mercoledì 4 febbraio 2015

Retrospettiva The church - parte 2 (1988-1998)

Continua la retrospettiva dedicata al gruppo australiano con la seconda parte
(leggi prima parte)

Starfish (1988) ***1/2
Dopo qualche anno di pausa si torna con un sound leggermente diverso: un rock più classico e che in qualche occasione strizza l'occhio a gruppi come gli U2. E' l'album della famosissima Under the milky way che da sola vale il disco. Ci sono però anche altre ottime canzoni, a cominciare dalla prima: Destination è una canzone "da viaggio" con un testo misterioso.
Tra gli altri brani degni di nota la trascinante Reptile, la rilassata  Hotel Womb e l'affascinante Blood Money.

Canzoni migliori: Under the milky way, Destination, Reptile, Hotel Womb
Canzoni peggiori: A new season, Spark



Gold afternoon fix (1990) **1/2
Sulla scia del precedente, ma meno ispirato. C'è un certo appiattimento dell'ispirazione e si finisce per replicare un po' sempre la stessa formula in più canzoni. A volte anche buone idee sono trascinate per troppo tempo. Non un brutto album ma piuttosto piatto, spiccano comunque la delicata e breve Monday Morning, la "classica" Metropolis che rimanda ancora agli U2, la grintosa Grind e soprattutto, ancora una volta, l'azzeccato brano iniziale: Pharoah più misteriosa e particolare

Canzoni migliori: Monday Morning, Pharoah
Canzoni peggiori: Fading Away, Transient


Priest=Aura (1992) ****
La band finalmente sceglie di fare qualcosa di complesso e centra il primo vero capolavoro. Priest=aura gioca sulle atmosfere, sulle sensazioni, alcuni brani che magari sembrano semplicissimi si rivelano invece curatissimi dopo numerevoli ascolti. Siamo quindi di fronte ad un lavoro molto personale e che finalmente si stacca dal pop rock classico per abbracciare la psichedelia ed il prog. Non mancano i pezzi più leggeri ma sono anch'essi riuscitissimi e gradevoli (Feel rimanda ancora una volta agli U2). il disco è molto compatto e non rivela veri e propri punti deboli: dal crescendo di Ripple, alla metaforica Dome (col suo riff chitarristico che entra subito in testa), alla rilassata eppure misteriosa Paradox, ai brevi bozzetti With hunt e Old flame, fino al grandioso strumentale (il pezzo migliore dell'album) Film

Canzoni migliori: Ripple,  Film, Feel, Dome
Canzoni peggiori: Chaos


Sometime anywhere (1994) ***1/2
Apparentemente un lavoro minore (il gruppo è quasi ridotto ad un duo più vari collaboratori) contiene invece tante cose interessanti. E' sicuramente un passo indietro rispetto al lavoro precedente però ormai il gruppo ha un sound maturo e può permettersi anche di abbracciare influenze differenti (l'elettro-psichedelia di Lost my touch), Kilbey alla voce appare molto più sicuro (The maven) e Willson-Piper ha un ruolo maggiore rispetto al passato regalando ottimi spunti chitarristici e anche vocali, come nella lunga e riuscita Fly Home o nel duetto assieme a Kilbey in Two Places At Once. C'è qualche lungaggine di troppo probabilmente ma anche alcune tra le melodie più azzeccate fino a quel momento.
Come da tradizione il brano di apertura è uno dei migliori: l'allucinata e lisergica Day of the Dead.

Canzoni migliori: Day Of The Dead, The Maven, Fly Home
Canzoni peggiori: Angelica, Lullaby


Magician among the spirits (1996) ***
Torna Peter Koppes alle chitarre anche se ha un contributo minore e i brani si fanno leggermente più complessi, o almeno queste sono le intenzioni. Purtroppo a tratti si tende a strafare e alla lunga alcune intenzioni non danno i frutti sperati (la lunga title track, 15 minuti suggestivi ma piuttosto noiosetti). Tra strumentali interessanti ma non eccezionali (Romany Caravan) e brani pop gradevoli e poco più che rimandano al passato (Ladyboy) spiccano invece le atmosfere di Ritz, il crescendo psichedelico e insistente di It Could Be Anyone e soprattutto The Further Adventures Of The Time Being con un gran crescendo nella seconda parte. Qualche sfoltita (l'album dura quasi 80 minuti) non avrebbe guastato.
Il brano iniziale per una volta è suggestivo ma non eccellente come le altre volte (Welcome).

Brani migliori: The Further Adventures Of The Time Being, Ritz, It Could Be Anyone
Brani peggiori: Magician Among The Spirits, Ladyboy


Hologram of Baal (1998) ****-
Album complesso, che richiede parecchi ascolti prima di essere metabolizzato. Quasi del tutto sparite le sonorità dei primi Church i brani hanno un retrogusto oscuro e anche nei passaggi più tranquilli si nota una certa malinconia e risente anche probabilmente dei problemi legati all'abuso di stupefacenti di Kilbey.
Quasi tutti i brani hanno qualcosa da regalare: dall'insolita ballata Anaesthesia che introduce l'album, agli spunti chitarristici di Louisiana, alla leggerezza di Tranquility, fino alla trascinante No Certainty Attached e alla psichedelia di The Great Machine. Non mancano un paio di brani sottotono, ma comunque il livello del lavoro è piuttosto alto.

Canzoni migliori: Anaesthesia, The Great Machine, Tranquility
Canzoni peggiori: This Is It


domani le terza ed ultima parte...

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