sabato 6 maggio 2017

Serie A 34> Juventus vs Torino 1-1 - A piccoli passi verso il traguardo


Altro pareggio figlio della frenesia e della scarsa attenzione, il secondo consecutivo. Pensare che nelle ultime due giornate abbiamo collezionato gli stessi pareggi di un'intera stagione ci dà l'idea di quanto la pressione psicologica di queste due semifinali ci sia costata in termini di punti. Da quei due persi a Bergamo all'89º a questo riagguantato al 92° il passo e breve. In questi casi si è soliti dire: "sarebbe stato meglio vincere quella e perdere questa per avere un pesante punto in più…" bé, nel "gioco dei fustini", visto che si trattava di un derby casalingo e che ormai manca poco al traguardo io sono più propenso a tenermi questi due punti invece dei tre della "realtà parallela", poiché, anche se abbiamo interrotto a 33 la striscia record di vittorie interne consecutive (prima o poi doveva succedere) quanto meno abbiamo la magra consolazione di aver mantenuto il J|Stadium imbattuto.

venerdì 5 maggio 2017

5 motivi per i quali Fringe è superiore ad X-Files.

X-Files e Fringe sono spesso state considerate da molti come serie "gemelle", con la seconda evidentemente ispirata dalla prima ed effettivamente debitrice di tante caratteristiche. Prendiamo ad esempio il classico "monster of the week" (puntate nelle quali accade qualcosa di strano ed inspiegabile, più spesso si tratta di persone "mutate", con i nostri protagonisti chiamati ad indagare), i due agenti (un uomo e una donna) che si scontrano/si sostengono, gli agenti Scully/Dunham vittime di esperimenti, la sigla, la tematica della genetica e le ripercussioni della stessa sul mondo intero, i "mutaforma", un "capo" misterioso e che più di una volta mostra ambiguità...
I punti di contatto insomma sono tantissimi, tutti ovviamente a favore di X-Files che è arrivata prima (anche se paradossalmente è ancora adesso in onda mentre Fringe invece è ormai conclusa da qualche anno), ci sono però 5 caratteristiche che rendono le due serie profondamente differenti e che mi fanno (pur apprezzando entrambe) preferire Fringe ad X-Files.

mercoledì 3 maggio 2017

UCL Semifinale A> Monaco vs Juventus 0-2 - Pipitato di Monaco


E ritornano alla mente echi di un estate fa. Echi di rosiconi che ci dicevano: "Con tutto quello che avete speso come minimo dovete arrivare in semifinale di Champions". "Ma poi quel traditore, quel bidone, quel panzone... mai decisivo in coppa..." mentre sul loro volto si disegnava un ghigno nascosto e accigliato. Un ghigno che celava la speranza che non fosse così. Invece il loro obbiettivo minimo l'abbiamo raggiunto. Non solo, l'abbiamo anche mezzo superato. Vincendo 2-0 in casa dello spauracchio monegasco, del nuovo feticcio Mbappè, nello stadietto ricco ricco... e indovinate chi ha segnato!

domenica 30 aprile 2017

Big Big Train - Grimspound (2017)

I Big Big Train sono un gruppo inglese. Nel loro caso definirli tali però non è semplicemente un modo per indicare la provenienza dei suoi componenti, loro sono "musicalmente" inglesi. Ascoltare uno dei loro dischi è come immergersi letteralmente nelle terre d'Albione, respirarne i profumi, trovarsi in quei luoghi, viaggiare con la mente. Anche i testi aiutano a questa "immersione", dipingendo paesaggi e sfondi tra il solare e il nostalgico.
Grimspound, sfornato appena ad un anno di distanza dal precedente Folklore, non è che l'ultimo tassello di questa epopea britannica e si conferma sui buoni livelli dei dschi precedenti.

