martedì 15 agosto 2023

Lincoln Lawyer (Avvocato Di Difesa) - serie TV - seconda stagione.



C'è qualcosa nel modo di fare di Mickey Haller che potrebbe ricordare Saul Goodman: la sua capacitá di trovare escamotages, di inventare "trucchetti" per salvare i suoi assistiti, di ficcarsi nei pasticci difendendo chi sembra giá condannato. Il personaggio creato da Michael Connelly però ha una caratteristica che lo rende (e rende la serie che lo vede protagonista) molto più "solare": è un avvocato fin troppo accondiscendente con i suoi assistiti, empatico. Il suo farsi trascinare dai clienti finisce quasi sempre per renderlo appetibile (visto che è anche molto bravo) ma anche molto più "manipolabile". D'altronde è un avvocato "di difesa", è il suo scopo cercare ogni mezzo (legale o comunque al massimo al limite dell' illegalità, a differenza di Saul Goodman) per scagionare coloro che deve difendere. Ma ne vale sempre la pena?
A questo l'interrogativo col quale si chiudeva la prima stagione ed è con questo interrogativo che in un certo senso ci trasciniamo anche in questa seconda stagione.

lunedì 7 agosto 2023

The Witcher - serie TV - terza stagione


Ultimamente le serie fantasy di tipo "epico" non se la passano molto bene. Dopo il boom dei primi anni duemila, ascesa durata fino alla fine degli anni 10, negli ultimi tempi abbiamo assistito alla demolizione da parte di una buona fetta di pubblico di qualsiasi grande trasposizione. Tutti ricordiamo il giro a 360 gradi da parte dei fan di Game of Thrones dopo l'ultima stagione. Gli anelli del potere? Distrutto dal review bombing, dalla sua eccessiva ambizione, dai maniaci della purezza dell'opera originale. Pure la terza stagione di The Witcher non è scampata alla mannaia dei puristi del web, a ragione o a torto. Eppure la prima stagione (e in una certa misura la seconda) aveva abbastanza convinto, se non con la totale fedeltà ai romanzi o ai videogames dai quali era ispirata, grazie soprattutto alla convinzione degli attori, alle atmosfere, alle buone scene action, alla costruzione credibile su schermo dell'affascinante mondo creato da Andrzej Sapkowski. Cosa è andato storto qui allora? 
The Witcher, la serie, è sempre stata per i fan sinonimo di Henry Cavill. Inutile girarci intorno. Non è certo l'attore più espressivo o più capace al mondo, anzi, eppure si è dimostrato in grado di entrare perfettamente nei panni del personaggio di Geralt di Rivia. Sará per l'anima da burbero dalle poche parole del Witcher o per il fatto che Cavill è un appassionato di videogames e della saga dello Strigo. Non stupisce quindi che la notizia del suo abbandono alla serie, arrivata in maniera totalmente inattesa ovviamente (motivi mai del tutto chiariti in maniera esaustiva e che comunque alla fine poco contano in un giudizio su una serie TV), sia stata accolta non proprio in maniera serena o pacata, diciamo così. Eufemismi. 


"Chi cavolo è Liam Hemsworth? Credevo mi sostituiste con Chris Hemsworth, è da queste cose che si capisce la bassa considerazione che avevate di me"


"Cavill abbandonerà in maniera naturale", "il finale vi stupirà per la naturalezza della transizione tra lui e il suo successore". Queste più o meno le frasi che gli sceneggiatori, nel tentativo di rassicurare gli spettatori, si erano affrettati a lasciar trapelare. Inutile dire che si sono rivelate del tutto inutili come tentativo di placare gli animi sempre particolarmente agitati dei fan delle saghe fantasy. Aggiungiamoci poi che questa "transizione naturale" tanto promessa era l'ennesima invenzione, visto che se guarderete la serie vi accorgerete che il finale di stagione tutto è meno che un vero "finale" e di transizioni, cambiamenti, mutamenti, non c'è traccia alcuna. C'è da restarne, se non incavolati, quantomeno perplessi. 

