venerdì 14 dicembre 2012

LO HOBBIT, UN VIAGGIO INASPETTATO - Peter Jackson (Recensione A Cura Di Snake Plissken)


Quando 10 anni fa Peter Jackson portava nelle sale di tutto il mondo Il Signore Degli Anelli per milioni di fan fu un evento epocale. Chi per anni aveva amato Tolkien, giocato agli innumerevoli giochi di ruolo che aveva ispirato, partecipato alle comunità e alle discussioni sul tema, si trovava di fronte alla rappresentazione cinematografica di questo intero mondo. Un opera talmente mastodontica e fantasiosa, ricca di figure mitologiche e oniriche e scene di azione che mai prima di allora si credeva possibile si potesse rappresentare su grande schermo. Il film fu un successo, rinpinguò la schiera degli appassionati, portandoli fuori dalla nicchia che si erano ritagliati, fece conoscere l'universo di Tolkien alle nuove generazioni e spinse molti, dei quali non l'avevano già fatto, a leggere i libri della trilogia. 

Ieri usciva Lo Hobbit e per chi come me, oltre ad aver letto i libri prima di sapere che ci sarebbe mai stato un film, ha iniziato proprio da questo libro, aveva un'aspettativa addirittura maggiore di quella di dieci anni fa. I rischi erano tanti, il parto problematico di una produzione affidata prima a Guillermo Del Toro (Il Labitinto del Fauno) e poi la ripresa delle redini da parte Jackson, davano il sentore che si trattasse di una patata bollente. Il ripetersi di un capolavoro è a volte molto difficile se non impossibile e la gente inevitabilmente ti giudica in base a quello che hai già fatto. La prima critica è stata sulla durata, a qualcuno è parso infatti una furba operazione commerciale creare una nuova trilogia su una storia che nasce da un libro singolo, così come l'inserimento di alcuni camei di personaggi della Saga (come Frodo) che ne' Lo Hobbit non comparivano affatto. Ce n'era poi una trasversale, che riguardava più l'Italia ed era la morte del doppiatore di Galdalf. Questo Gandalf-Proietti un po' spiazza all'inizio, sia per l'affetto che tutti avevamo verso quel famoso "Tu non puoi passare!", sia perchè una voce tanto conosciuta rischia di apparire un elemento quasi disneyano, ma che la professionalità dell'attore lo fa presto dimenticare, uno che di doppiaggi ne ha già fatti e di famosi.

Capita allora che si inizi a guardare il film con un pizzico di scetticismo, e difatti lo stesso stenta a decollare, come ancora intorpidito o forse influenzato dalla tranquilla figura del suo personaggio, Bilbo Baggins della Contea, uno che di avventure non vuole proprio sentirne parlare, ne andrebbe della sua onorabilità, ma che in fondo scalpita per poter dare un senso o una svolta alla sua pallida vita. O forse si tratta della materialità di questa "storia di nani", tipi atti a badare più alle cose concrete e soprattutto molto speculativi, come la riconquista un antico tesoro strappatogli via da un Drago, simbolo di "chi troppo vuole nulla stringe" e dell'avidità che li ha portati a perdere tutto. Nel Signore Degli Anelli, ad esempio, il tratto caratteristico della storia era la bramosia dell'uomo verso l'Anello e quindi verso il potere, una bramosia che idealmente crea il demone Sauron, i nani invece bramano la ricchezza più che il potere, un desiderio apolitico che genera (altrettanto allegoricamente parlando) il drago Smaug, un mostro senza padroni che si accasa con chi gli conviene.

