sabato 14 febbraio 2015

Retrospettiva Jethro Tull - parte 3 (1978-84)

Terza parte del viaggio nella discografia del famoso gruppo progressive folk [vedi parti -1--2-]

Heavy horses (1978) ****+
Secondo capitolo di una trilogia dedicata alla riscoperta della natura, mantiene sostanzialmente il sound simile a quello dell'album precedente, aumentando il contributo della chitarra elettrica e indurendo leggermente le sonorità. Album gradevolissimo, magari senza pezzi eccezionali (a parte la famosa title track) ma ben eseguito e suonato, a tratti anche meglio dell'album precedente. Tra i brani memorabili la delicata "One brown mouse", il folk rock di "Rover", il crescendo di "No lullaby" e la ballata di chiusura "Weathercock".
Il gruppo sembra aver ritrovato una nuova giovinezza purtroppo destinata a durare ancora per poco.

Canzoni migliori: Heavy horses, One brown mouse, Rover, No lullaby
Canzoni peggiori: nessuna


Stormwatch (1979) ***1/2
Terzo ed ultimo capitolo di una ideale trilogia cominciata con Songs from the wood, tuttavia rispetto ai due album precedenti si nota un indurimento ulteriore del suono e una certa cupezza delle tematiche sia musicali che dei testi. Probabilmente il sound è influenzato anche dall'abbandono del bassista John Glascock (che compare in soli 3 brani) per problemi di salute (morirà un paio di mesi dopo la pubblicazione dell'album). Si nota una minore freschezza ma in generale i pezzi sono buoni, basta ascoltare ad esempio le delicate e brevi "Home" e "Dun Ringill" o l'incalzante "Orion", fino alla lunga e oscura "Dark Ages", affascinante quanto imperfetta, così come "Flying Dutchman" che appare irrisolta eppure godibile.
In generale la seconda parte del disco è meno riuscita della prima, truttavia il bellissimo strumentale "Elegy" chiude un'altra epoca dei Jethro Tull al meglio.

Canzoni migliori: Orion, Dun Ringill, Home, Elegy
Canzoni peggiori: Old Ghosts, Something's On The Move


A (1980) **
Quello che doveva essere un album di Anderson da solista si trasforma (per volere della casa discografica) in un album dei Jethro Tull. Di fatto ci troviamo di fronte ad un disco spiazzante: musicisti completamente diversi, stile che non ha praticamente nulla a che fare con quello del passato, nessuna concessione al folk, al blues o al progressive. Sostanzialmente A è un album synth-pop con venature rock, con brani brevi e semplici dominati dalle tastiere, a tratti gradevole ma mai memorabile, a parte "Black Sunday" che oltre ad essere il pezzo più lungo e quindi più "complesso" si segnala per la buona prestazione vocale di Anderson.
Tra i brani più riusciti anche "Fylingdale Flyer" (un pezzo pop rock leggero ma godibile) e  "Working John - Working Joe". "Uniform" è più particolare che memorabile, il resto (soprattutto la seconda parte del disco) è dimenticabile.

Canzoni migliori: Black Sunday, Fylingdale Flyer, Working John - Working Joe
Canzoni peggiori: Batteries Not Included, 4.W.D. (Low Ratio), Protect and Survive 


The broadsword and the beast (1982) ***1/2
Ancora un album molto lontano dallo stile del passato, ma stavolta si nota una maggiore cura nell'utilizzo delle tastiere, meno confusione e il lavoro suona come un'opera di gruppo. Nessun vero pezzo eccezionale, ma tante belle canzoni pop-rock gradevoli e soprattutto quasi nessuna caduta di tono (a parte forse "Watching Me Watching You" che preannuncia certi brani futuri).
Oltre alle tastiere si nota il ritorno delle chitarre, già a partire dal riff massiccio di "Beastie" o nella bella "Broadsword" dal sapore epico, così come "Seal Driver".
"Flying Colours" ha un bel crescendo mentre "Pussy Willow" cattura già dal primo ascolto. Chiudono il quadretto la ballata "Slow marching band" e la breve ma intensa "Cheerio".
Un album discreto insomma, che ha il suo perchè, senza voler fare paragoni col passato è decisamente tra le cose migliori che Anderson e soci sapranno produrre da qui in poi.

Canzoni migliori: Broadsword, Cheerio, Pussy Willow, Slow Marching Band, Seal Driver
Canzoni peggiori: Watching Me Watching You


Under Wraps (1984) *
Dopo quello che forse è il lavoro più gradevole e senza grosse pecche negli anni 80' Anderson anzichè affinare la formula ("synth-rock epico") decide di eliminare del tutto chitarre, flauti e altri stumenti per sfornare un album ricoperto interamente di tastiere. Ne esce un prodotto ripetitivo, a tratti inascoltabile, invecchiato male. I pezzi nella loro semplicità sembrano tutti uguali, con lo stesso andamento ritmico (drum machine a pioggia) e si salva ben poco (forse solo "Later, That Same Evening" e la title track conservano qualche sprazzo di gradevolezza).
Non stupisce il fatto che dopo l'accoglienza, non certo calorosa, di questo album Anderson decida di cambiare di nuovo volto alla sua creatura.

Canzoni migliori: Later, That Same Evening
Canzoni peggiori: Saboteur, Radio Free Moscow, Astronomy, Tundra, Nobody's Car, Heat, Automotive Engineering

to be continued...

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