10 anni. Sono passati 10 anni da quando nel luglio del 2016 Strangers Things si affacciò sui nostri schermi (televisivi e non). Netflix non era ancora l'istituzione che è oggi (non in Italia almeno) e questa piccola serie revival degli anni '80 riuscì a conquistare quasi tutti. Era un periodo nel quale gli anni '80 ce li ritrovavamo un po' ovunque, anzi probabilmente la serie dei fratelli Duffer arrivò pure un po' in ritardo alla festa, tanto che suscitò pure qualche iniziale scetticismo tra gli appassionati di fantascienza. Nel corso degli anni però superò di gran lunga il suo status di cult: finì per diventare una serie di massa, citata ovunque, tanto da riuscire a staccarsi totalmente dal confronto con le opere dalle quali attingeva in maniera evidentissima (si, Strangers Things in origine non era molto più che un bellissimo "omaggio" a IT). Diventò poi un vero e proprio brand, che diede vita ad opere di merchandising, videogiochi, giochi da tavolo...Trasformò una manciata di ragazzini in vere e proprie star, talmente riconoscibili e identificate con i personaggi che interpretavano, che i "fan" ad un certo punto cominciarono a non riuscire più a capire bene la differenza tra le due cose. Gli attori crescevano, diventavano adulti ma continuavano ad interpretare dei ragazzini che nella testa di molti restavano tali. E quindi, da un certo momento in poi, via con insulti tipici da social, accuse di "tradimento" (brutta cosa quando il fan si trasforma in fanatico), i classici review bombing sui siti specializzati che tanto abbiamo imparato a intuire da chilometri di distanza. Più sei fenomeno di massa e più non ti si perdona nulla.
Come fare allora per chiudere "bene" una serie come questa e con questo tipo di pubblico così numeroso, "particolare" e variegato? Come ideare una stagione finale che chiuda tutti i tasselli, che accontenti Netflix garantendogli visibilità estrema, che saluti tutti i fan e gli appassionati in maniera degna, senza scontentare nessuno, perfino i più rompicocomeri? No, non si può. Impresa impossibile. Questo i fratelli Duffer lo sapevano e non a caso con l'ultima stagione hanno scelto un approccio "conservativo", che privilegiasse il sentimento, a scapito dei colpi di scena ad effetto o a scelte di trama troppo divisive, senza svolte eccessivamente brusche o idee ardite in grado di sconvolgere quello che era l'immaginario della serie, che tale doveva rimanere. Strangers Things doveva chiudere in modo circolare, ritornando alle sue origini concettualmente. Chiudere così come aveva iniziato.
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| Uno per tutti, tutti per Undi |
Sarà servito? Risposta scontatissima: ovviamente no. Buona parte dei "fan" in rete anzichè discutere delle scelte di trama, degli aspetti tecnici o emozionali della puntata finale sono ancora lá a bisticciare sulle labbra troppo grosse di Undici, sul fatto che Steve e Dustin litigano troppo in questa stagione conclusiva, sul Will che si emoziona troppo nel fare coming out. E' una serie. Un telefilm. Intrattenimento. Ci arrivate a capirlo senza lamentarvi ogni volta come dei bimbetti isterici per qualunque cosa? Crescete.
Si potrebbe chiamarlo "Il paradosso di Stranger Things": una serie che parla di maturazione ma che ottiene l'effetto di fare regredire all'età infantile una buona fetta del suo pubblico.
Ecco, la crescita. Il fulcro della serie è sempre stato quello: l'imparare ad affrontare le proprie paure per poter diventare quello che si sceglie di essere. Ogni personaggio deve fare quel percorso. Pensiamo ad esempio a Max: la perdita di suo fratello continua a tormentarla impedendogli (almeno inizialmente) di affezionarsi agli altri. O Will, che si sente diverso, debole, inadeguato e deve riuscire a confessare a se stesso e agli altri i suoi sentimenti, imparando ad accettarsi.
Perfino Vecna, un villain cattivissimo, quasi invincibile, un distruttore di mondi, in fondo è un ragazzino al quale è stata strappata l'infanzia e cerca di riprendersela a modo suo. Un momento doloroso che lo tormenta e lo distrugge internamente, fino a trasformarlo in qualcosa di mostruoso che si nutre dell'innocenza degli altri, nel convincimento distorto di poter creare un nuovo mondo dove i bambini possano restare bambini per sempre.
Undici è per certi versi l'antitesi di Vecna: è una salvatrice anziché una distruttrice, eppure compie lo stesso viaggio del suo "nemico": deve superare i demoni di un'infanzia dolorosa. Rispetto a lui ha trovato amici, un "padre", persone che le stanno a cuore. Eppure anche lei deve affrontare la sua paura più grande per poter "passare oltre": il dover dire addio, atto che rappresenta un altro dei passaggi fondamentali della crescita
In questa stagione diviene protagonista la piccola Holly, che è una ragazzina impaurita e non riesce ad avere un rapporto con i suoi genitori: distanti, scostanti, litigiosi. Quello è il momento di maggiore vulnerabilità, dove perfino una faccia che ci si prospetta come amica può condurci verso il baratro. Dovrà capire di chi fidarsi e a chi affidarsi. Proprio come fecero i suoi fratelli e i loro amici nelle prime stagioni. A rimarcare un concetto di circolarità che torna spesso in queste 8 puntate finali e che chiude la serie.
