Il 99% delle serie tv (e dei film) che hanno come tematica principale la cattura di un serial killer scelgono di concentrarsi sulle indagini, sull'accumulo di domande e di misteri, spesso sull'azione nuda e cruda. E' normale che sia così: ad affascinare lo spettatore è la suspance, il colpo di scena, la "caccia al colpevole" che ha la sua risoluzione proprio nelle battute finali. D'altronde è un po' quello che avviene nella classica struttura di un giallo. Se elimini questo elimini tutto di fatto. O no? Fin dalle prime puntate della prima stagione di Mindhunter avevamo capito invece che ci trovavamo di fronte a qualcosa di completamente diverso nel panorama seriale (non killer in questo caso): non l'assassino ma gli assassini, non il detective senza macchia che indaga su un omicidio, ma una task force che si concentra sui processi mentali dei più efferati killer della storia. Un telefilm insomma che si concentra su tutto quello che spesso ci viene omesso altrove: chi sono in realtà questi folli? Perchè arrivano a commettere atti che per una persona dotata di senno appaiono assurdi? Hanno dei tratti in comune tra di loro? L'indagine insomma non è sul fatto in se ma su tutto quello che potrebbe portare a commettere quel fatto. Un qualcosa di simile (per certi versi) ad opere come Manhunter (il film): per prendere un assassino serve un assassino e serve capire chi è. Ma tutto questo non è alla fin fine un mero e noioso esercizio di stile? Come può tutto questo appassionare (non c'è un colpevole da smascherare, non nell'immediato almeno, non c'è un "caso" classico, non c'è azione)? Puo.
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domenica 8 settembre 2019
Mindhunter - seconda stagione (2019)
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Napoleone Wilson
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8,
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sabato 11 novembre 2017
Mindhunter - prima stagione [Serie Tv 2017]
Posted by
Napoleone Wilson
Basata sul libro "Mindhunter: La storia vera del primo cacciatore di serial killer americano", Mindhunter è sicuramente una delle novità più interessanti del catalogo Netflix di questo autunno, a cominciare dal suo produttore. Se l'ideatore è infatti è Joe Penhall, dietro al progetto abbiamo un certo David Fincher, che non si limita a produrre la serie ma ne dirige anche 3 episodi (i primi due e l'ultimo). Non poteva che esserci insomma garanzia di qualità visto che il regista statunitense ha sfornato prodotti (basati su personaggi decisamente schizzati o comunque psicologicamente particolari) del calibro di Fight Club, Zodiac e Gone Girl (oltre che il chiacchieratissimo in queste settimane House of Cards). A ben vedere si notano però punti di contatto molto più forti con opere come il, quasi omonimo, Manhunter (Hannibal Lecter, ricordate?) e True Detective.
L'idea del telefilm è quella di analizzare il lavoro dell'FBI da un punto di vista inedito per la serialità televisiva, più psicologico che action (no, siamo lontani dalle americanate alla CSI o Law and Order, qui diciamo che tutto è più "raffinato" e sottile) e farci capire come sia stato possibile arrivare alle moderne metodologie investigative utilizzate dai profiler per la cattura dei cosiddetti killer seriali.
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7.5,
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