienza (con echi mistici) a Lost. I misteri qui non sono solo vuote suggestioni, da regalare allo spettatore facendolo scervellare per poi risolvere il tutto con un Deus ex machina o un Mac Guffin. Qui, ad esempio, solo nella puntata finale vengono risolte questioni che Lost probabilmente avrebbe affrontato in un paio di stagioni, forse. Non che Lost facesse schifo, sia chiaro, ed è stato sicuramente importante, ma renderlo pietra di paragone di qualunque cosa è fuorviante per chi si approccia a serie di fantascienza che poco hanno in comune.
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"Di chi è questo bigliettino? Chi voleva copiare? Se non esce fuori il nome siete tutti sospesi e lo diciamo ai vostri...esterni" |
La seconda stagione di Scissione si conferma insomma eccellente. Se in apparenza sembra reiterare le situazioni della prima ad un certo punto rilancia, si evolve, spostando la sua metafora su un piano più grande, così come si evolvono i personaggi ora più consapevoli e combattivi. Il finale ancora una volta lascia tutto in sospeso sulla sorte degli stessi (pur chiudendo tante questioni). Speriamo solo di non dover aspettare altri 3 anni per vedere come va a finire.
PRO
- Livello tecnico (regia e fotografia) altissimo. Recitazione al solito di gran livello.
- Una evoluzione della prima stagione, che sposta la sua metafora su un piano più grande.
- Risolve tanti misteri e questioni pur mantenendo inalterati il suo fascino e la sua mitologia.
CONTRO
- Le prime puntate sono un po' lente
- Rinunciare a John Turturro e al suo personaggio ad un certo punto lascia con l'amaro in bocca
- Ad un certo punto purtroppo finisce
Voto: 9
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