lunedì 17 aprile 2023

Shrinking - prima stagione (2023)


E' fuori di dubbio the Ted Lasso sia la serie di punta di Apple TV +, tanto che rappresenta (visto il suo successo) l'immagine stessa del servizio streaming. Per usare un gergo caro ai videogiocatori si potrebbe considerare una vera e propria "killer application": è il motivo per il quale molti si abbonano. Ma se togliamo Jason Sudeikis e compari, cosa resta d'altro? Le serie di pregevole fattura non mancano di certo (Severance su tutte) ma non si può certo dire che il catalogo sia esattamente sconfinato, soprattutto nell'ambito del genere "dramedy". 
A colmare, in piccolissima parte, questa lacuna è arrivata ultimamente sul servizio streaming Shrinking, serie prodotta dagli stessi autori di Ted Lasso. Come ovvio immaginare i punti di contatto tra i due telefilm non mancano, eppure l'accoglienza di pubblico e critica in questo caso è stata molto più "tiepida". Perchè? 

sabato 8 aprile 2023

Servant - serie TV (2019-2023)


Nel corso della sua carriera M. Night Shyamalan è riuscito a sfornare veri e propri capolavori, capaci di entrare nella storia del cinema (il Sesto senso, ma anche Unbreakable), così come film venuti male (L'Ultimo dominatore della terra), pellicole deludenti (E venne il giorno), mal pensate (Lady in the water) o vere e proprie ciofeche (After Earth). Nel mezzo qualche film discreto. E' per questo che ogni nuova uscita che porta la sua firma lascia sempre un po' interdetti, spaesati, inconsapevoli. Non sai mai davvero cosa aspettarti, in positivo e in negativo. La cosa si centuplica se pensiamo ai lavori da lui solo prodotti o sceneggiati. Può uscirsene con un'idea geniale (il plot twist de Il Sesto Senso, il concetto che sta dietro ad Unbreakable e che verrà ripreso dagli altri due film della trilogia "supereroistica") così come pensare a trovate talmente ridicole che rovinano un film intero (no, non mi riferisco a The Village ma a robe come il "tallone d'Achille" degli invasori di Signs, uno dei colpi di scena più stupidi mai visti in un film). Se vi dicono quindi che c'è la sua firma su una serie horror/soprannaturale su Apple +? Come reagite? Con un boh.

Boh è proprio la parola giusta da usare quando si guardano le prime puntate di Servant. Sostanzialmente non si comprende bene dove la serie voglia andare a parare (e lo stesso accade anche in seguito). Sigla e incipit ci fanno immaginare un telefilm dai connotati horror e psicologici ma il procedere delle vicende muta quasi fin da subito, prendendo strade diverse, che hanno molto più a che fare col dramma familiare, quando non si scivola nel grottesco o in momenti quasi da commedia. Non mancheranno infatti momenti particolarmente "esagerati" rispetto al contesto, che a tratti sembrano voler fare scivolare la serie nella parodia del genere, ma si fermano sempre un attimo prima.

venerdì 31 marzo 2023

Cunk on Earth - mockumentary (2023)


Ricordate i film dei Monty Python? Col loro classico stile dissacrante ci raccontavano spesso la storia dell'umanità da un punto di vista assurdo e demenziale. Un umorismo tipicamente inglese che ha fatto scuola e al quale si sono abbeverati tantissimi artisti delle terre d'Albione. Cunk on Earth, disponibile su Netflix, riprende in parte quel tipo di stile ma lo trasla in un contesto moderno e "televisivo". Lo spunto di partenza di questa serie inglese infatti è un classico documentario della BBC, trasformato in questo caso in una sorta di mockumentary che parodizza il genere e ironizza sulle bizzarrie che hanno plasmato la nostra cultura.

