La nuova serie dei fratelli Duffer - The Boroughs - è nata vecchia. Già, perchè dopo appena un mese dal suo rilascio Netflix ha già deciso di staccare la spina. Un disastro quindi? Per nulla. O meglio, i motivi non sono da ricercare di certo nella qualitá della serie, che anzi è stata ben accolta dalla critica e ha abbastanza soddisfatto il pubblico. Qual è stato allora il problema? La deriva recente che hanno preso i servizi streaming: il diktat è "massima resa e minima spesa". In sostanza buona parte delle serie devono costare pochissimo (e quindi essere spesso di bassa qualità o sorprendentemente efficaci con pochi mezzi a disposizione) mentre le pochissime più ambiziose devono per forza "fare il botto"=fare tantissime visualizzazioni in poco tempo. Non esiste via di mezzo. Non esiste più la possibilità che una serie dai grandi mezzi cresca col tempo, magari in sordina, col passaparola.
In sintesi The Boroughs ha ottenuto buone recensioni e visualizzazioni discrete. Ne servivano di ottime vista la categoria nella quale rientrava (serie ad alto budget). Un morto che camminava in pratica.
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| "Un messaggio criptico: c'è scritto OOPS, YOU'RE FIRED! Secondo voi che significa?" |
Un paradosso che col tempo Netflix e company hanno pian piano costruito, tanto da diventare l'antitesi di ciò che sbandieravano (a buon diritto) agli albori: l'abbonamento ci avrebbe garantito che la nostra serie preferita non sarebbe stata soggetta alle bizze degli ascolti e dell'Auditel e lo spettatore (l'utente) avrebbe goduto di una fruizione totalmente priva di pubblicità e intromissioni. Le care vecchie maratone di binge watching sulle quali ha costruito il suo mito sono ancora possibili, ma pensate a cosa è diventata Netflix oggi e cosa era un tempo. E' una specie di TV generalista, senza i tempi della TV generalista ma ormai con i suoi modi per quasi tutto.
L'abbonamento non ti salva dalla pubblicità invasiva (stile Rai) ma lo fa solo se ti abboni al piano più costoso e nemmeno il piano più costoso potrà salvare dalla chiusura una serie che ami se questa non fa abbastanza "visualizzazioni" (la parolina magica che muove il mondo in questi anni 20). Occhio, non se fai poche visualizzazioni ma se non ne fai abbastanza secondo quelli che sono gli standard e la sensazione del momento di Netflix. La serie era ancora nella top 10 delle più viste al momento della cancellazione. Non è chiaro insomma quale sia il limite minimo se non nella testa di quelli dei piani alti. In pratica non si capisce mai se qualcosa che stai guardando avrà un senso "compiuto" o se finirà per essere tempo buttato, perchè magari una serie si chiude con un cliffhanger (altra pratica tra le più irritanti e deleterie egli ultimi anni) che conduce al nulla pneumatico. L'antitesi di ciò che doveva e voleva essere Netflix (e simili) insomma. Immaginate se una serie come Breaking Bad (tra le più famose di sempre, ma cresciuta col tempo) uscisse oggi su Netflix o Prime Video: probabilmente è già tanto se arriverebbe alla seconda stagione.
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| La faccia di uno che ha capito subito l'andazzo e ha mollato immediatamente la nave prima che affondasse |
La storia di The Boroughs è quindi emblematica in questo senso. Due produttori "di grido" (i Duffer Brothers di cui sopra), un cast importante (Alfred Molina, Geena Davis, Denis O'Hare, Bill Pullman, tra i tanti ), un budget di livello (ma abbiamo visto serie molto più imponenti dal punto di vista di effetti speciali ecc.), una pianificazione mirata (si parlava di 3 stagioni fino a poco tempo fa con gli stessi autori e di modalità di prosecuzione). Tutto giusto, tutto valido. Ma poi ad un certo punto in sala di comando si sono detti "sai che c'è? Chi se ne frega. Non ha fatto abbastanza visualizzazioni". E crolla tutto il castello.
