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venerdì 30 agosto 2024

The Umbrella Academy - quarta stagione (serie TV)


Sta diventando sempre più raro assistere ad una serie TV che arriva alla sua conclusione "naturale". Eh sì, perchè viviamo in un'epoca nella quale vige una sorta di paradosso: hai raccontato tutto quello che volevi raccontare e lo hai fatto con una chiusura soddisfacente? Ti rinnovano la serie. Hai mostrato potenzialità da mettere però a frutto nelle stagioni successive? Te la cancellano. Il risultato è quindi una marea di serie "monche", con una o due stagioni che mostrano un qualcosa che non esisterà mai (quindi di fatto inutili) alle quali se ne aggiunge un'altra marea di serie che si chiudono bene ad un certo punto, ma poi sono composte da altre stagioni inutili, posticce, quando non in grado di annullare del tutto quanto visto in precedenza, distruggendo un prodotto altrimenti di ottimo livello. Altre addirittura vengono "recuperate" per poi andare avanti ed essere cancellate di nuovo dopo una sola stagione in più. E non sempre si tratta di discorsi legati alle semplici visualizzazioni da parte del pubblico. A volte una serie viene cancellata o rinnovata per motivi davvero ben poco comprensibili. Una gran bella confusione insomma, che rischia di disaffezionare il pubblico.
Tra le poche serie che si "chiudono bene" (per ora, ma come detto mai dire mai) possiamo citare sicuramente The Umbrella Academy, tratta dal fumetto omonimo di Gerard Way e Gabriel Bá, serie appartenente al filone "supereroi con super problemi". 

giovedì 29 febbraio 2024

Progetto Lazarus - seconda stagione (2023-2024)


Se c'è una cosa che odio nei film/telefilm è l'incoerenza dei personaggi. Quelle situazioni nelle quali qualcuno si ritrova a cambiare idea ogni puntata o addirittura ogni 10 minuti, senza apparenti spiegazioni, solo per il gusto di inserire un colpo di scena. Accade molto spesso nelle opere di fantascienza raffazzonate, soprattutto in quelle che vogliono procedere per accumulo, senza prendersi il tempo necessario per fare maturare determinate decisioni, come se i personaggi fossero tutti schizofrenici, delle schegge impazzite che oggi morirebbero per salvarti per poi cercare a tutti i costi di ucciderti domani. E' quanto accade nella seconda stagione di Progetto Lazarus.

mercoledì 31 gennaio 2024

Cosa non funziona nel remake di Quantum Leap


Ho avuto modo più volte di scrivere su questo blog che Quantum Leap è la mia serie preferita di tutti i tempi. E' la stato il primo vero telefilm (all'epoca li chiamavamo solo così) guardato consapevolmente, in un'etá nella quale tutto ci colpisce ed influenza di più. Tra un episodio sparso di Supercar di qua ed un A-Team di là, che pure apprezzavo, in Viaggio nel Tempo (in Italia lo conoscevano così) mi ha mostrato per la prima volta qualcosa di diverso, di inusuale, lontano dai cliché dei buoni e dei cattivi dell'epoca.
Innanzitutto mi ha "iniziato", appunto, ai viaggi nel tempo (e alla fantascienza tutta), tematica che da lì in poi ho sempre adorato e divorato in tutte le sue forme. In secundis mi ha mostrato il valore dell'empatia, del riuscire a capire il punto di vista dell'altro, delle persone di un'altra epoca, del dolore che rende le persone incattivite, ad ogni epoca e ad ogni latitudine. Quantum Leap era l'unica serie leggera e drammatica allo stesso tempo, con puntate tipicamente comedy ed altre agghiaccianti. In una puntata ti trovavi di fronte ad un musical, in un'altra in uno scenario di guerra, passando per il gangster movie, il thriller, il giallo, il legal thriller, l'horror. Quantum Leap era tutti i generi immaginabili in un solo telefilm, quanti altri potevano fare lo stesso?
Mettiamoci poi che, in un'epoca ancora piuttosto restia ad affrontare con consapevolezza certi temi (gli anni 80 e i primi 90) ti prendeva a pugni nello stomaco, facendoti vivere dal'interno il razzismo, l'omofobia, l'abbandono di chi ha problemi di disabilità, la misoginia...E raramente lo faceva con la retorica spiccia, ma mostrandoci il perchè certi modi di pensare possono diventare pericolosi (gli stessi Al e Sam nel telefilm mostrano dei pregiudizi, che poi nel corso del tempo imparano a superare e noi con loro).
Potrei stare insomma a parlare per ore del perchè per me Quantum Leap sia IL telefilm e della ferita mai rimarginata della sua chiusura: immaginate di avere un eroe da bambini che nell'ultimo numero del fumetto rimane intrappolato in un loop infinito dal quale non uscirá mai più, morendoci. Fine. Quel "Sam non fece più ritorno a casa" mi tormentò per anni.
Va da sé che attesi per decenni questo fantomatico Remake, come il Messia che sarebbe giunto infine a fare giustizia, a chiudere tutte le questioni irrisolte, a regalare a Quantum Leap e Sam Beckett il finale che meritavano, prima di salutarci per sempre.
Quel Remake alla fine inaspettatamente arrivò, giunse pure in Italia (con tempi biblici) e...puff. Puff? Si, puff. Avete presente quando adorate un videogame, non vedere l'ora che esca il secondo e poi quello esce anni dopo e ha solo una grafica un po' più bellina, due o tre features in più che manco vi interessano e manca di quelle caratteristiche che vi avevano esaltato del primo? Ecco.
In sintesi questi sono i motivi per i quali il remake di Quantum Leap ad oggi non funziona e (pur non essendo una schifezza) risulta una delusione. Almeno la prima stagione.