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| Qui è il lupo a consigliare a Cappuccetto di non avventurarsi nel bosco |
La quinta stagione di Strangers Things gioca molto su questa sorta di "rito di passaggio". I protagonisti devono naturalmente vincere la battaglia finale contro Vecna per salvare Hawkins, ma devono affrontare le proprie paure anche metaforicamente, per evolvere, diventare altro, passare di livello (per citare un linguaggio da videogame o gioco da tavolo) e lasciare il loro posto ad altri.
Così come Frodo, una volta sconfitto Sauron, non tornava più alla sua vita di prima ma se ne andava via per sempre, nei rifugi oscuri, anche per i personaggi della serie ad un certo punto giunge il momento fatidico della "scelta", del cambiamento. Non saranno mai più gli stessi ma saranno pronti ad accettarsi, ad accettare che il tempo non si può fermare, che prima o poi tutto finisce ma magari questo porterà ad un nuovo inizio, da qualche altra parte.
In questo senso Holly rappresenta il trait d'union tra i "vecchi" e "nuovi" ragazzini che ne prenderanno il posto. Non solo concettualmente ma anche fisicamente: la scena finale è intesa proprio in quel senso: stesso posto, stesse sedie, persone diverse che magari affronteranno storie simili ma avranno gusti diversi, compiranno scelte diverse.
Una chiusura efficace, circolare, a suo modo citazionistica, come profondamente citazionistica nasceva in origine la serie.
Per arrivarci la puntata finale si prende il suo tempo, come nel finale del Signore Degli Anelli, una appendice lunghissima ma che svolge pienamente il compito di dare l'ultimo saluto a personaggi ai quali ci siamo affezionati.
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| "Cari bambini, il mio nome è Pennywis...Henry. il mio nome è Henry" |
La prima parte dell'ultima puntata è invece interamente dedicata alla "battaglia finale", ed alle classiche dinamiche da action di fantascienza. E' efficace, funzionale, regala un paio di sequenze memorabili (la fine di Vecna, la valigetta) ma è meno "potente" di quanto vorrebbe. E' evidente che non era il fulcro di quello che i fratelli Duffer volevano raccontare nel finale della serie. Era necessario regalarci quelle sequenze e ovviamente sarebbe scorretto definirla solo un'incombenza da risolvere in tutta fretta prima di passare ad altro. Ma funziona meno rispetto al resto.
In fondo è un po' come in una partita a D&D: lo scopo finale è giocare tutti assieme, essere coinvolti, aiutarsi. Il combattimento, le regole, le magie, sono il mezzo (un mezzo eccezionale per chi lo adora, certo) non il fine.
L'ultima stagione funziona meglio quindi quando sceglie di affidarsi ai sentimenti e meno quando cerca l'epicità a tutti i costi, epicità data dalla sua natura da "stagione finale" che deve regalarci le classiche puntate da 1 ora e mezza e più. Mettiamoci pure la scelta di Netflix di dividere le 8 puntate in 3 tronconi per mungere il più possibile la mucca fino alla fine. L'effetto "allungamento del brodo" insomma a tratti si sente.
In fondo anche a livello di trama queste 8 puntate finali non ci raccontano nulla di più di ciò che già sapevamo (a parte un piccolo plot twist nel finale, abbastanza efficace). Questa stagione è probabilmente quella meno soddisfacente da questo punto di vista: molto essenziale, lineare, strutturata quasi per compartimenti stagni. Il classico "vado, l'ammazzo e torno", con in mezzo il piano di attuazione quasi da heist movie. Ma, ancora una volta, era stata pensata per essere così, ci si voleva concentrare su altro, sugli aspetti più metaforici ed emozionali, va bene (lo stesso) così. Certo, ancora una volta (come giá accadeva nella simile Welcome To Derry) la parte che ha per protagonisti i militari, le loro azioni, il modo nel quale vengono fregati, il finale della vicenda che li riguarda, non convince del tutto. Non basta neppure l'inserimento come guest star di Linda Hamilton, che si ritrova ad interpretare un personaggio tagliato con l'accetta, senza caratterizzazione.
Alcune puntate soffrono insomma di qualche eccessiva lungaggine, di un ritmo non sempre elevatissimo, di qualche ripetizione di troppo. Un peccato veniale che non compromette la stagione e nemmeno la serie ma che forse poteva essere evitato con un po' più di accuratezza e qualche sforbiciata qua e là.
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| I Will kill you |
Nonostante non sia priva di difetti, l'ultima stagione di Stranger Things ci consegna una delle serie più memorabili dell'ultimo decennio, riuscendo a chiudere perfettamente un cerchio, a raggiungere agevolmente il traguardo. In mezzo a qualche lungaggine, qualche battuta a vuoto, sceglie il cuore, decide di andare al succo di quella che era la visione originaria dei fratelli Duffer: raccontare una storia di crescita e di cambiamento, una storia di amicizia e di comprensione, di accettazione. Una storia che, come tutte, prima o poi arriva all'ultima pagina del libro: Il momento per i personaggi di percorrere strade diverse e dirsi addio e di dirlo agli spettatori. Ci sarà poi spazio per nuove storie, nuovi mostri, nuovi eroi. Simili ma sempre diversi.
PRO
- La scena conclusiva "circolare", che riporta tutto a dove era cominciato
- Un paio di sequenze memorabili nella battaglia finale
- Il finale, lungo e soddisfacente, permette di dare l'addio nel migliore dei modi ai personaggi
CONTRO
- La trama è piuttosto essenziale
- Le sequenze action funzionano ma sono meno "potenti" rispetto al passato, forse anche a causa del budget a disposizione
- Alcune lungaggini, ripetizioni, e qualche personaggio secondario che viene lasciato troppo "in sospeso"
Voto alla stagione: 7,5
Voto alla serie: 9
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