L'attrice Diane Morgan (giá vista su Netflix in After Life) interpreta infatti Philomena Cunk, una giornalista decisamente impreparata, che in un documentario molto raffazzonato pone delle domande stupide o assurde agli intervistati, finendo per farli restare di stucco o mettendoli in costante difficoltá. Sia le elucubrazioni mentali della Morgan che le risposte degli "esperti" risultano estremamente naturali, tanto da fare immedesimare immediatamente lo spettatore nello spirito del documentario. Lo stile è brillante, logorroico ma sempre divertente e non si contano i giochi di parole ad effetto che hanno come comune denominatore modi di dire e slang. Per questo motivo ovviamente il mockumentary è fruibile soltanto in inglese (con sottotitoli), altrimenti ci si perderebbe il 90% del suo umorismo.

giovedì 23 marzo 2023

The Last Of Us - serie TV - prima stagione (2023)


Recensendo la trasposizione cinematografica di Uncharted avevamo parlato di quanto sia complicato conciliare l'aspetto "commerciale" di questo tipo di operazioni con la volontá di essere più fedeli possibile al materiale originale. Il film di Ruben Fleisher sceglieva un approccio radicale (simile a quanto fatto da molti altri prodotti usciti negli ultimi anni): prendere solo lo spunto di partenza dal videogame, lo strato più superficiale, per poi aggiungerci una dose massiccia di action a tutto spiano, priva di qualsiasi approfondimento o di rivisitazione della trama originale. Pure i due attori scelti per interpretare i protagonisti non erano esattamente la copia sputata di Sully e Nathan (sia fisicamente che caratterialmente) ma scelti perchè molto "spendibili" al botteghino.
Il risultato? Un successo di pubblico, molto meno per la critica e soprattutto per i fan del videogame di Naughty Dog, che si sono trovati di fronte ad una gigantesca occasione sprecata.

Per questo motivo un'altra trasposizione di un videogame a firma Naughty Dog, The Last of Us, era attesa al varco, soprattutto dai videogiocatori. In questo caso però la fiducia era sicuramente maggiore. Innanzitutto, trattandosi di una serie TV, poteva avere maggiore spazio per raccontare al meglio la storia, e The Last Of Us presenta sicuramente una trama più complessa e sfaccettata di quella di Uncharted. La notizia però che lasciava maggiori speranze di un adattamento degno era quella che annunciava che lo stesso Neil Druckman (sviluppatore del videogame) sarebbe stato regista e sceneggiatore (assieme a Craig Mazin) della serie. Un po' più perplessi inizialmente magari si poteva esserlo per la scelta del cast: i pur bravi Pedro Pascal e Bella Ramsey non sono esattamente identici ai due protagonisti del videogame. Avrebbero funzionato? Spoiler:assolutamente si. E visto che siamo in tema di spoiler lo diciamo subito apertamente: la serie TV tratta da The Last of Us non solo è riuscita ma (pur con qualche scivolone) è una tra le migliori trasposizioni videoludiche sul piccolo schermo.

sabato 18 marzo 2023

LOL- Far ridere senza ridere o ridere senza far ridere?



LOL (giunto ormai alla sua terza stagione) rappresenta un prodotto piuttosto singolare nel panorama dei reality sui servizi streaming. Non solo perchè si esaurisce nel giro di qualche ora, risultando tra i prodotti più veloci e facilmente fruibili dal pubblico, ma per la sua stessa natura: è costruito infatti su un insolubile paradosso. Si tratta di un programma comico mascherato da reality in cui lo scopo finale, più che mostrare una gara ad eliminazione, dovrebbe essere quello di far ridere il pubblico che segue lo show. Dovrebbe appunto. Il piccolo problema però è dato dal fatto che i comici sono in ogni caso dei "concorrenti", che devono cercare comunque di vincere un gioco con ogni mezzo possibile, anche quelli meno interessanti dal punto di vista umoristico per il pubblico da casa. La domanda sorge quindi spontanea. Lol funziona? E se funziona lo fa in quanto reality o programma comico? La questione non è banale e resta irrisolta.