Non mancano gli elementi da musical, come è naturale che fosse, visto i tanti canti presenti nella storia, ma la scena in cui il film decolla, il momento in cui dici "eccolo!" è l'epica battaglia dei giganti di pietra, una delle scene che più nel libro hanno stuzzicato la mia fantasia. Da li in poi è un crescendo, una rappresentazione che ho trovato davvero all'altezza del suo predecessore, anche se forse tuttavia ne rimane una spanna sotto, inevitabilmente. Lo Hobbit è davvero bello, denso e spettacolare, come ci aveva già abituati Jackson, e abbastanza fedele. Racchiude tutti gli elementi caratteristici del racconto di Tolkien, integrato qua e la da elementi esterni che risultano una sorta di licenza cinematografica, come ad esempio l'inserimento di elementi che troviamo solo nel Silmarillion. Si forse tra questa c'è ne una anche una discutibile (in parte) che è già stata ribettezzata da qualcuno, in codice anti-spoiler, "Babbo Natale", d'altronde come ho già detto trasformare un libro singolo in una trilogia comporterà "l'allugare il brodo", ma se ci si mantiene su questi canoni ci si può stare. Imperdibile (manco a dirlo) la mitica scena degli indovinelli nell'oscurità, quando Bilbo incotra Gollum e trova l'Anello. Se avete già visto gli altri non potete perderlo, così come consiglio ai molti che non hanno letto i libri di leggerli, perchè è da li che tutto nasce ed è li che si sente il cuore pulsante della terra di mezzo. Magari un Ken Follett di meno non vi fa male se lo sostituite con un  intero tolkeniano.

E dire che dal punto di vista tecnologico dieci anni possono dare un grande vantaggio, cosa che si nota soprattutto nella scelta dei 48 frame in luogo dei 24, cosa che personalmente ho apprezzato per la fluidità delle scene di guerra e di lotta, ma che secondo alcun'altri causa un po' di mal di testa col 3D... ah beh, problemi di chi lo sceglie, io mi sono visto il mio bel 2D molto più poetico. Riusciremo ad attendere un anno per il secondo?

LO HOBBIT (un viaggio inaspettato) - Peter Jackson (recensione a cura di Napoleone Wilson)


Dopo l'exploit del Signore degli Anelli, Peter Jackson annunciò immediatamente di voler mettere mano ad un altro romanzo di Tolkien: Lo Hobbit.
La mia reazione all'annuncio fu di esaltazione, perchè avevo letto e riletto molte volte quel racconto di sole 300 pagine e ogni volta  ne ero rimasto affascinato, se non tanto quanto la Trilogia dell' Anello sicuramente non molto di meno.
Il film però come si sa ha avuto un parto travagliato: tra cambiamenti di registi e rinvii fino all'annuncio di voler dividere il racconto prima in 2 parti e poi addirittura in 3 parti.

Leviamoci il dente: la divisione in 3 parti del Signore degli Anelli ci stava tutta ed era pienamente coerente con lo spirito del libro, il voler dividere lo Hobbit in 3 film è una mossa soprattutto economica, perchè mi sta bene che non tutto potesse starci su un film ma 3 sono evidentemente troppi.

Per fortuna il nostro Jackson sa fare il suo mestiere e incredibilmente riesce ad essere piuttosto fedele allo spunto di partenza, aggiungendo qua e là per dare maggiore epicità al tutto (a volte facendosi prendere decisamente la mano: Radagast e la sua slitta di conigli, alla "vigilia" di Natale, è un qualcosa che oltre ad essere decontestualizzato fa storcere decisamente il naso per il suo sapore leggermente trash) e per legare questa nuova trilogia a quella vecchia.
Non disturba quindi più di tanto rivedere Frodo o Galadriel, sono personaggi che non si inseriscono insensatamente nel film ma aiutano a contestualizzare certi avvenimenti che per forza di cose nel racconto originale erano del tutto slegati dal Signore degli Anelli.

L'inizio del film è abbastanza fedele ma stranamente non tanto avvincente quanto lo era stato quello de La Compagnia dell'Anello, certo anche lì il tutto era molto introduttivo, ma vuoi per l'effetto sorpresa, vuoi per la maggiore epicità del romanzo orginale, non c'era nulla che sembrasse allungato, noioso o banale. Nella prima parte de Lo Hobbit invece assistiamo a scene decisamente riuscite ed altre molto meno (la già citata slitta e la parte a Gran Burrone), che sembrano relegare il film a un simpatico racconto e nulla più, a tratti pure un po' noiosetto, non riuscendo a trasmettere la stessa magia della storia narrata nel libro.

Per fortuna all'improssivo il film comincia a carburare: oltre a cominciare ad interessare sotto il profilo della trama mette in mostra anche la magnificienza degli effetti speciali (fino ad allora non così esaltanti: la solita slitta, e tre): la scena dei giganti di pietra è quanto di più grandioso ed esaltante si potrebbe immaginare, degnissimo della trilogia dell'anello, con degli effetti speciali goduriosi ed una resa eccellente.
Da lì in poi è tutto strepitoso: l'incontro con Gollum (credevo che Jackson con la storia degli indovinelli avrebbe toppato e invece fa centro, è tutto credibile e affascinante così come nel libro), la battaglia finale ottimamente coreografata, fino alla discesa delle aquile che dipingono il cielo di maestosità e all'ovvio cliffhanger finale (l'ultimo fotogramma "dell'occhio" bello e significativo).

