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Visualizzazione post con etichetta Joaquin Phoenix. Mostra tutti i post
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martedì 8 ottobre 2019

#JOKER - Todd Phillips


Ne abbiamo sentito parlare così tanto di questo Joker, in queste ultime settimane, che era come se lo avessimo già visto senza entrare in sala. Nel senso che la sua fama lo precedeva. La sua critica lo precedeva. I suoi premi lo precedevano. Il dibattito cinematografico dell'anno era già iniziato, ma noi eravamo in ritardo per l'assemblea. Fuori dalla sala chiusa ne vedevamo solo le ombre allungate sui muri, ascoltavamo voci confuse ma ferme nei loro toni e osservammo le fazioni formarsi. Quelli che "E' un cinecomic" contro quelli che "no, non lo è". I "E' il miglior film sui supereroi" contro i "no, non ha nulla a che fare con supereroi o con i film di Batman visti in precedenza". Insomma dovevamo fidarci del nostro istinto e attendere. Di sicuro il rischio hype era pressoché inevitabilmente connesso al crescere delle aspettative.

giovedì 20 marzo 2014

LEI (Her) - Spike Jonze

Vincitore dell'Oscar 2014 per la migliore sceneggiatura originale, arriva anche in italia questo Lei, una storia d'amore futurista tra l'uomo e la macchina, che per essere recensito al meglio necessiterebbe di un breve trattato di psicanalisi ad hoc. Io invece cercherò di parlarne a grandi linee, ma sarà difficile non dilungarsi.

Innanzitutto stiamo parlano del regista di Essere John Malkovich (1999), uno dei film che meno ho digerito in vita, talmente lontano fosse, non dal mio ideale tecnico di cinema, ma dalla lunghezza d'onda sulla quale vivo e concepisco il mondo. Ma questa critica sarebbe talmente personale e astratta, detta così senza spiegarla, che apparirebbe più come un pregiudizio che come un giudizio. Invece ci son cose di questo regista che ho anche molto apprezzato, come il ladro di orchidee (2002) o Nel paese delle creature selvagge (2008) in cui ad esempio, come per Lei, Jonze è stato sia sceneggiatore che regista.

venerdì 11 gennaio 2013

THE MASTER - Paul Thomas Anderson

Apologia di Scientology o ritratto imparziale sulla setta americana? Dal regista di Magnolia un film controverso, che ha diviso gli appassionati ma che ha anche fatto incetta di premi al festival del cinema di Venezia.

Grandiosa interpretazione di Joaquin Phoenix, nel film Freddie Quell, un nevrotico ex soldato della seconda guerra mondiale, iracondo alcolizzato e ossessionato dal sesso, che viene accolto come una sorta di cavia dal carismatico Lancaster Dodd (Philip Seymour Hoffman), una specie di medium parapsicologo, fondatore di un movimento che ha lo scopo di liberare le menti e guarirle dalla “gabbia che ci è stata impiantata” con la vita. Il loro diviene subito un rapporto di complicità speciale, velatamente gay (da parte di Dodd), che suscita la gelosia della famiglia del “santone”. Sembra che lo stesso Dodd basi la riuscita delle sue teorie sul cambiamento di Freddie.

La chiara ispirazione ad Hubbard, creatore del movimento, non è affatto celata, anche se la storia è quasi totalmente frutto della fantasia dello sceneggiatore. Tolto il succo della trama però, anche se i nomi e le vicissitudini cambiano, rimane la filosofia di base del culto, compreso il suo eterno scontro con l’ordine degli psicologi, considerati alla stregua di una setta atta a demolirli e demolirci. Anche se nel film infatti, si mettono in luce i lati oscuri del “santone”, alla fine rischia di apparire più un ritratto umano simile (ma con le dovutissime eccezioni e distingui) all’opera messa in piedi da Scorsese con L’ultima tentazione di Cristo. Il problema che si riscontra in questa rappresentazione non è infatti la natura fallace degli uomini che portano avanti una teoria di vita o di culto, ma il fatto che la teoria possa prescindere dagli uomini stessi che l’hanno concepita, restando in noi come un seme che germina e “arriva a destinazione”. Forse persino il fatto che il regista on si schiera finisce per alimentare opinioni discordanti.

Opera che non è piaciuta neppure a Scientology che l’ha addirittura boicottata, chiaramente perché vede nel suo fondatore un essere infallibile in terra e mal tollera le evidenti toppe dei suoi comportamenti nel film, persino circa la sua teoria di culto che appare più volte fallace nelle intenzioni decantate e scritte, che cerca in vano di guarire un uomo che avrebbe bisogno di un serio aiuto da uno psichiatra. Una teoria che come si vede fa acqua da tutte le parti e che a volte va addirittura contro la legge, proprio come Scientology.

Allora che film è The master? Sostanzialmente un buon film dall’andamento di romanzo che contiene un’ottima regia e fotografia. oltre alla bravura di caratterizzazione dei suoi attori e che da questo punto di vista merita il prezzo del biglietto oltre ai premi individuali di Venezia. Come qualcuno ha già detto The Master va “celebrato e punito in egual misura” per non buttar via il bimbo con l’acqua sporca…

voto 7-