domenica 8 marzo 2009

Torino-Juventus 0-1 (Chiellini toreador)

Come al solito, negli ultimi tempi, dobbiamo affidarci a un non-attaccante per risolvere una partita. Chiellini man of the match e derby bianconero.
Derby: Partita classicamente tosta, in cui i muscoli sono i veri protagonisti. Quello di Torino non poteva essere da meno, dato il netto divario tecnico e di classifica che c’è tra le protagoniste ormai da anni. I granata, che pure hanno fatto un bel primo tempo, rendendosi pericolosi in più occasioni, hanno dovuto sfornare una quantità enorme di falli per tenerci testa. Non è che noi si sia fatto granché ieri per vincere ma alla lunga la tecnica l’ha spuntata sul vecchio cuore granata (come amano definirlo loro). Sicuramenti distratti dall’impegno di Champions col Chelsea abbiamo prodotto lo stretto necessario ma è bastato. il Toro s’è dannato l’anima ma alla fine è anche calato fisicamente. Ad onor del vero però plauso va anche dato a Sereni che con i suoi interventi da serata magica ha tenuto in corsa la sua squadra, tanto per rispondere a chi pensa che non abbiamo meritato la vittoria. Il derby è cosi, e molte volte può essere deciso da un solo episodio. Così Chiellini su quel cross di Nedved ci tiene ancorati alle residue speranze tricolori.
Detto ciò si capisce che nulla può essere imputato al tecnico o ai giocatori, hanno fatto quello che si prevedeva facessero riuscendo a spuntarla. Però alcune considerazioni si possono fare: Marchisio continua a distinguersi positivamente, così come Poulsen appare sempre più il vero grande perché… il perché l’avete preso? La sponda Bidolsen è sempre più fuori luogo in questa squadra. Meglio Iaquinta di Amauri che ormai forse sta iniziando a preoccuparsi psicologicamente. Giriamo subito pagina è pensiamo a martedì, quando ci servirà la miglior Juve della stagione per compiere l’impresa. Poi si potranno iniziare analisi più approfondite della situazione come ammette anche lo stesso Cobolli Gigli.

martedì 3 marzo 2009

Lazio-Juventus 2-1 (purtroppo le partite durano due tempi)

34’ pt Marchionni (J), 20’ st Pandev (L), 33’ st Rocchi (L).
C’è poco da dire su questa partita. Continua la mezza Juve, primo tempo tonico con un inizio molto grintoso che aveva fatto ben sperare, con un portiere che a tratti sembrava chiamarsi Buffonninger (per dirla alla Franco Ordine). Sono rimasto io stesso meravigliato del buon approccio alla gara dei nostri. Qualcuno però (uno a caso) dovrebbe avvisarli che una partita di calcio dura due tempi, che in genere non si può sempre difendere ostinatamente l’1-0 perché una partita è fatta per essere giocata interamente e può finire anche 2-0, 3-1 ecc..
Non sono arrabbiato ma frustrato, come penso quasi tutti i tifosi bianconeri. Nella serata delle feroci polemiche di Mourinho quale risposta è stata data sul campo? La più assoluta impotenza come di un cane bastonato. Se l’Inter in generale dichiara guerra diplomatica in piena regola contro Juve, Roma e Milan, la difesa della dirigenza bianconera è stata tenue e insufficiente. Affidati ad un comunicato stampa si sono visti prendere in giro dal “magnaccio” Moratti, il quale sembrava Chiellini con il suo “non ce ne” nei confronti degli avversari. L’unico che accenna ad alzare la voce è il cantante. Stanco di farsi trattare da coglione inizia ad abbaiare anche lui, ma rimarrà un cane nell’aia, visto che i vertici disciplinari del calcio minacciano di deferire De Rossi ma fanno orecchie da mercante sulle dichiarazioni, ben più gravi, del carismatico portoghese. Il “tiranno medievale” (come l’epoca in cui dice che è chi l’accusa) è ormai come una pistola in mano ad un bimbo. In qualsiasi altra squadra c’è da scommetterci che le sue parole sarebbero state ridimensionate, mentre all’Inter lo specialone pizzarrone trova terreno fertile per dire ciò che vuole, convinto che ormai può farlo indisturbato. Come in una guerra in piena regola già si schiera con Catania e Atalanta, dimenticando i vari Siena, Milan, Juve, Samp, Roma e tutte le altre sfavorite nei suoi confronti.
Ranieri ulula alla luna: “"il gol di Iaquinta, regolare e annullato, …i vari cartellini gialli presi da quest’arbitro dalla conduzione cinese”. Ma sa che è come un albero che cade nel deserto, non fa rumore. Il potere merdazzurro affila le armi e punta in alto, cioè alla monarchia assoluta. Ecco a voi lo stile Inter

domenica 1 marzo 2009

Juventus-Napoli 1-0 (basta mezzo sforzo)