Insomma questo Lo hobbit lo attendevo al varco, me lo aspettavo piuttosto malriuscito (viste le già citate vicessitudini che ha attraversato), lo trovo all'inizio interessante ma non magico, a tratti nosiosetto e poi mi "sboccia" in una seconda parte che definire stupenda è un eufemismo (è esattamente quello che potrebbe chiedere un fan devoto del romanzo originale).

Una piccola chiusura sul cast: perfetto (così come lo era d'altronde quello del Signore degli Anelli), soprattutto un Martin Freeman perfettamente calato nel ruolo di Bilbo.

Buona la prima insomma, qualche tiro fuori bersaglio e poi una sequenza di 10 consecutivi da far impallidire.

Voto 8,5.

mercoledì 12 dicembre 2012

Coppa Italia, Ottavi> Juventus vs Cagliari 1-0 - Sotto Il Segno Del 12

12/12/12 il numero 12 della Juventus Seba Giovinco (12 lettere) segna al 12' minuto della ripresa il suo 12esimo gol con la maglia bianconera. La Juventus è qualificata e sotto la curva vanno 12 uomini, ecco l'allineamento cosmico di cui parlavano. Qualcuno dice persino che il suo gol fosse quotato a 12, io questo non lo so ma poco importa visto la già nutrita serie di coincidenze in stile Number 23 con Jim Carrey.

Era la sera del ritorno in campo di Conte allo Stadium, e alla fine se non fosse stato per questo e per le incredibili coincidenza già descritte, la partita sarebbe stata ricordata (o meglio dimenticata) come la partita più anonima della stagione e di sicuro tra le più brutte mai viste. Il Cagliari saliva a Torino con intenzioni niente affatto belliche, con una formazione imbottita di giovani e la testa al campionato. La Juve rispondeva da pari, con Bendtner, Isla, De Ceglie e Marrone, gente a cui non sarebbero dovute servire motivazioni per mettersi in luce sgomitando, ma in campo tutta questa voglia non si è vista affatto. E pensare che le condizioni non ottimali di Rubinho (a sua volta sostituto dello squalificato Storari) impediscono di esordire anche a lui. Partita scialba un po' per tutti tra cui forse si salva un po' Pogba per l'impegno, caratterizzata dai due infortuni fulminei di Bendtner, ancora una volta inconcludente in fase realizzativa e anche sfortunato, e di Vidal, inguaiato dall'attacco influenzale di Giaccherini che lo costringe in campo con uno ginocchio ancora malconcio, é questa forse la tegola più grossa. Della sfortuna del danese non approfitta neppure Matri, che ne prende il posto in campo, sempre spalle alla porta e mai pericoloso, ormai per i due attaccanti è una vera e propria odissea. Finalmente un gol decisivo per Seba, che ultima il suo avvicinamento ai gol pesanti e lo fa nella serata del suo numero fortunato, dopo aver sbagliato molto anche lui

Andiamo avanti così, un po' per inerzia, di certo per maggior spessore tecnico, appuntamento a gennaio, quando incontreremo, molto probabilmente, di nuovo il Milan nei quarti, ora però chiudiamo questo capitolo con sollievo dei calciatori, per quali forse questa è la competizione che meno li motiva ma che a noi tifosi ancora ci perseguita... A quelli che come me ancora gli gira in testa quella maledetta stella d'argento.

lunedì 10 dicembre 2012

Serie A 16> Palermo vs Juventus 0-1–Aiuto, aiuto, è tornato il leone!


Quello che non ti ammazza ti rafforza, ed in vero la Juve, l’allenatore e il tifo bianconero esce di nuovo fuori con le unghie e con i denti da un’altra situazione che cercava di destabilizzarci. Non è dunque un eccesso di fanatismo tifoso definire Conte un leone in gabbia, non storcano il naso i nostri nemici, non dopo aver visto come il circo mediatico si sia nutrito sullo spettacolo della sua “detenzione” dei vari box d’Italia, Crozza ci ha costruito su una gag acchiappascolti, tutte le reti sportive hanno piazzato telecamere sui suoi box e ieri ancora tutti a vedere “l’effetto che fa” quando esce il leone.

