venerdì 17 luglio 2026

Odissea - Christopher Nolan

Ogni passo percorso da Nolan ha portato a questo. In ogni suo film c’è un Ulisse, con nomi diversi, che scappa dai propri errori e vuole tornare a casa. In fondo, errare in latino significa letteralmente vagare senza una meta e solo successivamente ha assunto anche l’accezione figurata di abbandono della retta via. E se errare human est, Nolan ha scelto di perseverare su questo tema.

Da Leonard Shelby che viaggia a ritroso alla riconquista della memoria perduta a Dominic Cobb che fugge dai propri sogni per approdare alle asciutte terre della veglia. Dall'odissea spaziale di Cooper al Cavallo di Troia che Oppenheimer "dona" all'umanità; contro l'umanità stessa. In tutti questi uomini c'è Ulisse, così eroico e così errante; in entrambe le accezioni della parola. 

Infine Nolan approda alla sua Itaca, senza la pretesa di sostituirsi ad Omero, quanto piuttosto ad uno dei tanti esseri umani che nell'arco della storia umana sono rimasti affascinati e folgorati dal suo messaggio, ancor più che dall'opera stessa. Come Ulisse che sfida gli dèi, Nolan sfida la critica, che come gli dèi condanna o assolve, spesso basandosi sulla trasgressione alle regole della tradizione. Tradizione che per molti è stata profanata, in questo film, come lo fu Troia quando cadde. 

E su questo Nolan ci gioca alla grande, trasponendo il messaggio del film anche al di fuori dello stesso, dosando le sue scelte più contraddittorie più per il trailer che per il film stesso. Le discussioni sul woke? dissolte in poche scene. Di sicuro, nella storia dell’arte, ha una storia più lunga qualsiasi Gesù biondo e con gli occhi azzurri, esposto in un museo o solo girato in un meme social, rispetto alla Elena di Nolan. In fondo l’anti-woke esiste da secoli prima del woke. Ma dopo millenni, di Gesù e Omero (e di quest’ultimo non si sa nemmeno se fosse una sola persona) quello che a noi resta sono le opere scritte, di gran lunga più vere e tangibili della presunta esistenza dei loro autori e attori.

Molti storici l’hanno percepito come un cavallo di Troia, con gli interni a forma di sala cinematografica, costruito per fare entrare i profani nell’opera, con informazioni errate sulla stessa. In particolare si sono accaniti contro l’armatura di Agamennone, ma senza realmente capirne la potenza del messaggio iconografico. Questo “cavaliere oscuro”, molto più simile a Sauron vestito da Batman che ad Agamennone vestito da Batman, non è solo una citazione di Nolan al suo famoso pipistrello, è soprattutto la rappresentazione del male mascherato da bene. Un demone che sacrifica persino la sua piccola figlia ad Artemide per salpare per Troia. Un non-umano che non viene praticamente mai inquadrato in faccia pienamente e non parla quasi mai, proprio come Sauron. Un Sauron che prende Minas Ithil con l’inganno e la trasforma in Minas Morgul. 

Dieci anni di stenti e di assedio riversati dentro le mura di Troia. L'estrema frustrazione di un popolo scambiata per giustizia. Una guerra che diventa una caccia e uno sterminio. Ulisse, abituato persino in caccia, ad avvertire la sua preda usando il suo arco come una chitarra, ne resta traumarizzato e si chiede se questo è un uomo. Davvero avrà la faccia di presentarsi a casa a cantare le canzoni della vittoria? Questo il messaggio principale che questo film ci lascia. Quanta umanità siamo disposti a sacrificare per salvare il resto dell'umanità? E chi resta è ancora umano o un maiale sotto mentite spoglie?

Altri si sono lamentati dell'assenza degli dèi stessi. Ma il suo Ulisse ci ammonisce su questo: "non cercate gli dèi negli uomini" e non cercate il fantasy in questo film. Ulisse è difatti il prototipo dell'umanista, che si affida al proprio intelletto più che agli dèi ed è persino disposto a sfidarli. Così Nolan si affida all'analogico invece che al digitale. Molto più divertito e ispirato dalla sua ingombrante cinepresa Imax che dalla CGI.

Ecco che, se una critica si può davvero girare a questa Odissea nolaniana è proprio il continuo fuggire da questa sua tentazione. Per tutto il film ci fa fuggire il più velocemente possibile dai vari Polifemo, Circe,  Lestrigoni e soprattutto dalle loro creature più rappresentative: le sirene. Si lega all'albero maestro con Matt Damon e ci mette la cera nelle orecchie per non farcele sentire. Per non farci deviare, e per non deviare lui stesso, dal proposito umanista. Per tutto il film corriamo a gambe levate dalla sua tentazione di trasformarlo in un fantasy.

Il suo scopo e piuttosto farci capire la potenza distruttiva che i vari cavalli di Toia hanno avuto sull'umanità. I doni e le astuzie dei colonizzatori per ingraziarsi prima e sterminare poi i popoli indigeni ed ingenui. La bomba nucleare di Hoppenheimer che promette di metter fine alle guerre tra li uomini, semplicemente eliminando l'umanità. Quello che resta ora è solo il prossimo confine: il cavallo AI e tutti i doni che sta facendo agli uomini.

voto 7,5

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