Parliamo quindi di una schifezza totale? Una stagione inutile, inconcludente, pessima, che distrugge il sacro spirito dell'opera originaria? A guardare i voti su IMDB verrebbe da rispondere di si (voti perfino peggiori rispetto a quelli de Gli Anelli Del Potere, che per forza di cose si portava appresso un fardello molto più pesante e godeva di una visibilità decisamente maggiore). Da tempo però abbiamo imparato che delle esagerazioni e delle sentenze lapidarie bisogna quasi sempre diffidare. Molto spesso il review bombing è un fenomeno artificioso, pilotato, che parte magari da un fondo di veritá ma viene poi ingigantito da una massa di giudizi "fantasma" (gente che non ha manco visto la serie ma ne ha sentito parlare male da altri che magari ne avevano sentiti altri ancora parlarne male). La terza stagione di The Witcher, ad esempio, a ben guardare è decisamente più aderente ai romanzi della seconda, solo paradossalmente è proprio questo a renderla più problematica. Un paradosso? Non proprio.


"Non puoi riposare, ho solo 8 puntate per insegnarti tutto" 


La serie ha sempre avuto, come detto, il suo punto di forza nella figura del protagonista, nel suo rapporto conflittuale col potere (è uno che non si schiera,che odia la politica e i giochi di palazzo). Geralt è un uomo che non ha legami, che non ha un passato e una vita "normale", che però scopre nell'amicizia con Ranuncolo, nell'amore per Yennefer e nell'affetto paterno per Ciri un nuovo se stesso al quale non è più disposto a rinunciare. Non è più solo un mercenario che uccide per denaro ma un uomo che è disposto a tutto per proteggere chi gli sta accanto. Non stupisce quindi che i momenti nei quali questi personaggi interagiscono siano quelli più riusciti.
C'è però sempre stata un'altra faccia di The Witcher, fino alla seconda stagione non quella preponderante ma che qui invece ha preso la maggior parte dello spazio: la politica. 
The Witcher non è Game of Thrones e, sebbene io non sia un grandissimo fan dei giochi di potere e delle telenovelas mascherate da fantasy, la serie tratta dai romanzi di George R. R. Martin ha affrontato certe tematiche in maniera perfetta. Qui è l'esatto opposto.

Giá dalla prima stagione, chi non conosceva i romanzi o i videogames, ha sempre fatto una fatica immensa a raccapezzarsi tra la miriade di nomi, razze, luoghi, alleanze del mondo che dipingeva. Perchè? Perchè sostanzialmente la serie ha sempre approcciato male a quell'aspetto. Scarsa capacitá di fare percepire i luoghi e le distanze (personaggi che si spostano da un luogo all'altro in pochi minuti, come se tutto il mondo fosse grande quanto il Molise), poca profondità nel dipingere gli intrighi politici (sono tutti sono contro tutti perchè vogliono Ciri, ma allo stesso tempo non lo sono, o forse si: insomma una gran confusione). Non aiuta l'inserimento di personaggi inventati, da fare stare di forza in una storia invece giá nota e con eventi consequenziali, cosa che ha contribuito a numerose forzature. 
E' questo insomma che intendo quando scrivo che paradossalmente il difetto maggiore di questa terza stagione è proprio il suo essere maggiormente aderente ai romanzi originari: riserva uno spazio maggiore a ciò che meno funzionava nelle due stagioni precedenti, le vicende politiche e gli intrighi. La serie non ha mai affrontato bene queste questioni ma finché restavano sullo sfondo si poteva chiudere un occhio. Ora molto meno.


"Non uccidermi, ti sono sempre stato fedele principessa. Certo ho ucciso quasi tutti i tuoi cari ma l'ho fatto senza cattiveria"


Altra caratteristica che colpevolmente la terza stagione sceglie di mettere in secondo piano è l'azione. Pochissime sono le battaglie contro i mostri, ancor meno quelle contro gli umani. Un vero peccato, perchè oltre ad essere state una vera e propria cifra stilistica della serie, le sequenze più action sono tra le cose più riuscite. Cavill ci crede e si vede, ma anche gli altri attori non sono da meno e gli effetti speciali fanno il loro. Non si capisce per quale motivo siano state quasi azzerate, vista anche la scarsa capacitá di costruire, come detto, un intreccio profondo che riguardasse le varie "casate" e che si potevano raccontare le stesse cose in un tempo decisamente minore. La confusione generale sarebbe stata la stessa.