Così come farsopoli ha soffiato sul fuoco del tifo di qualche Juventino assopito dalla lunga serie di successi, così averci privato ingiustamente per quattro mesi del nostro mister ha rafforzato la sua icona, già carismatica. Ieri abbiamo potuto assistere al circo che si complimentava con l’allenatore, tra le ire di chi lo avrebbe voluto (e lo vuole ancora) fuori dai giochi e persino i finti amici, i più infidi, i Pippo Baudo e i Travaglio di turno, i Grima Vermilinguo che tramano, neppure tanto nell’oscurità, fingendo di stare al nostro fianco. Non abbiam bisogno di questa gente, cambiate squadra, credo sport, la Juve siamo noi. Qui non ci son i Farfuglia, i Ferrara, i Ranieri, i Blanc, I Cobolli o i Gigli messi li alla bisogna come pezza a colore, qui ci sono un allenatore una tifoseria e che condivide una sola linea, unita e combattiva. Ci giocano tanto, loro, con le battute di “sul campo” ma il campo, questo vostro sconosciuto, quello che voi usate solo per appoggiare le telecamere che si rivolgono alla tribuna o sugli spalti, per scegliere quali striscioni giustamente condannare o quali altri allegramente snobbare è, e sempre lo sarà, il giudice supremo. Ieri c’era il Palermo la squadra di Miccoli, uno delle tante volpi a cui è stata tolta l’uva sotto il naso e oggi preferisce saltare l’Inter per giocare contro noi… soddisfatto?
Scusate lo sfogo ma penso sia stato doveroso. La giornata di ieri è stata una bella iniezione di ottimismo, l’euforia della qualificazione in Champions non lascia tossine e gli avversari sotto si eliminano a vicenda. Quel che di diverso c’è dallo scorso anno è evidente, una squadra mentalmente più matura che avrà già perso due partite ma a differenza di un anno fa ne vice di più e ne pareggia meno, e soprattutto con le medio piccole, che lo scorso anno ci facevano penare non poco. Avessimo un bomber saremmo davvero una corazzata e si potrebbe guardare diversamente anche all’Europa. Prendi uno come Vucinic, un fuoriclasse indispensabile per il lavoro di scardinamento difese e assist (vedi tacco che libera Lichsteiner sul gol) ma pessimo marcatore (vedi due pali e un gol fallito a tu per tu con Ujkani). Questa è la Juve, sempre in divenire, qualcosa già buona che potrebbe migliorare ulteriormente.
Matri e Bentner il lato oscuro della luna, niente da fare il gol è sempre più un tabù, una mira lontana… e gennaio si avvicina. Asa un po’ in ombra nel giorno del suo compleanno, Buffon una sola parata, in coerenza con numero di anni dei suoi singoli contratti. Non chiudiamo la partita? Non mi ricordo se l’ho già detto nei post precedenti, ma ora raccogliamo e andiamo avanti ce ne ancora di strada da fare, lasciamo che siano glia atri ad arrampicarsi, noi procediamo dritti, decisi e uniti.

venerdì 7 dicembre 2012

Champions League, E6> Shaktar vs Juventus 0-1 - Primi Agli Ottavi

Altro che biscotto... Alla faccia dei gufi da tribuna stampa la Juve compie l'impresa, vittoria e primato del girone, cosa questa che ci garantisce di potercela giocare meglio negli ottavi, sperando di evitare il Real. Certo i tre pareggi dell'andata non avevano fatto ben sperare, e davvero è stata un'impresa vincere la tre partite del ritorno, come se questi ragazzi avessero via via abbandonato i timori che una tale competizione può mettere, le gambe han smesso di tremare e si è cominciato a prendere consapevolezza di chi siamo e della nostra storia. Torniamo nelle prime sedici d'Europa e lo facciamo dalla porta principale, non partiamo per vincere la competizione ma vogliamo essere la mina vagante, uno studente tirocinante che prende tutto quello che di buono verra, ecco perchè arrivare primi può aiutarci a farci infilare nel mazzo delle carte e iniziare una buona mano. Le chiavi le consegnamo a lui, il leone che sta per uscire dalla sua gabbia di vetro, ieri incontenibile per rabbia ed impazienza, il mister e la sua voglia di rivalsa. Sarebbe stato davvero un delitto se non avesse potuto ruggire anche in Champions, dopo essersela guadagnata con le unghie e con i denti lo scorso anno ed aver passato gli ultimi quattro mesi, più che su premium calcio, su discovery world, ripreso e studiato ogni istante come in un documentario sugli animali in cattivitá.