"Sono napoletano: pizza pizza, mandolino, uè uè, ridi ridi ridi..."


In un "gioco" che prevede di cercare in tutti i modi di "fare ridere senza ridere" bisogna sacrificare innanzitutto la "finezza" della battuta, in favore dell'efficacia. Un rutto? Se fa ridere il concorrente avversario (magari giá ammonito) va bene. Un versaccio? Ok. La battutaccia da bar? Ottima. Il comico non deve badare in questo caso al come ottiene il risultato ma solo al risultato in se. Ma lo spettatore? Lui a differenza dei concorrenti può ridere sempre, non è costretto a trattenersi e quindi è molto meno "sensibile" alle pessime battute, gli manca il contesto, non è costantemente sul punto di scoppiare a ridere per ogni inezia. Ci sono quindi Fedez e Matano a fare da "tramite" e da voce (ridanciana) dello spettatore. Sono loro a condurre, letteralmente, il gioco verso certi tormentoni o creando situazioni comiche studiate (altrimenti totalmente improvvisate) che dovrebbero dare un canovaccio. Ma basta questo? A volte si è a volte no. Le seconde spesso sopravanzano le prime.

Se infatti la cifra stilistica deve essere quella dell'efficacia e non della finezza state pur certi che il comico/concorrente il 90% delle volte finirà per cadere nella sua stessa rete. Pensa di fare una battuta e mentre la pensa ride giá internamente. Quando arriva quindi a pronunciare determinate parole o a fare un gesto studiato per fare ridere gli altri sará lui stesso a ridere. Dal punto di vista della gara ad eliminazione insomma abbiamo dei concorrenti che si sabotano continuamente da soli. Molto poco appassionante. Ma lo scopo non dovrebbe essere quello di eliminare gli altri? LOL in pratica è un reality nel quale 2 volte su 3 i concorrenti si eliminano da soli in modo stupido e ripetitivo. E la suspense? Non serve, mica è un reality vero, è un programma comico appunto. E qui si torna al punto di partenza. Lo scopo del comico qui è far ridere il pubblico da casa o vincere il gioco? Non per tutti vale la stessa cosa.


"Secondo voi sono raccomandato? Si, vi sembro un comico d'altronde? Questo non vi fa ridere?"


Il comico di razza, quello navigato, che possiede ormai un curriculum e un campionario di battute e tormentoni di tutto rispetto si presenta a Lol come se stesso. Entra nello studio e comincia a snocciolare i suoi cavalli di battaglia. Nel frattempo però gli altri concorrenti, quelli più sconosciuti stanno lì per il gioco, per farsi notare, per vincere. E allora cominciano a boicottare, a fare linguacce, pernacchie, tartassare le orecchie degli altri perchè vogliono eliminare questo o quello, giudicati "pericolosi" per la vittoria finale. E questo atteggiamento a livello di reality "funziona". Il comico navigato è troppo preso da se stesso, dalle sue battute, dal mostrare la sua "tecnica" agli altri da non calarsi mai pienamente nel contesto "ad eliminazione". Finisce per fare le sue battute e ridere inevitabilmente o per restare in disparte fino al suo "momento", momento che spesso coincide con l'auto eliminazione di cui sopra. In pratica i comici più "bravi" e che catturano di più il pubblico sono quelli più sfavoriti dal meccanismo del gioco, destinati a non arrivare mai in fondo

Restano quindi gli altri, quelli che stanno lì per cercare di vincere e basta. Come ci arrivano? Nei modi più insulsi possibili. Trovano un verso o una frase che fa ridere gli altri? Li spammano a manetta fino ad ottenere il risultato desiderato. Funziona? Assolutamente si. Fa ridere lo spettatore? Per 5 secondi, poi stufa.
In pratica alla fine vince chi fa ridere tutti gli altri concorrenti e fa ridere meno lo spettatore. Una contraddizione.


