Il nome Shane Black ai più non dirà nulla. Ma se vi dico Arma Letale, Last Action Hero, L'ultimo Boy Scout, Iron Man 3? ..eh!? Vedo che adesso cominciamo ad intenderci. Shane Black è stato il re delle sceneggiature "ignoranti" (nel senso non cattivo con cui alcuni ultimamente amano usare questo aggettivo) anni 80, 90 - Da distinguersi dalle sceneggiature deficienti - sì, insomma, quei film che una volta venivano battezzati col termine di "Buddy Movie" (buddy in inglese sta per amico) in cui un duo di "soggettoni" sconclusionati, uniti dal destino e diversissimi tra di loro si trovano catapultati a vivere avventure e disavventure piene di scazzottate, sparatorie, rapimenti ed altro condite da una spruzzata di commedia brillante.
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giovedì 9 giugno 2016
THE NICE GUYS - Shane Black
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Snake Plissken
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venerdì 28 giugno 2013
L’UOMO D’ACCIAIO (Man of Steel) – di Zack Snyder
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Snake Plissken
Reboot, l’ennesimo, dopo il mezzo flop del remake. Non un superuomo dunque ma più un uomo d’acciaio, spogliato di quella spavalderia che lo caratterizzava, un alieno sperduto in una terra aliena, in cui la differenza dai comuni mortali lo porta ad essere naturalmente temuto, tipo X-Man. Un Superman di sicuro più oscuro e silenzioso, senza la tipica tromba trionfale che lo introduce. Senza la sua tipica ironia che partiva già dalla sua scelta di indossare le “mutande” rosse sul costume. Un super eroe che dovrà quindi far un po' di pressione sul mondo per guadagnarsi la stima e la simpatia che il vecchio Superman si guadagnava già dalla prima inquadratura. Un eroe alla Amazing Spiderman, che dovrà prendere coscienza e familiarità dei suoi poteri e affrontare gli aspetti psicologici della sua diversità.
Gli effetti speciali poi sono molto più mastodontici e colossali, affrontare infatti colossi del genere, praticamente indistruttibili, deve dare una qualche risposta all’antico paradosso sulle masse indistruttibili che si scontrano e per farlo non può limitarsi a qualche camper rovesciato o qualche vetro rotto, ma deve comportare un notevole dispendio di risorse materiali e umane. della serie “non si può fare una frittata senza rompere qualche uova”. Una colonna sonora epica e, nel contesto, una confezione estremamente spettacolare, quasi da cartone animato.
Non ci si aspetti dunque il solito Superman, non sarebbe stato intelligente riproporci un reboot pedissequo, ma come si è già fatto con notevole successo con il cavaliere oscuro, si prova a dare una visione diversa della storia, un’interpretazione che anche qui viene anticipata dalla scelta di cambiare il titolo. Un’interpretazione del mito che espone in maniera più esplicita il suo riferimento a Cristo, adottato dagli uomini per salvare il mondo ma che dovrà vincere la diffidenza di colui che dovrà salvare, non con la forza ma con la fiducia.
Per fare questo si è voluto poi ricorrere ad un cast d’eccezione che comprende le partecipazioni di Kevin Costner e Russel Crowe, nel ruolo dei due padri del superuomo.
Non a livello del capolavoro di Nolan su Batman, dunque, ma comunque un film ben fatto
voto 7,5
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martedì 12 maggio 2009
STATE OF PLAY- Kevin Macdonald
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Snake Plissken
Non c’è nulla di più attuale di questo film. Nel periodo in cui ritorna sui giornali italiani la ciclica quanto stanca polemica (poiché si capisce che mai si risolverà) sul conflitto di interesse dell’impero dei potenti, che tira in ballo il giornalismo e la politica, le amicizie tra i due poteri e la subalternità dei giornali rispetto ai partiti, che determinano chi ha ragione e chi ha torto in vicende personali o meno.
Il potere si manifesta attraverso la mistificazione della realtà che si attua per due vie, acclamazione popolare e/o veicolazione giornalistica (il quarto potere). Il film gira appunto attorno questo cardine, l’amicizia di un politico e un giornalista e il modo in cui questa relazione potrebbe influenzare un’inchiesta che lo riguarda. Partita da un affare di gossip, l’inchiesta assume i connotati di una cospirazione nazionale, in cui il giornalista vecchia scuola Crowe dovrà andare avanti anche a rischio di compromettere la propria amicizia o la sua stessa vita privata.
State of Play rappresenta anche la lotta generazionale tra il giornalismo classico fatto con penna e taccuino e quello nell’era dei blog, con una visione romantica che predilige la selce al silicio (per dirla alla maniera di un libro di Giovanni Giovannini) come un po' tutti quei romantici di vecchi stili che spesso, volutamente o involontariamente, non fanno distinzione tra i contenuti e il supporto. Tuttavia nel suo concetto fondamentale questo film ci dice che il vero giornalismo è quello fatto in strada, a seguire la notizia e la sua naturale evoluzione senza mai fermarsi alla prima manifestazione della stessa, ma indagando alla radice della verità senza lasciarsi sviare dalle sue versioni.
La coppia Crowe-Affleck, chiamata a sostituire la rinunciataria Brad Pitt e Edward Norton, entra subito nella parte. Crowe si atteggia a scozzese (nazionalità del regista) bevendo vino scozzese (Whiskey), rozzo ed essenziale, giornalista sempre dentro la notizia con occhio critico e analitico che viaggia a bordo della sua vecchia Saab e non ci pensa proprio a sostituirla nel suo “gayrage”. Mentre Ben Affleck affonda nel suo doppio petto da politico moderno con l’ambiguità del ruolo, sempre attento all’immagine ma con le spalle a spingere le porte di un armadio pieno di scheletri che spingono per uscire. Due amici la cui vita ha preso strade opposte. Il risultato è un film bello e in continua evoluzione.
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