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domenica 15 ottobre 2017

Serie A 8> Juventus vs Lazio 1-2 - Chiamate un esorcista

Quest’oggi si recitano due De Profundis, entrambi nella lingua dei romani: antichi e moderni (laziali e romanisti) con concessioni al napoletano:
Uno per il campionato, prematuramente scomparso dopo otto gare senza nemmeno “l’inutile appello” delle trenta giornate rimaste (considerate troppo poche per rimontare cinque punti a questo Napoli). 
L’altro per un genere speciale di juventini: quelli del “che ce frega dell’ennesimo scudo noi volemo a Coppa”. a quanto pare adesso lo scudetto non lo snobba più nessuno. 

venerdì 13 ottobre 2017

BLADE RUNNER 2049 - Denis Villeneuve


Ho visto sequel che voi umani...

Più volte ho parlato di quanto sia "artisticamente svantaggioso", per un regista, cimentarsi con il sequel di un cult o di una pellicola che ha fatto la storia del cinema, ebbene qui si va ben oltre questo, dato che Blade Runner non è un film di fantascienza... Blade Runner è la fantascienza. Pietra miliare del genere è stata oggetto di ispirazione di numerosi film e citazioni (persino nella vita di tutti i giorni) uno dei film più belli della storia del cinema, per trama, montaggio, regia, fotografia e poetica, nonché unica trasposizione cinematografica di una sua opera letteraria, tra la miriade delle successive, che il visionario scrittore americano Philip Dick ha visto e apprezzato in vita. Pazzo sarebbe stato Denis Villeneuve se non avesse temuto il confronto.

E' forse proprio dalla paura di questo confronto che (nel bene e anche nel male) Blade Runner 2049 è venuto fuori.




Blade Runner (1982) narrava della rivolta dei replicanti ambientata nell'anno 2019 (ancora futuro anche per noi del 2017) e aveva in se interrogativi che si estendevano trasversalmente tra filosofia e scienza. Stavolta siamo nell'anno 2049. Trent'anni dopo la rivolta dei replicanti e NON mi scusino lo spoiler gli incoscienti che vorrebbero andare a vederlo senza aver visto il primo. Anche perché mi sono cadute le braccia a sentire quelli dietro chiedersi ad alta voce "chi cazzo è Deckard?".
Avevamo lasciato il nostro protagonista alle prese con la domandona esistenziale: "sono o non sono un replicante?" nata dall'interrogativo di fondo: "cos'è in realtà la vita?". Sì, insomma, cos'è che rende un vivente... vivo? Forse ché un'intelligenza artificiale altamente sviluppata non possa ambire a questo status? Quanti film abbiamo visto ispirati dall'argomento? Da L'Uomo Bicentenario a I.A.

Ridley Scott aveva le idee chiare a tal proposito, e in piena opposizione con la "mezza censura" impostagli dai produttori, nella sua director cut ci lascia "un origami" a supporto; cosa che nei cinema dell'epoca gli spettatori non avevano avuto, essendosi visti rifilare la versione politicamente corretta di un Harrison Ford umano in fuga.

La lotta ai replicanti nascosti non si è mai interrotta, anzi si è perfezionata, ma stavolta la situazione si è capovolta: a cacciarli si manda un replicante che sa di esserlo. La verità sconcertante che apprendiamo sta nell'evoluzione del concetto di base del primo film: Le ossa che il replicante K trova nella sua caccia appartengono ad una donna morta di parto, una donna, che in realtà, dopo un'approfondita analisi risulta essere una replicante. Boom! La deflagrazione del film è questa. La poetica può vivere una nuova dimensione. La scomoda verità deve essere celata per paura di una nuova e più potente rivoluzione d'armi e di pensiero; e nella sua indagine K sarà costretto, come era accaduto anche a Deckard, a guardare anche in se stesso.

Ecco, di solito sequel del genere vengono riproposti nell'anno in cui era ambientato il precedente, così come (per fare un esempio) nel 1997 uscì Fuga da Los Angeles, sequel di 1997 Fuga da New York. Da ciò è già come se trasparisse una sorta di impazienza creativa, nell'anticipo di due anni dal naturale omaggio. La potenza delle premesse filosofiche e il rispetto per il suo predecessore portano il regista a "girare un film coi guanti", persino eccessivamente artistico. Acclamato dalla critica ma indubbiamente non aperto al grande pubblico. La spontanea poetica del vecchio Blade Runner diviene allora a tratti forzata in 2049. Nel tentativo di non rovinare l'opera, Villenueve arricchisce il suo film di eccessive lungaggini, anche se queste non rovinano il prodotto finale. Blade Runner 2049 è un gran film, a cui manca però qualcosa per essere un capolavoro. Un film su cui si potrebbe scrivere un articolo "spin-off" che parli soltanto delle reazioni delle persone in sala.