"Ha riso, peccato. Dai, salviamolo per stavolta"


Perchè allora LOL tutto sommato è un programma che funziona? Cosa rende efficace un reality che si autosabota e un programma comico dove non si deve ridere e si fanno ridere "male" gli altri? Risposta ardua.
Si potrebbe pensare alla simpatia dei protagonisti scelti con cura, che amalgamati nel contesto creano un'atmosfera da "festa tra amici", di quelle che potremmo avere comunque nella nostra quotidianità, ma con il plus del cast composto da comici famosi. Ma basta solo questo? Magari è la singolare cattiveria che ci porta a sghignazzare di comici che non fanno ridere o che ci fa prendere in giro questo o quel personaggio famoso perchè lo abbiamo beccato in flagrante ("l'ho visto, ha riso lui!"). O forse vista la dinamica dei cartellini gialli o rossi finiamo per "tifare" il nostro personaggio preferito continuando a inveire contro Fedez che continua a non ammonire gli altri che continuano a ridere sotto i baffi (e accade spesso), come se guardassimo una partita. Chi lo sa.

sabato 11 marzo 2023

The Afterparty - serie TV (2022)


Il giallo è tra i generi letterari/cinematografici più classici. Il cosiddetto whodunit ne è l'espressione più tradizionale: c'è un gruppo di persone riunite in una stanza/casa/villa nella quale avviene un delitto, un crimine che un investigatore sará chiamato a risolvere sulla base di indizi apparentemente esili o fuorvianti. Nel corso degli anni questo genere ci è stato raccontato sotto varie sfaccettature e ideando numerose varianti. Tra i più recenti esperimenti risultano particolarmente riusciti i due Knives Out, capaci di mescolare classico e moderno, ringiovanendo il genere grazie a massicce dosi di critica sociale sul mondo attuale. E' su questa falsariga che Phil Lord e Chris Miller hanno creato The Afterparty, serie televisiva uscita su Apple TV + che, oltre ad un approccio più leggero e comico, presenta una interessante e piuttosto originale variante: ogni puntata è in pratica un genere diverso.


"Mi si nota di più se non vengo alla festa o se vengo e me ne sto in disparte? Anzi no, ho trovato: vengo nudo"


Se analizziamo le premesse non potremmo trovarci di fronte a premesse meno originali. Alcuni ex studenti si ritrovano per la classica rimpatriata scolastica nella lussuosa villa di uno di loro, Xavier, interpretato da Dave Franco. E' il classico ricco sbruffone, che si da moltissime arie e che ha fatto fortuna con prodotti discutibili: qualche film per famiglie stupidissimo, alcuni pezzi musicali fatti di nulla pompato dall'auto-tune...Il tipo di personaggio che è facile odiare e infatti non lo sopporta nessuno tra i suoi ex compagni di classe. E guarda un po', mentre tutti sono alla festa Xavier viene ucciso. Chi è stato? Who has done It? 

Sebbene tutti i personaggi siano ben caratterizzati e a loro modo simpatici e le puntate siano godibilissime, la vera marcia in più di questo prodotto rispetto a tanti altri appartenenti al genere però è il modo col quale ci vengono proposti questi personaggi. Ognuno di loro ha ovviamente una sua versione dei fatti e quando verrá interrogato (uno a puntata) cercherà di fornire una spiegazione il più aderente possibile alla sua personalitá. Talmente personale che la puntata stessa ne assumerà le caratteristiche e si trasformerà in un genere diverso. C'è allora il marito geloso (Will) che avrebbe potuto uccidere Xavier spinto dalla rabbia e quindi la puntata dedicata alla sua deposizione è una action/comedy. Oppure L'ex collega della vecchia band (che non ha sfondato a differenza di Xavier e prova rancore nei suoi confronti) che infarcisce il suo racconto di incursioni musicali trasformando la puntata in un musical. Il ragazzo timido (Aniq) che non ha mai confessato il suo amore per la ragazza che gli piaceva al liceo e cerca una seconda opportunità? Per lui abbiamo la commedia romantica. Ma c'è spazio per incursioni nella commedia scolastica, i cartoni animati, il poliziesco...Una trovata interessante, che si rivela florida di opportunità e di invenzioni capaci di dare spessore ad ogni personaggio. 