43’ (pt) Marchisio
Bastano 45’ minuti per tenere testa al Napoli. Un bel primo tempo bianconero tonico, in cui siamo andati più volte vicino vicini al vantaggio. Sfortunati su quel tiro di Trezeguet che coglie in pieno il portiere da pochi metri, pericolosi con Del Piero sulla punizione e su quella progressione delle sue che trovano attento Navarro. Poi quello che non ci riesce a noi ce lo da la sorte. Marchisio da fuori aria trova la deviazione decisiva di Blasi ed è 1-0 pochi minuti prima della fine del tempo. Poi nella ripresa la Juve, visibilmente stanca dal match di coppa, avrebbe voluto riscrivere le regole di durata di una partita per anticipare il fischio finale dell’arbitro. Come il Chelsea in Champions, tutti rintanati nella nostra metà campo non siamo riusciti ad accennare nulla di serio, collezionano 0 tiri in porta. Sicuramente rassicurati dal fatto di avere di fronte un avversario che ha fatto ben poco per punirci. Secondo tempo quindi brutto di entrambi e alla fine quel che contano sono i tre punti.
A me personalmente questo atteggiamento difensivista sull’1-0 non mi è mai piaciuto, poiché in queste condizioni poco basta per capitolare, ma mi rendo conto che tatticamente a questa Juve non si può chiedere di più. Gli siano concesse le attenuanti psicofisiche e andiamo avanti. Nella prestazione dei singoli va registrata un’altra stecca di Giovinco (e spiace nella serata dedicata alle giovani leve trionfatrici al Viareggio) e il mezzo servizio di Del Piero, che Ranieri bene fa a sostituire con Amauri. Brilla invece Marchisio, sempre più in crescita e non solo per il gol ma per la sua prestazione in generale. E poi naturalmente Chiellini, perno della difesa, sempre li mettere toppe sugli sbagli dei compagni di reparto.
Ed ora un po' di pepe… Si è visto Chiellini nel finale su tutte le furie, rivolgersi ai tifosi avversari con sprezzo e irriverenza. Certo sportivamente un giocatore non dovrebbe comportarsi in questo modo, ma ormai il vittimismo e le simulazioni partenopee iniziano a stancare. Napoletani sempre a terra, Reja si lamenta preventivamente di gol a suo dire irregolare che poi a ben vedere la moviola ridefinisce  fortuito. E ancora i loro piagnistei in occasione del doppio fuorigioco, peraltro fischiato con molto anticipo. A loro discolpa può essere certo portato l’alibi dei nervi tesi per la crisi di risultati ma nient’altro.

sabato 28 febbraio 2009

Carta, Povia, Vinci... Tre buoni motivi per non amar Sanremo.

Ad una settimana da Sanremo, mi trovo ad analizzare cosa è stato questo festival per un’amante della musica come me. E’ servito a convincermi sempre più del fatto che i veri amanti della musica fanno bene a non amarlo. Leggo Carta, Povia, Vinci, ma so che non è il celebre gioco con i gesti, bensì il podio del 49° Festival della pseudo-canzone italiana, ogni anno sempre più patetico e prevedibile, tenuto in piedi soltanto dallo spessore dei suoi ospiti (io stesso riesco a sintonizzarmici solo per questo), dalle polemiche e dalle trasmissioni terze fatte sulle sue polemiche. Checché ne dica Bonolis col suo: “la musica al centro” frase ormai usurata quanto quelle dei politici. Inizia la Zanicchi che alla sua età, in sprezzo al suo pubblico di benpensanti e apologhi del nazional-popolarismo, presenta "ti voglio senza amore", salvo poi risentirsi se un grande comico come Benigni la tira in mezzo perché diventa un pretesto comico troppo appetitoso.