Tale da non poter essere compreso a pieno da tutti, in questo coglie l'eredità del suo illustre predecessore e pare stenti al botteghino. I rimandi al primo si palesano in citazioni visive e audiovisive. La riproposizione di un "amore digitale" che sconfina nella citazione di Ghost. Gli elementi per fartelo apprezzare vengono disseminati in un post-futuro ancora più asettico e crudo. La vera scomparsa dell'umanità sta infatti nella scomparsa delle emozioni umane. Il mondo sovrappopolato del 2019 diviene uno scenario quasi desertico nel 2049. Naturalmente la dimensione resta notturna, atta a sottolineare l'assenza del calore, identificate psicologicamente con quello del sole. Un altro "film al neon" che pare più un "post apocalittico".

Ora... dato che Deckard lo ritroveremo, invecchiato, anche in questo sequel e che notoriamente i replicanti avevano vita breve, alla lunga avranno "vinto" i produttori? In tal senso il film dà una botta al cerchio e l'altro alla botte (come si suole dire) lasciando aperte entrambe le teorie per non scontentare i fan. Più che altro i fan sarebbero rimasti scontenti nel saperlo umano, ma presentandotelo da vecchio senza ammiccare al fatto che l'apparenza potrebbe ingannarci, questo sì sarebbe stato scontentare i fan.

Harrison Ford produce l'unica "battuta" di spirito di tutto il film. Suo il momento che spezza la pressione e la tensione emotiva che il film produce. Una sorta di rimando nostalgico, di quelli che strappano un sorriso amaro in un mondo divenuto senza "alcuna umana pietà".

voto 8-

mercoledì 4 ottobre 2017

Timeless - Stagione 1 (2016-17)

Di telefilm sui viaggio nel tempo se ne sono visti tanti, alcuni recensiti anche su questo blog (Travelers, Continuum). Peccato che una tematica da sempre così affascinante sia anche difficilissima da affrontare senza risultare troppo banali o senza incartarsi su se stessi e finire imbottigliati in paradossi che non si sa come risolvere. La ricetta perfetta è difficile da trovare, forse è un po' per questo che, sebbene da anni io cerchi una serie che sappia replicare Quantum Leap (o che abbia somiglianze con Ritorno al Futuro), non sia mai riuscito a trovarne una "degna".  Mi butto allora da sempre a capofitto su qualsiasi cosa che abbia a che fare anche vagamente con i viaggi nel tempo, è un mio difetto, eppure tra queste poche riescono davvero a convincermi: troppo seriose e noiose, troppo poco originali, troppo brevi, troppo esagerate, poco citazionistiche...
Timeless non è che l'ennesimo di questi miei "tentativi", spinto dai tanti pareri letti in giro che lo paragonavano proprio a Quantum Leap (a dire la verità sono gli stessi autori a citare questa fonte di ispirazione). Ennesimo tentativo a vuoto? Assolutamente si, però in fondo (per dirla come un altro eroe della mia infanzia) "non è proprio una ciofeca".

lunedì 2 ottobre 2017

Serie A 7> Atalanta vs Juventus 2-2 - Cadendo dall'orlo di una crisi di nervi

Come lo scorso anno andiamo a Bergamo per gettare via due punti. Come lo scorso anno per un insieme di pollagine e nervosismo. Come lo scorso anno il risultato finale è persino lo stesso. La cosa sta diventando talmente sistematica da stridere con la logica dei deviati mentali che parlano di succursale. Gente che non ha la faccia di rimanere coerente alla proprie idee complottiste, visto che stasera ha persino segnato Caldara.

venerdì 29 settembre 2017

Hatoful Boyfiend - Vi piacciono i piccioni? - Mediatonic (2015)

Offerto ai possessori del Playstation Plus nel mese di settembre, Hatoful Boyfriend (si, proprio Hatoful, non Hateful e nemmeno Heart full) è un simulatore di incontri con piccioni. Eh? Si, è proprio così (anche se c'è dell'altro), uno di quei classici "giochi" giapponesi nei quali per il 90% del tempo si legge e per il restante 10% si preme un tasto per prendere delle decisioni, le cosiddette visual novel.
In questo caso sarebbe poi meglio parlare proprio di dating sim: le "decisioni" consistono nel seguire un percorso che ci porterà a conquistare alla fine l'amato prescelto, solo che qui, a parte la protagonista, la scuola è frequentata solo da piccioni appunto. Beh, a voler essere pignoli diciamo che ci sono anche altri tipi di pennuti, ma oh su internet tutti lo chiamano "il gioco dei piccioni" e quindi ci si adegua.
E niente, abbiamo questa ragazzina che deve affrontare il suo secondo anno scolastico barcamenandosi tra lezioni di vario genere, professori discutibili, amicizie e primi amori.