1) La ricostruzione delle epoche.
Una delle caratteristiche principali di Quantum Leap era il suo immergerci ogni volta in un anno ed in un'epoca differente. Cosa c'è di meglio in una serie sui viaggi nel tempo dell'assaporare usi, costumi e location di una determinata epoca che non abbiamo vissuto o che ricordiamo vagamente? Qui le puntate per il 90% sono ambientate al chiuso di una nave, un'astronave, un ospedale psichiatrico, in un ristorante. Ok che il budget sarà risicato ma che viaggio nel tempo é se il fattore "tempo" del viaggio viene messo sullo sfondo? Dove sono i paradossi, le citazioni, le battute da anacronismo, i costumi?


2) Le sezioni ambientate nel presente
Quantum Leap non era una Spy story. Le scene ambientate nel presente servivano solo a dare un contesto e un background alle peripezie di Sam (e al perché del suo voler tornare a casa). Perché allora qui invece almeno 1/3 di quasi tutte le puntate sono dedicate ad un fantomatico gioco di scacchi tra fazioni in gioco non ben definite, che si giocano la possibilitá di controllare i viaggi nel tempo? Pure nel Quantum Leap originale c'erano gli Evil Leapers, ma erano figure sfuggenti, affascinanti, mai ben identificabili, che apparivano solo all'interno dei viaggi. E questo porta ad un ulteriore problema che vediamo nel punto seguente.


3) La gestione del tempo
Il remake di Quantum Leap ha (paradossalmente) problemi con il tempo. Tutto sembra affrettato, veloce, affetto dalla frenesia del voler risolvere tutto subito (anche a causa del maggior spazio dedicato alle scene ambientate nel presente). Che fine fa l'empatia con i personaggi, l'affezionarci a loro, il capire i loro problemi, il loro punto di vista? Spariti. Cosa ce ne dovrebbe fregare se Tizio o Caio é discriminato, é depresso, ha problemi, è in pericolo? Ci dispiace ovviamente ma é il dispiacere nel guardare una persona dall'esterno, della quale non conosciamo nulla. E così vengono gettate alle ortiche tutte le premesse originali, per assistere ad una retorica spiccia che spesso non ha l'effetto voluto. Il Quantum Leap originale ci emozionava, ci faceva stare in pena o in ansia per i personaggi, questa ci fa chiedere solo "come risolveranno la questione?"


4) I protagonisti
Non che i due attori non ci provino, ma Quantum Leap era Scott Bakula e Dean Stockwell (e i relativi Sam e Al), piaccia o non piaccia. Erano i loro battibecchi, i loro scherzi, la loro amicizia il vero motore della serie. Il modo col quale Sam ogni volta, pur con le sue 5000 lauree, si mostrava impacciato se doveva imparare a ballare, la sua inadeguatezza, la sua corsa strascicata...Non era un eroe perfetto, anzi, il più delle volte risultava inadeguato, fuori posto, incapace di rapportarsi con usi e costumi di una certa epoca o comunità. Il suo equivalente, Ben, sa fare tutto o quasi, fin da subito e se non lo sa fare tutto gli viene spiegato all'istante. Sam era un nerd fatto e finito, Ben invece un tuttofare buono per ogni situazione. Allo stesso modo se Al era un militare con dei pregiudizi che imparava a superare (ma allo stesso tempo un tipo anche tremendamente esilarante nelle sue fissazioni), Addison é un personaggio monodimensionale.