A quelli che credevono e speravano in una resa abbiamo risposto in campo, è bastato un autogol, innescato da "pinocchio" Giovinco, che prova a prendersi la paternità della marcatura ma deve arrendersi alle immagini televisive e al trenino Lichsteiner, che mette il pallone in area e vede già tutto, indicandogli l'anomalo allungamento del suo naso. Peccato, la formica atomica tanto criticata non riesce proprio a mettere la firma su un gol decisivo, ma forse ci si sta avvicinando. E' stata peró ancora una volta la partita di Vidal, il guerriero ha mostrato all'estero la sua classe, ammonito dopo soli otto minuti non tira mai via la gamba nei contrasti e a volte ci fa un pò temere di rimanere in 10... Ma forse è solo paura di parte. Ad ogni modo è stata una partita vera, contro una squadra che ha dimostrato il proprio valore e che non perdeva in casa da più di un anno. Poche sofferenze difensive, logiche in tali competizioni, partita ben giocata e prova di carattere convincente, con Alessio che tiene in campo gli undici titolari per 80 minuti, prima di effettuare un cambio. E poi quel rigore grosso come una casa per noi sullo 0-0, non concesso dall'arbitro, l'episodio che non ci ha abbattuti ed è rimasto solo un evento di cronaca ininfluente.

Bene così, ora siamo ad un bivio, esaltazione negativa in stile post Chelsea o morale e motivazioni aumentati? Ogni passo è sempre un nuovo esame contro noi stessi. A Palermo l'anno scorso risuperammo il Milan, facciamo che ora non accada il contrario.

domenica 2 dicembre 2012

Serie A, 15> Juventus vs Torino 3-0 - Torino è bianconera... come l'Italia intera

Sicuramente uno dei derby meno sentiti attualmente in Italia (in percentuale geografica) che elettrizza per lo più Torino e dintorni ed in particolare il Toro, che manca all'appuntamento da 4 anni. Timidi i loro tentativi di accenderlo con frasi tipo "Torino è granata", che fanno solo sorridere, o la polemichetta sui pochi posti riservati agli ospiti (2000 circa), beghe che appartengono più alle provincialine e alla storia passata, visto che per la prima volta si giocava davvero in casa nostra, e loro sono ancora abituati all'affito in condominio. Giustamente però chi come me non è di quelle parti non può capire e segue tutto questo con una certa freddezza. 

Si rivede il vecchio 4-3-3, ma la partenza non è delle migliori loro iniziano più concentrati noi più studiosi e guardinghi. Come ormai è divenuta nostra malsana consuetudine quest'anno, nei match con una accesa rivalità, sbagliamo l'approccio iniziale alla gara. La loro concentrazione però si trasformata ben presto in foga, quando iniziano ad accorgersi che gli stavamo prendendo le misure e stavamo crescendo. Il gol fallito da Meggiorini ci scuote, il diesel inizia a carburare e l'attacco iniziava a sprecare. Così Glik (ribattezzato crick) fa la "cagata" su Giaccherini, un intervento da codice penale a centrocampo che poteva costare caro al bianconero. Certo una volta i derby si mettevano sul tema fisico laddove si doveva sopperire ad un divario tecnico, ma Glik deve aver capito male la sottile linea che separa lo spintonamento dall'omicidio. Concederci un uomo è stato il loro più grande autogol ma non si può dire certo che in 11 contro 11 non saremmo riusciti a vincerla, data la piega che stava prendendo la partita, e c'è di paradossale che la loro disfatta è stata contenuta da un paio di errori arbitrali, commessi proprio per rimediare alle loro topiche. Già perchè anche questa partita non verrà ricordata per il brutto arbitraggio di Rocchi (per furtuna e sfortuna nostra) che dopo aver fermato Pogba per fallo inesistente sul portiere, quando eravamo ancora in parità numerica, fischia un rigore sacrosanto a noi ma non manda fuori Basha già ammonito che si sostituisce al portiere. Sul dischetto va Pirlo ed io intuisco già l'esito: senza il rigorista Vidal, il bresciano in questi due anni non è stato certo impeccabile dagli 11 metri.