The Witcher è insomma una serie che affascina e si guarda comunque con piacere ma a volte sembra soffrire di una sorta di masochismo che la porta ad affidarsi più a ciò che le riesce meno piuttosto che esaltare i suoi punti di forza. Tanto i personaggi principali e le sequenze più epiche sono riuscite quanto l'intreccio, gli intrighi sembrano artificiosi e mal pensati. Non riesce insomma mai a fare il passo decisivo nella giusta direzione. Eppure basterebbe poco.

PRO
- I 3 personaggi principali
- Le sequenze action non sono molte ma sono avvincenti
- Più aderente ai romanzi che in passato

Contro
- Finale anticlimatico e in controtendenza rispetto a quanto annunciato 
- Troppo spazio dato ad intrighi politici poco interessanti e a personaggi secondari
- Alcune forzature fanno storcere il naso

Voto 7+

martedì 1 agosto 2023

Fubar - serie TV - prima stagione (2023)


Non c'è nulla che in vita sua Arnold Swarzenegger non abbia fatto: bodybuilder, attore, politico, filantropo...Un uomo di non facile catalogazione, che ha sempre cavalcato le etichette e gli slogan, smarcandosene costantemente allo stesso tempo. Eroe roccioso, uomo "che non deve chiedere mai", duro e monoespressivo (Commando, Terminator) oppure omone grande, grosso e un po' impacciato che suscita simpatia (I Gemelli, Un poliziotto alle elementari). La stessa cosa si potrebbe dire della sua carriera politica, vissuta anch'essa in un costante dualismo tra due anime ben diverse racchiuse però in una sola persona. Di recente è giunto un documentario su di lui su Netflix, che ci testimonia ulteriormente la sua natura poliedrica e sfaccettata e ci mostra un uomo che nella sua vita ha cercato di fare un po' di tutto puntando sempre al massimo. Ma le serie TV? In un periodo nel quale gli attori cinematografici più famosi si lasciano convincere dai servizi di streaming lui poteva esimersi? La risposta appare scontata: no.


"Vieni con me se vuoi vivere"


Fubar è una spy comedy, di quelle leggere, anzi leggerissime (direbbero Di Martino e Colapesce). Sembra uscita, per indole e approssimazione, direttamente dagli anni '90, se non fosse per il suo ammantarsi di una costante ironia consapevole (a differenza dei capostipiti del genere, che Swarzy ha contribuito a forgiare) e per le battutacce (molte fuori fuoco o del tutto infantili). Poco Terminator insomma e molto Un poliziotto alle elementari, che però usciva più di 30 anni fa e ora Arnold non ha più esattamente il fisique du rol dell'agente sotto copertura che deve fingere la sua impacciataggine o incapacità. Non a caso qui molte delle battute sono sulla sua età o sul suo essere antiquato. E' un po' come rivedere delle puntate del Bud Spencer imbolsito di Big Man o Extralarge, avete presente? Non è più lui ma è comunque lui. Qui è la stessa cosa sostanzialmente.


"Sei un tipo divertente e simpatico, per questo ti ammazzerò per ultimo"


Mettiamoci poi che per far contenti i fan di Arnold (perchè lui è l'unico motivo per il quale vedrete il telefilm, non giriamoci intorno, gli sceneggiatori ne sono ben consapevoli) innumerevoli sono le citazioni alla sua vita privata (allusioni alle sue origini austriache o alle sue magagne coniugali ad esempio) o al suo passato cinematografico (battute su Danny De Vito o situazioni che richiamano direttamente film come True Lies). Spesso ti vengono spiattellate in faccia senza alcun ritegno, senza il minimo contesto e bisogna prenderle così. Stessa cosa vale per la trama, che fa il suo, è funzionale, classicissima: c'è un pericoloso terrorista che va fermato a tutti i costi. Chi lo fermerà? Lui, ovvio. La variante? Il rapporto di amore/conflitto tra padre e figlia che è alla base delle serie TV. Interessante anche se forse soffre di un po' di ripetitività.
Degli altri personaggi invece sostanzialmente fregherà meno di zero, si viaggia tra l'inutile (Aldon), il mal sfruttato (Barry) e l'irritante (Roo).


"Perchè voglio distruggere il mondo? Sono un villain no? C'è bisogno di un altro motivo?"