Che la Zanicchi lasci che sia il suo Imperatore Silvius a difendersi dalle battute di questo gran giullare! D'altronde mi sembra che abbia le spalle più larghe della sua altezza. E non ci venga a dire che non è per questo che si è arrabbiata, non può reggere la filastrocca della sua eliminazione causata dal comico. Proprio lei che poi da Giletti la domenica successiva, col la scusa di difendersi dalle accuse (?) inizia la sua campagna elettorale per le prossime elezioni europee, che la vedono candidata in forza al PDL. Accetti la sua eliminazione col fatto che il suo pezzo era brutto anche perché, come si è saputo in seguito, suddetta canzone era stata già presentata qualche anno fa da Fiordaliso e già scartata da Baudo. Allora come si spiega Povia? Massacrato molto di più di lei dalla critica e dallo stesso Benigni, ma che arriva secondo? Sono stanco di ascoltare questi berlusconiani discutere su: “questa è satira e questa non lo è”, si trovino un buon comico di destra e si costruiscano in casa la propria par condicio teatrale.

Marco Carta… Fosse stato il figlio del dj foggiano Lello Carta avrebbe vinto Sanremo? Marco Travaglio parla di combine. Analizziamo gli indizi:

1. Nasce televisivamente ad Amici e già lì pare sia stato tanto osteggiato dai maestri quanto difeso dal pubblico. Persino un “nemico” come me (un appartenete alla categoria di chi odia Amici) ha dovuto assistere ad una puntata di Striscia in cui suddetto Carta veniva nella fattispecie difeso dagli inviati sardi, suoi conterranei.

2. Si presenta a Sanremo dopo una gavetta inesistente e partecipa come Big, mentre lo stesso anno una sua collega di Amici partecipa solo tra i giovani.

3. Con tutti i super ospiti che Bonolis poteva invitare nella serata finale chiama invece Maria De Filippi, proprio la serata decisiva del televoto. Nel calcio si sarebbe parlato di sudditanza psicologica.

4. Televoto: strumento di valutazione dall’attendibilità del tutto discutibile, che l’ingenua testimonianza resa dall’agente dei V.I.P. Lele Mora a Striscia colloca nelle mani del potere economico, sancisce la vittoria di un beniamino dei televotanti (categoria di telespettatori, per lo più giovani, che usano il televoto quasi quanto gli sms)

I quattro indizi descritti non faranno una prova, ma servono a ribadire quanto Sanremo sia da anni lo specchio della società italica, quella più becera, e quanto la musica a Sanremo sia come una radio accesa in una sala d’aspetto.

mercoledì 25 febbraio 2009

Chelsea-Juventus 1-0 (non prendiamoci in giro…)

12’ Drogba
Non prendiamoci in giro. La superiorità dimostrata dalle squadre inglesi in questa tornata di ottavi di finale, e in generale in questi ultimi anni, è talmente evidente che attaccarsi a questo 1-0, così come si farà e come qualcuno ha già iniziato a fare, è pura fede. Solo fa fortuna dell’Inter e il fatto di poter contare su due risultati su tre potrà fare la differenza nel ritorno delle italiane. Non può questa Juve, a mio parere, infatti superare questo Chelsea con due gol di scarto.
La differenza tra le due squadre stasera era evidente, sia dal punto di vista tecnico che fisico. Troppo statici i nostri, costantemente costretti ad operare in spazi stretti e troppo timidi in attacco. Più mobili e reattivi loro soprattutto a palla ferma ed in particolare nel portar via l’uomo, di conseguenza hanno potuto giocare su spazi più larghi. Le punte continuano ad essere spuntate, e dobbiamo continuare a vedere azioni pericolose costruite da centrocampisti o difensori. Amauri ancora una volta stitico e timoroso soprattutto sui colpi di testa, Del Piero in stand-by. D'altronde però forse la Juve di quest’anno non poteva fare di più, anzi nel secondo tempo il Chelsea è arretrato nettamente, forse a difesa del risultato, lasciando il pallino al cuore dei bianconeri. Siamo saltati dalla sedia con quel tiro all’ultimo secondo di Nedved, deviato di poco a lato e possiamo arrabbiarci per un gol subito da un errore difensivo di mancata applicazione del fuorigioco su Drogba. A conti però fatti anche il Chelsea non ha fatto granché per legittimare questa vittoria. In altri tempi le cose sarebbero andate diversamente. Speranze della fede? Poche. Tra queste le statistiche che vedono le inglesi meno “cattive” in trasferta, voler credere in un impegno di orgoglio maggiore in stile Juve-Real e in una gara perfetta (come ammette Del Piero).