Alcuni sostengono perfino che dietro la cancellazione ci sia una sorta di "ripicca" nei confronti dei fratelli Duffer per l'accordo quadriennale che hanno fatto con Paramount per produrre film e serie in esclusiva. Ricostruzione che, se vera, ci consegnerebbe un quadro ancora più desolante della faccenda.
Si innesca insomma un altro paradosso: per l'utente più esigente (in fatto di qualità e ambizioni di una serie) conviene di più cominciare a guardare una serie quando ha giá fatto tante visualizzazioni ed è stata già rinnovata (o quando addirittura si è già conclusa in maniera naturale) piuttosto che cercare qualcosa di nuovissimo. Meglio l'usato sicuro, che il nuovo incerto. Addio al gusto di scoprire e appassionarti a serie nuove e particolari, che magari col tempo farai scoprire ad altri.
The Boroughs parla di un gruppo di anziani che non vogliono arrendersi al passare del tempo che si imbattono in un qualcosa di misterioso e ultraterreno (extraterrestre) che sconvolgerà le loro vite. No, non è Cocoon. E nemmeno "Strangers Things con i vecchietti". E' una serie poco originale ma molto affascinante, che (come già Strangers Things) gioca molto con i classici del passato. Non è un caso che anche Stephen King ne sia rimasto entusiasta. La trama ricalca molto i clichè della fantascienza degli anni '80 e pure il sottotitolo italiano (imbarazzante) sa tanto di vecchio. Forse tutto questo rifarsi al passato, tutto questo amore per il vintage non ha pagato? E invece no. Strangers Things era molto più "vecchia" come concezione eppure...
Strangers Things tra l'altro issata su un piedistallo per poi essere distrutta da quegli stessi fan.
Gli autori insomma sono sempre più in ostaggio della massa rumorosa: prima devono tenere d'occhio le visualizzazioni sperando che (magari per motivi assurdi, tipo un meme nato per caso su internet) la gente accorra subito e in gran quantità, poi deve pregare che (se la serie ha avuto successo e si sta concludendo) i fan non siano troppi indignati e le minacce troppo veementi. Perché il 90% delle volte sarà così. Magari molti chiederanno e otterranno perfino da quegli autori un "nuovo finale" (che puntualmente non li soddisferà).
Un plauso va fatto invece proprio agli autori (gli stessi di Dark Crystal, che ne condivide il destino) che hanno capito l'antifona e si sono ripromessi (riuscendoci) di dare alla serie un finale abbastanza autoconclusivo. Abbastanza. Non del tutto ovviamente, ma è già tanto di questi tempi.
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| "Diteci cosa sta succedendo. Non teneteci sulle spine. Cosa avete a che fare con l'essere succhiacervello che ci sta facendo fuori tutti" |
The Boroughs ci insegna insomma (caso mai ce ne fosse il bisogno) come l'intrattenimento sia ormai settato sul modello YouTube. Un modello dominato dalle visualizzazioni e dai "content creator" (qualunque cosa voglia significare). Non compri più quello che vuoi vedere o quello che ti interessa e basta, non paghi un biglietto (il cinema non è morto ma è e sarà sempre più in difficoltà), non compri più un disco. Paghi un servizio. Un servizio dove il 90% delle cose che ti vengono offerte non ti interessano e quelle poche che ti interessano sono costantemente a rischio.
Non importa più se un'opera è di valore e nemmeno se è ben accolta dal pubblico. Non basta che abbia un buon riscontro. Non importa se dietro ci sono dei professionisti bravi nel loro mestiere o il primo che passa. Importa che qualche idiota si inventi un video strambo, un meme, un tormentone e una serie (magari mediocre) fa il botto. Forse il tempo di un paio di stagioni, prima di essere cancellata quando magari cominciava a dire qualcosa di interessante. Tutto scorre veloce e in fretta e alla fine quasi nulla resta impresso nella mente.
I vecchietti di Boroughs in questo modello sono obsoleti. E forse pure noi cominciamo a sentirci "troppo vecchi per queste cose".




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