Fubar è una serie veloce, sottilissima, vecchia nella concezione. Diverte, strappa qualche risata, non ha momenti di noia ma risulta inconsistente e piena di incongruenze e deus ex machina. Prova insomma ad annegare la sua banalità con la comicità peró spesso si affida a battute stantie e da bar. Ma è comunque una serie interamente costruita su Swarzenegger e ne sfrutta il personaggio mungendone trovate a ripetizione. Se insomma siete fan del muscoloso attore austriaco non potete non guardarla, nonostante tutto. Se non lo siete potete passare oltre.

PRO
- Continue citazioni sul personaggio Swarzenegger
- La trovata del rapporto conflittuale padre/figlia che dona un piccolo tocco di originalità ad una serie classicissima
- Alcune battute vanno a segno

CONTRO
- Trama e maggior parte dei personaggi inconsistenti
- Gran parte delle battute sono più stupide che irriverenti
- 60 minuti a puntata sono troppi per una serie comedy

Voto 6,5

mercoledì 19 luglio 2023

From - serie TV- seconda stagione (2023)


Nella recensione della prima stagione di From avevamo ampiamente parlato del timore che la serie si trasformasse in una specie di Lost di nicchia, con molta meno fan base e quindi a forte rischio chiusura. Perchè in questo tipo di serie TV (tutte basate sui misteri e su eventi apparentemente inspiegabili) se non crei un bacino di pubblico abbastanza ampio, e la serie viene "segata", tutto finisce per diventare inutile, puro spreco di tempo, e l'impegno profuso dal cast, dai registi e dagli e
sceneggiatori svanisce come bolle di sapone.

D'altronde From non ha mai fatto poi molto per evitare l'ingombrante paragone con una serie che però era praticamente impossibile replicare. Quel paragone anzi lo ha avvalorato, rinfocolato, gettando sempre più legna, cercando consensi in coloro che ancora oggi non si danno pace per la chiusura dello show (a distanza di più di 10 anni). La serie, certo, dal canto suo ha anche provato a diversificarsi giocandosi la carta dell'horror, affidandosi giá dalla prima stagione ad atmosfere più cupe e a scene decisamente più spaventose di quelle della controparte. Qui gli "altri" sono degli esseri che appaiono solo di notte e hanno l'unico scopo di ammazzare. Vampiri? Zombie capaci di pensare e parlare? O forse sono addirittura una nuova specie? Il buio, la paranoia, il sospetto, la precarietà di ogni situazione (le regole che stanno alla base del "villaggio" sembrano mutare costantemente, soprattutto dopo l'arrivo di nuovi personaggi) ricordano per certi versi alcune opere di Stephen King. Si muore molto insomma, molto più che in Lost e gli "assassini" sono costantemente a caccia.

mercoledì 28 giugno 2023

The Flash di Andy Muschietti (2023) - L'album di figurine della DC Comics


Se ne è parlato per mesi quasi solo per i problemi e le bizze varie di Ezra Miller, poi esce finalmente al cinema e si parla quasi solo del fatto che ha floppato al botteghino (come il 90% dei film ormai, sai che novità). Ma The Flash, il film (si perchè sarebbe un film e si dovrebbe parlare maggiormente di quello, piuttosto che del contorno), com'è? Di che parla? È una origin story? Chi è il villain? Ci sono gli altri della Justice League? Sì.
Sì cosa? Sì, tutto, c'è tutto. Ad ogni domanda la risposta è sì. Ma come ha fatto Andy Muschietti a farci stare tutto insieme? Beh, più o meno con lo scotch. Il tutto tiene, grossomodo, ma si vede che regge giusto giusto il tempo del film.

La base della trama è che c'è sta cosa del multiverso e allora, se viaggi indietro nel tempo, causi tanti "1985 alternativi". Avete presente Ritorno al Futuro, quello con Michael J. Fox? Potreste finire in un mondo nel quale in Ritorno Al Futuro al suo posto c'è Eric Stoltz, come doveva essere in origine. Peccato che ci avevano pensato giá anni fa gli autori di Fringe (entrambe le cose: multiverso e Ritorno al futuro alternativo con Stoltz). Fa niente, qua però c'è Michael Keaton che fa Batman. Eh?