5) La meccanica dei viaggi
Nel Quantum Leap originale Sam saltava in un "ospite" e quest'ultimo veniva sbalzato al suo posto nel presente. In questo modo vedevamo lo straniamento di entrambi nel ritrovarsi uno nel passato e l'altro nel futuro, causando a volte grossi problemi. Questa meccanica del salto permetteva a coloro che agivano nel presente di interrogare il malcapitato e farsi "aiutare ad aiutarlo". Qui invece con un retcon abbastanza posticcio ci viene spiegato che Ben salta direttamente nell'ospite, che é ancora lì, anche se incosciente. Un modo molto semplice per mettere da parte una caratteristica molto importante del telefilm.

Difficile insomma che la serie possa compiere quel "salto" decisivo per raggiungere la qualità della serie originale, non ne ha forse nemmeno le ambizioni e probabilmente è passato troppo tempo e le nostre aspettative erano troppo alte. Si fa guardare e quelle poche citazioni non possono che farci piacere, quelle chicche che sono rivolte ai veri fan che ogni tanto spuntano in maniera inaspettata. Diciamo che lo si guarda più che altro per quelle. Ma chissà, magari il tempo ci sorprenderà


lunedì 11 dicembre 2023

Loki - serie TV (2021-2023)


Prendete un famoso villain dell'universo Marvel, rendetelo protagonista assoluto di una serie TV, inseritelo in una trama fatta di viaggi nel tempo, multiversi, mondi post-apocalittici, loop temporali, viaggi spaziali,...Cosa potrebbe andare storto? Nulla (o quasi). Perché Loki (la serie), a dispetto del cambiamento di prospettiva del protagonista (da "cattivo" ad eroe) e dell'apparente sgangheratezza della premessa e delle situazioni, funziona incredibilmente bene, tanto da essere una delle migliori serie TV di Marvel Studios. Come riesce in questa impresa apparentemente impossibile? Grazie ai suoi "gloriosi propositi".

Diciamo innanzitutto che il Loki della serie pur essendo lo stesso di quello dei film allo stesso tempo non lo è. Avete presente la storia degli universi paralleli? Dopo aver rubato il Tesseract e aver giurato di annientare gli Avengers il Dio dell'inganno si ritroverà misteriosamente intrappolato in un luogo sconosciuto, catturato da una strana organizzazione che vuole usarlo per dare la caccia ad una minaccia estremamente pericolosa: se stesso. Confusi? Normale e sarà così buona parte delle due stagioni. 

martedì 14 febbraio 2023

Shining Girls - Miniserie (2022)


Il tema della violenza sulle donne è purtroppo sempre tristemente attuale. Il mondo del cinema e delle serie TV l'hanno affrontato spesso, a volte anche scegliendo approcci totalmente inusuali. Pensiamo ad esempio al marveliano Jessica Jones e al rapporto tra la protagonista ed il suo villain, Killgrave. Senso del possesso che diventa "materiale" a causa di un potere soprannaturale, che permette all'aguzzino di tenere in pugno la vittima psicologicamente e fisicamente.
Shining Girls sembra esserne un mezzo clone. Sembra...prima che si mostri per quello che realmente è: un telefilm che gioca abilmente con i generi prima di mostrare la sua vera natura.
Impossibile però non scorgere fin da subito delle somiglianze tra i personaggi della vittima e del carnefice delle due serie: Kirby Mazrachi, un'archivista di un giornale di Chicago, è l'unica sopravvissuta di una serie di omicidi, compiuti da un misterioso serial killer che sembra avere delle "capacitá particolari" (a distanza di molti anni ha sempre lo stesso volto e in qualche modo sembra capace di prevedere il futuro). Dopo aver scoperto un dettaglio singolare e apparentemente assurdo decide quindi di mettersi sulle tracce dell'assassino, assieme ad un collega. Ma il mondo sembra congiurare contro di lei.

lunedì 5 settembre 2022

Paper Girls - Prima Stagione (2022)


Paper Girls ovvero "lo Stranger Things di Prime Video". E' così che è stato definito da molti. Beh, ci sono i ragazzini (ragazzine per la precisione), siamo negli anni '80 e la tematica è ancora una volta la fantascienza. Un clone no? No. Perché va bene che la serie dei fratelli Duffer ha monopolizzato la new wave del revival dedicato agli anni '80 ma non bastano certe caratteristiche a fare di qualsiasi cosa una scopiazzatura di Stranger Things. Che poi a ben vedere non è che il revival degli anni '80 lo ha inventato Stranger Things, basti pensare a film come Super 8, arrivati ben prima (si ok, tecnicamente ambientato nel 1979, ma ci siamo capiti).