"E' un pezzo di sceneggiatura e si legge il nome del colpevole"


Ogni possibile indiziato (e non solo) ci parla quindi della stessa serata o del suo passato ed i motivi che lo hanno spinto ad essere lì sotto un punto di vista diverso (anche nello stile, come detto). Queste versioni finiranno per congiungersi alle altre, sovrapponendosi a volte,  fornendo ad ogni puntata nuove rivelazioni importanti per la risoluzione del delitto. Soluzione che in fondo non sará poi così sconvolgente o imprevedibile, ma che risulta ben contestualizzata, soprattutto grazie alla grande attenzione agli indizi disseminati nel corso degli episodi e alla maestria nella caratterizzazione dei personaggi, alcuni particolarmente indovinati (Walt ad esempio).


"Benoit Blanc scansati"


The Afterparty insomma è un bel prodotto "di genere". Non rivoluziona o sconvolge nella trama, ma trae la sua forza da una serie di protagonisti sfaccettati e divertentissimi e da una struttura che, grazie al suo mutare continuamente stile e giocare con i generi, riesce ad evadere più che discretamente una certa ripetitività delle situazioni. 8 puntate da mezz'ora circa che filano via lisce lisce, regalando risate e divertimento, per un giallo efficace pur nella sua prevedibilità. 

PRO

- Ogni puntata è un genere diverso affrontato sempre comunque con spirito comedy
- I personaggi sono ben caratterizzati e alcuni sono spassosissimi
- La parte gialla non è originalissima ma crea curiositá

CONTRO

- Rispetto a Knives Out è più leggera e meno "cattiva"
- La risoluzione del caso non è così originale o imprevedibile
- Un paio di personaggi totalmente relegati sullo sfondo e "dimenticati"

Voto 8-

giovedì 2 marzo 2023

See - serie TV (2019-2022)


Quasi tutta la cultura dell'umanità è stata costruita sul dono della vista: letteratura, pittura, scultura, architettura, buona parte dell'arte in generale. Ma anche le attivitá quotidiane, che riguardano la vita di tutti i giorni, sono state ideate su misura di chi può vedere. I ciechi quindi sono stati nel corso dei vari secoli ai margini, per poi trovare col tempo e con grossa fatica un difficoltoso cammino per poter raggiungere l'accettazione e l'inclusione, sempre però attraverso un percorso di adattamento ad un mondo che era stato pensato in modo diverso da una maggioranza di persone della quale non facevano parte. E se il mondo funzionasse nel modo opposto? Se fossero i "vedenti" l'eccezione? Se il mondo fosse popolato quasi solo da persone che non posseggono il dono della vista e questi dovessero confrontarsi con quelle poche persone che riescono a vedere? Come verrebbero "visti" questi ultimi? Sarebbero dei "supereroi" o delle "streghe" da bruciare sul rogo in quanto esseri che con la loro stessa esistenza mettono in pericolo lo status Quo?

martedì 21 febbraio 2023

Hi-Fi Rush - Se Guitar Hero fosse un anime


Ci sono giochi di cui si parla per anni, ben prima della loro uscita. E magari dopo essere stati rimandati per tanto tempo quando escono si rivelano pieni di bug, difetti, magagne (Cyberpunk 2077) oppure escono semplicemente fuori tempo massimo, vecchi filosoficamente e concettualmente, legati ad un'epoca che ormai non gli appartiene più (Duke Nukem Forever). E poi ci sono giochi, anche di case produttrici prestigiose, che escono così, di botto, senza sguinzagliare i mastini dell'hype. E magari si rivelano degni esponenti di un genere, innovativi perfino, per certi versi. Prendiamo il recente Hi-Fi Rush di Tango Gameworks: sapevi che erano bravi a fare i survival horror (The Evil Within, Ghostwire Tokyo), a gestire le atmosfere del folklore giapponese, la tensione, ma a sfornare gli action? Gli avreste dato due euro? E invece non solo ti producono un action più che discreto ma che possiede anche una caratteristica decisamente originale: Hi-Fi Rush è infatti un "action rhythm game". Non sono parole buttate a caso, qui la musica è essenza stessa del gameplay e dei combattimenti. Tutto ciò che accade a schermo è influenzato dal ritmo.