venerdì 23 giugno 2023

Black Mirror 6 - episodio 5

Black Mirror 6.5  Demon 79




La sesta stagione di Black Mirror si conclude con la puntata più lunga di tutte, un vero e proprio film TV della durata di quasi un'ora e mezza. La dicitura iniziale "A Red Mirror Production" è abbastanza emblematica, come se si trattasse di un film tv a se stante, uno spin-off, la puntata iniziale di un nuovo corso: dalla fantascienza ci si sposterá definitivamente sull'horror? E' lo stesso Charlie Brooker d'altronde ad aver affermato che le distopie tecnologiche gli stanno "strette", che lui non ce l'ha con la tecnologia in senso stretto ma con la capacitá dell'umanitá di autodistruggersi. Il male insomma non è nella macchina ma nell'uomo. 

Il titolo della puntata, Demon 79, rende immediatamente l'idea sul genere e sul periodo nel quale è ambientata. Stavolta però l'horror flirta con l'ironia e con la commedia. Non potrebbe essere altrimenti se ti trovi di fronte ad un demone che ti appare all'improvviso vestito come uno dei Boney M. A scatenarlo inavvertitamente è stata una commessa di un negozio di scarpe, vessata sul lavoro e immersa in una societá ancora retrograda in tema di integrazione (il razzismo è una delle tematiche predominanti della puntata). 

Il Demone agghindato da cantante di discomusic esige dalla commessa dei sacrifici umani, secondo delle regole prestabilite e inflessibili (più o meno) da chi sta più in alto (in questo caso in basso) di lui: la donna dovrá ammazzare 3 persone in 3 giorni diversi entro la mezzanotte, pena il sopraggiungere dell'apocalisse. Una specie di favola di Cenerentola al contrario insomma (le scarpe, l'incantesimo che si interrompe a mezzanotte appunto...), dove la timida ragazza dovrá trasformarsi non in una principessa ma in una spietata serial killer per il bene dell'umanitá (non il suo bene personale). 
Sará tutto vero? Oppure è solo il parto di una mente folle che ormai ha perso ogni contatto con la realtá?




In Demon 79 l'Inghilterra è un luogo freddo, grigio, dove arrivismo e sprezzo per tutto ciò che viene considerato diverso costituiscono la normalitá. Un mondo nel quale una commessa di origini indiane non può che trovare rifugio in un qualcosa di totalmente alieno come lei, anzi ancora più alieno, l'antitesi del perbenismo e del puritanesimo: un demone che le dice di farsi giustizia da sola. Qui non è più insomma, come in passato, la tecnologia ad offrire lo spunto per le conseguenze più agghiaccianti, ma il soprannaturale. Non è la tecnologia il problema insomma, per dirla alla Charlie Brooker, ma l'uomo.

Voto 7+

giovedì 22 giugno 2023

Black Mirror 6 - Episodio 4

Black Mirror.  6.4  Mazey Day




La quarta puntata mette le cose definitivamente in chiaro: la sesta stagione di Black Mirror non solo stacca nettamente con il passato ma sembra proprio totalmente un'altra roba. Se non ci fosse quel titolo lì a ricordartelo chiaramente non ti verrebbe mai da associare queste puntate a quanto visto anche solo fino alla quinta stagione. La fantascienza, lambita da Beyond The Sea, qui è di nuovo desaparecida, lasciando lo spazio all'horror, qui neppure venato di giallo come in Loch Henry. Questo è horror fatto e finito, quello con accenni di soprannaturale, in una puntata che sembra un ibrido tra Supernatural e Masters of Horror. 

Ambientato ugualmente nel passato, ma meno remoto (gli anni duemila per la precisione) contiene anch'esso, così come per il secondo episodio, una critica velata al mondo dello spettacolo. Non il cinema in questo caso, ma il giornalismo, o la sua deriva più becera, il mondo del gossip per la precisione. La ricerca dello scandaluccio, il segreto nascosto dal vip di turno, qualche dipendenza mal celata, Quella voglia di farsi gli affari degli altri che ci trasforma tutti in guardoni pronti a puntare il dito. Il gossipparo è un giornalista che non investiga o smaschera, ma che ama osservare dal buco della serratura sperando di trovarci una  pistola fumante, in barba all'etica o a qualsiasi forma di morale. Poi le conseguenze sono di qualcun altro tanto. Sbatti il "mostro" in prima pagina si dice giusto? Ecco, appunto.