giovedì 28 settembre 2017

UCL D2> Juventus vs Olympiacos 2-0 - Arriva Kiavik

"Mi avete chiamato, eccomi qui" 
Così esordiva un personaggio talmente cult per noi pugliesi da non aver bisogno di presentazioni e a cui basta soltanto questa frase per essere riconosciuto e ricordato. Tanto amato nei confini regionali quanto sconosciuto al di fuori della lunghezza d'onda di Telenorba.

Era il 1994, lui era Emilio Solfrizzi e il suo personaggio si chiamava Kiavik. Nomen omen, Kiavik era un Supereroe scialbo e inutile che si prefissava il compito di risolvere i piccoli problemi quotidiani con soluzioni tanto stupide... dal rasentare il geniale

domenica 24 settembre 2017

Serie A 6> Juventus vs Torino 4-0 - La Voce Del Padrone

Derby della Mole, solite stupide premesse ormai invecchiate (male) sul derby storicamente più squilibrato d'Italia. Mihajlovic stavolta nutre i suoi buoi con la vecchia storia del ricco contro il povero, "il popolo contro il padrone". La solfa sul riscatto sociale che ormai non attecchisce più dai tempi dei mutandoni e dei baffoni. 

venerdì 22 settembre 2017

The Good Place - Stagione 1 (2017)

Chi di noi non si è mai chiesto come è fatto l'aldilà (sempre che esista ovviamente)? Da secoli, millenni, ogni religione prova a dare una sua versione, una sua idealizzazione di paradiso. Chi ci ha preso? Forse nessuno, forse tutti hanno "indovinato" qualcosa, magari un ragazzo strafatto una volta ha "tirato" (battutone) ad indovinare e ha azzeccato per il 92%, chi lo sa. Di sicuro il Paradiso è un posto bellissimo che premia i piu' virtuosi, o almeno questa dovrebbe essere la costante. Dovrebbe appunto. 
E se invece, non si sa come o perchè, finisse in Paradiso qualcuno che non lo merita affatto? Qualcuno che per tutta la sua vita non ha fatto che fregarsene degli altri e ha compiuto una miriade di cattive azioni?
E' questo lo spunto di partenza di The Good Place, serie comedy del pacchetto Infinity, che vanta dalla sua un cast di tutto rispetto.

giovedì 21 settembre 2017

Serie A 5> Juventus vs Fiorentina 1-0 - L'incornata del Manzo sfonda il muro viola

Era il primo banco di prova impegnativo della stagione, dopo una serie di piccole avversarie. Juve-Fiorentina... che non è Fiorentina-Juve (più simile a una finale di Champions contro una partita come tante) ma che è pur sempre una classica di Serie A, tra due squadre che non si sono mai amate. A conti fatti è stata davvero troppa la fatica spesa per portarla a casa non foss'altro perché il tabellino finale della Viola recita zero tiri in porta.

lunedì 18 settembre 2017

THE MAN IN THE HIGH CASTLE - Stagione 2 [Serie TV 2016]

"What if" è un modo di dire inglese tipico della fantascienza, anzi ne è un vero e proprio sottogenere: "cosa sarebbe successo se...". Tutti noi almeno una volta in merito ad un evento ci siamo posti questa fatidica domanda. Il famoso "effetto farfalla" insomma. Va da se che se applicato ad importanti eventi storici questa domanda fa sorgere diverse questioni morali difficili da risolvere. E se avessero vinto i nazisti la guerra? A questo questito provava a rispondere il romanzo omonimo di P.K. Dick e tentava di rispondere anche la prima stagione di questa serie tv. Alcune cose non cambiano mai, altre cambiano radicalmente, l'unica costante sembra essere la natura umana: fino a dove siamo disposti a spingerci per quello che crediamo giusto? Cosa saremo disposti a fare per la sicurezza dei nostri cari? Siamo insomma immersi in un mondo distopico come molti altri dipinti dalla fantascienza (Il Mondo Nuovo, 1984) ma in questo caso tutto è molto più familiare, plausibile, vicino, per certi versi alcune cose sono totalmente identiche. Tutto questo quindi ci porterà a mettere in discussione anche alcune certezze del mondo stesso nel quale viviamo.