Altra storia il secondo tempo, di dominio assoluto bianconero. In tema di sentire la partita dunque, non potevano non risolverla che loro, Marchisio e Giovinco gli unici torinesi in campo, che questo derby l'han disputato sin dalle giovanili, la "cantera", come va di moda dire oggi. Chi invece ci prova sempre e va sempre al tiro è Pogba, sbaglierà anche molto ma apprezzo questo suo atteggiamento propositivo che manca un po' agli altri e sui tiri da fuori finora è il più preciso. Riuscirà Bentner a segnare un gol? E' il titolo della nuova mini serie bianconera che forse si prolungherà fino a giugno e che rischia di produrre pochè puntate, se Conte inizia a spazientirsi. Non dispiace invece la prestazione di De Ceglie che ormai ha poco spazio.

Ci mettiamo alle spalle un Novembre tuttaltro che positivo, domiamo il Toro e possiamo mettere la testa allo Shaktar, decisiva per la Champions e ultima partita prima del ritorno di Conte. Esistono invece polemiche che non esistono... brutti arbitraggi che non verranno ricordati, perché disastrosamente inutili, come quello di ieri nel derby o quello di oggi a Napoli... solo ci vorrebbe più memoria storica quando capiterà di nuovo a noi di ricevere favori, ma la mia è solo utopia sportiva.

venerdì 30 novembre 2012

End of the Watch - David Ayer

Difficile dire oggigiorno qualcosa di nuovo in un genere come l'action poliziesco, ci prova David Ayer, gia' sceneggiatore di Training day e Harsh times, con questo End of The watch.
A differenza delle pellicole sopracitate questa si differenzia per l'utilizzo della tecnica del mockumentary che dona al tutto una certa dose di originalita' (anche se ultimamente risulta un po' straabusata). Il film infatti ci descrive in maniera cruda e realistica l'inferno quotidiano di una coppia di poliziotti di pattuglia, tra delinquentelli e criminali col grilletto facile.

Ad una prima parte piu' frammentaria e slegata nella quale si assiste ad una serie di eventi apparentemente scollegati fa seguito una seconda piu' classica e action. Purtroppo la trama e' un punto dolente, risultando troppo banale e ricca di cliche' (quando non di esagerazioni forse troppo buoniste, come i poliziotti tutti senza macchia e impeccabili), facendo si che quando nel finale si cerchi di tirare le fila non tutto funzioni alla perfezione. Il tutto appare un po' troppo affrettato (si arriva troppo presto alla "resa dei conti" senza aver creato la giusta dose di tensione) e manieristico (nemici sterotipati) e sebbene le scene siano ben girate (bella la sparatoria finale), l'escalation di violenza non risulta troppo riuscita.

Se quindi sul versante della sceneggiatura il film non brilli, d'altro canto risulta perfetto per quanto riguarda la caratterizzazione dei protagonisti. Il rapporto di amicizia tra i due poliziotti e' davvero ben reso, si riesce ad empatizzare con loro, a sentire che la loro e' una vita perennemente al limite, dove quotidianamente si rischia la vita spesso per futili motivi. I momenti di vita quotidiana dei due poliziotti aiutano il film a mantenere una certa dose di realismo (che invece spesso viene relagata in disparte nei momenti più action, troppo "classici"), risultando alla fine la cosa più interessante del film.

Alla riuscita di questa peculiarita' del film contribuiscono le ottime interpretazioni dell'ex Donnie Darko Jake Gyllenhaal e di Michael Pena, che riescono a rendere perfettamente credibili e sinceri i due personaggi che interpretano. Meno interessanti i personaggi di contorno, ma svolgono il compitino.

End of the watch quindi non e' un capolavoro, ne un film esaltante o originale, ma riesce ad essere sincero, genuino, rivelandosi alla fine come un film sull'amicizia e sul coraggio piu' che un classico poliziesco d'azione
(versante dove manca il bersaglio).