Mazey Day è un'attrice che ha dei problemi di dipendenza. Da tempo i paparazzi cercano di coglierla sul fatto e l'occasione propizia sembra capitare a Bo, ritiratasi da qualche tempo dal settore (uno degli uomini che aveva paparazzato si era suicidato). L'occasione le si presenta quando Mazey decide in gran segreto di rinchiudersi in uno strano centro di riabilitazione dopo aver investito un uomo, sotto l'effetto di stupefacenti. 
Non tutte le dipendenze però sono uguali e Bo e i suoi colleghi lo scopriranno a loro spese.




Mazey Day è l'episodio più breve di questa sesta stagione: 40 minuti circa. Per buona parte ci si chiede dove si voglia andare a parare. Ok la critica ai paparazzi, alla mancanza di etica nel giornalismo. Ma poi? Negli ultimi 10 minuti assistiamo purtroppo ad un’escalation horror affrettata e poco appassionante, introdotta da un colpo di scena interessante ma buttato lì. Non ha il tempo necessario per decantare e non riesce ad appassionare o stupire. Un passo falso sia concettualmente (lo stacco degli ultimi minuti dai precedenti è troppo repentino) che nella messa in pratica.

Voto 6

mercoledì 21 giugno 2023

Black Mirror 6 - Episodio 3

Black Mirror 6.3 Beyond The Sea


Dopo una puntata che sembrava uscita da un altro tipo di antologia televisiva, anche la terza puntata della sesta stagione di Black Mirror fa la stessa cosa. Beyond The Sea però è fantascienza pura, quella classica, che potrebbe benissimo stare in Philip Dick's Electric Dreams. Così classica che anzichè essere ambientata in un futuro angosciante, ci dipinge invece un 1969 "alternativo", retrofuturista. Un passato nel quale  gli astronauti, costretti a stare per anni lontani dalla Terra e dai propri cari, hanno a disposizione delle "repliche", dei simulacri che ne riprendono esattamente le fattezze e che possono (se attivati attraverso il controllo mentale dell'"originale", che sta fisicamente nello spazio) vivere quaggiù al loro posto, per un certo quantitativo di tempo a disposizione. Cosa potrebbe andare storto?

Due di questi astronauti, interpretati da Aaron Paul e Josh Hartnett, vivono questa "doppia vita" , dividendosi tra il lavoro nello spazio e i piccoli problemi quotidiani sulla Terra, fino a quando una setta "anti-repliche" compie una strage uccidendo tutti i membri della famiglia di uno dei due, distruggendo pure il suo simulacro.
Da quel momento la puntata prenderà una piega sempre più oscura e cupa, invitandoci a riflettere sul concetto di umanitá, sulla solitudine e sulla natura della violenza.
Quando tutto ciò che ci tiene ancorati alla nostra vita ci viene portato via, cerchiamo di aggrapparci a qualcos'altro, di prenderci anche una vita che non è la nostra ma potrebbe assomigliargli, anche a costo di trasformarci in un mostro. Simulare la propria esistenza si trasforma quindi ad un certo punto in un voler simulare quella di un altro, o in un ibrido tra le due cose. Le conseguenze non possono che essere estreme e violente.



Beyond The Sea riprende la tematica della "doppia realtá", giá vista nella prima puntata. Lì la replica era "fittizia", irreale, opera di finzione, generata da un computer sulla base di informazioni carpite subdolamente. Qui sono i protagonisti stessi a volersi "sdoppiare" vivendo in altri se stessi, che sono perfettamente identici a loro, ed agiscono su loro impulso, provano le stesse sensazioni ed emozioni. Quei simulacri sono umani non perchè fatti di carne ed ossa (non lo sono, non sanguinano se vengono "feriti") ma perchè sono guidati da menti umane, capaci compiere opere di incantevole bellezza (i dipinti) così come di efferata spietatezza (l'omicidio).

Un episodio questo che, pur non rientrando pienamente nei canoni del Black Mirror che fu, ripesca certe atmosfere fantascientifiche e oscure che ne fanno una delle puntate più riuscite del lotto. 

