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Visualizzazione post con etichetta Ben Affleck. Mostra tutti i post
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venerdì 1 aprile 2016

BATMAN v SUPERMAN: Dawn of Justice - Zack Snyder

2016, l'anno delle "Guerre Civili" tra supereroi. Mentre in casa Marvel, Daredevil e Punisher si fraccano di mazzate sul "piccolo schermo" (termine che andrebbe rivisto nell'era di Netflix) ed Iron Man e Capitan America lo faranno a breve, la concorrente DC Comics si inserisce trasversalmente, con la sua consueta flemma, con questo Batman v Superman che è di fatto un seguito di Man of Steel e non un nuovo filone di Batman post-Nolan. Insomma un 2016 spaccafamiglie, una catastrofe di propozioni planetarie, altro che "volemose bene!".

giovedì 26 febbraio 2015

GONE GIRL (L'amore bugiardo) - David Fincher [Recuperafilm]

USA 2014
Avete presente quando scherzando tra amici si dice: "E così domani ti sposi? Allora ti vuoi proprio inguaiare!". Ebbene, le solite tribolazioni della vita di coppia nulla sono, in confronto a quello che deve passare Ben Affleck in questo film. Una pellicola dal solito titolozzo italiano (L'amore bugiardo) che sembra messo lì a caso ma che stavolta si rivela addirittura un mezzo spoiler, laddove invece il titolo originale mantiene il segreto per tutta la prima parte.

venerdì 9 novembre 2012

ARGO - Ben Affleck

Ormai è certificato: Ben Affleck è un ottimo regista, una cosa che se solo qualcuno avesse osato immaginarla qualche anno fa gli avrebbero riso in faccia. Nelle due precedenti pellicole girate si era affidato a luoghi e tematiche a lui note, aveva delineato personaggi con i quali poteva avere molto in comune, aveva scelto attori (il fratello in Gone baby gone) non di rilevanza assoluta ma funzionali.


Sarebbe capace uno così di gestire qualcosa di completamente diverso? Argo è un film che parla di come la controparte cinematografica di Affleck tenti di ideare un falso film di nome Argo, allo stesso tempo è un film impegnato su una storia vera (il falso film dovrà servire a liberare degli ostaggi facendoli fuggire dall'Iran sotto falsa identità). Follia? No, perchè Ben riesce a miscelare perfettamente l'ironia nei confronti di Hollywood (molte le battute e le scene che smitizzano il cinema americano o che omaggiano certa fantascienza minore e non) con le atmosfere tipicamente anni 70' (ottima la colonna sonora e l'atmosfera creata) di film spionistici come I tre giorni del Condor o Quinto potere (citato tra l'altro apertamente).

In questa prima parte del film tutto funziona alla perfezione: impegno ma anche divertimento ed ironia costanti che aiutano il film a non essere troppo verboso e perfino un'introduzione molto riuscita, che per non risultare troppo didascalica si avvale del fumetto.

Purtroppo la seconda parte è tesa, serrata, ma decisamente troppo classica (leggasi qualche escamotage o deus ex machina di troppo) e anche il finale non è pienamente soddisfacente, non brutto in se, anzi, ma per come viene inscenato. Per fortuna sui titoli di coda il film dimostra ancora una volta  la sua bontà (tra pupazzetti di Star wars e realtà della situazione negli Stati Uniti e in Medio Oriente) e la sua unicità.
Argo è sostanzialmente un film sulla menzogna (quella che devono inventarsi coloro che ideeranno il falso film e lo spacceranno per vero e quella di Stati Uniti e Canada su come la vicenda si svolse in realtà), sul fatto che a volte le bugie aiutino ad evitare qualcosa di peggiore (come la violenza), su quanto sia falsa e illusoria ma "utile" la cinematografia, ma anche sull'aiuto reciproco (quello che devono instaurare Canada e Stati Uniti per sbrogliare la matassa).

Un'altro fiore all'occhiello del film è il cast: oltre all'ormai onnipresente Bryan Cranston (Breaking bad), rivediamo piacevolmente Kyle Chandler (Ultime dal cielo) e soprattutto il sempre divertentissimo Alan Arkin (che ricordiamo per l'oscar nella mitica parte del nonno in Little Miss sunshine) e l'ottimo John Goodman (che ultimamnete sembrava scivolato nel dimenticatoio).
Affleck naturalmente si riserva la parte dell'attore principale, ma è bravo a non strafare e gigioneggiare e riesce ad essere efficace ("Carter mi ha detto di dirti che sei un grande", "Un grande cosa?", "Questo non lo ha specificato").

Insomma un film da vedere assolutamente, che per via di qualche pecca e didascalismo non raggiunge lo status di capolavoro assoluto, ma che saprà deliziare i cinefili grazie alla suspance, alle tematiche impegnate affrontate col giusto piglio e alle intelligenti citazioni cine-politiche (perfetta la chiusa finale):

- Quello che inizia con una farsa, finisce in tragedia
- Chi l'ha detto?
- Marx.
- Groucho ha detto questo?

Voto 8.

martedì 12 maggio 2009

STATE OF PLAY- Kevin Macdonald

Non c’è nulla di più attuale di questo film. Nel periodo in cui ritorna sui giornali italiani la ciclica quanto stanca polemica (poiché si capisce che mai si risolverà) sul conflitto di interesse dell’impero dei potenti, che tira in ballo il giornalismo e la politica, le amicizie tra i due poteri e la subalternità dei giornali rispetto ai partiti, che determinano chi ha ragione e chi ha torto in vicende personali o meno. 

Il potere si manifesta attraverso la mistificazione della realtà che si attua per due vie, acclamazione popolare e/o veicolazione giornalistica (il quarto potere). Il film gira appunto attorno questo cardine, l’amicizia di un politico e un giornalista e il modo in cui questa relazione potrebbe influenzare un’inchiesta che lo riguarda. Partita da un affare di gossip, l’inchiesta assume i connotati di una cospirazione nazionale, in cui il giornalista vecchia scuola Crowe dovrà andare avanti anche a rischio di compromettere la propria amicizia o la sua stessa vita privata. 

State of Play rappresenta anche la lotta generazionale tra il giornalismo classico fatto con penna e taccuino e quello nell’era dei blog, con una visione romantica che predilige la selce al silicio (per dirla alla maniera di un libro di Giovanni Giovannini) come un po' tutti quei romantici di vecchi stili che spesso, volutamente o involontariamente, non fanno distinzione tra i contenuti e il supporto. Tuttavia nel suo concetto fondamentale questo film ci dice che il vero giornalismo è quello fatto in strada, a seguire la notizia e la sua naturale evoluzione senza mai fermarsi alla prima manifestazione della stessa, ma indagando alla radice della verità senza lasciarsi sviare dalle sue versioni.

La coppia Crowe-Affleck, chiamata a sostituire la rinunciataria Brad Pitt e Edward Norton, entra subito nella parte. Crowe si atteggia a scozzese (nazionalità del regista) bevendo vino scozzese (Whiskey), rozzo ed essenziale, giornalista sempre dentro la notizia con occhio critico e analitico che viaggia a bordo della sua vecchia Saab e non ci pensa proprio a sostituirla nel suo “gayrage”. Mentre Ben Affleck affonda nel suo doppio petto da politico moderno con l’ambiguità del ruolo, sempre attento all’immagine ma con le spalle a spingere le porte di un armadio pieno di scheletri che spingono per uscire. Due amici la cui vita ha preso strade opposte. Il risultato è un film bello e in continua evoluzione.