domenica 22 febbraio 2009

Palermo-Juventus 0-2 (il ritorno di David)

27’ pt Sissoko, 34’ st Trezeguet
E’ Una Juve ancora grezza quella vista col Palermo, per molti tratti timorosa e chiusa sugli scudi anche dopo il vantaggio. La traversa e poi Buffon ci graziano su quel tiro di Miccoli e sul successivo colpo di testa Simplicio, ma considerando come ci era andata con la Samp la sorte ce lo doveva… Poi come sotto a un paio di schiaffi sembravamo esserci svegliati, reagendo con aggressività e attaccando con maggior livore, ma dopo il gol siamo tornati a rintanaci. La scarsa stima di se stessi porta forse i Nostri a non osare più di tanto e la difesa è ancora lontana dall’essere definita rocciosa.
Celebriamo due grandi gol e un ritorno: Sissoko, dopo il gol col Cagliari, ci regala col Palermo un’autentica perla, travestendosi dal miglior Vierà (quello di qualche anno fa) e penetrando l’intera difesa avversaria. Poi il ritorno di Trezeguet al suo vecchio verbo (quello del gol) serve da stimolo a tutti per il futuro e per la partita di Londra di mercoledì. Non è che il Palermo abbia fatto granché dopo la foga iniziale, proprio colui che lo scorso anno di condannò in zona Cesarini con un tiro “assurdo” da fuori area (Cavani) sembrava non esser sceso affatto in campo. Peccato per Iaquinta che non decolla, egoista verso David, lo manda su tutte le furie per non avergli offerto quell’assist d’oro che poteva anticipare la sua marcatura e poi sfortunato nel suo assist di scuse al francese del secondo tempo. Amauri (l’ex) invece, tenuto in serbo per mercoledì assieme al capitano, è parso più pimpante, battezzando nel modo migliore l’inedita (causa infortunio) coppia con Trezeguet, quasi a voler dimostrare la sua diversità con il rivale sostituito e per contendersi simpatie dei tifosi e posto in squadra, d’altronde mai in discussione.
Nella serata di Sanremo nulla da imputare al cantante, che per l’ostacolo pre-Chelsea ha schierato la formazione che poteva. I tre punti esterni vendicano quelli persi all’andata in casa e ci permettono di dedicarci anima e cuore alla Champions.

giovedì 19 febbraio 2009

IL CURIOSO CASO DI BENJAMIN BUTTON – David Fincher

Dopo Seven e Fight Club ritorna l’accoppiata Bitt/Fincher con un film totalmente al di fuori dal loro “schema”. Un viaggio alla Forest Gump nella vita di un moderno Dorian Gray. Benjamin Button incarna infatti uno dei più classici sogni dell’umanità, quello di ringiovanire anziché invecchiare, ripercorrendo la propria vita al contrario andando verso “l'età più bella” anziché allontanarsi da essa. Ma come tutti i sogni che si scontrano con la realtà non proprio tutto è semplice come si può immaginare.

Sua madre muore dopo averlo messo al mondo, Suo padre, sconvolto dalla questa morte e terrorizzato dal suo aspetto, lo abbandona sui gradini di una casa di cura. Benjamin difatti nasce già vecchio, un piccolo neonato con un corpo da ottantenne. Pelle piena di rughe, cateratte agli occhi e un piede nella fossa. Ma la donna che lo accoglie vede in lui un miracolo e non uno scherzo della natura. Accade infatti qualcosa che ha dell’eccezionale in lui. Nel crescere Benjamin non invecchia ma ringiovanisce trovandosi così a percorrere una vita al contrario. Una sorta di Highlander che vede man mano gli altri invecchiare e morire mentre lui diventa invece sempre più giovane.

Come Forest Gump appunto (film dello stesso sceneggiatore) Benjamin viaggia e vive nel mito dell’amore vero, quello che si incontra una sola volta nella vita e che sopravvive alla vita stessa. Un amore che materialmente, prima troppo vecchio e poi troppo giovane, Benjamin non può concretizzare se non a metà strada della sua vita. E quando “nel mezzo del cammin” i due si incontrano già sanno che questo momento, magico e perfetto, non è fatto per durare, come tutte le cose bella della vita.