Voto 7,5

lunedì 19 giugno 2023

Black Mirror 6 - Episodio 2

Black Mirror 6.2 Loch Henry




E' Black Mirror oppure Cabinet of Curiosities? Perchè qui di fantascienza o di distopia non c'è nemmeno l'ombra. Questa puntata è un horror puro, senza tantissimi fronzoli, col classico colpo di scena piazzato nel momento clou della tensione. Non ci sono molte altre implicazioni. Difficile considerarla una creatura di Charlie Brooker. Sembra un film breve che riprende certe atmosfere care a Shyamalan. La regia e il ritmo sono congeniali, la tensione e il crescendo sono interessanti, ma manca la ciccia, quella che rende un episodio di Black Mirror qualcosa di unico e riconoscibile rispetto a tutto il resto.

I lievi rimandi alla puntata precedente, a "Streamberry" in particolare, la critica ai prodotti crime che enfatizzano e quasi glorificano la figura del mostro assassino, come nella serie su Dhamer uscita proprio su Netflix, sono piuttosto blandi. Poco ficcanti. Sono quasi degli easter egg più che veri spunti di riflessione. Il fulcro è invece la storia, non originalissima ma comunque sufficiente. La critica sociale sembra insomma quasi inserita in maniera posticcia, per giustificare l'appartenenza a Black Mirror.




Una coppia torna nella cittadina di lui, intenzionata a girare un documentario naturalistico su un uomo che protegge delle uova dai bracconieri. Che noia! Perchè invece non girare un dicufilm su un efferato delitto accaduto anni prima in quella cittadina e che, guarda caso, ha tra le "vittime" proprio il padre di uno dei due? Forse però certi segreti e meglio tenerli nascosti. O forse invece siamo davvero talmente ossessionati dal successo da svenderci e svendere perfino i nostri traumi e i nostri scheletri nell'armadio? Qual è il confine tra autorialitá ed esaltazione della violenza fine a se stessa? 

Loch Henry è un episodio godibile ma pare totalmente decontestualizzato e non contiene grandissimi spunti di riflessione, nulla che non si sia giá visto in tanti altri prodotti appartenenti allo stesso genere. Fa il suo, ma per essere un episodio di Black Mirror non può non considerarsi un episodio minore, destinato a non restare impresso nella memoria e non basta qualche simpatico easter egg (come quello che cita San Junipero) per elevarlo oltre la sufficienza.

Voto 6,5

domenica 18 giugno 2023

Black Mirror - Sesta Stagione (2023)


E' sicuramente vero (come dicono in tanti) che col tempo Black Mirror ha perso la sua carica innovativa, destabilizzante, sarcastica. Dalla serie di nicchia dei primissimi episodi, nel corso delle stagioni è diventato un prodotto sempre più pop,  patinato, per tutti. Non è un caso d'altronde che la svolta definitiva verso questa sua nuova incarnazione sia coincisa con l'acquisizione da parte di Netflix. Tuttavia, nonostante ci si fosse lasciati con una quinta stagione piuttosto discutibile e l'esperimento Bandersnatch fosse riuscito più concettualmente che a livello emozionale, una nuova stagione di Black Mirror resta comunque un evento. Nessun altra serie in questi anni è riuscita ad indagare nel profondo il nostro rapporto malsano con le nuove tecnologie, la deriva sempre più folle e deumanizzante alla base di ciò che diventa poi una distopia. Una serie di fantascienza che dipinge non futuri lontanissimi ma molto prossimi, alla portata, credibillissimi e per questo ancora più in inquietanti. Un futuro che insomma fa rima con il presente e che (caso inedito per la serie) in questa sesta stagione lambisce perfino il passato, diventando qualcos'altro.

Nel corso di questi giorni dedicheremo una recensione ad ogni puntata della serie creata da Charlie Brooker. 



6.1. Joan è terribile


Il primo episodio mette subito le cose in chiaro. Black Mirror è roba di Netflix, è una sua diretta emanazione e non manca di farcelo sapere, anche con la giusta dose di ironia e sarcasmo ma certo con meno cattiveria rispetto al passato. La puntata ha per oggetto proprio un servizio di streaming molto molto particolare: Streamberry rimanda più che esplicitamente a Netflix (il gingle, i colori, il logo) ma non viene mai citato col suo vero nome, forse perchè, come scopriremo poi, si tratta di un contenitore di film e serie tv piuttosto discutibili (chiamarlo direttamente Netflix insomma sarebbe stata una pessima pubblicità).