venerdì 28 aprile 2017

Serie A 34> Atalanta vs Juventus 2-2 - Il veleno nella doppia coda


Un pareggio che un po' brucia, per non dire un bel po'. Brucia perché, seppur preventivabile o addirittura (per alcuni) sufficiente alla vigilia, eravamo riusciti ad evitarlo, riprendendo la partita per i capelli con una bella rimonta dallo svantaggio iniziale. Invece non siamo riusciti a stare sul pezzo fino alla fine. Sia nel primo che nel secondo tempo. Più che calo di concentrazione da pensiero di Champions è stato una fatale perdita di connessione nei minuti finali. Non siamo cioè riusciti a stare con la testa su pezzo fino alla fine.

domenica 23 aprile 2017

Serie A 33> Juventus vs Genoa 4-0 - Basta Juve, non è il Barcellona


Contro questi colori ormai la Juve ci ha preso gusto, anche se stavolta non è il Barcellona ma il Genoa. La Juve schianta i rosso blu di Genova, quelli che dopo la sorprendente vittoria contro di noi dell'andata, si son saziati a tal punto da mettersi a dieta - una prerogativa ormai sempre più frequente delle squadre che riescono a batterci - collezionando la pochezza di 7 punti in 16 partite. L'unico rammarico è quello di non aver potuto rifilare questi quattro gol a Mandorlini, l'avremmo fatto ancor più volentieri.

Retrospettiva Marillion - parte 4 (2004-2012)

Quarta, e ultima, parte della retrospettiva dedicata al gruppo progressive rock britannico (leggi la terza parte qui)

Marbles (2004) ****+
Uscito in due versioni (una in cd singolo e una in doppio cd) può essere considerato una specie di Brave degli anni 2000. Meno pessimista e crudo, non un vero e proprio concept album, ma con pezzi che si fondono bene tra loro e creno atmosfere magiche come solo i Marillion sanno fare. I quasi 14 minuti dell'iniziale The Invisible Man (un'amara riflessione sul post 11 settembre) mettono subito in chiaro le cose: Marbles è uno dei migliori lavori del gruppo. Lo confermano pezzi jazzati e dilatati come Angelina o la lunga e romantica Neverland. Abbiamo addirittura una specie di Out of this world 2.0: l'evocativa Ocean Cloud con i suoi 18 minuti di saliscendi. Ci sono anche pezzi più leggeri ma ugualmente riusciti ("Don't Hurt Yourself", che farà tornare il gruppo in classifica, o "You're Gone" che rimanda agli U2  e forse un paio di pezzi non esattamenti riusciti come previsto ("The Damage", "Drilling Holes"), ma si tratta di un album davvero riuscito e tra i migliori della loro discografia.

Canzoni migliori: Invisible Man, Ocean Cloud, Angelina, Don't Hurt Yourself, Neverland
Canzoni peggiori: The damage, Drilling Holes


Somewhere Else (2007) **
Il gruppo si avvale di un nuovo produttore, Michael Hunter, e sceglie di sfornare un lavoro più "leggero", immediato, con pezzi più pop ma che purtroppo risultano poco ispirati. A parte la title track (che ricorda i brani del passato passato) e pezzi comunque interessanti come "The Last Century For Man" il resto appare piuttosto anonimo e perfino noioso ("A Voice From The Past"). Il tentativo di comporre pezzi radiofonici forse si può dire riuscito solo per quanto riguarda "See It Like A Baby", mentre per il resto tuttos embra troppo vuoto e privo di sostanza ("Thankyou Whoever You Are", "Most Toys", "No Such Thing")


Canzoni migliori: Somewhere Else, The Last Century For Man
Canzoni peggiori: Thankyou Whoever You Are, Most Toys, A Voice From The Past, No Such Thing


Happiness Is the Road (2008) ***+
Forse più ambizioso che riuscito, è comunque un deciso passo in avanti rispetto al precedente. Un disco doppio piuttosto disomogeneo e poco compatto, con buone cose alternate ad altre meno risucite. Tra le cose migliori "This Train Is My Life", una ballata ad effetto nel loro stile, la title track (che nonostante la durata di 10 minuti alterna atmosfere eteree ad altre quasi hip hop), l'elettronica "The Man from the Planet Marzipan", la dolce "Wrapped Up in Time" o la conclusiva "Real Tears for Sale". Peccato per qualche riempitivo di troppo che finisce per abbassare un po' la qualità generale del disco che si mantiene comunque sul discreto. E' come se il gruppo non riesca a riproporre il suo potenziale al meglio, le idee di certo non mancano, anzi forse l'album è fin troppo pieno di spunti e generi diversi.