Voto 7-

lunedì 26 novembre 2012

Serie A, 14> Milan vs Juventus 1-0 - No No No

se stasera si parla di calcio è perchè han vinto loro e un rigore inesistente, se pur decisivo, non fa notizia se lo subisce la Juve, rientra nella casistica dei chissenefrega morattiani. Intervistato Galliani liquida l'accaduto con un: "il gol di Muntari l'ho già dimenticato e tutti divengon più buoni come se non fosse il 25 Novembre ma il 25 Dicembre. Dall'altra parte invece timitamente si abbozza ad una domanda: "se fosse successo a parti invertite?", già perchè è questa la vera questione, quello che davvero ci fa incazzare, la continua mancanza di uniformità di indignazione popolare. Se è vero che gli errori ci son sempre stati, ci sono e ci saranno, non ci si venga a rompere le scatole solo quando si è sfavoriti, facendo leva sullo stesso sentimento popolare che porta la massa informe dell'ignoranza faziosa italiaca a mettere a rogo streghe in pubbiche piazze.

Per quel che riguarda il campo invece, fa bene a dire il marmottone che in condizioni normali sarebbe stato uno scialbo 0-0, ma siccome nel calcio non si vince o perde ai punti, come nella boxe, la sconfitta è il frutto della svogliatezza e dell'indisponenza di questa squadra. Perdere con l'Inter dopo tanto tempo ci poteva stare, ma perdere senza orgoglio, contro un Milan tuttaltro che irresistibile è da calci in culo a tutta la squadra. Qualcosa stasera infatti non ha funzionato al di la' di ogni qualsiasi scusante fisica, stasera la squadra sembra che proprio se ne sia fregata di impegnarsi. Il primo tempo è stato talmente disastroso che persino la formazione di Del Neri aveva più orgoglio, l'infiltrato milanista è stato Isla, tutto è ruotato attorno a lui in una spirale di incapacità e sfiga. Nel corso delle sue presfazioni mi è piaciuto sempre poco e stasera non lo voglio vedere neppure su una figurina panini. Della fame manco a parlarne, neppure a provarci con Amelia in porta e questa difesa da fondo classifica, così dannatamente svogliati da dare l'impressione di farlo apposta, con quella spocchia di chi si sente arrivato ma in realtà non è ancora partito. Se non vogliono tornare nell'abisso dal quale sono tornati meglio si diano una svegliata. Meglio che Conte li strigli a dovere perchè certi atteggiamenti vanno estirpati sul nascere come la gramigna. Il nervosismo di Quagliarella, un altro che dopo il Chelsea si è montato di testa, la scarsa collaborazione e gli errori sui passaggi, denotano molto più che un momento di scarsa forma fisica, no qui c'è un problema di testa.

Far ridere i polli proprio no, ci sono modi più decorosi di perdere, quest'anno l'andazzo non mi piace affatto, perdere con certi avversari è da evitare la sconfitta, ma snobbare gli impegni con queste prestazioni è davvero peggio, senza contare che con questa mentalità te lo scordi lo scudetto. Meglio che capiscano che nulla gli è dovuto o niente avranno

mercoledì 21 novembre 2012

Champions League, E5> Juventus vs Chelsea 3-0 - 3/4 Di Ottavi

Semplicemente maestosi... La Juve annichilisce i campioni d'Europa in carica con una prestazione maiuscola e in grassetto. Avevamo chiesto 11 leoni per affrontare i leoni di Londra e undici leoni sono stati, mai domi, spinti dalla bolgia dello stadium. Una risposta convincente per gli scettici e gufi, sedicenti professionisti festanti per un gol, segnato a tempo scaduto, che di fatto ci tiene ancora legati all'ultimo punto. Al di la infatti del giustificato entusiasmo non abbiamo ancora staccato il biglietto per gli ottavi, bisognerà uscire inbattuti dal campo di uno Shaktar già qualificato. Lungi però da noi l'idea che il biscotto si possa sfornare facilmente, dobbiamo fare la nostra parte, visto che loro non regalano nulla, neppure la restituzione di una palla scodellata