La prima differenza tra le due serie è innanzitutto, come scritto in precedenza, nel cast. Qui i protagonisti sono di fatto delle protagoniste: come da titolo infatti i 4 personaggi principali sono tutte ragazzine e non sono manco amiche. Si imbattono infatti l'una nell'altra per caso, solo per motivi "lavorativi": tutte e 4 dovranno consegnare dei giornali nella famosa "notte infernale": le prime ore del mattino post Halloween. A differenza dei ragazzini di Stranger Things impareranno quindi a conoscersi nel corso delle puntate e a scoprire dei segreti e delle rivelazioni sulle proprie vite, passate e future, che non conoscevano. Si, passate e future, perché la seconda gigantesca differenza è che Paper Girls non è una serie Horror/Si-Fi ma una serie sui viaggi nel tempo.
Viaggio nel tempo di tipo classico: niente loop o incursioni nell'horror, qui i modelli sono Ritorno al Futuro, Terminator con solo una piccola spruzzatina di Goonies per le parti più "avventurose". Anni 80' insomma, in tutto e per tutto.

venerdì 29 aprile 2022

Russian Doll - seconda stagione (2022)


La prima stagione di Russian Doll funzionava alla grande. Il revival di Ricomincio da capo non aveva ancora assunto connotati eccessivamente ridondanti e quella sua rilettura della tematica dei loop temporali risultò fresca, ingegnosa, piena di stile. Buona parte del merito derivava da un montaggio sempre serrato ed una Natasha Lyonne perennemente sopra le righe, logorroica, come sotto l'effetto di qualche sostanza e affetta da un atteggiamento alieno, ironico e autoironico. Non mancavano di certo i momenti più riflessivi che spostavano la serie su binari più seriosi e anche drammatici, soprattutto dopo l'ingresso in scena del personaggio di Alan, per certi versi totalmente agli antipodi rispetto a quello della protagonista. 
I primi 8 episodi insomma costituivano una bella novità nel panorama seriale di Netflix e ci mostravano una strana storia sull'accettazione, un racconto autoconclusivo e perfettamente coerente. Certo le basi stesse sulle quali poggiava il progetto naturalmente stridevano con l'idea di sfruttare quell'espediente per una seconda stagione. Ma sappiamo come funzionano queste cose con Netflix e affini: spesso sfornano 300 stagioni su serie che avevano detto tutto dopo la prima ( "chi ha detto 13 reasons why"? ) per poi chiuderne invece altre dal grandissimo potenziale e che, soprattutto, finiscono con un cliffhanger (tipo "Archive 81", mannaggia a voi). Contano i soldi e gli utenti e mai come in questo caso Netflix ci sta attenta visto il tonfo economico degli ultimi mesi.

domenica 10 gennaio 2021

The Umbrella Academy - seconda stagione - serie TV (2020)


The Umbrella Academy 2, ovvero "come evitare l'apocalisse creandone di fatto una" parte 2. Si, perché la nostra combriccola di supereroi (?) é piuttosto recidiva e continua a ricadere negli stessi errori. E allora non fanno in tempo a salvare il mondo da sé stessi che si ritrovano a dover assistere ad un nuovo cataclisma, stavolta negli anni '60.
Saltati tutti nel passato (ognuno in un momento diverso, tra il 1961 e il 1963), si ritrovano in questa seconda stagione a dover fare i conti con la terza guerra mondiale, la guerra definitiva. Come può essere accaduto? Cosa può essere andato storto? C'entra qualcosa il fatto che il tutto avvenga proprio poco dopo l'assassinio di Kennedy? L'unico modo per saperlo é ricongiungersi e provare a capire assieme=creare il solito casino inimmaginabile destinato a distruggere il mondo come lo conosciamo.

lunedì 5 agosto 2019

Dark - seconda stagione (2019)

Se per caso vi venisse in mente la strana idea di guardare la seconda stagione di Dark senza aver visto  (o rivisto) in tempi recenti la prima beh, sappiate che comunque vi troverete di fronte ad un grandissimo..............mal di testa. Eh si, perchè lo scarno riepilogo che vi offrirà Netflix sarà come una specie di bicchiere d'acqua nel deserto. Una serie tv corale, piena di collegamenti, parentele, viaggi nel tempo, paradossi ad ogni angolo e tanta, tantissima seriosità (zero concessioni allo svago e a momenti distensivi) tipicamente teutonica. La prima cosa da fare per riannodare i fili sarà capire chi è chi (e vi assicuro che tra diverse linee temporali, cambiamenti dello status quo, colpi di scena non sarà affatto un'impresa semplice). Una volta fatto questo dovrete ricordare perfettamente i legami di parentela tra i (tanti) personaggi, legami che a differenza di altri telefilm cambieranno di continuo: "Ohps, il mio amichetto non ancora adolescente è mio padre, "ah ecco, mio nonno ha l'età di mia madre e se la fa con lei mentre io sto con mia zia..." (non temete in questa seconda stagione si andrà oltre con i paradossi familiari: se pensate al classico paradosso del nonno beh, non ci siete andati lontani). Solo dopo aver fatto queste due operazioni (o vi rivedete la prima stagione, o vi leggete un riassunto oppure...complimenti avete una memoria di ferro) potrete finalmente ricominciare ad entrare nel mood, trovandovi di fronte a tutto quello che avete apprezzato della prima stagione.