Candidato a 13 premi oscar il curioso caso di Benjamin Button è un film forse destinato a divenire una classico della storia del cinema. Nel suo messaggio filosofico c’è si l’immortalità dell’amore universale, che nel corso degli anni assume varie forme che vanno dall’amicizia (lui vecchio lei piccola), all’amore classico (entrambi quasi cinquantenni), all’amore materno (lui bimbo lei anziana), ma c’è anche la presa di coscienza del fatto che morire non è altro che un “nascere al contrario” e che per questo la morte fa parte della vita. Vita che in tutte le sue forme è lo specchio di qualcosa di più grande in cui la questa si evolverà.

Quell’orologio della stazione che gira in senso antiorario, inaugurato il giorno della nascita Button e sostituito da uno digitale (normale) il giorno della sua morte, scandisce l’esistenza di quest’uomo che rispecchia la solitudine di ognuno di noi, ognuno col suo viaggio ognuno diverso come diceva Vasco, ognuno con una piccola grande storia da raccontare. Come un marinaio che salpa su questo mondo da solo, che scende la scaletta con il suo carico d’amore e di sogni, e che da solo poi riparte, come un alieno in una terra aliena.

mercoledì 18 febbraio 2009

DOOMSDAY - Neil Marshall

Premetto che sono uno che i film controversi se li va a cercare, quelli che metà giudica un capolavoro, e l'altra metà ritiene spazzatura (alla "La casa dei 1000 corpi" per intenderci). Doomsday è un film che ha diviso il pubblico, ma ho deciso di dargli uno sguardo convinto dalle molte persone che lo hanno associato a Fuga da New York, Mad Max ecc.. Mica pizza e fichi insomma.

Considerazioni
1) Dunque, la protagonista è un'antieroina pessimista con una benda sull'occhio. (Mhhhh, mi ricorda qualcosa, ma andiamo avanti).
2) La Scozia a causa di un virus è stata isolata ed è diventata luogo di perdizione e crimine.
(Qualche sospetto comincio ad averlo).
3) Bisogna mandare qualcuno oltre il muro a recuperare qualcosa di primaria importanza
(Sento puzza di bruciato)
4) Uno dei protagonisti si chiama Carpenter
(ma cos'è uno scherzo?)
5) Nel luogo "contaminato" c'è un leader che si diverte torturando le vittime inscenando show sadici e mortali
(No, non è uno scherzo, purtroppo).
6) La protagonista ripete continuamente:"Hai una sigaretta" oppure "Hai da fumare"?
7) La protagonista viene catturata e la si fa combattere in un'arena con un bestione
(Si, ma qui siamo alla parodia pura).
8) La protagonista uccide il bestione con un colpo mazza ferrata in fronte
(Ormai so prevedere il film ad occhi chiusi)
9) Finale controcorrente
(...).
Se alla fine del film diceva: "Chiamami Jena" spaccavo il televisore

Allora, a me piacciono le citazioni, ma fare un film senza un briciolo di idea scopiazzando tutta la trama di un altro film è assurdo (tra l'altro ci sono anche scene prese di sana pianta da Mad Max, e 28 giorni dopo). Fosse stata una parodia, un film comico o un remake lo avrei capito, ma cercare di fare un film con una certa dignità artistica non vuol dire fare un minestrone per creare una pacchianata piena di scene assurde. Ovviamente evito di citare tutte le cose insensate che accadono nel film, perché altrimenti facciamo notte (una su tutte: un auto trancia in due un autobus e non si fa manco un graffio). E poi mi si definisce Fuga da New York un film di serie B, tse...