E questo però il tempo di godersi la vittoria e trarne motivazione e coraggio. Un po' sciuponi, un po' graziati, un po' fortunati, ma soprattutto concreti e padroni del nostro destino, quello che non era andato per il verso giusto nella partita stregata contro la Lazio è riuscito ieri, dove la sorte ci restituisce finalmente le deviazioni, quelle che il il miracolato Marchetti si è trovato sulle mani sabato scorso, una voluta dall'acclamatissimo Quagliarella, l'altra ottenuta dal talento Vidal, due protagonisti indiscussi della serata, le star brillanti attorno a cui sembrava girare il pallone. E stata però anche la sera dell'instancabile pendolino Lichsteiner... Chi? Il rinnegato di Conte, con le valige pronte? Storia di come spesso i giornali siano lontani dalla realtà per il gusto di supporre o solo di vendere un po' di copie in più quando c'è magra di eventi. Gloria persino per Buffon sullo 0-0, felino nel deviare col polpaccio un gol che Pardo aveva già assegnato e per Giovinco, ormai specializzatosi nei sigilli, quei gol che un po' sono inutili in verità, ma forse attestano il carattere delle grandi prestazioni. Speriamo però di vederlo segnare anche qualchè gol decisivo, magari al 90' di qualche altra partita stagnante o stregata.

Si è visto dunque il famigerato occhio della tigre affamata, quello che lo scorso anno ci ha fatti amare e invidiare, è dunque la fame ciò che ci vuole per non farci mai sentire arrivati. Ed ora bisogna tornare con la testa a Milan, consci del fatto che non sia un animale ferito ma che sia più ostico del Chelsea, questa é la storia dei grandi classici, ma comunque sempre con la stessa mentalità, quella da vera Juve.

domenica 18 novembre 2012

Serie A, 13> Juventus vs Lazio 0-0 - Marchetti, Che Tu Sia Maledetto

Parafrasando Auriemma in un celebre sfogo dello scorso anno ce la prendiamo con noi e con la sorte, assistiamo increduli ad una squadra che, appena quinta nel campionato italiano, schiera in campo 10 difensori ed un portiere, quest'ultimo miracolato come spesso accade a chi ci incontra. Certo son sempre dell'idea che a segnare deve essere capace chi gioca meglio, cioé ieri noi, senza cercare alibi, ma persino il Nordsjelland ha giocato meglio della Lazio. E poi ci vengono a parlare di una Lazio magnifica e solo perchè una settimana fa vinceva il derby degli sfigati, di un Petkovic mago ed una squadra votata all'attacco, certo in Italia conta soltanto il risultato e il fine giustifica sempre i mezzi, ma solo da noi vedi certe partite, ma soprattutto solo da noi certi atteggiamenti vengono elogiati invece che criticati, e ci si meraviglia del fatto che l'Europa sia lontana. Una partita condotta all'assedio a fort apache, Buffon ancora una volta in porta a giocare alla psp, ma tantè.

E' solo la 13 giocata il 17? A loro a portato più che bene però. Chiaro che il calcio è questo, se sprechi troppo poi lo paghi e il nostro problema è ormai noto, la cinicità in attacco. Ecco cosa dire a Marotta quando dice che davanti stiam bene così, naturalmente al contrario ammetterebbe la sua incapacità, perchè bisogna anche finirla di dar la colpa alla sfortuna e pensare di aiutarci per farci aiutare dal cielo. Il problema di Giovinco invece e il suo essere caparbio, controllo palla quasi da fuori classe e tiro in porta da pippa, sempre con la testa bassa ed atteggiamento da egoista, il povero Quagliarella non ha ricevuto un assist che sia uno, da alcuno, e quando finalmente cattura un rinvio del portiere, su tiro dello stesso Giovinco, spara fuori da porta semi aperta. Ecco cosa intendo, stasera son scesi in campo tutti gli attaccanti tranne Vuvinic e tutti han sprecato e deluso, nella misura in cui son rimasti in campo. La mancava di Pirlo non sarebbe poi stata un'assenza tanto sentita se non fosse mancato anche il gol dei centrocampisti, coloro che in questa squadra son chiamati ad un compito che non gli competerebbe. Si distingue Vidal, solita partita eccelsa.

In definitiva però la squadra ha girato bene ma si ritrova con 2 punti in meno e all'inzio di una settimana decisiva che mettera sul piatto champions e primato in campionato. Uno snodo decisivo, il primo della stagione perchè non sarà l'ultimo, Importante sarà per il morale cercare di vincere in Champions, che lo spettacolo cominci...