Canzoni migliori: This Train Is My Life, Wrapped Up in Time, Happiness Is the Road, The Man from the Planet Marzipan, Real Tears for Sale
Canzoni peggiori: A State of Mind, Throw Me Out, Half the World


Sounds That Can't Be Made (2012) ***1/2
Continua la risalita: il gruppo piano piano ricomincia a riorganizzare le idee e a riproporre il suo marchio di fabbrica, il prog. Rispetto ai due album precedenti c'è uno spazio maggiore riservato ai passaggi strumentali e in generale a tratti si respira un'aria "classica". I 17 minuti di "Gaza" risportano per atmosfere a pezzi come Invisible man: vari passaggi musicali si susseguono senza sosta e rendono l'ascolto tutt'altro che faticoso, anche Hogarth sembra in gran forma con una interpretazione sofferta e coinvolgente. Meno drammatiche ma ugualmente epiche la descrittiva Montréal (forse la più riuscita musicalmente dell'album) o la romantica "The Sky Above the Rain" che ricorda Neverland.
Peccato che tutti i pezzi non siano allo stesso livello, anzi un paio risultano quasi fuori posto ("Invisible Ink", "Lucky Man"). L'album pur risultando più che discreto, insomma, alterna dei capolavori a pezzi francamente superflui, un vero peccato, ma verrà il momento per il ritorno in grande stile.

Canzoni migliori: Gaza, Sounds That Can't Be Made, Montréal, The Sky Above the Rain
Canzoni peggiori: Invisible Ink, Lucky Man

sabato 22 aprile 2017

Retrospettiva Marillion - parte 3 (1997-2001)

Terza parte della retrospettiva dedicata al gruppo progressive rock britannico (leggi la seconda parte qui)

This Strange Engine (1997) ***
Per certi versi simile al precedente, ma con più riempitivi. Sostanzialmente il lavoro è da ricordare per la lunga suite omonima, che racchiude un po' il meglio di quanto i Marillion di Steve Hogarth possano offrire: testi intelligenti, ottima alchimia strumentale, il cantato appassionato del cantante. Insomma già da sola la title track vale l'album , ci sono però anche altre buone composizioni: la ballata "One Fine Day" o "Estonia" (ancora ispirata da un fatto di cronaca) col suo assolo centrale di balalaika, o la breve ma convincente "Memory of Water".

Purtroppo qualche brano un po' troppo leggerino ("80 Days" carina ma superflua) o poco riuscito ("Hope for the Future") finisce per abbassare un po' il livello qualitativo di un album che comunque risulta in generale dignitoso.

Canzoni migliori: This Strange Engine, Estonia, One fine Day
Canzoni peggiori: Hope for the Future


Radiation (1998) **-
Il gruppo cambia ancora le carte in tavola cercando di omologarsi ancora di più al rock dell'epoca, provando ad indurire leggermente il sound e di risultare meno pomposo e più "fresco". Il risultato purtroppo è un album piuttosto anonimo e molto lontano dalla migliore produzione del gruppo britannico. A differenza deilavori precedenti non c'è nessun pezzo davvero strepitoso, quelli migliori sono discreti, non di più. Si distinguono la ballata "These Chains" e "Three minute Boy", mentre "A Few Words for the Dead" con i suoi 10 minuti non risulta affatto disprezzabile ma forse un po' troppo "allungata".
Il resto è abbastanza mediocre rispetto agli standard della band, si sentono troppi scimmiottamenti a gruppi come i Radiohead che all'epoca andavano per la maggiore.