martedì 14 febbraio 2023

Shining Girls - Miniserie (2022)


Il tema della violenza sulle donne è purtroppo sempre tristemente attuale. Il mondo del cinema e delle serie TV l'hanno affrontato spesso, a volte anche scegliendo approcci totalmente inusuali. Pensiamo ad esempio al marveliano Jessica Jones e al rapporto tra la protagonista ed il suo villain, Killgrave. Senso del possesso che diventa "materiale" a causa di un potere soprannaturale, che permette all'aguzzino di tenere in pugno la vittima psicologicamente e fisicamente.
Shining Girls sembra esserne un mezzo clone. Sembra...prima che si mostri per quello che realmente è: un telefilm che gioca abilmente con i generi prima di mostrare la sua vera natura.
Impossibile però non scorgere fin da subito delle somiglianze tra i personaggi della vittima e del carnefice delle due serie: Kirby Mazrachi, un'archivista di un giornale di Chicago, è l'unica sopravvissuta di una serie di omicidi, compiuti da un misterioso serial killer che sembra avere delle "capacitá particolari" (a distanza di molti anni ha sempre lo stesso volto e in qualche modo sembra capace di prevedere il futuro). Dopo aver scoperto un dettaglio singolare e apparentemente assurdo decide quindi di mettersi sulle tracce dell'assassino, assieme ad un collega. Ma il mondo sembra congiurare contro di lei.

domenica 5 febbraio 2023

Caleidoscopio - Miniserie (2023)


Quello che rende un film o una serie TV memorabili quasi sempre non è ciò di cui ci parlano, ma il modo nel quale lo fanno. E' ormai quasi impossibile infatti trovare qualcosa che non sia mai stato raccontato, la bravura sta nel saperlo raccontare, inventandosi uno stile o un modo originale per concatenare gli eventi. Tutto deve combaciare ed essere importante, come tessere di un puzzle: inutili se prese singolarmente ma ognuna è essenziale per dipingere un unico quadro generale. E se invece partissimo dall'approccio opposto? Immaginate ad esempio un caleidoscopio: formato da pezzi di vetro o plastica di diversa forma e dimensione, che in base al modo nel quale vengono ruotati formano figure e immagini sempre diverse. 
E' questo il concetto che ruota (è proprio la parola giusta) attorno a questa serie TV, che di caleidoscopico non ha solo il titolo ma anche il metodo di fruizione che offre allo spettatore.
L'idea è semplice: perchè non far decidere allo spettatore l'ordine in cui guardare le puntate di una serie TV? Sará quest'ultimo quindi, a seconda di come sceglierá di disporre i vari pezzi, ad ottenere la sua immagine, il suo telefilm personalizzato, il suo personale Caleidoscopio.

In teoria quindi potreste partire dall'ultima puntata e procedere a ritroso verso la prima, come se giocaste a costruire un personale Memento, oppure potreste guardare gli episodi così come sono giá disposti (non in ordine cronologico), o magari potreste optare per un approccio classico, decidendo quindi un andamento consequenziale dei fatti. Vi piacciono i flashback e i flashforward selvaggi? E' una possibilitá. Volete partire dagli estremi della storia per poi giungere al centro? Siete liberi di farlo.
Potete insomma sbizzarrirvi con la vostra creativitá.


Ci si potrá fidare di loro?


