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martedì 30 agosto 2022

Uncharted - come il videogioco, senza il gioco


C'è una tendenza che sta prendendo sempre più piede: la trasposizione dei videogames sul grande e piccolo schermo (ce ne sono sempre state, ma mai quanto in questi anni). Ma ce n'è un'altra, piuttosto singolare, che sembra ricorrere negli ultimi tempi. I videogames quasi totalmente basati sul gameplay, con una trama scarna o facilmente dimenticabile, finiscono sul grande schermo. Quelli più complessi a livello di trama e possibilitá narrative finiscono invece per diventare serie TV. Pensiamo solo agli attesissimi The Last Of Us o al Fallout di Jonathan Nolan, tacciamo invece sull'ultima trasposizione di Resident Evil arrivata ultimamente su Netflix.

Il grande schermo, si diceva, si affida quasi sempre ai grandi blockbuster videoludici, quelli tutti azione, sparatorie, ritmo serrato, quei videogiochi insomma che danno il meglio dal punto di vista del gameplay, che divertono proprio in quanto videogiochi. Stupisce quindi che come film non funzionino quasi mai? Uncharted è solo uno degli ultimi arrivati e recentemente è giunto sul catalogo Netflix. Cosa fa per smentire le sensazioni di cui parlavo in precedenza? Poco, molto poco.

giovedì 9 luglio 2015

TED 2 - Seth MacFarlane

A proposito di famiglie tradizionali... Nella settimana della rivendicazione dei diritti degli omosessuali torna l'orsetto Ted e anche lui rivendica il diritto a sposarsi e a metter su famiglia. Contro ogni discriminazione "logofobica". Ma per poter far questo dovrà condurre una lotta sociale pionieristica per conquistare lo status di "essere umano".

No, non è una canzone di Marco Mengoni (pensate che coppia sarebbero per una lotta sociale congiunta) è la battaglia della creatura di McFarlane, che torna al cinema con l'inconfondibile voce di "quel laziale di un" Mino Caprio, la sua spudorata locandina e il suo bagaglio di battute e gag VM14... anche se non sarà questo a spaventare i pre-adolescenti, ne tanto meno i cassieri dei botteghini a fermarli (si trova sempre lo "zio" della situazione che ti procura i biglietti). 

venerdì 25 ottobre 2013

CANI SCIOLTI (2Guns) – di Baltasar Kormákur

Infiltrati, sparatorie, rapine, ladri d’auto, doppiogiochisti, agenti corrotti… no non sto parlando di Grand Theft Auto, ma di Cani Sciolti. Uno spassosa commedia action, con un’inedita coppia dalla doppia, doppia v (Washington-Wahlberg) che ricorda molto da vicino le avventure dei best sellers della Rockstar, ma che si ispira palesemente anche ad un’altra coppia, divenuta cult, quella di Arma Letale.

Di amicizie particolari il cinema ne ha viste tante. Da Spencer-Hill a Gibson-Glover (doppia G). Storie di tizi dello stesso sesso e di estrazioni sociali diverse, che condividono un avventura sgangherata, in cui non mancherà occasione per scambiarsi qualche sganassone e persino qualche pallottola. Ma tutto sempre in amicizia. Roba da uomini, roba da duri, nient’altro. Il Buddy Movie, appunto, un sottogenere cinematografico che ruota tutto attorno a questo fulcro fondamentale di amore e odio tra due personaggi, che molte volte si trovano assieme per caso o ne sono costretti.

sabato 6 ottobre 2012

TED - Seth MacFarlane

Firma e locandina non lasciano spazio ad equivoci di sorta, ma se non conoscete i Griffin e magari avete portato il vostro figlio più piccolo al cinema a vedere TED perchè c’è l’orsetto… buona fortuna. Si perchè, anche se può sembrare strano, c’è ne di gente del genere in giro, è l’effetto collaterale delle comodissime multisala, vai li è scegli un film a caso. Tipo i tizi che ieri prima dello spettacolo entrano e ci accusano di avergli fregato il posto, salvo poi accorgersi di aver sbagliato sala e squagliarsi in velocità. No ragazzi, se andate al cinema a vedere TED prima “studiate”. L’esordio sul grande schermo del creatore di Family Guy è un’anti fiaba per eccellenza ma con tutti i dettami della fiaba classica, con tanto di desideri natalizi, magie, lieto fine e voce narrante. Una storia alla maniera di McFarlane dunque, stile “togliti dai piedi Disney che Natale non è ancora arrivato” ma col tentativo di metterci comunque una morale. Il tutto condito con quel gusto citazionistico tipico dei Griffin, famoso e apprezzato soprattutto da coloro che ne sanno cogliere il senso

