lunedì 7 settembre 2026

Juventus 1-1 Milan - 3ª Serie A 26/27 - Inconcludentus

 


Quanto deve essere facile lavorare alla Snai, di questi tempi? Juventus-Milan, da settimane i bookmakers avevano pronosticato un 1-1: indovina come è andata a finire? Insomma, non ci voleva certo Nostradamus per prevedere l’ennesimo pareggio tra le due, ma stavolta hanno persino azzeccato il risultato esatto. Ormai è un classico. Una volta meriterebbe di vincerla il Milan (come l’andata dell’anno scorso) altre volte meriteremmo di portarla a casa noi (come stavolta). Altre ancora è semplicemente il finale naturale, quello che arriva dopo un’intera serata senza lo straccio di un tiro in porta (vedi il ritorno della scorsa stagione).  Il pareggio come risultato concettuale, che non si limita al risultato finale. È proprio un limite fisico di questa partita. Fortuna, sfortuna, sviste arbitrali o meno, Juve e Milan sembrano assomigliarsi, nel progetto, prima ancora che nel risultato o nel gioco. Ecco lo scontro diretto che evocava Chivu. Che alla fine esiste, tra le due, al di la della sua solita spocchia di allenatore miracolato.

La Juventus la riagguanta nel recupero, ma poco cambia, la mia analisi rimane la stessa. Più costante della costanza dei risultati. Inossidabile. Qualcosa che continua a sopravvivere al suo stesso desiderio di venire sbugiardata, e cioè che siamo la solita Juve. La copia di quelli degli anni passati; e comunque la naturale continuazione della Juve dello scorso anno. Quella che deve elemosinare i goal a centrocampisti e difensori per andare avanti. Che si domini una partita o meno.

Su quattro reti segnate, una sola è stata messa a segno da un attaccante. Uno che, tra l’altro, nemmeno doveva tornare. Come lontano dalla Juve doveva già essere lo stesso Gatti. Ora, dopo sole tre giornate, visto anche il terzo flop consecutivo di “Godot” Muani (e senza contare i soliti infortuni) questo cosa ci dice del nostro mercato? Finora il solito fumo e niente arrosto, c’è poco da fare. Copia e incolla, anno dopo anno. La filosofia spicciola di Spalletti che si scontra contro la spietata replica dal campo. Tutto già visto e rivisto. Come la costante del gol preso al primo tiro in porta, che si abbia una sedia o un portiere, contro il solito avversario che non merita neppure il punticino che si è portato a casa. Hai voglia a dire miglioreremo, faremo meglio dello scorso anno, se poi puntualmente, a fine stagione, si fa persino peggio dell’anno prima. E no, non è disfattismo il mio, ma un dato di fatto, statistica, calendario e classifica. Provate a smentirmi una buona volta. Vi sfido!

Quando Amorin ammette esplicitamente ai microfoni, che “la Juve non meritava la sconfitta” e solo l’ennesima, involontaria, presa per i fondelli. Non un complimento. Un loop infinito da cui non si vien fuori e ogni possibilità di crescita è continuamente rimandata. Nel calcio vince chi segna, non chi ha avuto più occasioni. Se continui a fare tiri centrali, devi continuare a sperare che il portiere si scansi o quanto meno che una fortunata deviazione ti aiuti, come col Parma.

Ma se Atene piange a quanto pare anche Sparta non ride.  Il Milan visto finora è la brutta copia di questa Juve. In questa partita non si può certo parlare con coscienza della prestazione del rossoneri. Quale prestazione? Si può solo parlare dell’inconcludenza della Juventus, quella che non dipende dalle difese avversarie, alle quali basta davvero poco. Juve e Milan si confermano due candidate al sesto posto, insomma. Una corsa a chi cerca di fare meno peggio. Ma siamo ancora alla terza, questa è l’unica cosa positiva finora. 

Poi come al solito c’è la scheggia impazzita dell’arbitraggio, quella che contro di noi non produce polemica. Abbiamo ancora negli occhi il gol annullato all’Egitto contro l’Argentina. Il solito sport dei figli e dei figliastri. Uno step on foot che ha portato all’unico tiro in porta Milan con gol in allegato. Persino il milanista Abrosini ha dovuto ammetterlo.

Ma tutte queste lacrime saranno lavate via dalla pioggia dei nostri problemi.

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