venerdì 8 dicembre 2017

Dark - prima stagione [Serie Tv 2017]

Dark (anche se dal titolo non si direbbe) è un thriller/giallo fantascientifico tedesco. Si, tedesco, alla fine era solo questione di tempo prima che arrivassero pure loro. Netflix ultimamente sta cercando infatti di allargare sempre di più i confini della sua offerta abbracciando anche produzioni europee. Se noi quindi ci siamo buttati sul classico (i telefilm sulla malavita) con Suburra i tedeschi più o meno hanno fatto lo stesso: i polizieschi e i gialli in fondo sono sempre stato un po' il loro pane quotidiano. A ben vedere però Dark è soprattutto un'opera di fantascienza, un omaggio ad opere cinematografiche che hanno in passato trattato tematiche legate ai viaggi nel tempo, i paradossi, i loop temporali e cose così. Di fatto quindi diciamo che come primo prodotto hanno scelto qualcosa di molto molto ambizioso, una specie di sfida, una sfida sostanzialmente riuscita.
Dark è infatti un prodotto tipicamente europeo (lento, poco incline a virtuosismi registici, fatto con pochi mezzi, molto "letterario") che però più di una volta cerca di strizzare l'occhio al pubblico a stelle e strisce con trovate e citazioni che non potranno non far venire in mente pellicole come Ritorno al Futuro o Donnie Darko, solo che rispetto a questi il tutto è appunto molto più Dark, tanto che la serie si sarebbe potuta chiamare Donnie Dark...
Battutacce a parte questa serie tedesca, pur non essendo perfetta, dimostra di avere decisamente molto da offrire e pur con tutti i limiti del caso rappresenta un'ottimo piatto per tutti coloro che amano cibarsi di film e telefilm sui viaggi nel tempo. Vediamo perchè.

mercoledì 4 ottobre 2017

Timeless - Stagione 1 (2016-17)

Di telefilm sui viaggio nel tempo se ne sono visti tanti, alcuni recensiti anche su questo blog (Travelers, Continuum). Peccato che una tematica da sempre così affascinante sia anche difficilissima da affrontare senza risultare troppo banali o senza incartarsi su se stessi e finire imbottigliati in paradossi che non si sa come risolvere. La ricetta perfetta è difficile da trovare, forse è un po' per questo che, sebbene da anni io cerchi una serie che sappia replicare Quantum Leap (o che abbia somiglianze con Ritorno al Futuro), non sia mai riuscito a trovarne una "degna".  Mi butto allora da sempre a capofitto su qualsiasi cosa che abbia a che fare anche vagamente con i viaggi nel tempo, è un mio difetto, eppure tra queste poche riescono davvero a convincermi: troppo seriose e noiose, troppo poco originali, troppo brevi, troppo esagerate, poco citazionistiche...
Timeless non è che l'ennesimo di questi miei "tentativi", spinto dai tanti pareri letti in giro che lo paragonavano proprio a Quantum Leap (a dire la verità sono gli stessi autori a citare questa fonte di ispirazione). Ennesimo tentativo a vuoto? Assolutamente si, però in fondo (per dirla come un altro eroe della mia infanzia) "non è proprio una ciofeca".

giovedì 16 luglio 2015

PREDESTINATION - Michael Spierig

Un po' Memento un po' L'Esercito delle 12 scimmie. Dai viaggi nello spazio a quelli nel tempo. Trent'anni dopo il suo esordio cinematografico, l'explorer Ethan Hawke visita anche la quarta dimensione e ne vien fuori un capolavoro

La storia è quella di un agente temporale, incaricato di fermare un terrorista temporale. Il problema principale? Il terrorista è sempre un passo avanti, sicché ogni volta che l'agente sventa un attentato il terrorista modifica il suo obbiettivo nel tempo. Va da se che l'agente dovrà cambiare il suo approccio alla cosa, anche perché tutti questi viaggi temporali rischiano di mardargli in pappa il cervello... e non solo. Tutto inizia al bancone di un bar... o forse dovrei dire, tutto passa per il bancone di un bar.