E’ la storia di John, un bambino senza amici, talmente snobbato dai suoi coetanei che neppure i bulli se lo cagano, ma anche talmente fantasioso che per Natale riceve un orsacchiotto e lo chiama Teddy… Ecco qui che entra in scena il primo lost in translation tipico dei Griffin che in pochi capiranno, quindi urge n.d.a.: in inglese orsacchiotto di peluche si traduce appunto con teddy bear. Per capirci è un po’ come se il tuo piccolo cane tu lo chiamassi chiwawa. Comunque… accade che John esprime un desiderio, quello di poter dar vita al suo orsacchiotto, in stile pinocchio insomma, e come per magia il desiderio si avvera e i due diventano due amici inseparabili. Solo che poi i due crescono.

Ted è un orsetto strafatto, simbolo e allegoria del fanciullino che è nello stesso John, che non solo non vuole proprio saperne di crescere, ma che si diverte a “giocare” con le conoscenze di un adulto. Questo Peter  Griffin di peluche, che ne condivide la voce, è davvero uno spasso. Politicamente scorretto al punto giusto e demenziale quanto serve e i momenti esilaranti non mancano. La trama su cui si dipana invece è trita e ritrita, l’abbiamo vista decine di volte nei film romantici, in quelli in cui lui e lei si amano, poi litigano, poi si lasciano e poi si ripigliano, ma non me ne volete per questo spoiler perchè la trama è volutamente messa li come un supporto per tenere in piedi il vero film, quello fatto di schetch e di citazioni. Come l’elenco dei nomi truzzi (e lo capisci che sono truzzi se sei americano) che John fa a Ted per indovinare il nome della sua nuova ragazza, o la demenziale partecipazione di Samuel Gerald Jones, l’attore di Flash Gordon.

Quel che invece avrebbe potuto migliorare il film, a mio avviso, sarebbe stata la scelta di un protagonista differente. Non me ne voglia il buon Mark Wahlberg ma se al suo posto ci fosse stato Jason Lee (Earl di My name is Earl) ad esempio? Insomma si è voluto scegliere un fico per giustificare il colpo di fulmine della gnocca Mila Kunis, che nei Griffin da la voce a Meg e con Wahlberg aveva già recitato in Max Payne, ma forse un comico avrebbe rafforzato l’assurda amicizia uomo-orsetto. Tutto sommato però per quest’esordio va bene così e qualcuno già spera che sia solo un inizio.

venerdì 5 dicembre 2008

MAX PAYNE - John Moore

Chiunque abbia giocato al suddetto gioco avrà pensato più di una volta che, se c'era un gioco "cinematografico" per eccellenza, Max Payne era sicuramente sul podio. Bellissima infatti l'atmosfera noir del gioco, la grande efficacia delle inquadrature, il rallentamento durante le sparatorie, gli interni molto particolareggiati e realistici.
E' naturale quindi che di questi tempi se ne sarebbe tirato fuori un film.

Il problema principale di questo Max Payne diretto da John Moore è la volontà di non osare (o la scarsità di idee) nel tenere in piedi il baraccone.

L'inizio non è male, anzi è ben fatto, poi però più il film procede più perde i pezzi: la sceneggiatura invece che essere essenziale e scarna come si conviene a tali opere, finisce per aggiungere tasselli che non c'entrano nulla, e che infatti verranno risolti senza il minimo sforzo.

Un altra pecca è proprio quella di essere tratto da un gioco: invece di sfruttare i rimandi a questo, finiscono per essere proprio queste le parti meno interessanti del film (il bullet time gestito malissimo).
Un film banale con intenti "alti" quindi, e questo è un grosso problema, perché si ha l'impressione che i mezzi c'erano e si poteva fare qualcosa di meglio.

Voto 5/5,5