Pessimo, voto 4,5 (per le ambizioni)


domenica 15 febbraio 2009

Juventus-Sampdoria 1-1 (fermi al palo)

10’ Pazzini (S); 62’ Amauri (J)
Di partite come questa quest’anno se ne sono viste tante… troppe. Ormai pare che gli allenatori avversari non visionino nemmeno più le cassette della Juve, ma si dice esista in internet un manuale in pdf dal titolo: Battere la Juve? Si può. basta un buon contropiede. In tempi non sospetti e in un altro pareggio giunto in modo molto simile a questo dissi più o meno: non mi si venga a parlare di sfortuna perché quando una squadra non riesce a segnare la causa è da ricercarsi prima in se stessi. Se poi ci aggiungiamo il fatto che questo capita ormai sempre più spesso si deve capire che la sfortuna incide per una minima parte su questi match. E un altro lume si spegne… qualora ci fosse ancora lì qualcuno a sperare nei miracoli. Qualche juventino già si morde le mani per quell’impegno che magari ha disdetto (forse anche accampando scuse) per seguire il derby di stasera. Qualora il Milan riuscisse a vincere non sarebbe infatti un punto guadagnato sull’Inter ma piuttosto due persi su entrambe. Ma d'altronde se non vinci oggi con questa Samp, peraltro dominando la partita con 4 pali in 3 tiri diversi ditemi voi quando si deve vincere. Queste sono le classiche partite da tre punti che se non prendi puoi dir ciao alla stagione. Ma rincaro la dose, checché ne dica quel mediocre di un cantante, io vedo che dall’inizio del 2009 abbiamo vinto una sola partita (a Catania) peraltro nel modo in cui sappiamo e che non può far testo.
Sotto gli occhi del sornione Hidding, allenatore del Chelsea, evidenziamo tutti i buchi di una difesa facilmente penetrabile in contropiede. Regaliamo a Pazzini un gol che per la sua partita non meritava, non dimenticando che invece siamo stati graziati da un gran Cassano, che dopo il suo assist gol pecca ancora di generosità quando lasciato solo da una difesa di brocchi non spara in porta ma passa al centro. L’attacco è spuntato e il gol di Amauri e solo un bagliore in un buio pesto. Molinaro è sempre più stucchevole con i suoi cross sballati. Che dire? Se dobbiamo continuare a dire che abbiamo meritato un punto perché abbiamo giocato bene (Ranieri in tv) signori meglio non prendere in giro i tifosi. Io dico, prendetevi il tempo che vi occorre, parlando chiaramente di “incapacità tricolore”, e ripresentatevi tra qualche anno con una squadra dignitosa e competitiva. Molti di noi l’apprezzerebbe moltissimo.

domenica 8 febbraio 2009

Catania-JUVENTUS 1-2 (Incredibile al “Cibali”)

10’ Iaquinta (J), 51’ Morimoto (C), 91’ Poulsen (J)
La frase di Sandro Ciotti, entrata ormai da 40 anni nel dizionario calcistico, riadattata oggi nella stessa citta a questa partita che ha dell’incredibile.
Sembrava un discesa invece era una cunetta. Pareva che finalmente la Juventus avesse cambiato direzione e la grinta di inizio gara aveva prodotto il vantaggio di Iaquinta, poi d’improvviso il caos. Iaquinta si toglie la maglia nell’esultanza e si fa ammonire banalmente, poco dopo compie un fallo a centrocampo e sembra che Morganti gli dica in ascolano: “Dagghië, dagghië..., la cëpolla dëventa agghië” Secondo giallo ed espulsione. Passi che per me la seconda ammonizione è alquanto esagerata rapportata all’intervento, la partita per forza di cose ha assunto una direzione ben definita. In dieci la Juventus lascia avanti un Amauri che soffre di solitudine. L’impotenza offensiva che ne consegue abbatte il morale dei nostri che tornano nella loro depressione sportiva, fatta di passaggi sbagliati e azioni pasticciate. Il Catania allora ci crede e grazie ad una papera difensiva a cui contribuisce anche Buffon ecco la frittata, 1-1 ed equilibrio spostato. Così gli attacchi degli etnei assumono quasi i toni di un assedio che, si per l’arbitro (con un rigore non concesso) ma soprattutto per loro incapacità, non producono il vantaggio. Poi accade che con un contropiede di Amauri che quasi segna la Juve si dica: Cavolo proviamo un pò a vedere se ce la facciamo. E dopo una densità di azioni offensive e calci d’angolo ecco che un uomo, uno strano uomo, la sponda di centro campo Poulsen si fa trovare nel posto giusto (davanti al portiere) al momento giusto (su un errore della difesa catanese) ed è vittoria in zona cesarini.
L’esame anticrisi naturalmente è di nuovo rimandato. In undici la partita poteva andare in modo diverso e il processo alle intenzioni è inutile. Un’altro sospiro di sollievo dopo quello di Juve-Napoli.