Non è un caso che gli episodi non abbiano una vera numerazione o un titolo a se stante ma si caratterizzino invece per essere associati ad un diverso colore. Giá, come se fossero tinte di una tinozza alle quali attingere per dipingere il proprio quadro personale. 
La stessa Netflix ci ha giocato su, pubblicando sul suo Twitter ufficiale varie possibili opzioni di visione, che fanno virare la serie TV verso un approccio ora tarantiniano, ora da classica detective story o ancora alla Orange Is the new black. Ma naturalmente non sono le uniche opzioni possibili.

Il risvolto negativo? Per poter funzionare in ogni caso (qualunque sia la vostra scelta dell'ordine col quale vedere le puntate) la trama deve essere piuttosto semplice, priva di grandissimi colpi di scena o di trovate eccessivamente ad effetto. I singoli episodi devono poter raccontare un momento specifico, un particolare punto di vista, senza andare troppo oltre se stessi. Ecco quindi la trovata della rapina, che è uno dei canovacci più classici che si possano raccontare al cinema o in tv, diviso sostanzialmente in momenti ben definiti ed identificabili: la banda che si forma, la pianificazione del colpo, il colpo, le conseguenze post-rapina. Tutto qui. Il grosso lo fanno le interpretazioni degli attori (molto bravi e capeggiati dal sempre eccellente Giancarlo Esposito).


E' la vecchiaia, ho problemi di memoria, non ricordo in quale puntata siamo: lo abbiamo giá fatto il colpo?


L'operazione risulta quindi meno "interattiva" e impattante rispetto allo speciale di Black Mirror: Bandersnatch. In quel caso lo spettatore, attraverso il telecomando, sceglieva direttamente in che direzione far procedere gli eventi, manipolarli (anche se superficialmente), pasticciando con la trama a suo piacimento (come le vecchie storie a bivi su Topolino). Qui di fatto l'utente è comunque passivo rispetto alla visione: è vero che deciderá a suo piacimento l'ordine col quale muovere i pezzi, ma l'immagine che verrá fuori alla fine sará indipendente dalla sua volontá. Potrá decidere quali momenti esaltare o mettere in primo piano ma la storia avrá sempre e comunque le stesse conseguenze e lo stesso quadro generale. 


"Sta per arrivare l'FBI, abbiamo circa 30 secondi prima di essere circondati, c'è tempo, raccontami della tua infanzia, delle tue paure e delle tue fragilità"


Caleidoscopio si pone insomma un obiettivo: essere fruibile indipendentemente dalla scelta del singolo utente, essere apprezzabile e coerente a prescindere dall'ordine col quale far scorrere le puntate. Vuole offrire una forma di visione originale e sfiziosa, sopra ogni altra ambizione. Ma e' come se si preoccupasse più di funzionare a livello concettuale piuttosto che dal punto di vista contenutistico. 
Si può quindi dire che sostanzialmente riesce nell'intento che si prefigge. Basta questo però a renderlo un ottimo telefilm in quanto tale? La risposta è ardua. Dipende dalla sensibilitá di ognuno di noi, dalla capacitá di farsi avvincere dal meccanismo senza lasciarsi trascinare eccessivamente dalle proprie attese (avete scelto un ordine troppo pazzerello? Non lamentatevi se avete scoperto dopo 1 o 2 sole puntate come va a finire la storia, visto che come detto non ci troviamo di fronte ad una trama chissá quanto articolata). Caleidoscopio è insomma esattamente ciò che il titolo lascia presupporre: un meccanismo che dipinge scenari, non un dipinto ricco di sfumature.

PRO

- Idea di partenza sfiziosa e originale
- Buon cast capeggiato dal sempre bravo Giancarlo Esposito
- I singoli episodi raccontano solo una piccola parte di un quadro generale ma funzionano molto bene.

CONTRO

- Può fare storcere il naso a chi apprezza serie più lineari
- La trama di fondo è molto semplice e senza grossi guizzi.
- In questo caso il tutto non è più della somma delle singole parti 

Voto 7+