sabato 27 giugno 2015

I BANDITI DEL TEMPO - Terry Gilliam (1981) [Summer 80]

GB 1981
Di filmoni negli anni 80' ne sono usciti un sacco, di cult pure, ma ci sono tanti altri film che pur essendo cult (magari solo in patria) sono caduti nel dimenticatoio oppure non sono così famosi come altri. In questa nuova rubrica ci avventureremo alla scoperta di pellicole appartenenti a quel decennio che abbiamo lasciato per strada, più o meno giustamente, per stabilire se meritano di essere elevate a "cultoni", se sono da recuperare, se meritano di essere cult solo nell'immaginario ma non hanno grosse qualità, se sono "scult".
Cominciamo con...

giovedì 13 novembre 2014

INTERSTELLAR - Christopher Nolan

La sera in cui il lander Philae della sonda spaziale Rosetta atterra sulla cometa 67P, corro al cinema a vedere l'ultimo film di uno dei miei registi preferiti, quale data più simbolica di questa?

Terra, futuro prossimo. Il pianeta è afflitto da una piaga che distrugge i raccolti. Il clima è un susseguirsi di tempeste di sabbia che risparmiano solo il granturco e in giro non c'è alcuna presenza animale. Di conseguenza l'unico mestiere utile alla causa è quello dell'agricoltore. Per reclutarne in massa abbiamo dovuto rivedere le nostre priorità edicative e formative, polarizzando il sentimento popolare verso il complottismo classico, per poter così far uso massiccio di revisionismo storico indotto. In questo contesto si inserisce l'ex astronauta Cooper (riadattato ad agricoltore) e sua Figlia Marph: Grazie ad alcun anomalie gravitazionali scoprono che la NASA non è affatto stata smantellata ma che in realtà è più che attiva nel trovare un rimedio alla situazione.

venerdì 1 febbraio 2013

LOOPER - di Rian Johnson

La tematica dei viaggi nel tempo e dei paradossi temporali è sempre interessante e la cinematografia fantascientifica è piena di film cult che hanno saputo giocare al meglio con questo argomento: prendiamo l'Esercito delle 12 scimmie, o Terminator o Ritorno al futuro.

I viaggi nel tempo però sono allo stesso tempo una bella gatta da pelare: difficile costruire un film basato sul paradosso ma che rimanga coerente a se stesso, con le sue regole, che permetta la cosiddetta "sospensione dell'incredulità".

Essendo un appassionato di questo sottogenere della fantascienza devo dire che attendevo Looper con un certo interesse. Interesse ripagato? Si e no.
In un futuro non troppo lontano gli omicidi sono più "complicati" da commettere, per questo un organizzazione criminale (i viaggi nel tempo sono illegali) rispedisce indietro di 30 anni le persone che vuole eliminare, laddove un killer affiliato all'organizzazione si prende in carico di commettere l'omicidio.
In questo modo non c'è nessun cadavere e allo stesso tempo non è possibile risalire all'assassino, il crimine perfetto.

Il problema però nasce quando la vittima e il carnefice sono la stessa persona: l'assassino prende una lauta paga e chiude il suo loop, sapendo che potrà godersi una lauta pensione per 30 anni fino a che...
Il protagonista del film è uno dei killer che si prendono in carico di ammazzare coloro che vengono spediti dal futuro e allo stesso tempo è il se stesso del futuro che non ci sta ad essere ammazzato da se stesso nel passato, perché dopo tanti anni di vita sprecata ha finalmente trovato in sua moglie un motivo per vivere.
Premessa ambiziosetta e allo stesso tempo complicata anche se non troppo, che riesce bene a trasmettere su pellicola le classiche situazioni paradossali da viaggio nel tempo: riusciremmo a uccidere Hitler se lo incontrassimo da bambino? Se incontrassimo noi stessi nel futuro (o nel passato) come reagiremmo? Il vecchio vedrebbe nel giovane se stesso una specie di vecchio amico e vorrebbe dargli dei consigli, quasi paterni, per migliorare la situazione, ma il giovane vedrebbe davanti a se solo un vecchio che vuole intromettersi nella sua vita, un estraneo che vuole condizionarlo e fargli fare qualcosa che lui non vuole fare.
Tutte riflessioni e domande interessanti che mantengono la tensione ed aiutano a riflettere. 