Canzoni migliori: These Chains, Three Minute Boy
Canzoni peggiori: Born to Run, Cathedral Wall, Costa del Slough


Marillion.com (1999) **1/2
Album simile al precedente, con una sostanziale differenza, la qualità generale dell'album è risollevata notevolmente da 2 brani finali davvero eccellenti e che lo fanno svettare di gran lunga sul predecessore. "Interior Lulu" è una suite di 15 minuti che riesce a non stancare e a stamparsi nella memoria grazie a delle sezioni ben costruite (il giro iniziale di basso di Peter Trewavas ad esempio) e ad un finale in crescendo davvero riuscito, la finale "House" è un inusuale pezzo jazz di 10 minuti che con le sue atmosfere rilassanti e il suo testo particolare risulta di ottimo livello.
Peccato che quello che venga prima non sia assolutamente all'altezza, a parte la bella "Go", che richiama alla mente i brani del passato, si salva "Tumble down the years", una bella e delicata ballata.
Pezzi come "A Legacy", "Enlightened" o "Built-in Bastard Radar" risultano invece noiosetti e inutili e finiscono per relegare l'album tra i meno riusciti della loro discografia.

Canzoni migliori: Go!, Interior Lulu, House
Canzoni peggiori: A Legacy, Enlightened, Built-in Bastard Radar


Anoraknophobia (2001) ***1/2
Dopo qualche passo falso i Marillion irrompono negli anni 2000 con un album sottovalutato ma pieno di buone cose. Più progressivo dei precedenti (basta guardare le durate dei pezzi) eppure più fresco e meno derivativo.
Forse la caratteristica migliore di questo lavoro è la compattezza, non ci sono brani davvero brutti, certo forse non ci sono nemmeno grandissimi capolavori, ma un paio di pezzi ci vanno davvero vicino: la lunga e pessimistica "This Is The 21st Century" è forse uno dei pezzi più riusciti degli ultimi 20 anni della band, "Quartz" alterna sfuriate elettriche a momenti di malinconia, "When I Meet God" ricorda certe cose di Brave, "Map Of The World" è una ballata riuscita.
I Marillion sono pronti per un nuovo capolavoro, basta aggiustare un po' il tiro.

Canzoni migliori: Quartz, When I Meet God, Map Of The World, This Is The 21st Century
Canzoni peggiori: The Fruit Of The Wild Rose

venerdì 21 aprile 2017

Retrospettiva Marillion - parte 2 (1989-95)

Seconda parte della retrospettiva dedicata al gruppo progressive rock britannico (leggi parte 1)

Seasons End (1989) ****
Dovendo scegliere il sostituto di Fish la band adotta una mossa coraggiosa (influenzata molto probabilmente anche dal sentimento ancora presente nei confronti del cantante scozzese): taglio netto col passato, voce completamente diversa e anche presenza scenica completamente diversa (dai 2 metri di Fish al metro e settanta del suo rimpiazzo). Steve Hogarth prima di approdare ai Marillion aveva fatto parte di alcuni gruppi new wave dell'epoca che avevano ottenuto uno scarso successo, ricoprendo principalmente il ruolo di tastierista. Probabilmente l'unico punto di contatto col gruppo (tra le sue infliuenze anche Bowie, Jonie Mitchell, John Lennon...) è Peter Gabriel, con la differenza sostanziale che il Gabriel apprezzato da Hogarth non è quello dei primi Genesis ma quello (diversissimo) solista.

giovedì 20 aprile 2017

Retrospettiva Marillion - parte 1 (1983-87)

A distanza di qualche mese dall'uscita dell'ultimo album una retrospettiva dedicata al gruppo neo progressive britannico

Script for a Jester's tear (1983) ****1/2
Il punk aveva ormai spazzato via quasi del tutto le velleità progressive ed era stato spazzato via a sua volta dalla new wave. I Marillion, insieme ad un manipolo di band guidate dallo stesso spirito, cercano di far rivivere il mito del prog rock, aggiornandolo e contaminandolo con il sound "anni 80'" seguendo la linea tracciata dai Genesis con Duke.
Grazie anche alla voce del frontman (uno spilungone scozzese che si fa chiamare Fish) molto simile a quella di Peter Gabriel, i Marillion esordiscono con un disco che ha tantissimi punti di contatto con i Genesis tanto che in molti si affrettano a definirli niente più che un "gruppo clone".