Il problema però nasce dopo, quando si devono tirare le fila, quando bisogna costruirci su una conclusione se non priva di difetti o paradossi, quantomeno coerente. E' qui che purtroppo Looper fallisce: per buona parte della seconda metà il film, tiene il piede in due scarpe, non spiegando il perché di certe scelte, poi però nel finale non solo cerca di "spiegare tutto" ma lo fa male, oltre a farlo con un deux ex machina lo fa con un deus ex machina che nasce da premesse sbagliate e incoerenti: quante linee temporali ci sono nel film? Una si potrebbe dire (le scelte del passato influenzano irrimediabilmente sul futuro) ma allo stesso tempo potrebbero essercene di più (ci sono dei "cambiamenti", degli stravolgimenti rispetto alla linea temporale "standard").
Il finale quindi oltre ad essere un paradosso è incoerente con le regole del film, è incoerente oltre che paradossale. A questo errore di fondo ha contribuito anche il regista che interpellato sulle molte incongruenze ha risposto nicchiando, trincerandosi dietro il caro vecchio "perché è così, è un film sui viaggi nel tempo, ci devono essere dei paradossi inspiegabili". Eh no, caro Rian Johnson, la sospensione di incredulità è possibile solo se mi metti dei paletti, delle regole che funzionano nel mondo creato all'interno del film, non puoi dire "non tutto deve essere coerente" se è proprio la premessa principale a non esserlo, non puoi cercare di fare un film fantascientifico "complesso" e poi venire al dunque con un "in fondo è un film d'azione, non prendetelo sul serio".

Looper insomma sarebbe un bel film, un quasi cult che si perde alla fine in un bicchiere d'acqua risultando un progetto ambizioso più sulla carta che nel risultato finale.
E' un film complesso che però complesso non è, un film d'azione fantascientifica o di fantascienza con una buona dose di action, affascina e incuriosisce salvo poi dirti che in fondo voleva solo intrattenerti e ti chiede di fregartene della coerenza.
Un paradosso insomma.

Voto 7

venerdì 6 maggio 2011

SOURCE CODE - Duncan Jones

“Si accorse di trovarsi nel passato e guardandosi allo specchio vide una faccia che non era la sua…” Mente vuota e nuovo inizio, (anche per lo spettatore) come appena nato, un uomo impaurito, fuori luogo e fuori tempo, seduto su un treno fissa fuori dal finestrino, di fronte a lui una ragazza che lui non conosce ma che sembra conoscerlo bene e per tutto il film un’unica domanda: “cosa faresti se sapessi di star vivendo gli ultimi 8 minuti della tua vita?”. Fin dall’inizio gli amanti di Quantum Leap capiscono bene di cosa si tratta, ma stavolta non c’è il il dottor Samuel Beckett su quel treno ma il capitano Colter Stevens, novello viaggiatore del tempo con il cervello in pappa per il cocktail di neuroni che ha col suo organismo ospitante, ma con soli 8 minuti per  “modificare in meglio gli eventi” prima che tutto si resetti e lui ritorni nella sua capsula da cavia di laboratorio per programmare il nuovo inizio in stile giorno della marmotta.

Le citazioni sono chiare ed inequivocabili, il regista, quel Duncan Jones figlio di cotanto David (Bowie) Jones, torna alla fantascienza e dopo aver reso omaggio a 2001 odissea nello spazio col suo esordio alla regia (Moon) ora si cimenta in una sorta di personalissimo remake (a grandi linee) di Quantum Leap, “aggirando” il veto imposto dalla Universal che a tutt’oggi non ha ancora messo fuori una riproposizione del telefilm più premiato degli anni novanta. I fan di quest’ultimo apprezzeranno di sicuro lo sforzo arricchito dal cameo telefonico dello stesso Scott Bakula alla fine del film, chicca che come al solito noi poveri cinefili del Bel Paese ci perderemo per colpa del doppiaggio, come a dire: vi lasciamo il titolo originale ma vi priviamo della ciliegina sulla torta. E dire che in un intervista concessa al sito i 400 calci lo stesso regista aveva suggerito la soluzione più semplice al problema, cioè ingaggiare per quella parte il doppiatore di Bakula nel telefilm (Massimo Giuliani), appello, manco a dirlo, caduto nel vuoto. Peccato che sia proprio il grande Tonino Accolla (direttore del doppiaggio) a farci questo grande torto.

Proprio come il suo predecessore Moon, Source code è essenziale e diretto, condito dallo stesso interrogativo: fino a che punto si può strumentalizzare e sfruttare la vita e la morte di un uomo per salvare l’umanità? Il dottor Samuel Beckett non fece mai ritorno a casa e continua ancora oggi (nella sua realtà alternativa) a saltare di vita in vita per adempiere alla sua missione, qui invece al protagonista sarà chiesto addirittura di ripetere la sua missione fino a che non sarà riuscito a compierla e a morire più e più volte, proprio come in un videogame. Ecco un altro omaggio del regista, stavolta al mondo videoludico della Rockstar e a quel Grand Theft Auto amatissimo dai videogiocatori più o meno accaniti, che ha voluto inserire in quel salto dal treno per sua stessa ammissione, ottenendo una cinetica di caduta realistica che si ottiene solo in quel gioco e che non si era ancora visto in un film. Non è un caso, infine, la scelta del protagonista principale, proprio quel Jake Gyllenhaal già martire dei viaggi nel tempo in Donnie Darko 10 anni or sono.

Tale surplus di citazioni poteva risultare in qualche modo troppo ridondante (come in una sorta di “scary movie serio”) ma in realtà risulta ben riuscito. Un turismo “cito-gastronomico” che toccherà le corde degli amanti della fantascienza spazio-temporale ma senza esagerare, come chi nel web lo paragona a un Inception meglio riuscito… siamo seri! Non scomodiamo il capolavoro di Nolan.

MINI-SPOILER nero su nero: <<Pecca forse sia per il finale da “volemose bene”, simile al lieto fine (politicamente corretto) di Moon, che per la poca originalità>> (evidenziare per leggere)

voto 8-

giovedì 3 settembre 2009

S. DARKO - Chris Fisher

Ho visto al cinema S. Darko. Perchè? Puro masochismo immagino. Avendo visto Donnie Darko (un buon film con ottime intuizioni a mio avviso) volevo "vedere quello stupido dove voleva arrivare" (per dirla alla Totò), proprio perchè DD era autoconclusivo e non ammetteva "repliche".

Partiamo dallo slogan strombazzato in lungo e in largo: "Donnie aveva una sorella". Risposte:
-Ma va? Non ce ne eravamo accorti.
-Veramente di sorelle ne aveva 2, e avete preso quella scema per farci il seguito.
-Speriamo che non avesse una sorella pure Jena Plissken

Il film (?) in pratica è una schifezza colossale: se nel primo la trama era volutamente articolata per mostrare varie sfaccettature (la ribellione giovanile, la voglia di rivalsa, la fede, gli universi paralleli ecc.), qui invece è articolata per risultare nonsense.

-C'era uno vestito da coniglio nel primo? Mettiamocelo anche qui, anche se non si capisce cosa c'entri. Nel primo aveva una sua valenza, qui viene inserito come specchio per le allodole. Lì il costume da coniglio lo metteva la guida, colui che diceva al protagonista cosa fare. Qui lo mette un folle, perchè. Boh. Forse il regista non aveva molto chiaro il senso di DD.

-C'era un incendio nel primo? Mettiamocelo pure qui, cosa importa se lì aveva come significato quello di smascherare la vera attitudine del santone in realtà pedofilo (la verità è diversa da come ce la raccontano). Qui invece lo appicca l'eletto perchè glielo ha detto una morta che poi in realtà non muore, in quanto salvata dal sacrificio di lui… E quindi?

-C'erano i viaggi nel tempo e le profezie nel primo? Mettiamoceli pure qui, mescoliamo tutto, facciamo che tutti possono viaggiare nel tempo, che non ci sono limiti, che tutti muoiono e poi non muoiono più, perchè qualcuno li ha salvati. Come si fa a viaggiare? Basta desiderare di salvare le persone che sono morte, e puff si viaggia nel tempo. Lasciate perdere tutte le teorie del primo, si viaggia nel tempo ogni volta che lo volete.

-C'era il countdown per la fine del mondo nel primo? C'è anche qui, anzi a dire la verità il conto alla rovescia non funziona: mancano prima 2 giorni alla fine del mondo, poi 1 e poi di nuovo 3, ma che è? Insomma se il primo aveva come significato ultimo quello di mostrare la ribellione di un adolescente problematico, e di fargli capire attraverso un mondo parallelo come sarebbe stato un futuro nel quale non egli non fosse tragicamente morto, qui invece lo scopo è riprendere il primo senza però la benché minima idea di dove andare a parare.

C'è un povero reduce di guerra che si sente l'eletto ed è l'unico a morire, perchè? Viene accusato di aver rapito dei bambini, la protagonista gli fa dei viaggi nel tempo nei quali gli dice di "fare delle cose insulse" per salvare il mondo. Un film insomma da evitare come la peste, soprattutto se ci era piaciuto Donnie Darko, e senza dubbio il peggior film che io abbia avuto la (s)fortuna di vedere al cinema.

Voto 3